NATURA E BIODIVERSITA'
IL CAPOVACCAIO
04/01/2019
di Guido Ceccolini


IL CAPOVACCAIO

Il capovaccaio (Neophron percnopterus) è il più piccolo delle quattro specie di avvoltoi europei (gipeto, grifone ed avvoltoio monaco sono le altre tre) e, senza ombra di dubbio, è anche quella dall'aspetto più singolare e "simpatico", decisamente lontano dallo stereotipo dell'avvoltoio. Quando è posato, la faccia gialla, gli “spettinati” ciuffi di penne che ornano il capo e le zampe di colore rosa gli conferiscono un aspetto bizzarro e sorprendente. In volo, invece, il piumaggio bianco e nero, l'ampia apertura alare (155 - 170 cm) e la breve coda a forma di cuneo gli restituiscono innegabilmente nobiltà ed eleganza
.FOTO B Capovaccaio adulto _ G. Ceccolini
FOTO A Primo piano Capovaccaio adulto - G. Ceccolini








Primo piano di Capovaccaio adulto

foto di G. Ceccolini


 

FOTO C Capovaccaio affresco egizio

Fino a qualche tempo fa il capovaccaio veniva anche chiamato “Avvoltoio degli Egizi” per il fatto che la sua sagoma stilizzata faceva parte dell’alfabeto geroglifico (ne costituiva il primo segno fonetico, con pronuncia “ah”); oggi invece la nomenclatura ufficiale italiana gli riconosce il solo nome di capovaccaio.

 

DESCRIZIONE

Il capovaccaio (Neophron percnopterus) è un piccolo avvoltoio migratore che sverna in Africa e giunge nell'Europa meridionale nei mesi di febbraio-marzo per nidificarvi. Gli adulti hanno un bel piumaggio bianco e nero, la faccia gialla e le zampe rosa; i giovani, invece, hanno il piumaggio di colore marrone scuro e la faccia grigia ed assumono la colorazione definitiva all'età di quattro-cinque anni. Il capovaccaio solitamente sceglie per nidificare gli anfratti di pareti rocciose ed utilizza materiali vari come rametti e lana di pecora per la costruzione del nido. Depone una-due uova ed i piccoli, che nascono in aprile-maggio dopo 42 giorni di incubazione, si involano in luglio-agosto.

Il capovaccaio, da buon avvoltoio, è un animale che si ciba di animali morti (non attacca mai animali selvatici o domestici), di placente, di qualunque rifiuto organico anche di origine vegetale, e persino di sterco, svolgendo così l'utile ruolo di "spazzino" dell'ambiente naturale. Il suo nome (di origine toscana) sta proprio ad indicare il fatto che questo avvoltoio si trova spesso a "razzolare" in mezzo agli animali al pascolo, senza spaventarli minimamente. Si accontenta di poco ed in cambio allieta il cielo con il suo stupendo volo.

MISURE

Lunghezza 60-70 cm, coda 18-25 cm, apertura alare 155-180 cm. Peso 1,7 – 2,5 kg.

Nel capovaccaio i sessi sono simili, l'abito giovanile e immaturo è nettamente differenziato e facilmente distinguibile dall'adulto. Non vi sono apprezzabili differenze di dimensioni tra i due sessi. L'unica maniera certa per l'identificazione è l'esame del DNA che si effettua prelevando un campione di sangue o alcune piume del petto.

ADULTO

È quasi interamente bianco, con remiganti primarie nere, remiganti secondarie bruno-nerastre sopra e nere sotto, capo e gola nudi di colore variabile tra il giallo e l'arancio, piume della nuca e del collo lanceolate, caratteristica coda a cuneo bianca, copritrici superiori centrali e piume del collo spesso macchiate di ocra-marrone, per l'abitudine di fare bagni di fango come il Gipeto (scoperta fatta al CERM Centro Rapaci Minacciati), tarsi e zampe giallastro-rosati, becco nero nella parte cornea, cera gialla, iride rosso-bruna.

 

PULLUS

Il primo piumino del pullus è color cammello-rosa fin verso la seconda settimana; il secondo piumino è bianco-sporco, grigiastro fino circa al 35° giorno. Al 60° giorno prevale già la tipica colorazione giovanile marrone-scura, più o meno macchiata di bianco all'apice delle penne (dopo l'involo tale macchiettatura nelle osservazioni a distanza può sembrare color crema). L'iride è rosso-bruna; becco, zampe, cera e faccia sono grigio-bluastri.

 

FOTO D Pulcino 5 giorni capovaccaio - A. Cenerini
Pulcino di 5 giorni
Foto di A. Cenerini

 









FOTO E Pulcino 15 giorni capovaccaio - A. Cenerini
Pulcino di 15 giorni
Foto di A. Cenerini
















GIOVANE

Il primo anno il giovane è quasi interamente marrone scuro, con faccia grigio-bluastra, becco nerastro, tarsi e zampe grigio-bluastre, iride rosso-marrone. Dal 2° anno l'immaturo ha faccia e cera grigiastre, il becco bruno, l'iride marrone, tarsi e zampe grigiastri, il tutto tendente progressivamente ai brillanti colori dell'adulto dal 3° anno in poi. Il piumaggio passa attraverso una serie di colorazioni intermedie che dal marrone scuro, macchiato di bianco, diventa sempre più chiaro. Il terzo anno il piumaggio è ancora marrone macchiato di bianco, il quarto anno il piumaggio vira velocemente e diventa bianco con qualche macchiatura marrone residua, al quinto anno il piumaggio è quello da adulto. È sempre riconoscibile la fascia posteriore delle ali più scura del resto del corpo.

