NATURA E BIODIVERSITA'
Educazione ambientale…per vivere meglio
30/11/2016
di Flavia Caruso

C’è una sola Terra!

Se immaginiamo la Terra come Madre generosa di tutti noi, ricca di vita e vera casa “aperta” dell’umanità, non possiamo continuare ad ignorare le drammatiche trasformazioni in corso. “C’è una sola Terra!” ammoniscono da tempo le associazioni, gli scienziati e il mondo ambientalista, ma in compenso, la strada per ridurre questo verde pianeta ad un arido deserto biologico è già stata da molto tempo vittoriosamente intrapresa. È tempo di guardare al destino della Terra con maggior umiltà e sollecitudine, e di comprendere che, in fondo, l’avvenire di Gaia – come gli antichi chiamavano il globo terracqueo – è racchiuso in noi stessi, nelle nostre mani, nella nostra mente e nel nostro cuore. Abbiamo già dimostrato d’essere perfettamente capaci di devastare in breve volgere di tempo la nostra “casa”, perché non esercitarsi ora nello sforzo concreto di salvarla? E chi potrebbe accingersi ad un impegno tanto moderno, coraggioso e innovativo, se non le giovani generazioni, sul cui futuro incombono tutti gli interrogativi legati alla passata disattenzione verso la dimensione ambiente - biodiversità? Tra le molte cose da fare la priorità su cui tutti sembrano concordare è l’educazione ambientale. Compito nobile e fondamentale che non consiste soltanto nel formare nei giovani una nuova coscienza e sensibilità attendendone i lontani frutti nell’età adulta, ma nel mobilitarli subito in un pacifico, motivato e sterminato “esercito verde”, capace di imprimere decisivi miglioramenti all’ambiente, alle tendenze culturali, agli stessi comportamenti degli adulti.

Ai giovani l’intelligenza di comprendere, sviluppare e concretizzare idee per tutelare e migliorare il Pianeta, meglio di quanto non abbiano saputo fare le generazioni precedenti. Per la salvezza di Gaia, che in fondo è anche la nostra! Il recupero di una ricca “dimensione ambientale” non arriva da rarefatte filosofie o da astratti convegni, da dissertazioni accademiche o da lontane decisioni politiche. Deve nascere dentro di noi come un vivido risveglio e un’ispirazione insopprimibile, pervadendo tutti, anche le persone più semplici come le più tecnologiche, con la verità e la forza che solo la natura può avere. Popolo tradizionalmente non troppo amico e rispettoso dell’ambiente, quello italiano sta ora lentamente riavvicinandosi alla natura. E si sa bene che spesso i tesori più vicini a noi restano a lungo sconosciuti e negletti, e che di regola nessuno sente trasporto verso di loro, se non nel preciso momento in cui rischia di perderli per sempre! Il primo grande e famoso educatore ed interprete della Natura fu San Francesco d’Assisi. Con il suo Cantico delle Creature scrisse un sublime messaggio educativo per tutelare la natura, la biodiversità e l’ambiente, un messaggio che non ha confini e tempo. Il Corpo forestale dello Stato, e in particolare l’Ufficio per la Biodiversità, ha sempre creduto nell’educazione ambientale come presupposto di una cultura fondata sul rispetto per la natura.. Nel tempo si è arrivati alla consapevolezza che per raggiungere risultati tangibili bisogna coinvolgere non solo i bambini,ma anche i giovani, gli adulti e gli anziani “con la testa, le mani e il cuore”, vale a dire 32 #Natura • 93 facendo appello alla dimensione cognitiva, pratica e soprattutto emotiva. Ed in questo gioca un ruolo determinante la “guida”, la sua specifica formazione come interprete della natura e dell’ambiente. Un errore è pensare che per modificare i comportamenti ci debba essere alla base una profonda conoscenza degli argomenti. Nel passato ci si è concentrati solo nel trasferire conoscenze, concetti, a fare didattica naturalistica, divulgazione più che educazione vera e propria. “L’interpretazione è l’arte di spiegare il ruolo dell’uomo nel suo ambiente, di accrescere nella gente la consapevolezza dell’importanza di tale relazione e di risvegliare in essi il desiderio di contribuire alla conservazione della natura” (Don Aldrige 1980). L’interpretazione si concentra soprattutto sul costruire connessioni tra i luoghi e le persone. Sentirsi “abitanti” del luogo. La “guida” deve evitare di parlare di concetti astratti, ma, attraverso esempi, storie e luoghi familiari alle persone, rendere gli argomenti che si vuole trattare concreti, condivisibili, piacevoli. Occorre utilizzare esempi che riguardano la realtà locale.
 

Parlare della distruzione delle foreste in America meridionale è qualcosa di troppo distante, mentre il bosco, il prato, il viale vicino casa è qualcosa che la gente sente come suo. Collegare la salute umana e la “salute” della natura e dell’ambiente, scoprendo come un ecosistema sano sostiene anche la vita umana, dall’aria pulita, dal cibo, all’acqua e alla ricreazione in ambienti naturali. Collegare la tutela dell’ambiente e della biodiversità a valori già esistenti nelle persone. Non tutti hanno gli stessi valori. Ad esempio per alcuni la conservazione della biodiversità e dell’ambiente è necessaria per la salute, per altri semplicemente per la bellezza e il paesaggio, o per le future generazioni, oppure per motivi religiosi. Con l’educazione ambientale si dimostra il legame profondo tra ambiente, biodiversità, salute, economia. Con l’educazione ambientale si cambiano le piccole abitudini quotidiane, i comportamenti, si migliora la cultura, la socializzazione, la condivisione e l’integrazione. Con l’educazione ambientale si guarda la natura, la biodiversità e l’ambiente in modo diverso, come qualcosa di prezioso da condividere e tutelate. Si scopre, così, la comprensione del passato, la consapevolezza del presente e il senso di responsabilità per il futuro.

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#Natura - anno XVII - N. 93   Luglio-Agosto 2016