AMBIENTE
LUNGA VITA AL TEVERE
23/08/2022
di Valeria Pagani ed Emanuele Bompan

La riscoperta di un fiume dal grande valore culturale e naturale.
Testimone della storia che merita cura e rispetto


FOTO ADa un punto di vista puramente storico, il Tevere può essere considerato il monumento naturale più antico d’Italia. Sì, perché lungo il suo corso si consumò la leggenda del mito fondativo: una lupa, scesa al fiume per abbeverarsi, trova due gemelli e li allatta, sancendo così la loro salvezza e la futura fondazione di Roma. La città che grazie al Tevere ha visto la propria nascita, il proprio sviluppo e la propria ascesa a Città Eterna. Se da un lato è la presenza delle acque ad avere favorito la crescita economica e sociale dell’Urbe, dall’altra la stessa presenza si è ciclicamente mutata in minaccia agli occhi degli abitanti. A partire dalle prime fonti risalenti al 401 a.C., infatti, sono state 196 le piene che hanno sommerso la città, tra cui l’ultima devastante del 2014. Un rapporto controverso quello della Capitale con il fiume che la lambisce. Un fiume capace di decretarne la vita, ma a volte anche la morte. Un fiume, però, che non si esaurisce nella sola area cittadina, dove arriva dopo aver percorso circa 360 km attraversando altre regioni - rispettivamente Emilia Romagna, Toscana e Umbria. Sicuramente quella della Capitale è l’area più delicata da gestire e insieme più critica, essendo la maggior parte della popolazione che vive lungo il fiume concentrata qui. Ed evidentemente è qui che si gioca la riscoperta del rapporto tra le persone e il sistema vitale delle acque fluviali, fondamentale non solo per l’enorme diversità biologica di cui è portatore, ma anche per i servizi ecosistemici che garantisce alla collettività. Eppure oggi molti percepiscono il Tevere non come un patrimonio di elevato valore naturale e culturale, ma come un estraneo, quasi una minaccia alla routine quotidiana. I dati emessi da ARPA Lazio nel rapporto delle attività del 2019 non sono incoraggianti, in quanto rivelano uno stato ecologico tra lo scarso e il sufficiente. Diciamocelo, c’è da lavorare. La grande nota positiva sta proprio nel fatto che c’è chi si è rimboccato le maniche e sta cercando di migliorare la situazione. Sicuramente in passato ci sono state falle e mancanze, tanto che più volte al fiume è stato dato l’appellativo di fogna a cielo aperto. Situazione causata dagli scarichi (abusivi e non) immessi nel corso idrico, quelli delle attività industriali e agricole e dei reflui urbani. I problemi certo risiedono in un’assente coscienza ambientale, ma anche in una mancanza di controlli e di manutenzione del reticolo idraulico e fognario.

FOTO B - Foto C. AngeliciLE INIZIATIVE RECENTI

Negli ultimi anni però qualcosa si è mosso e la corsa al risanamento della qualità delle acque sembrerebbe concreta. In soccorso per esempio sono venuti i quattro grandi depuratori costruiti agli angoli della città negli ultimi quindici anni. Ma questi non bastano, in quanto il fiume conta 42 affluenti e, naturalmente, se su questi non vengono fatti controlli, gli scarichi si riversano nel corso principale vanificando il lavoro svolto. Il progetto FLUMEN, ideato dall’artista visivo Andreco e realizzato in collaborazione con CNR, Università degli Studi Sapienza, Università Roma Tre e alcune associazioni, si è posto l’obbiettivo di analizzare la qualità delle acque del Tevere prima e dopo la confluenza con l’Aniene. L’esito ha rivelato che l’affluente porta un carico contaminante all’interno dell’asta principale. I ricercatori, in un percorso partecipato insieme ai cittadini, hanno riqualificato un’area lungo l’Aniene attraverso una campagna di piantumazione.

“È fondamentale mantenere delle zone permeabili definite «filtro», che mitighino la contaminazione.” – spiega Laura Passatore, ricercatrice presso CNR - Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri (IRET) – “L'infrastruttura verde può migliorare notevolmente la qualità del corso idrico. Abbiamo notato che la piantumazione dei pioppi, utili per la fitodepurazione dei suoli, ha un effetto positivo sulla qualità delle acque e dell'aria. Questi infatti sono in grado di assorbire CO2 e polveri sottili. Le loro radici inoltre possono intercettare l’acqua in esubero nel suolo e smaltirla.”

FOTO C - Foto A. De TaddeiAUTORITÀ DI BACINO E ASSOCIAZIONI

Oltre agli istituti di ricerca, sono le organizzazioni ambientaliste e la stessa Autorità di Bacino i principali enti promotori che stanno cercando di spendere risorse ed energie per la salvaguardia del fiume e per la sua rivalorizzazione. Erasmo D’Angelis, segretario Generale dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale, racconta quanto segue “Nel Tevere si rispecchia tutto: l’efficacia del buon governo e della macchina amministrativa, ma anche il rispetto e il senso civico dei cittadini. Il fiume oggi è in fase di recupero di naturalità, ma ha bisogno di cure e controlli costanti. Noi, come Autorità di Bacino, abbiamo proposto di farlo diventare un Parco Nazionale. Nell’analisi di tutto il percorso abbiamo riscontrato che, su 405, sono solo 60 i chilometri urbanizzati e che sono presenti 18 Aree Protette, tra Parchi e Riserve. Per quanto riguarda il tratto passante per Roma, la situazione è complessa: le banchine sono in condizioni di degrado e le sponde non manutenute. Questo deve cambiare e noi ci stiamo adoperando per portare il cambiamento. Bisogna ricostruire un rapporto sano tra noi e il Tevere. Bisogna riscoprire il fiume, renderlo più sicuro, più pulito e soprattutto viverlo.” E della rivalorizzazione del Tevere si sta occupando anche l’organizzazione Marevivo, che da trent’anni opera lungo le sue sponde. I progetti portati avanti da questa organizza zione sono molti e innovativi, rivolti al futuro e in linea con i princìpi della transizione ecologica.

FOTO DDalla creazione di un orto botanico fluviale vicino allo scalo del Pinedo, dove ci sono circa 700 metri di sponda rinaturalizzata, alla realizzazione di una pista ciclabile all’altezza della strada, togliendo i parapetti che impediscono la vista del fiume e introducendo ringhiere e piazzole a sbalzo. E anche la costruzione di un museo multimediale, “sul Tevere” in ogni senso, dato che è stato ideato come una struttura galleggiante, ormeggiata di fronte all’isola Tiberina. Una struttura oltretutto “circolare”, che si autoalimenta recuperando energia da pannelli solari e turbine. “L’obiettivo di Marevivo è quello di far avvicinare i cittadini al fiume, che ad oggi viene percepito come un estraneo” – afferma Rosalba Giugni, Presidente dell’Associazione – “Oggi quello che manca è un direttore d’orchestra, che sappia gestire tutto il bacino idrico nella sua integrità e organicità. Noi facciamo da trait d’union tra le istituzioni, la ricerca scientifica e l’opinione pubblica. Cerchiamo di dialogare e collaborare con ogni sistema per ridare valore al Tevere, per far scoprire la sua immensa bellezza ai cittadini, nella speranza che si crei un legame di cura e rispetto. Perché il fiume è un elemento fondamentale di vita e così vogliamo che sia il Tevere.”

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