ANIMALI
IO SONO IL CAPOVACCAIO
23/08/2022
di Annalisa Brucoli

Un rapace dall’aspetto “buffo” e con un ruolo estremamente importante nell’ecosistema, tutelato dalla Convenzione di Washington e dai Carabinieri Forestali per evitarne l’estinzione.

Una sentinella ambientale minacciata dal bracconaggio, dai pesticidi utilizzati in agricoltura e dall’elettrocuzione


Foto A. SigismondiDiego è in Ciad, Birba in Mauritania, Clint e Jane in Mali; Gabriel, Pablo e Lucas in Algeria. Clara… Clara l’Africa non la vedrà mai! Abbattuta nel settembre del 2018 in Sicilia da un colpo di fucile esploso in periodo vietato. Anche Isabel nel settembre scorso, sorvolando l’isola di Malta, quasi certamente ha subìto la stessa sorte. Juanita e Lucrezia sono, invece, morte per folgorazione toccando cavi di linee elettriche della media tensione in Puglia. Fabio e Noè, probabilmente stremati per la stanchezza, non ce l’hanno fatta ad attraversare il Mediterraneo per raggiungere le coste africane. Bianca è riuscita a vedere l’Africa, ma è poi morta cibandosi di un boccone avvelenato in Tunisia. Sembra un reportage di guerra, ma è “semplicemente” il resoconto dei dati sulla sopravvivenza degli esemplari di Capovaccaio reintrodotti in Italia.

Il Neophron percnopterus (Linnaeus 1758) è un rapace migratore che, formando coppie monogame, nidifica in Italia su pareti rocciose nel periodo primaverile e sverna nei Paesi oltre il deserto del Sahara. Capace di rompere uova con pietre, è essenzialmente necrofago ed è il più piccolo degli avvoltoi presenti in Europa. Dall’apertura alare di 150-170 cm, è un veleggiatore regale, facilmente distinguibile per la coda a cuneo e il piumaggio bianco-nero. Oltre a carcasse, predilige le placente, per cui lo si vede aggirarsi a terra tra il bestiame, da cui il nome di origine toscana di capovaccaio.

L’aspetto “buffo” per la testa gialla e un collarino di penne bianche scombinate che gli circondano il capo, lo rende simpatico e lontano dallo stereotipo di un avvoltoio. Come i suoi conspecifici, definiti “spazzini della natura”, svolge un lavoro vitale per l’ecosistema costituendo di fatto una barriera naturale alla trasmissione di malattie.

FOTO B  - Foto CermSACRO AGLI EGIZI

Considerato sacro e protetto dai faraoni, la sua sagoma stilizzata era il primo simbolo dell’alfabeto egizio antico e per questo definito anche “avvoltoio degli egizi”. La perdita di habitat, la diminuzione della disponibilità alimentare in natura dovuta agli allevamenti al chiuso, l'uso di pesticidi in agricoltura, l’avvelenamento da piombo usato nelle armi da caccia che contamina le carcasse o i resti lasciati dai cacciatori, l’elettrocuzione e le collisioni con le linee elettriche, il bracconaggio con uccisioni illegali, ma anche con il furto di uova o di nuovi nati richiesti da collezionisti senza scrupoli, sono tutti pericoli che deve affrontare questa specie per sopravvivere. Tutelata a livello internazionale dalla Convenzione di Washington per le specie in via di estinzione (CITES), inserita negli allegati delle Convenzioni Europee di Bonn, Berna e della Direttiva sugli Uccelli Selvatici, nonostante legalmente protetta in Italia dal 1977 ed inserita tra le specie particolarmente protette e non cacciabili della Legge 157/92, in Italia la popolazione del Capovaccaio ha subìto un calo drammatico di circa l’88% negli ultimi 50 anni e, nel 2021, sono state censite solo 3 coppie nell’Italia peninsulare e 7-9 in Sicilia. A causa dell’alta mortalità dei giovani che non sopravvivono al primo viaggio, della maturità sessuale raggiunta solo al 5°-7° anno di vita, dell’essere schivo e sensibile al disturbo antropico (es. arrampicata e fotografia naturalistica), è la specie in Italia più minacciata ed in “pericolo critico” di estinzione (CR) secondo l’Unione Internazionale per la Protezione della Natura (IUCN).

