AMBIENTE
LA SVOLTA GREEN DELLA DIFESA
18/10/2021
di Alessandra Giada Dibenedetto

Il comparto militare a livello NATO ed europeo sempre più sostenibile. L’impegno dei Paesi membri, tra cui spicca l’Italia, fa sperare in un futuro a minore impatto ecologico

 


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Nell’attuale quadro socio-economico e politico globale, concetti quali sviluppo sostenibile, riscaldamento globale, inquinamento e impatto ambientale sono prepotentemente entrati a far parte del dibattito istituzionale. Di conseguenza, un numero sempre maggiore di settori sia pubblici sia privati ha integrato nel proprio modus operandi dei meccanismi utili a proteggere l’ecosistema per le generazioni future. Anche il comparto Difesa, le cui industrie sono altamente inquinanti così come i mezzi aerei, terrestri e marittimi usati dalle Forze Armate, ha iniziato ad adottare un approccio più verde.

I primi contorni del concetto di “Green Defence” sono stati delineati dalla NATO nel 2014 con l’obiettivo di rendere l’Alleanza Atlantica più efficiente dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico e più sostenibile per l’ambiente durante le proprie attività (esercitazioni militari in primis che vedono coinvolto un numero importante di mezzi militari inquinanti), nonché dare delle linee guida ai Paesi membri sul tema. Tra le azioni più concrete realizzate vi sono la mobilitazione di una Energy Security Task Force, la creazione di una piattaforma di dialogo e scambio di conoscenze tra Alleati e il coinvolgimento delle industrie del settore per lo sviluppo di nuove tecnologie ecosostenibili che siano dual-use, ossia utilizzabili sia dal comparto militare che civile. Più recentemente, a supportare l’impegno della NATO sul tema, si è aggiunta l’Agenzia Europea per la Difesa che, con l’approvazione della strategia “Military green”, mira a far aumentare il livello di responsabilità degli Stati membri in ambito energetico e ambientale durante tutto il ciclo di vita di una operazione militare, anche nelle relative basi logistiche. Secondo il documento, il settore Difesa è il principale consumatore di energia nei Paesi europei. Ed è proprio per questa ragione che l’Unione suggerisce l’utilizzo di fonti rinnovabili tra cui, in particolare, tecnologie fotovoltaiche per le strutture militari nazionali. Tra i più importanti e recenti sviluppi va ricordato il progetto lanciato all’interno della Cooperazione Strutturata Permanente che mira a sviluppare nuovi sistemi di approvvigionamento energetico per le installazioni militari nell’ambito di operazioni congiunte.

FOTO BUn modello esemplare a livello europeo è stato delineato dal Ministero della Difesa inglese con la “strategia sostenibile” 2015- 2025, per un comparto militare con impatto ambientale ridotto. La prima azione concreta riguarda la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e, di conseguenza, l’aumento dell’efficienza energetica. In secondo luogo, la diminuzione dell’impatto ambientale causato dal non corretto smaltimento dei rifiuti e da un eccessivo uso dell’acqua. Il Governo australiano si è distinto sul tema con il lancio, nel 2016, della “Environmental Strategy” ventennale che prevede una serie di misure e azioni politiche finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture militari, dell’industria del settore, del procurement, ma anche dell’addestramento e dispiegamento delle Forze Armate.

FOTO CIL PROGRAMMA FLOTTA VERDE

Anche la Difesa italiana dedica molta attenzione alla sostenibilità ambientale a livello internazionale e ha approvato nuove misure green per le proprie Forze Armate.

Un esempio rilevante è il programma “Flotta verde” avviato dalla Marina Militare che prevede nuove tecnologie per garantire un trasporto marittimo pulito e sostenibile. Il progetto è articolato in tre misure specifiche: l’utilizzo di combustibili alternativi, l’implementazione di misure di “energy saving” e lo sviluppo di tecnologie di eco-design. Già nel 2013, a seguito di un accordo siglato tra la Marina Militare e la società ENI, quest’ultima ha sviluppato il Green Diesel, un biocombustibile le cui emissioni di anidride carbonica sono la metà rispetto ai combustibili tradizionali.

Un ulteriore e rimarchevole passo avanti nella definizione di una “Green Defence” autoctona è stato fatto lo scorso febbraio con la stipula di un nuovo accordo tra il Ministero della Difesa e l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). Saranno incrementati la sostenibilità del comparto Difesa nazionale e l’efficientamento energetico attraverso la razionalizzazione dei consumi, lo sviluppo di fonti di energia rinnovabili grazie anche al rinnovamento “smart” delle infrastrutture, l’attività di ricerca e lo sviluppo di tecnologie tra cui anche la produzione di idrogeno per i trasporti e la robotica.

NUOVE TECNOLOGIE

Nonostante la strada sia ancora lunga e in salita, la definizione di un quadro istituzionale a livello NATO ed europeo e l’impegno di alcuni Paesi membri, tra cui spicca sicuramente l’Italia, fanno ben sperare in un futuro in cui il settore Difesa sarà più amico dell’ambiente. D’altronde, non vanno tralasciati altri aspetti positivi trasversali all’adozione di un approccio più sostenibile in campo militare. Anzitutto, un notevole risparmio economico. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo di pannelli solari nelle principali strutture della Difesa oppure all’installazione di propulsori ibridi sulle navi militari. Inoltre, molte delle soluzioni innovative possono aumentare il livello di sicurezza delle missioni. Ad esempio, se i mezzi terrestri fossero alimentati con fonti di energia sostenibile anziché carburante, sarebbe possibile ridurre il numero di incidenti in strada e di vittime, poiché molto spesso i convogli militari vengono presi di mira dagli avversari proprio per gli effetti devastanti che la loro esplosione può causare.

In tale contesto, l’Italia ha tutte le carte in regola per porsi quale attore protagonista nella definizione e implementazione di progetti ecosostenibili per il settore militare.