NATURA E BIODIVERSITA'
ESTINTA?… NO GRAZIE
30/05/2021
di Giancarlo Papitto e Francesco Riga

Il ritorno della starna italica: Carabinieri forestali e Ispra lavorano insieme in un progetto europeo per il recupero e la reintroduzione in natura di questa specie ormai scomparsa

FOTO ALa starna è un uccello legato agli ambienti agricoli che dagli anni Settanta del secolo scorso ha subìto un rapido declino in tutta Europa, con una diminuzione del numero di individui del 90%. Questa crisi ha interessato anche la sottospecie originaria della Penisola, la starna italica (Perdix perdix italica Hilzheimer, 1917), oggi considerata formalmente estinta in natura. La principale causa della rarefazione della specie è da ricercare nei cambiamenti delle pratiche agricole che hanno portato alla distruzione delle siepi e degli argini inerbiti, oltre che nell’uso intensivo di erbicidi ed insetticidi. Ciò ha portato alla perdita degli ambienti idonei alla nidificazione e alla diminuzione della presenza di insetti, importante fonte alimentare per i pulcini. Le popolazioni storicamente presenti in Italia hanno subìto anche una pressione venatoria non sostenibile e la perdita dell’identità genetica a causa dell’ibridazione con starne estere immesse nel territorio. Il risultato finale è stato quindi la scomparsa in natura di questa sottospecie endemica.

L’impegno dell’Arma dei Carabinieri attraverso il proprio Comando per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi nella conservazione ex situ, cioè la selezione, la riproduzione e l’allevamento delle specie a pool genico ridotto o estinte, nei Centri Faunistici di cui dispone, per la loro reintroduzione negli habitat naturali al fine di costituire nuovi nuclei di disseminazione della specie, è una sfida che, su invito dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale (ISPRA), l’Arma ha raccolto.

Il progetto LIFE Perdix, co-finanziato dall’Unione Europea, ha come obiettivo principale il recupero e la reintroduzione in natura della Starna italica nella Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Valle del Mezzano”; il progetto avrà anche importanti ricadute sulla biodiversità degli ambienti agricoli in quanto sono previsti interventi per migliorare la loro idoneità per la vita della specie.

FOTO BUNA SPECIE OMBRELLO

La starna è considerata una specie “ombrello” perché è un indicatore della salute degli ambienti agricoli e le misure prese in suo favore incrementano anche la biodiversità generale e la sopravvivenza di altre specie legate agli ambienti agricoli: insetti, anfibi, rettili, uccelli, pipistrelli e altri piccoli mammiferi. Il progetto, della durata di 6 anni, vede lavorare insieme un gruppo autorevole e diversificato di partner: l’ISPRA, i Carabinieri del Comando unità forestali ambientali e agroalimentari, Legambiente, la Federazione Italiana della Caccia, la Fedération Nationale des Chasseurs e il Parco Regionale del Delta del Po Emilia-Romagna. L’Ente Nazionale per la Cinofilia Italiana (ENCI) sostiene il progetto come cofinanziatore.

Il primo risultato del progetto è stato quello di identificare le caratteristiche genetiche delle starne italiche, a partire dall’esame del DNA mitocondriale (aplotipi) dei campioni presenti nelle collezioni museali risalenti a periodi in cui non erano state ancora fatte immissioni di individui provenienti dall’estero. Il laboratorio di genetica dell’ISPRA ha così potuto riconoscere 2 aplotipi storici presenti solo in Italia (P2 e P10) ed un altro (MW) in comune tra le popolazioni italiane e quelle dell’Europa continentale. Il passo successivo è stato la ricerca di animali con queste caratteristiche genetiche in vari allevamenti presenti in Italia: fortunatamente, in un allevamento in provincia di Modena è stato rinvenuto un ceppo di starne appenniniche che aveva gli aplotipi storici. A partire da questi individui è stato avviato un processo di selezione genetica operato dal laboratorio dell’ISPRA e, successivamente, l’allevamento delle starne nel Centro faunistico di Bieri (LU) gestito dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Lucca, uno dei 28 facenti capo al Raggruppamento Biodiversità del Comando Carabinieri per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi.

FOTO CLE ANALISI GENETICHE

Le analisi genetiche, oltre a caratterizzare individui corrispondenti a quelli storicamente presenti in Italia, hanno permesso anche di dare indicazioni per la formazione delle coppie, in modo da evitare problemi di riduzione della variabilità genetica del pool di riproduttori. La produzione di individui da utilizzare nel progetto è iniziata, pur con tutte le difficoltà causate dall’epidemia di Covid-19, nel 2020 con la formazione di 274 coppie, suddivise in base all'aplotipo degli individui: 92 per la produzione di pulcini e 182 per ottenerne di nuovi. La deposizione ha avuto inizio il 23 marzo 2020 e si è conclusa il successivo 23 luglio, per un totale di circa 13.100 uova. Grazie all’esperienza degli operatori del Centro Faunistico di Bieri, sono stati ottenuti risultati molto soddisfacenti, con percentuali di schiusa alte e superiori al 74%. I pulcini sono stati posizionati in pulcinaie adeguatamente attrezzate dove sono stati allevati fino all’età di 28-30 giorni. Al termine del periodo in pulcinaia, gli starnotti sono stati spostati in voliere all’aperto provviste di idonei sistemi di protezione per evitare la predazione da parte di volpi, faine, donnole, corvidi e rapaci. Attualmente presso il Centro Faunistico di Bieri sono presenti 5.770 starne di cui 2.108 degli aplotipi P2 e P10 e 3.662 dell’aplotipo MW. Questi individui, dopo una ulteriore selezione in base alle caratteristiche morfologiche e allo stato di salute, verranno utilizzati come stock di riproduttori delle starne italiche che saranno reintrodotte. Il progetto LIFE Perdix prevede infatti che dal 2021 al 2024 vengano immesse in natura 27.000 starne, utilizzando recinti di ambientamento in varie aree della ZPS. Grazie alla collaborazione con gli agricoltori e con il Consorzio di Bonifica che gestisce la Valle del Mezzano verrà attuato un articolato programma di buone pratiche agricole e di interventi di miglioramento ambientale, al fine di garantire la sopravvivenza e la riproduzione delle starne.

FOTO DL’evoluzione della popolazione di starne italiche sarà monitorata grazie a tecniche radiotelemetriche, equipaggiando con una radio a zainetto un campione significativo di animali. Inoltre, per tutta la durata del progetto verranno compiuti conteggi primaverili al canto per stimare il numero di maschi territoriali di starna e la verifica del successo riproduttivo a fine agosto con l’ausilio di unità cinofile dell’ENCI. Alla fine del progetto avremo ricostituito una prima popolazione di starna italica in natura, importante tassello della biodiversità italiana.