FOTO C -  Capovaccaio adulto italiano. Foto A. SigismondiUNA SPECIE IN PERICOLO

La popolazione è scesa ormai a livelli numerici talmente bassi che non è più in grado di autosostenersi senza l’intervento dell’uomo. Attraverso il Centro Rapaci Minacciati (CERM) con sede a Rocchette di Fazio (GR), Guido Ceccolini e Anna Cenerini, uniti nella vita e nella passione per la protezione della natura, dal 1993 con il “Progetto capovaccaio” hanno avviato un programma per le nascite e l’allevamento in cattività che va dalla scelta degli esemplari che costituiranno la coppia, alla cova assistita in incubatrice dell’uovo deposto, all’alimentazione del pullo con l’ausilio di un burattino dall’aspetto di capovaccaio per evitare l’imprinting con l’uomo, sino ad arrivare alla liberazione in natura con il metodo hacking, ponendo cioè gli esemplari per alcuni giorni in una cassa-nido di ambientamento nelle zone di rilascio.

IL CENTRO RAPACI MINACCIATI

Attualmente il CERM ospita 42 esemplari per garantire un’elevata variabilità genetica, costituendo di fatto il più grande centro al mondo di riproduzione ex-situ della specie. Sono 68 gli animali nati qui e 38 quelli rilasciati in diversi siti dell’Italia meridionale, di cui gli ultimi 14 in seno al progetto Life Egyptian vulture LIFE16/NAT/IT/000659. Il progetto avviato nel 2017 ha tra i propri obiettivi quello di mitigare le minacce alla conservazione del capovaccaio e favorirne la ripresa demografica. E-distribuzione s.p.a. coordina il progetto, si occupa della messa in sicurezza delle linee elettriche nelle zone di nidificazione e nelle aree di sosta durante la migrazione. Tra i beneficiari, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che cura la sorveglianza dei siti di nidificazione, le attività contro l'uso illegale del veleno e la salvaguardia degli esemplari durante la migrazione. La morte di Clara non è stata vana!

FOTO D - Foto A. CeneriniL’ATTIVITÀ DEI CARABINIERI FORESTALI

A seguito della collaborazione nelle attività di indagine per la morte di Clara, è stato stipulato un accordo tra il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFA) e l’ISPRA per proteggere lo splendido e raro rapace. I Carabinieri Forestali sono impiegati con varie unità del Comando Tutela Forestale e del Raggruppamento Carabinieri Parchi, a prevenire e contrastare episodi di bracconaggio e di disturbo antropico nelle aree di nidificazione sino all’involo dei nati nell’Italia peninsulare.

Il Raggruppamento Carabinieri CITES e i vari Nuclei Carabinieri CITES garantiscono la sorveglianza dei giovani rilasciati nei siti di liberazione, oltre che la “scorta” durante la migrazione, che coincide purtroppo con il periodo venatorio. Durante tali operazioni si è potuto constatare che i giovani liberati avevano come compagni di viaggio esemplari selvatici (privi di anelli coi codici univoci apposti invece ai nati in cattività prima del rilascio per l’identificazione attraverso European Union for Bird Ringing - EURING), i quali possono giovarsi in questo modo della protezione riservata ai conspecifici inanellati. Gli esemplari rilasciati sono dotati di zainetti con geo-localizzatori GPS, che non provocano alcun disagio agli animali, donati dalla Vulture Conservation Foundation (VCF), la più importante fondazione europea per la conservazione degli avvoltoi. Questa tecnologia sta permettendo di dare risposte certe ai quesiti che studiosi, appassionati o semplici curiosi da sempre si pongono: dove va un migratore quando si dirige a sud? Che rotte percorre? Che altitudine o che velocità raggiunge? Vi terremo aggiornati.

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