COSTUME E SOCIETA'
ZERO WASTE PER IL BENE DELLA TERRA
08/04/2022

Dai rifiuti al cibo, crescono filosofia e pratiche per riciclare, riusare e ridurre

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Comprare sfuso per non inquinare l’ambiente ed evitare di sprecare. Questi i princìpi fondamentali per una vita Zero Waste. Sempre più numerosi i negozi in Italia che vendono “alla spina”.

Regola numero uno: non sprecare. 
Che si tratti di cibo, vestiti, rifiuti vari, acqua o risorse della natura, ma anche di preziose componenti tecnologiche, una delle filosofie che guidano oggi il mondo verso un futuro capace di resistere alla crisi climatica e all'inquinamento causato dall'uomo è proprio quella di evitare ogni tipo di spreco e di rifiuto destinato a discarica o inceneritore, per costruire così un Pianeta più sostenibile e con meno disuguaglianze. 
Lo scopo di questo movimento - chiamato "zero waste" (zero rifiuti) - che oggi è alla base per esempio anche della raccolta differenziata, è proprio quello di provare sempre a dare una seconda vita alle cose e azzerare la produzione di rifiuti. 
Fra i primi a teorizzare la necessità di riciclare e promuovere la circolarità dei prodotti e delle risorse, l'accademico statunitense Paul Connett che lanciò la "strategia rifiuti zero", adottata in Italia, tra i primi comuni, da Capannori (Lucca), grazie all'intuizione dell'insegnante Rossano Ercolini che lanciò così "zero waste" nel 2007, ricevendo nel 2013 il Goldman Prize, cosiddetto premio Nobel per l'ambiente. 
Da allora, la strategia che si basa sul recupero dei rifiuti, da quelli altrimenti destinati a discariche o termovalorizzatori, ma anche cibo scartato da ristoranti o grandi distributori e che può comunque essere recuperato facendo rete, si è allargata a sempre più realtà italiane. Oggi la filosofia "zero waste" è adottata da centinaia di comuni che coinvolgono oltre 6 milioni di cittadini. Zero waste è oggi diventato al tempo stesso un'azione, un modo di pensare e uno stile di vita, con una profonda attenzione per l'ambiente, un sistema sempre più sposato dalle nuove generazioni. Grazie a nuove attenzioni, si possono recuperare carta, vetro, alluminio, scarti di elementi tecnologici come i materiali RAEE (Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), ma anche imballaggi di vario tipo, prodotti di edilizia e soprattutto sempre più plastica che, quando finisce nei mari, contribuisce purtroppo a un forte inquinamento degli ecosistemi. 

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Spesso, alla base delle pratiche zero waste, ci sono le "cinque R": rifiutare quando non abbiamo bisogno di un determinato prodotto, riciclare, ridurre gli sprechi, ma anche recuperare determinati materiali e in generale riutilizzare il più possibile. 
Ridurre per esempio gli imballaggi inutili, promuovendo l'uso di vetro e contenitori più amici della natura per poter conservare cibi, dai cereali alla pasta, oppure riutilizzare promuovendo la spesa "alla spina", senza l'uso di confezioni difficili da smaltire. O anche recuperare per esempio il cibo vicino alla data di scadenza o già scaduto, ma ancora buono, per immetterlo in un circuito a cui possono accedere i più bisognosi. 
Tutti comportamenti che in Italia promuovono varie associazioni o network, come la "Rete zero waste", che oggi coinvolge diverse città italiane e che - guidata da donne e giovani - diffonde consigli su come agire grazie alle cinque R in vari campi, abbracciando uno stile di vita più sano per il Pianeta. 
Più in generale, parlando di rifiuti, zero waste oggi indica dieci passi necessari - per le amministrazioni comunali, ma anche per aziende e cittadini - come buone pratiche nel tentativo di arrivare all'obiettivo "rifiuti zero". 
Il primo passaggio fondamentale è la cosiddetta "separazione alla fonte" dei vari materiali per poterli avviare a un corretto riciclo. Dalle mascherine usate che vanno nell'indifferenziata sino a vetro, plastica e barattoli, carta e via dicendo, da gettare negli appositi bidoni. Secondo passaggio chiave è – per i rifiuti domestici e non solo - la promozione della raccolta porta a porta. Il terzo punto riguarda il compostaggio, con tanto di tutorial su internet per riutilizzare gli scarti dell'organico e creare anche dell’ottimo fertilizzante. Punti 4, 5 e 6 sono alcune delle R già citate: agire per il riciclo, la riduzione, ma anche il riuso e riparazione in modo da non produrre nuovi sprechi. Fondamentale - settimo passaggio - è poi una tariffazione puntuale quando si parla di rifiuti urbani, mente l'ottavo consiglio è incentrato in generale sul recupero e il nono sulla necessità di implementare centri di ricerca e progettazione ove possibile. Tutti questi passaggi confluiscono poi nel decimo punto del decalogo di "zero waste", ovvero fare tutto ciò che è possibile e sostenibile per un “azzeramento dei rifiuti”. 

NON SOLO RIFIUTI 
In Italia, mentre ancora esistono differenze fra nord e sud, soprattutto in termini di impianti di smaltimento come discariche e inceneritori, la raccolta differenziata sta crescendo e buoni risultati cominciano ad arrivare anche dal meridione. Secondo una delle ultime analisi di Legambiente, denominata "Comuni ricicloni", quelli che producono meno di 75 chilogrammi di indifferenziata per abitante da avviare a smaltimento e che hanno una percentuale di differenziata superiore al 65%, oggi sono ben 623, con Trento, Pordenone, Treviso e Belluno considerate "rifiuti free”. Ci sono poi realtà sopra i 15mila abitanti con ottimi ri38 #Natura sultati di differenziata come Baronissi (SA), Castelfranco Emilia (MO), Porcia (PN), Fonte Nuova (RM), Porto Mantovano (MN), Certaldo (FI) e Pergine Valsugana (TN). 
Oltre ai rifiuti, che dai materassi ai pannelli isolanti, passando persino per componenti d'arredo, trovano sempre più soluzioni per essere riciclati, un'altra battaglia decisiva anti-spreco è quella del cibo. "Food waste" è oggi uno dei grandi problemi della società: secondo il rapporto UNEP, programma ambientale delle Nazioni Unite, a livello globale si parla addirittura di uno spreco alimentare pari al 17% di quanto acquistato. In un anno siamo capaci di buttare via - nonostante il problema della fame e della malnutrizione nel mondo - sino a 23 milioni di camion da 40 tonnellate a pieno carico. Un andamento insostenibile che necessita, esattamente come per i rifiuti, un nuovo equilibrio per il bene della Terra: sprecare meno in tutti i campi significa infatti offrire più possibilità a chi ne ha davvero bisogno. 
G.T.

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