AMBIENTE
SOS anfibi
01/11/2016

Le rane, bioindicatori della qualità ambientale, stanno scomparendo anche a causa dell'inaridimento degli habitat umidi

Affrontare il problema dell’estinzione degli anfibi rappresenta una grande sfida della conservazione nella storia dell’umanità. Un terzo di tutte le specie di anfibi sono minacciate di estinzione, probabilmente più di 120 specie già non esistono più. Secondo lo studio globale della “Anfibio IUCN” sarebbero centinaia le specie a rischio. La ricerca evidenzia la necessità di interventi urgenti come l’istituzione di riserve e aree speciali per salvarle nel più breve tempo possibile.

Diverse, infatti, sono le cause di questo declino: dal fungo “killer” che uccide gli anfibi, fino all’uso dei pesticidi ma anche le attività umane e i cambiamenti climatici. Fattori che insieme alla deforestazione, all’eccessiva urbanizzazione e all’inquinamento idrico possono danneggiare la biodiversità. Così come per i rinoceronti e gli elefanti c’è il bracconaggio, per le tigri e le tartarughe il commercio illegale, anche per gli anfibi esistono specifiche cause responsabili della distruzione dei loro habitat. È stato calcolato che nell’emisfero australe l’ambiente acquatico è cento volte più acido rispetto a quanto fosse prima della rivoluzione industriale. Anche le radiazioni ultraviolette giocano un ruolo nefasto.

Purtroppo gli anfibi sono a rischio non solo nelle zone colpite dal degrado ambientale ma anche ai tropici e nelle zone incontaminate. È necessario quindi attivare ricerche e studi che approfondiscano le cause ancora sconosciute di questo dramma. Bisogna farlo non solo per la salvaguardia delle biodiversità ma soprattutto per la salute ambientale e, di conseguenza, per quella umana. L’inaridimento degli habitat umidi è indotto dai cambiamenti climatici ma le popolazioni di anfibi stanno scomparendo anche dove non si è verificato un degrado così palese. A decimare le specie sono stati altri due fattori, il pH dell’ambiente acquatico e le radiazioni ultraviolette. Il pH è condizionato dall’agricoltura industriale e ancora di più dalle piogge acide. Gli anfibi sono molto sensibili ai cambiamenti di pH dell’ambiente acquatico: un pH pari a 5 o più basso determinerebbe la loro morte. Quanti di noi sanno che le rane sono parte integrante della catena alimentare? I girini alimentandosi di alghe tengono puliti i corsi d’acqua. Le rane adulte, invece, si nutrono di quei fastidiosi insetti che nelle notti estive disturbano i nostri sonni e che sono spesso vettori di malattie mortali per l’uomo, quali la malaria. Le rane stesse sono un’importante fonte di cibo per diversi predatori tra cui pesci, serpenti, uccelli e perfino scimmie.
La scomparsa delle rane comprometterebbe l’intero ecosistema. Quanti di noi sanno che le rane sono bioindicatori della qualità degli ambienti fluviali e terresti? La loro pelle è permeabile e può assorbire facilmente ogni sostanza chimica; per questa ragione sono considerate degli indicatori precisi dello stato di salute degli ambienti in cui vivono che, se fortemente inquinati, ne ostacolano la sopravvivenza. Diversi studi hanno dimostrato che, tra le malattie infettive che colpiscono gli anfibi, la chitridiomicosi è in termini di effetti sulla biodiversità una delle peggiori nella storia. Si tratta di una patologia della pelle, potenzialmente letale, causata da un fungo ed è stata rilevata in almeno 287 specie di anfibi provenienti da 36 paesi. Questa malattia ha causato la diminuzione degli anfibi in Australia, Nord America, America Centrale, Nuova Zelanda, Africa, Europa ed è responsabile dell’estinzione di oltre 100 specie dal 1970. La trasmissione del virus avviene perché ogni anno milioni di anfibi di tutto il mondo vengono trasportati dagli uomini per essere venduti come animali da tenere in cattività o per scopi alimentari.

Di conseguenza un esemplare malato volutamente abbandonato potrebbe trasmettere la malattia ad un esemplare autoctono che non ha sviluppato difese contro il nuovo agente patogeno, innescando un’epidemia in grado di mettere a rischio la sopravvivenza della specie. Inoltre, merita di essere menzionata l’atrazina, uno degli erbicidi più usati al mondo vietato in Italia dal 1992. L’erbicida provocherebbe un’inversione nello sviluppo evolutivo delle rane. Negli ultimi anni è stato dimostrato che l’atrazina può alterare i sistemi ormonali anche di altri animali come pesci, topi, uccelli e può provocare seri danni alla salute degli esseri umani. L’adozione di piani di conservazione a livello locale sarà la chiave per fermare le perdite nelle popolazioni di anfibi, visto che gli sforzi globali per ridurne le minacce sono stati inconcludenti. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, i ricercatori sottolineano che il declino degli anfibi è generalizzato e continuo - a partire dagli anni ‘60 - mentre i fattori che lo provocano differiscono in modo significativo da regione a regione. Sul tratto orientale del Mississippi, ad esempio, a minacciare gli anfibi è la presenza umana con lo sviluppo urbano e agricolo.

4444Un grido d’allarme è stato lanciato anche da Sir David Attenborough, noto documentarista: “Gli anfibi sono la linfa vitale di molti ambienti, giocano un ruolo chiave nelle funzioni dell’ecosistema, e al tempo stesso è straordinario e terrificante che nel giro di poche decenni il mondo potrebbe perdere metà di queste specie”.