COSTUME E SOCIETA'
LA NUOVA ERA DELLA SETA
15/10/2021

di Silvia Cappellozza e Alessio Saviane [Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell’Economia Agraria, Centro di Agricoltura e Ambiente, Laboratorio di Gelsibachicoltura di Padova]


Un’opportunità di rilancio nel rispetto dell’ambiente e dell’equilibrio idrogeologico della Penisola


FOTO A - monaci fìdanno le uova a GiustinianoL’uomo ha conosciuto e sfruttato la seta fin dall’antichità: tracce dell’utilizzo tessile del filato, con strumenti rudimentali, sono state scoperte in Cina presso tombe risalenti al Neolitico (circa 8.500 a.C.). Ma se le origini storiche della seta sono oggetto di consolidati studi scientifici, la tradizione le ha ammantate di leggenda come si conviene alla regina delle fibre tessili naturali: un’imperatrice cinese avrebbe introdotto a corte l’allevamento del baco da seta dopo avere osservato che i bozzoli raccolti sugli alberi di gelso si dipanavano nell’acqua calda. Un’altra principessa cinese, andata in sposa al re del Kothan, per continuare ad avere indumenti di seta, avrebbe nascosto nella capigliatura acconciata per le nozze le uova del prezioso insetto, che poi fu esportato in India e quasi contemporaneamente in Giappone. Alcuni monaci avrebbero nascosto le uova dell’insetto in bastoni cavi, trasportandole dalla Cina fino a Bisanzio e da qui il baco da seta si sarebbe diffuso in Europa.

In realtà, la seta è sempre stata merce pregiata e oggetto di scambio. Da essa ha origine il nome della famosa Via della Seta, che si snodava dall’Europa alla Cina e viceversa, attraverso rotte terrestri e marittime e su cui, oltre a spezie e beni di consumo, viaggiavano idee ed influssi culturali. I tessuti sericei furono conosciuti e amati da Greci e Romani, ma l’allevamento del baco da seta fu introdotto nel nostro Paese probabilmente da Arabi e Bizantini attorno all’anno Mille nel meridione, mentre dalla Serenissima più tardivamente nell’entroterra della parte settentrionale. Questa filiera agro-industriale, che comprende la coltivazione del gelso, l’allevamento della larva del baco da seta, la dipanatura del bozzolo fino a ottenere il prezioso filato, conobbe un vero e proprio boom fra il Cinquecento e primi anni del Novecento, per poi sparire dalla nostra penisola, per ragioni legate a fenomeni d’industrializzazione e alla mutata struttura sociale originatasi dopo la II guerra mondiale.

FOTO B - a90f3672-9288-4e42-b664-6a24f09bf982(1)LA SERICOLTURA IN ITALIA

L’Italia possiede alcuni dinamici e importanti distretti serici, il più famoso quello di Como, che trasforma la seta grezza estera in prodotto “Made in Italy” grazie ad un processo di nobilitazione, che non comprende, tuttavia, l’attività agricola e la dipanatura del bozzolo. Da noi si realizza solo la parte terminale della filiera: sgommatura, tessitura, tintura, design e confezione. Pertanto, il tessile serico italiano, che pure contribuisce in maniera importante alla nostra bilancia commerciale con l’estero, dipende in tutto e per tutto dalla Cina, primo produttore mondiale e monopolista. Anche questo Paese, però, sta cambiando i suoi assetti interni: si va via via trasformando in potenza industriale e diminuisce la quantità e qualità della seta esportata, cerca di fornire poca materia prima e molti capi finiti, facendo concorrenza proprio alla nostra industria e creando un rialzo dei prezzi della fibra sul mercato internazionale.

NUOVE APPLICAZIONI

La seta è un polimero naturale, che sta avendo nuovi utilizzi anche per settori diversi da quelli tradizionali: biomedico, cosmetico, biotecnologico, protesi artificiali come cornee, legamenti, bypass, creati con questo materiale biocompatibile e riassorbibile dal nostro corpo, creme, pomate, shampoo, biosensori, indumenti tecnici, filtri, film di copertura per alimenti al fine di aumentarne la conservabilità. Gli scienziati si stanno sbizzarrendo nella ricerca di nuove applicazioni. Inoltre, la necessità di conservare la Natura e di aumentare la disponibilità di risorse alimentari ci fa guardare all’allevamento del baco da seta e alla coltura del gelso come attività da sempre praticate con metodiche rispettose dell’ambiente. Queste attività hanno un ottimo impatto sul dissesto idrogeologico, sul contrasto all’erosione dei suoli, sulla diversificazione colturale e paesaggistica e sul sequestro di anidride carbonica. Il baco viene inoltre considerato biosensore degli inquinamenti ambientali. Non dimentichiamo poi che la sericoltura viene declinata come economia circolare in quanto se ne utilizzano anche tutti i sottoprodotti come materie prime di nuovi processi produttivi. Infatti, oltre all’utilizzo della seta del bozzolo per diverse finalità, della crisalide in essa contenuta per l’alimentazione animale e possibilmente, fra qualche tempo anche umana, sulla base degli ultimi sviluppi della legislazione europea sugli insetti come “novel food”, si stanno esplorando anche gli utilizzi dei residui della coltivazione del gelso per finalità farmaceutiche, di produzione di bioplastiche e biomasse per l’impiego energetico.

FOTO CIL FUTURO

In Italia, grazie all’azione del Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria (CREA), che ha una banca genetica per la conservazione delle razze di baco da seta e varietà di gelso di cui la larva si nutre, a Padova si fa ricerca applicata in gelsibachicoltura e si offre formazione e assistenza tecnica agli agricoltori, collaborando anche con le industrie per lo sviluppo di nuove applicazioni. Dal Veneto è partito un primo test pilota con il sostegno della Regione, attraverso il Piano di sviluppo rurale, con il progetto “Serinnovation”. Si è ricostituita una rete di aziende agricole che allevano il baco da seta e lo forniscono a un’industria che ha recuperato una piccola filanda abbandonata, ristrutturandola e riportandola alla produzione. Si stanno esplorando diverse nuove applicazioni in collaborazione con start-up. Molte altre regioni pensano di seguire l’esempio del Veneto e alcune hanno già iniziato, finanziando misure analoghe come i progetti “Silk” e “Mar & Tiaris” in Friuli-Venezia Giulia o “GelsoNet” in Piemonte. Si sta lavorando in termini di trasferimento dell’innovazione, addestramento dei bachicoltori, recupero di locali dismessi per l’allevamento del baco e piantagioni di nuovi gelseti.

Foto bacoDi sicuro accanto al ripristino della gelsibachicoltura sta crescendo la coscienza che quest’attività deve essere trasversale e legare i settori della cultura, del turismo e dell’agricoltura in un “unicum” produttivo-culturale. A questo sta pensando il Consiglio d’Europa, ufficio di Venezia, con l’idea di un itinerario certificato di Via della Seta, che ripercorra idealmente le vie commerciali dai bordi orientali dell’Europa a tutto il Mediterraneo. Con l’auspicio che il nostro Paese compia una metamorfosi come quella che porta il baco da piccolo uovo a farfalla e colga questa grande opportunità per trasformarsi, all’interno del solco delle tradizioni identitarie e culturali, creare bellezza e opportunità per le nuove generazioni.

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