AMBIENTE
PATRIMONIO E PAESAGGIO
12/02/2018

Sono essenzialmente le due facce della stessa medaglia. Il paesaggio è anche patrimonio, essendo un complesso di valori naturali e storico-architettonici che delineano un insieme di eredità, tradizione e futuro. Intervista a Giulia Maria Crespi, Presidente onorario del Fondo Ambiente Italiano

FOTO-B---Foto-Giuseppe-Lo-Pilato_(C)-FAI--In letteratura il paesaggio ha sempre avuto un ruolo centrale. Spesso, i grandi scrittori italiani hanno dedicato ai luoghi della loro nascita versi di rara bellezza. Oggi, molti di questi luoghi sono abbandonati. Il FAI, invece, si sta occupando della loro valorizzazione come nel caso dell’“Ermo Colle” di Giacomo Leopardi, grazie ad un accordo con il Comune di Recanati. A che punto sono i lavori e cosa prevede la collaborazione?
L'accordo prevede che al FAI venga affidata la valorizzazione e, in seguito, la concessione per la gestione di una parte degli spazi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani e dell'Orto delle monache, sul colle di Recanati adiacente alla casa del poeta, dove Leopardi compose L'Infinito, nel 1819. Il progetto è partito a luglio e si propone di restituire all'orto-giardino la sua funzione originaria, di spazio privo di ogni elemento di rilievo, distrazione e spettacolarità, per permettere al visitatore una riflessione individuale e rivivere l'esperienza interiore di Leopardi. Un luogo dove si potrà passeggiare o riposare all'ombra e ritrovare quel "mare" dove “naufragar m'è dolce”.
Quanto è importante per il nostro Paese il recupero di certi luoghi?
In certi casi fondamentale, perché spesso ha valore di modello, dato che l’abbandono è riferito a intere categorie, come ad esempio gli ambienti agricoli di montagna oppure le aree industriali dismesse. L’abbandono porta spesso con sé la perdita della memoria, di saperi, del valore attribuito ad un certo territorio e, a questo connesso, del suo presidio. Come FAI stiamo ad esempio recuperando e riaprendo al pubblico un compendio agricolo a Levanto in Liguria e un alpeggio in Valtellina. Il ripristino di questi luoghi incoraggia alla riflessione comune, diventa una buona pratica utile per riportare l’accento su qualcosa che si era perso, i valori dell’identità culturale.
Il dissesto idrogeologico è una delle piaghe che minacciano il nostro territorio. Cosa si può fare per uscire dalla logica dell’emergenza?

FOTO-C----Foto--Emanuele-Simonaro-Parco-della-Valle-dei-Templi_2016L’Italia è particolarmente vulnerabile ai fenomeni di dissesto, amplificati dagli effetti dei cambiamenti climatici e dal malgoverno del territorio. La cementificazione dei corsi d’acqua, la loro copertura, la mancanza di rispetto di aree attorno a questi ultimi con permessi di costruzioni abitative, sono stati sovente la causa di numerose disgrazie, inferte alle popolazioni ed alle loro abitazioni. È oggi prioritario uscire dalla fase di continua emergenza: la prevenzione e l’educazione sono strumenti fondamentali per limitare i danni. Un cittadino ben informato deve sapere come reagire ad un segnale di allerta; un’amministrazione deve mettere in sicurezza il proprio territorio, senza dover aspettare le tragedie.
Il paesaggio italiano non è solo natura, ma parte integrante del nostro patrimonio culturale. Come potrebbe essere maggiormente valorizzato?
Per l’omonima Convenzione Europea, il Paesaggio è “la percezione che una popolazione ha di un territorio, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e umani e dalle loro interrelazioni”. È una definizione che trovo giustissima, perché la percezione – così come il paesaggio – è dinamica. Serve un progetto culturale per definire l’identità di un territorio, ma questo progetto è sempre più labile, data la grande distanza culturale che divide i cittadini italiani dai luoghi che abitano, dalle loro tradizioni e saperi, data la mancata coltivazione di sempre più numerose terre abbandonate, date le profonde modifiche che questi luoghi hanno subìto in pochi anni. Penso che toccherà alla scuola ricostruire questa mancata connessione, un percorso di riavvicinamento dei giovani ai valori complessi del territorio.

FOTO-E---Emanuele-Simonaro-Parco-della-Valle-dei-Templi_2016Quanto è importante la difesa dell’ambiente e dei siti d’interesse storico?
È importante comprendere che difendere natura e cultura significa intraprendere una crescita sostenibile e armonica: i valori in gioco rappresentano il nostro capitale, su cui possiamo costruire economia e sviluppo, anziché eroderlo un poco alla volta impoverendoci.
Quando blocchiamo una speculazione edilizia in un’area naturale o salvaguardiamo il contesto di un bene storico, stiamo operando una salvaguardia della nostra identità collettiva, quel Made in Italy che tutto il mondo ci invidia.
In che misura paesaggio e patrimonio si influenzano?
Sono essenzialmente le due facce della stessa medaglia. Il paesaggio è anche patrimonio, essendo un complesso di valori naturali e storico-architettonici che delineano un insieme di eredità, tradizione e futuro.
Come FAI e Arma dei Carabinieri collaborano o potrebbero collaborare per tutelare l’ambiente e il paesaggio?
Anzitutto voglio ringraziare l’Arma dei Carabinieri per il suo prezioso impegno a tutela del nostro immenso patrimonio ambientale e culturale, grazie ai Nuclei Tutela del Patrimonio Culturale e ai Nuclei Operativi Ecologici. A mio avviso il tema centrale su cui collaborare è quello delle nuove generazioni: far capire loro i valori legati alla natura e al paesaggio, affinché crescendo diventino cittadini responsabili.
Le giornate organizzate dal FAI sono sempre un appuntamento molto atteso e riscuotono un grande successo di pubblico. Quanti sono i visitatori ogni anno?
È vero, da anni queste giornate sono una grande occasione per far conoscere al pubblico veri e propri tesori poco noti. Nell’edizione 2017 di Giornate Fai di Primavera i visitatori sono stati 750mila.
Qual è il luogo che le ha dato maggiore soddisfazione riportare alla fruibilità dei cittadini?
A parte il fatto che tutti i luoghi del FAI mi stanno a cuore, avendoli conosciuti prima e dopo le donazioni, forse Kolymbethra nella Valle dei Templi è il posto che ricordo con più soddisfazione. Un giorno uno sconosciuto agrigentino approda al FAI e propone la gestione di quest’area, dove nel III secolo a.C. era stata costruita una diga. Contro il parere di molti, Bazzoni (padre ispiratore del FAI n.d.r.) ed io andammo a vedere. Trovammo acqua stagnante e una nauseante puzza di fogna. Però, in lontananza, si intravedevano le colonne di Castore e Polluce!
Quale disastro, ma quale magia! Accettammo la sfida ed ora a Kolymbethra fioriscono arance di tutti i sapori, compresa l’arancia dei ladri tutta bozze e chiazze (per questo nessuno la ruba), ma dolcissima. Oggi dalle rocce di tufo dorato sono riaperti gli antichi ipogei feaci, e acque perenni scorrono nuovamente giù nella vallata.