AMBIENTE
SFIDE DIFFICILI E NECESSARIE
01/04/2017
di Annalisa Maiorano

L’Italia si muove nella direzione indicata dall’Europa per una crescita omogenea che promuove un’economia circolare basata sulla rigenerazione dei materiali e la tutela dell’ambiente


Foto ALa ripresa dell’economia del nostro Paese passa per l’ambiente, motore della cosiddetta “4^ Rivoluzione industriale”, che promuove un’economia circolare basata sulla rigenerazione dei materiali. Questa una delle priorità dell’agenda del Governo e del Dicastero guidato dal Ministro Gian Luca Galletti, che abbiamo incontrato. Lo sviluppo ambientale va di pari passo con lo sviluppo industriale dell’Italia. L'ambiente è entrato a pieno titolo nelle nostre prospettive finanziarie e sarà tra i fattori economici più rilevanti per due ragioni particolari: la prima è di tipo etico-morale e riguarda il debito ambientale che i Paesi sviluppati hanno nei confronti dei Paesi in via di sviluppo; la seconda coinvolge la sostenibilità ambientale che ha una stretta relazione con i bilanci delle nostre aziende: molte materie prime, infatti, considerate inesauribili non lo saranno più. Per questo finanza e ambiente non possono più essere considerate slegati, ma uniti da un filo doppio. L’Italia ha inserito la finanza verde fra i temi prioritari del programma di presidenza del G7 Ambiente in programma nei prossimi mesi a Bologna, esaminando il ruolo dei centri finanziari per la sostenibilità e i bisogni delle piccole e medie imprese.

 

Ministro Galletti, durante il convegno del “Green Day”, dedicato all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile, ha parlato di “4^ Rivoluzione industriale”, cosa intende con questo termine?

È una rivoluzione già in corso, un processo che porterà l’Italia e l’Europa nel cuore del Foto C21^ secolo. Protagonista non sarà solo la robotica e l’innovazione tecnologica ai massimi livelli, ma anche l’economia circolare. Questa nel tempo è destinata a sostituirsi del tutto all’economia lineare, retaggio di un passato in cui si sacrificavano troppe risorse naturali, producendo senza alcuna attenzione nei confronti delle persone e dell’ambiente. Un metodo che servì a diventare potenza industriale, ma che oggi non è più all’altezza delle sfide della modernità.

 

Quali sono gli assi portanti di questa nuova rivoluzione?

Meno consumo di materie prime, la rigenerazione dei materiali e la loro reintroduzione nella catena di produzione, una riduzione drastica dei rifiuti. Si tratta di una scelta strategica che richiede un grande impegno per la politica, le istituzioni e le imprese. L’Europa è già proiettata.

 

L’economia del futuro dovrà necessariamente rispondere ai criteri ambientali. Si avvisa quindi un cambio di mentalità soprattutto da parte degli imprenditori. In che modo dovrebbe avvenire secondo Lei?

Foto BMolti imprenditori lo hanno già capito: l’ambiente non è un vincolo ma un fattore di competitività. Guardiamo al livello di sensibilità raggiunto dalle grandi aziende, soprattutto a quelle che operano in settori che determinano un impatto sull’ecosistema: tutte hanno attivato buone pratiche, hanno un responsabile della sostenibilità, promuovono una gestione delle materie prime più attenta. Ricevo inviti ogni settimana, tante sono interessate a farmi vedere i loro progressi. E non lo fanno certo per moda, ma perché rispettare l’ambiente conviene. L’Italia è un Paese di piccole e medie imprese: lì mi sento di dire che c’è più strada da fare per far passare un messaggio innanzitutto culturale.

 

A che punto è l’Italia in questo percorso di rivoluzione e innovazione?

L'Italia ha grandi eccellenze, probabilmente tra le migliori in Europa e nel mondo, nelle università, nei centri di ricerca, nelle imprese che da tempo hanno scelto la strada dell'ambiente. Sarà la nostra ‘offerta green’ ad ogni livello a determinare la crescita del Paese in senso sostenibile. Vogliamo essere i driver in Europa di questa svolta, potendo contare su un capitale naturale inestimabile. Quest’anno ospiteremo il G7, la sessione Ambiente che si terrà in giugno a Bologna, sarà l’occasione per dimostrarci all’altezza delle sfide.

 

Quali sono gli interventi necessari a supporto delle industrie per uno sviluppo sostenibile?

