NATURA E BIODIVERSITA'
ISOLA DI BORNEO
28/02/2019
di Maria Luisa Cocozza


ALLA SCOPERTA DELL'ISOLA DI BORNEO
Paradiso di biodiversità animale e vegetale.

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QUEL PARENTE DAL PELO ROSSO


Condivide con noi il 97% del codice genetico, il che lo rende uno dei nostri parenti più stretti. L'orango è così simile a noi eppure trattato in modo tanto crudele: caccia e distruzione dell'habitat i principali nemici. Agli oranghi del Borneo manca davvero soltanto la parola per esprimere il disagio che ha comportato la convivenza con l’uomo. A Sepilok abbiamo visitato uno dei principali baluardi della protezione e del reinserimento in natura di questo nostro strettissimo cugino.

FOTO A
Pongo pygmaeus

 











FOTO B
Pongo abelii















Esistono al mondo due specie di orango, il Pongo pygmaeus che abita il Borneo e costituisce il 90% della popolazione, e il Pongo abelii che abita Sumatra e rappresenta il restante 10%. Capire i due tratti principali di questo animale è semplice: basta leggere il nome che gli hanno dato i malesi; orang-utang significa infatti “uomo delle foreste”, una definizione che racchiude sia la vicinanza a noi esseri umani dal punto di vista genetico, fisico e comportamentale, sia la profonda dipendenza dal suo habitat, la foresta: sulla cima degli alberi l'orango si nutre, dorme e si riproduce, ed  è sempre lì che passa tutta la sua giornata penzolando da un ramo all’altro per costruire il giaciglio notturno; insomma la foresta è la sua casa. Per questo la sua sistematica distruzione ha rovinato irreversibilmente la vita a questi primati dalle lunghe braccia, i più grandi mammiferi arboricoli del mondo. A causa di una crescente richiesta di legnami pregiati e di una sregolata conversione in terreni agricoli, soprattutto per la palma da olio,  la foresta dove vive l’orango viene distrutta a ritmi sempre più elevati; così l’orango è oggi costretto a spostarsi in aree piccole e isolate, spesso montane, e la sua longevità viene  messa a serio rischio; tutto ciò comporta ovviamente anche una maggiore difficoltà nella ricerca del cibo e spinge quindi il nostro cugino dal manto rosso a cercare nutrimento nelle aree agricole diventando così una facilissima preda per contadini e cacciatori di frodo.

FOTO C












Sepilok si trova ai margini dello Stato del Sabah nella parte settentrionale dell’isola del Borneo, appartenente alla Malesia. Qui, ai bordi della Kabili Sepilok Forest Reserve, da 50 anni è attivo il centro di riabilitazione degli orangutan che accoglie gli esemplari rimasti orfani e prova, a volte dopo lunghi anni di crescita, a reinserirli in natura per regalare loro una nuova vita insieme ai propri simili. I piccoli di orangutan restano infatti attaccati alla madre anche fino agli 8 anni di età per imparare come muoversi, procurarsi il cibo ed interagire con gli altri esemplari. Se il cucciolo viene privato della madre per mano dei bracconieri o a causa dei cambiamenti che ha subito il loro habitat, è destinato ad essere catturato e diventare un animale da compagnia o a morire presto di stenti. Le scimmie ospitate nel centro hanno a disposizione una parte di foresta tropicale per abituarsi alla vita selvatica e uno spazio aperto con percorsi aerei pensati apposta per loro dove possono nutrirsi ed imparare a muoversi senza pericoli.

Nel processo di riabilitazione gli esemplari vengono messi in gruppi di 4-5 dove i più anziani insegnano ai più piccoli, come si vede durante il pasto ad esempio: un giovane esemplare si avvinghia ad uno più anziano, che sta tentando di afferrare un frutto. Il più grande lo scansa, ma poi gli passa una parte del pasto, allontanandosi definitivamente per cibarsi in pace. Una volta reputati in grado di badare a se stessi, gli orangutan vengono liberati prima a poche decine di chilometri dal centro, in modo da poterli monitorare ancora un po’, poi definitivamente a varie centinaia. Accade a volte che esemplari liberati anni prima facciano ritorno al centro per salutare i keeper e consumare un pasto con i nuovi arrivati, un’emozione unica per tutti coloro che vivono la struttura giorno per giorno.

Ultimamente è molto diminuito il numero di nuovi esemplari che necessitano delle cure del centro, segno che i molteplici sforzi in favore della sensibilizzazione ed educazione alla conservazione stanno dando qualche risultato. Va inoltre ricordato l’almeno parziale cambiamento di rotta delle politiche agricole malesi con l’inasprimento delle leggi contro la deforestazione causata dal mercato dell’olio di palma.

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