AMBIENTE
LA REGINA DEI FIORI
07/07/2021

La storia dell’arte è uno stordente e labirintico vivaio di rose, nel quale è bello perdersi


FOTO AIl primo agosto 1759, durante la guerra dei Sette Anni, i fucilieri del Lancashire, prima della battaglia di Minden, in Germania, attraversarono dei profumati giardini, ne colsero le rose e se le appuntarono sui tricorni che indossavano per copricapo, come mostrano le stampe dell’epoca: in barba alle aspettative, vinsero contro i franco-sassoni. L’evento non fece che rinforzare il legame dei britannici con il bel fiore, emblema nazionale e già protagonista, due secoli prima, della guerra insulare delle Due Rose (Lancaster rossa e York bianca).

FOTO B - Foto di A. Maiorano - Uccello Blu Palazzo di Cnosso Creta


Nell’affresco “dell’Uccello Blu” all’interno del Palazzo di Cnosso a Creta, secondo la tradizione, il fiore dipinto sarebbe la prima rappresentazione visiva di rosa. Studi recenti hanno evidenziano invece che il fiore sembrerebbe appartenere al genere Potentilla.



Oggi, in un ipotetico sondaggio globale allargato anche ai secoli passati, la rosa sarebbe incoronata senz’altro regina eterna di tutti i fiori; e infatti tutte le arti, comprese le belle arti, recano traccia di questo primato. La poesia mondiale è da sempre uno sterminato roseto, la musica leggera è una affollata vie en rose, l’architettura è costellata di strabilianti rosoni, l’araldica è adornata di rose simbolo di nobile lignaggio, di rosa profuma la devozione (rosario).

FOTO C - Rosario
Di rosa profuma la devozione, il rosario











                                                                                                                                                                                                         

FOTO D - Rose-casa-quadretti-teatrali-Pompei-Ucello-Blu-Cnosso-scaled

Le tante rose affrescate nella Domus di Pompei dipinte da artisti ignoti più di duemila anni fa, potrebbero essere, almeno secondo studi attuali, la più antica rappresentazione visiva al mondo di questo fiore così conosciuto e apprezzato.



La sua molteplicità simbolica ha fatto sì che la ritroviamo ovunque, sui confessionali fatti disegnare da papa Adriano V (sub rosa, è antica e raffinata locuzione per porre il vincolo della segretezza a confidenze di vario genere) oppure nei cimiteri, quale metafora della caducità dell’esistenza. E poiché tutto deriva dal suo aspetto insieme ermetico e labirintico, rapidamente cangiante e contraddittorio, è naturale che la sua raffigurazione pittorica sia presente fin dai tempi antichi: che riguardi le rose in un celebre affresco del palazzo di Cnosso, a Creta (1600 a. C., identificazione archeobotanica messa però in dubbio ultimamente), o quelle di Pompei, molto più fresche. Sui banchetti neroniani alla Domus aurea cadeva a un certo punto una fitta pioggia di petali di rosa, sinonimo floreale di bellezza e sensualità (era il fiore di AfroditeVenere, come narrano svariati miti e come documenta peraltro la celeberrima tela di Botticelli). Un’usanza antico-romana proseguita e ritratta nei quadri dell’angloolandese Lawrence Alma-Tadema, in particolare nel suo traboccante Le rose di Eliogabalo (1888).                               
FOTO E - Lo Spirito della Rosa dì John William Waterhouse 1903

Lo Spirito della Rosa di John William Waterhouse 1903.











Ma dall’amor profano la rosa è dilagata anche nell’amor sacro: da Giotto a Schongauer, da Raffaello a Tiziano, da Rubens al Parmigianino, l’elenco completo diverrebbe una interminabile processione mariana di artisti. Anche qui, la natura polisemantica della rosa rende facile l’associazione alla Madonna perché oltre alla grazia della forma c’è il colore. Il rosso è il sangue versato da suo Figlio con la Passione, e poi le spine: una leggenda vuole che nell’Eden crescessero rose senza spine, spuntate solo dopo la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva (a proposito, in quella di Giovanni di Paolo a Orsanmichele a Firenze, le rose edeniche ci sono) e diventate poi corona per il Figlio crocifisso e dolore per la Madre.

La modernità, pur non recidendo totalmente (e come avrebbe potuto?) dalla rosa l’aura mitologica e religiosa, si è concentrata sul suo riverbero estetico-sentimentale, preraffaelliti e romantici in testa. Lo spirito della rosa, splendido dipinto di Waterhouse (1908, un po’ tardo, ma genere e stile sono quelli), sta lì a testimoniarlo. Ma neanche un apparente “selvatico” come van Gogh è rimasto immune dal loro fascino, che fossero in cespuglio o in vaso. Inutile estenuarsi nelle citazioni, ogni maestro ha una o più rose nel suo “portfolio”, ma non possiamo non dedicare le ultime righe al belga Pierre Joseph Redouté, il cosiddetto Raffaello delle rose. Pittore, incisore e botanico, fu il preferito di mogli di imperatori di regimi alquanto diversi, da Maria Antonietta, a Josephine de Beauharnais, a Maria Luisa d’Austria, attraversando le tempeste della storia grazie alla sua straordinaria capacità di riprodurre fiori, rose in particolare. Di queste ultime ha lasciato un corpus di 170 varietà, notevole prova artistica ed eccezionale documento botanico.