Con la strategia Industria 4.0 stiamo lavorando per valorizzare chi vuole far sviluppo puntando sull’ambiente: più innovazione nel settore del riciclo, dell'ecodesign, dei sistemi per il risparmio energetico, delle tecnologie a servizio della tutela naturale. Non sarà l’unico strumento: abbiamo il pacchetto economia circolare Ue, che darà un indirizzo chiaro, cosi come la Strategia Energetica Nazionale e la Strategia di Sviluppo Sostenibile. E poi ci sono strumenti già attivi come il Conto Termico 2.0, come l’Ecobonus, l’azione sulla mobilità sostenibile, l’efficienza energetica, le Smart Cities. Le potenzialità sono enormi.

 

Quali sono ad oggi gli obiettivi primari dell’Italia in Europa nelle politiche ambientali?

L’Italia si muove nella direzione indicata dall’Europa. Portare avanti la transizione verso foto Eun modello di sviluppo sostenibile, seguendo la strada indicata con la sottoscrizione dell’accordo di Parigi, con il libro delle regole stilato alla Cop22 di Marrakech, con gli obiettivi Onu di sostenibilità al 2030. Per un mondo più equo c’è bisogno di azionare la leva ambientale.

 

Il suo Dicastero oggi è uno dei più importanti, dal quale passano le sfide per le infrastrutture, la modernizzazione e soprattutto la tutela del territorio, della natura e della sua biodiversità. In questo campo, quali sono le strategie perseguite per tutelare un patrimonio così vasto?

L’Italia ha un patrimonio di biodiversità insuperabile in Europa: un sistema che include quasi 900 aree protette e che è nostro dovere continuare a tutelare e proteggere, portando avanti una lotta senza sosta ai crimini contro l’ambiente con gli ecoreati nel codice penale, ma anche lavorando per rendere questa ricchezza parte sempre più integrante del tessuto economico italiano. C’è un Paese da mettere in sicurezza, e lo stiamo facendo con il Piano da 7 miliardi sul dissesto idrogeologico. C’è un Paese da bonificare e stiamo intervenendo su tutti i Sin restituendo fino ad oggi ai cittadini in quasi tre anni oltre 7.000 ettari di terre inquinate. Abbiamo sfide difficili e necessarie. Parlando proprio di biodiversità, le cronache degli ultimi giorni, hanno portato alla ribalta un tema caldo, il rapporto uomo-animali selvatici.

 

In particolare parliamo del cosiddetto “Piano di conservazione e gestione per il Lupo in Italia”, che ha scatenato non poche polemiche tra gli ambientalisti, dividendo l’opinione pubblica sulle attività da mettere in campo. Cosa ne pensa?

Dire che c’è la riapertura della caccia al lupo è mentire sapendo di farlo: in quel piano ci sono ventidue misure di grande valore scientifico per proteggere la specie, oggi minacciata dall’attività dei bracconieri che ogni anno uccidono 300 lupi su una popolazione di 1.500 esemplari. Tra le azioni previste nel piano, la presenza di un nuovo nucleo antibracconaggio composto dai Carabinieri forestali e dalle polizie locali, l’addestramento di cani al rilievo di bocconi avvelenati, le vaccinazioni gratuite dei cani randagi, misure di prevenzione e di contrasto all’ibridazione, altro grosso pericolo per la specie.

 

La norma tanto discussa, quella sulla deroga al divieto di rimozione dei lupi, riguarda, invece, singoli casi eccezionali e può essere richiesta dalle Regioni al termine di una lunga trafila di prescrizioni e concessa solo dopo il parere tecnico dell’Ispra, che valuta le richieste caso per caso. Le pare una caccia al lupo?

Molti mi hanno accusato di questo. A me sembra, invece, che la caccia al lupo la stiano facendo i bracconieri coprendosi con l’immobilismo intollerabile che si è avuto fino a oggi. Andremo fino in fondo. La normativa sugli ecoreati e la confluenza del Corpo forestale dello Stato nell’Arma dei Carabinieri, cosa rappresentano per la nostra società in termini di tutela ambientale e legalità? Gli ecoreati nel codice penale ci stanno già consentendo, lo dicono i numeri, di punire prima e meglio i responsabili dei danni all’ecosistema. E con la riorganizzazione del Corpo forestale all’interno dell’Arma dei Carabinieri, l’Italia può contare su una polizia agro-ambientale di grande qualità. Ho già visto all’opera l’unità guidata dal Generale Ricciardi e ne ho apprezzato l’altissima competenza. I nuovi Carabinieri Forestali e i reati ambientali nel codice penale sono due buoni motivi per non far dormire sonni tranquilli a chi pensa di inquinare o di fare soldi sul nostro ambiente.