AMBIENTE
La scuola nel Bosco
01/09/2016
di Luisa Persia

Bimbi allegri e spensierati che imparano in mezzo alla natura

1Nasce quattro anni fa l’avventura dell’asilo nel bosco, esempio di outdoor education a Ostia antica, a due passi da Roma, dalla volontà dell’asilo L’Emilio e dell’Associazione MANES. Parte con la scuola dell’infanzia dai 3 ai 5 anni e dal 2015 coinvolge anche la primaria all’interno della scuola pubblica. Un primo passo per tentare di migliorare il sistema educativo italiano, riportando i bambini in natura. L’ambiente naturale è terapeutico e aiuta i bambini che hanno difficoltà negli spazi ristretti ad esprimersi più liberamente. Siamo andati a visitare l’asilo e ve lo raccontiamo.

COME FUNZIONA
Nell’asilo c’è una struttura dove vengono accolti i bimbi, ma fondamentalmente le giornate trascorrono in mezzo alla natura: presso il fiume, nel bosco ma anche in biblioteca e nei musei allo scopo di stimolare la naturale curiosità dei piccoli e favorire l’interiorizzazione della conoscenza. La vita all’aria aperta è un bisogno dei bambini del nostro tempo, confermato dall’Istat: i piccoli trascorrono l’85% del loro tempo dentro quattro mura. Il contatto con la natura permette ai bambini di apprendere meglio e con gioia. Ad esempio se piove stanno fuori, osservano come cambia il paesaggio, provano emozioni, ed è proprio questo che consente di imparare, è l’apprendimento sinestetico attraverso l’armonia dei sensi. Non a caso nella parola ricordare, ci fa notare il maestro Paolo, c’è di mezzo il cuore (cor-cordis). Con l’obiettivo di stimolare i processi di apprendimento si punta sulla piacevolezza e quindi per i bimbi dai 3 ai 5 anni è molto importante il gioco come veicolo didattico. Lo staff è composto da: Danilo Casertano pedagogista, Giordana Ronci psicologa, Sabina Bello con studi artistici, Paolo Mai di formazione umanistica con esperienza nell’ambito delle associazioni ambientaliste. Sono affiancati da 10 educatori e dai genitori che hanno un ruolo attivo nel progetto. Non è raro che nel pomeriggio, quando l’asilo chiude si apra il confronto con le famiglie e sono proprio i genitori che autonomamente organizzano gite o incontri nel fine settimana. Il maestro Danilo ci racconta di aver sempre mantenuto il dialogo e confronto con il Corpo forestale dello Stato grazie anche alla sua esperienza in alcune regioni tedesche, con asili nel bosco nati in collaborazione con la Forestale locale e i servizi sociali. Gli aspetti di tutela ed educazione ambientale sono strettamente collegati e la collaborazione con l’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Castel Fusano consente di coniugare la bellezza del luogo alla competenza dei Forestali, così da arricchire le capacità e trasmettere ai più piccoli il senso delle istituzioni al servizio dei cittadini. I bambini sono i cittadini di domani, e avranno grande sensibilità ambientale sviluppando una fiducia nei confronti degli organi istituzionali non solo come simboli, ma persone reali che fanno qualcosa per loro.

UN NUOVO MODO DI VIVERE LA SCUOLA
Non siamo abituati a vedere la scuola ovunque, ma in una tradizionale aula che è rimasta quasi invariata da secoli. La scuola non è cambiata, a parte alcuni esempi di eccellenza, parte sempre dai concetti, mentre dovrebbe partire dall’esperienza. Il bambino non nasce nel mondo astratto ma è collegato al qui e ora, al concreto, la capacità di astrazione si acquisisce nel tempo. Il principio pedagogico su cui si basa l’asilo nel bosco è costituito da tre passi: fai l’esperienza, creati un’immagine, approfondisci il concetto. La scuola tradizionale parte dai concetti, a volte fa immagini, ma quasi mai esperienza. I libri non contengono esperienze ma concetti e non si può prendere qualcosa di invisibile, il bambino si muove, usa mani e piedi, poi piano piano sviluppa i sentimenti e soltanto dopo riuscirà a rispettare la competenza dei concetti. Ad esempio all’asilo nel bosco le misure si vivono concretamente, si cammina per un chilometro per sapere che cos’è, nel giardino sono segnati un metro, dieci metri e questo apprendimento vale più di tante equivalenze. Grazie ad una maggiore apertura e maturità di tutte le componenti sociali e culturali, ci sono stati cambiamenti legislativi anche nell’ambito pedagogico. Proprio per questo, grazie alla disponibilità della Preside Lucia Carletti, di docenti e associazioni, l’Istituto Comprensivo Amendola-Guttuso nella periferia di Ostia è stato coinvolto nei progetti maestri di strada e street school in un territorio caratterizzato da abbandono scolastico e degrado ambientale, ma al tempo stesso ricco di risorse come un’Oasi Lipu e associazioni con scopi sociali. 2

COME SI IMPARA A LEGGERE E SCRIVERE NELLA SCUOLA PRIMARIA NEL BOSCO?
Con il corpo, fare le lettere muovendo le braccia e le gambe, i bambini insieme formano le consonanti e le vocali oppure con l’argilla ne ricreano le forme: le lettere sono toccate, disegnate, dipinte, camminate, cantate, suonate. Le lettere non sono altro che la stilizzazione di un suono decisa in base a convenzioni, si cerca quindi di passare attraverso le immagini, un po’ come avviene nelle scuole steineriane. A pensarci bene la falce è la stilizzazione della F, come pure la montagna è fatta come una M ! Questo sistema d’insegnamento, che si può definire sinestetico, consente di portare uno stesso argomento in modalità diverse, comprese quelle del cuore, con un po’ più di calma, poi arriverà anche il quaderno. È la pedagogia dei talenti, che include il sistema delle intelligenze multiple sviluppate da Gardner. I tre passi della pedagogia dei talenti sono: scopri la tua modalità espressiva, coltivala, donala. Così attraverso l’intelligenza intrapersonale, cioè la capacità di riflettere su se stessi, il bambino forma la sua idea attingendo dal suo mondo interiore. Ogni bambino viene coinvolto secondo i suoi talenti, dandogli tempo e qualità. Fare le lettere con i bastoncini di legno o coi sassolini non è come scriverne una pagina intera, non ci si annoia e non ci si appiattisce nella ripetizione, e questo vale per il bambino come per l’insegnante. I libri sono tutti concepiti allo stesso modo, mentre i bambini non sono tutti uguali, non si deve usare la stessa modalità ma adeguarsi a ognuno di loro. Chi ha difficoltà dal punto di vista logico-matematico sull’astrazione può sentirsi frustrato se messo di fronte al metodo tradizionale, e se fosse più dotato di intelligenza cinestetica apprenderebbe meglio magari usando la manualità. È importante lavorare sui talenti ma anche sui limiti, in modo da confrontarsi con il successo ma anche col fallimento. Nella scuola nel bosco c’è anche una pluriclasse, una realtà diffusa in Italia soprattutto nell’Appennino e nei piccoli centri con pochi alunni. In una classe di 18 alunni coesistono seconda, terza e quarta. È una bella esperienza che consente ai più piccoli di imparare dai più grandi e a questi ultimi di prendersi cura degli alunni delle classi inferiori, oltre a sviluppare notevolmente l’autonomia dei piccoli studenti. In termini forestali è come la biodiversità, un sistema è sano quando vive nella complessità, la monocoltura impoverisce il terreno. Così come in agricoltura, quello che semini raccogli.