FOCUS
ADESSO TOCCA A NOI
18/10/2021


FOTO FOCUSSecondo un sondaggio Mintel condotto su un campione di 16 Paesi a livello globale, solo 1 italiano su 5 pensa che l’Italia stia contribuendo al cambiamento climatico: siamo la popolazione con meno consapevolezza tra quelle incluse nel rilevamento. Appena meglio di noi il Brasile (il 21% pensa che il suo Paese contribuisca al climate change), la Corea del Sud (24%) e la Spagna (29%). I più consapevoli sono invece Canada e Stati Uniti (51% e 46%), seguiti da Regno Unito e Germania con il 44 e 45%. Nel migliore dei casi, quindi, appena metà della popolazione ritiene che il proprio Paese sia tra i responsabili del cambiamento climatico.

Nonostante l’Italia sia tra le 10 economie più avanzate, gli italiani sono molto convinti di essere vittime più che corresponsabili del riscaldamento globale.

Al tempo stesso, cresce nel nostro Paese l’attenzione e la conoscenza dei cittadini sul tema dell’economia circolare. Ampia fiducia nell’Europa, nel Recovery fund e nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Secondo quanto emerso dal nuovo sondaggio Ipsos “Futuro ed economia circolare” a cura di Conou, Legambiente ed editoriale Nuova ecologia, il PNRR “per accelerare la rivoluzione circolare in Italia dovrebbe prevedere prima di tutto risorse per la riconversione di impianti industriali obsoleti, incentivare le aziende impegnate sulla circolarità, educare i cittadini, sostenere la ricerca scientifica”. In realtà “oltre la metà degli intervistati non sembra essere favorevole ad avere un impianto per il riciclo dei materiali vicino alla propria abitazione. Tra le motivazioni spicca per il 55% degli intervistati l’inquinamento dell’aria, per il 33% l’inquinamento dell’acqua e per il 25% quello acustico. Una buona interazione tra il governo nazionale e le regioni, come espressione delle esigenze territoriali, dovrebbe portare nelle aspettative a scelte condivise”.

Pur essendo i nostri connazionali d’accordo e fiduciosi in un futuro più green, quando si tratta di assumersi le proprie responsabilità, cambiare abitudini e mettersi in gioco, sembrano esitare. Insomma, diamoci da fare, ma non a casa nostra! Potrebbe sembrare una nuova declinazione della sindrome Not in my back yard – NIMBY: sì alle nuove opere all’avanguardia tecnologica e in fatto di impatto sull’ambiente, ma non nel mio terreno o nel luogo dove hanno sede i miei interessi.

Forse occorre un’iniezione di fiducia visto che appena il 13% degli intervistati è a conoscenza che l’Italia è tra le più virtuose in Europa per riciclo. L’informazione gioca un ruolo fondamentale, la consapevolezza delle grandi capacità del nostro Paese può aiutare a coinvolgere tutti nella missione di rispettare il Pianeta e vivere in armonia con esso.