FOTO F Giovane capovaccaio - G. Ceccolini
Giovane capovaccaio
Foto di G. Ceccolini

 














FOTO G Giovane capovaccaio in volo - G. Ceccolini
Giovane capovaccaio in volo














MUTA

La muta è post-riproduttiva, perlopiù da giugno a settembre; generalmente diviene completa entro novembre o, al più tardi, gennaio. In cattività si è notata una notevole sincronia (giugno-luglio).

 

OSSERVAZIONE IN NATURA

Il capovaccaio è riconoscibile per il netto contrasto di bianco e nero, la cui disposizione può ricordare quella della cicogna bianca (Ciconia ciconia) e, solo per la parte inferiore, quella dell'aquila minore (Hieraetus pennatus) in fase chiara; assai caratteristiche sono anche la coda cuneiforme bianca e la testa giallastra piccola e sporgente.

Il piccolo avvoltoio frequenta di preferenza aree aperte pascolate e coltivate, nelle vicinanze di pareti rocciose, indispensabili per la nidificazione (molto raramente nidifica su alberi). È principalmente necrofago, dunque la sua dieta è costituita soprattutto da animali morti sebbene comprenda anche escrementi e placente di animali domestici, ragione per la quale questo avvoltoio segue spesso greggi e mandrie in attesa dei resti di qualche parto.

In Italia è di abitudini assai schive ed elusive, specie nei pressi del sito di nidificazione; in genere è totalmente silenzioso e assai raramente emette il suo flebile verso gutturale, soprattutto durante il periodo riproduttivo o quando è particolarmente allarmato o eccitato.

VARIAZIONI GEOGRAFICHE

Recentemente si è scoperto che la popolazione delle Canarie appartiene ad una sottospecie ed ha dimensioni maggiori rispetto a quella nominale. La sottospecie indiana N. p. ginginianus (Latham, 1790) è di taglia lievemente minore e presenta nell'adulto la parte terminale del becco giallo-biancastra anziché nera.

DATI SALIENTI

Lunghezza: 60-70 cm

Apertura alare: 155-180 cm

Peso: 1,700 - 2.500 kg

Età riproduttiva: dall’età di 5-7 anni

Vita: circa 30 anni (in cattività 40-45 anni)

Stagione riproduttiva: da marzo ad agosto

Numero di uova: 1 – 3

Durata periodo incubazione: 42 giorni


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IL CAPOVACCAIO E IL CENTRO RAPACI MINACCIATI DI ROCCHETTE DI FAZIO

FOTO A Capovaccaio adulto - David Gomez
Capovaccaio adulto
Foto D. Gomez









Il capovaccaio è il più piccolo delle quattro specie di avvoltoi europei (le altre sono gipeto, grifone ed avvoltoio monaco), una specie cosiddetta "necrofaga" cioè che si ciba principalmente di animali morti, e migratrice, trascorre l’inverno nella fascia subsahariana e fa ritorno in Europa da marzo a settembre. Popolazioni stanziali sono presenti nell'Isola di Minorca e in Extremadura (Spagna).

Agli inizi del Novecento il capovaccaio era presente in Italia dalla Sicilia alla Liguria con oltre 100 coppie, ma dagli anni ’60 del secolo scorso la specie ha subìto un forte declino causato da numerose minacce. Bocconi avvelenati, bracconaggio, disturbo nei siti di nidificazione (arrampicata), perdita di habitat, linee elettriche non protette e carenza di cibo dovuta alle norme sanitarie che costringono gli allevatori, anche in caso di morte accidentale, a sotterrare o far incenerire le carcasse del bestiame morto sono i motivi principali del suddetto declino.

Attualmente la specie è a un passo dall'estinzione in Italia perché sono rimaste solo 6-8 coppie che nidificano tra Basilicata e Sicilia. Sono necessari drastici provvedimenti per la sua conservazione quali non consentire l'apertura della caccia prima del 15 ottobre, attuare una dura lotta ai bocconi avvelenati avvalendosi dei Nuclei Cinofili Antiveleno dei Carabinieri Forestali, effettuare la messa in sicurezza delle linee elettriche nelle aree sensibili e proibire le arrampicate in aree dell’Italia centro-meridionale in cui nidificano questa o altre specie di rapaci rari.

