FOCUS
I DIRITTI DELLE PIANTE
20/04/2021


FOTO FOCUSE se cominciassimo a riconoscere anche i diritti delle piante? In attesa che gli ordinamenti giuridici evolvano in tal senso, alcuni tribunali e corti costituzionali nel mondo hanno cominciato a dichiarare nelle sentenze i diritti dei fiumi e degli alberi. Interessante appare anche la declinazione costituzionale biocentrica di alcuni Stati che si rifanno alla cosmovisione andina, la quale riconosce alla natura diritti propri.

Il diritto, si sa, non è statico ma si modifica continuamente. Oggi può sembrare assurdo, ma la Dichiarazione dei diritti del fanciullo fu adottata nel 1924, mentre la Dichiarazione universale dei diritti umani è solo del 1948 e gli esempi potrebbero continuare fino a tempi più recenti. Tutele oggi date per assodate, erano fino a non molto tempo fa sconosciute alla nostra civiltà. Benché ancora lontani dal riconoscere dei veri e propri diritti soggettivi agli animali, molti passi avanti sono stati fatti negli ultimi tempi. Siamo passati per esempio dal tollerare le sevizie quasi per gioco ad una rigorosa normativa contro il maltrattamento e molto si è fatto anche sul versante del benessere. Uno, però, dei limiti culturali dell’estendere anche alle piante la stessa tutela risiede nella gerarchia aristotelica, che le pone all’ultimo posto. Eppure esse popolano il nostro pianeta da molto più tempo di noi e di altri animali e sono molto più numerose. C’è poi la credenza, in parte smentita, che i vegetali non soffrano, non comunichino, siano insomma inanimati. Oggi sappiamo che non è affatto così: la frase “vivere come un vegetale” per indicare un’esistenza inerte non corrisponde affatto alla realtà. Alcune piante emettono rumori, sostanze volatili, segnali elettrogenici verso quelle vicine soprattutto in caso di pericolo, inoltre, possiedono memoria pur non avendo cervello. Non esistono ricerche scientifiche in grado di dimostrare se soffrano o meno, afferma la scrittrice Alessandra Viola. Ma non lo potremmo escludere. “Il dolore è un portato evolutivo, soffriamo per sfuggire ai pericoli. Se soffrono lo fanno in modo diverso dal nostro”. Un altro limite, forse il più grande, è la nostra incapacità di comprenderle, di entrare in relazione con loro anche se la “ricerca ha dimostrato che sono organismi con una loro forma di intelligenza e sensibilità: continuare a trattarle come oggetti non è più sostenibile”.

Fortunatamente la capacità-soggettività giuridica evolve in base ai tempi - affermava il giurista americano Christopher Stone già negli anni Settanta - e ora più che mai potrebbe emergere l’esigenza sociale di tutelare in maniera più decisa gli ecosistemi per salvare la vita degli esseri umani. Tanto più che gli attuali strumenti non sembrano in grado di assicurare adeguata protezione alle risorse naturali. Pensiamo al minore, all’incapace o ai semplici enti giuridici che per difendere i propri diritti hanno bisogno di un tutore, di un rappresentante. Così piante e foreste potrebbero avere la figura del guardian capace di agire anche in giudizio.