 

FOTO B Capovaccai adulti - G. Ceccolini
Capovaccai adulti
Foto G. Ceccolini











Il Centro Rapaci Minacciati di Rocchette di Fazio (CERM)

Il CERM si trova in provincia di Grosseto ed è la struttura che ospita il maggior numero di capovaccai in cattività al mondo. Si tratta, per lo più, di individui irrecuperabili (non più adatti alla vita selvatica) ma che risultano preziosi per ottenere giovani capovaccai da liberare in natura. Nelle 18 voliere che sono disponibili al CERM vengono ospitati anche individui nati in cattività e destinati alla riproduzione ex-situ oppure al rilascio negli anni futuri.

Il Centro venne costruito dall'Unione dei Comuni Montani Amiata Grossetana grazie ad un progetto LIFE Natura ed è stato il fulcro di un programma di reintroduzione del nibbio reale (Milvus milvus) che ha permesso l'insediamento in Toscana meridionale di una neo-popolazione della specie, estintasi nella regione negli anni '60 del XX secolo (LIFE08 NAT/IT/000332 Save the Flyers).

Il CERM viene gestito dall’omonima Associazione, i cui soci si occupano da anni della riproduzione in cattività del capovaccaio e gestiscono operazioni di rilascio dei giovani nati al CERM e in altre strutture europee (ulteriori informazioni sulle attività del Centro sono reperibili sul sito www.capovaccaio.it).

La riproduzione in cattività del capovaccaio risulta, purtroppo, estremamente complessa e difficoltosa e, nonostante la disponibilità di circa 120 esemplari sparsi in 42 strutture europee, si ottengono meno di 20 pulcini all'anno.

Presso il CERM sino all'anno 2018 sono nati 49 capovaccai e la produttività della struttura è significativamente aumentata negli ultimi anni, registrando la nascita di cinque pulcini nel 2016, sei nel 2017 e sette nel 2018.

Il periodo riproduttivo del capovaccaio inizia nel mese di febbraio con il corteggiamento delle coppie. La deposizione delle uova avviene a partire dai primi di aprile ed è seguita da un periodo di incubazione di ben 42 giorni. Grazie al sistema di videosorveglianza delle voliere, tutto il periodo riproduttivo viene costantemente monitorato in modo da verificare l'affiatamento tra i partner, le fasi di accoppiamento, deposizione, cova, schiusa ed allevamento.

Quando possibile, le coppie vengono lasciate covare le uova ed allevare la prole autonomamente ma talora insorgono problematiche che inducono a ricorrere all'incubazione artificiale (coppie inesperte, problemi di relazione tra i partner, comportamento anomalo delle femmine ecc.).

I pulcini nati a seguito di incubazione artificiale vengono, possibilmente, affidati prontamente alle cure dei genitori, di altre coppie o di singoli genitori adottivi. Nel caso in cui ciò non possa avvenire, nei giorni immediatamente successivi alla schiusa vengono adottati speciali accorgimenti per evitare il loro imprinting sull'uomo.

L'associazione CERM ha gestito sino al 2018 la liberazione di 25 giovani capovaccai nati in cattività: di questi 18 erano nati al CERM, due provenivano da un sequestro di uova rubate effettuato dal Corpo forestale dello Stato, due erano nati nel giardino zoologico di Jerez de la Frontera (Spagna) e tre nei giardini zoologici di Zlin e Praga (Repubblica Ceca). Questi individui sono stati liberati per lo più in Puglia e, in minor numero, in Toscana, Basilicata, Calabria e Sicilia. L’ultima liberazione, che ha avuto luogo nel 2018, è stata effettuata in collaborazione con Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA nell’ambito del Progetto LIFE Egyptian vulture (LIFE16 NAT/IT/000659).

Salvo due eccezioni, le complesse operazioni di rilascio sono state effettuate utilizzando il metodo hacking, che simula quanto più possibile le condizioni naturali di involo: i giovani, all'età di circa 80 giorni vengono collocati all'interno di una cavità rocciosa oppure in una grande cassa-nido situata in una posizione panoramica. Cavità, cassa-nido o voliera sono opportunamente attrezzate per accogliere i giovani, per poterli alimentare e per monitorarne il comportamento (con un sistema di videocontrollo).

Ciascun individuo liberato è stato dotato di anelli di identificazione ed è stato munito di radio VHF sulla coda, per seguirne gli spostamenti a breve raggio. Alcuni degli esemplari sono stati anche equipaggiati con radio satellitari GPS o con GPS/GSM data logger per monitorarne gli spostamenti a largo raggio, migrazione inclusa, per alcuni anni.

Dopo un periodo di ambientamento in-situ di circa 5 giorni, la rete che chiude la cavità o la voliera viene rimossa e gli animali sono liberi di involarsi. Ciò avviene in genere a fine estate e, dopo qualche tempo, i giovani iniziano la pericolosa migrazione verso l'Africa subsahariana, loro area di svernamento e di residenza per circa due-tre anni.

Grazie ai dispositivi GPS i movimenti di alcuni dei giovani liberati sono stati seguiti passo passo.

Alcuni giovani sono morti durante la migrazione, specialmente nell'attraversamento del Mar Mediterraneo per raggiungere le coste africane, altri, invece, hanno raggiunto l'Africa subsahariana.