AMBIENTE
La natura ritrovata
18/08/2016
di Flavio Rosati

“Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”: viaggio alle origini della raffigurazione dell’ambiente

Duplice e imperdibile appuntamento, agli scavi di Pompei e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli per la mostra “Mito e Natura” (fino al 15 giugno a Pompei e fino al 30 settembre a Napoli), che nasce da un rigoroso progetto scientifico e rappresenta un insolito percorso intorno ad un tema centrale, ma finora poco indagato del mondo antico: la rappresentazione figurata dell’ambiente che ci circonda.
Nel nome della riscoperta dei giardini e di affreschi famosi, a Pompei riaprono cinque domus, tutte con ricchi giardini all’interno dei quali sono state ricollocate copie fedeli di statue e arredi. È possibile visitare la Praedia di Iulia Felix e le case di Loreio Tiburtino, della Venere in conchiglia, del Frutteto e di Marco Lucrezio su via Stabiana, restaurate attraverso il Grande Progetto Pompei, cui si aggiunge il già visitabile giardino della Casa degli Amorini dorati aperto due anni fa. All’Archeologico di Napoli invece sono stati aperti al pubblico i due cortili interni: i visitatori possono così passeggiare all’aperto, tra le aiuole risistemate secondo l’arte da giardino dei Romani.
L’esposizione rappresenta un grande esempio di archeologia botanica. I giardini, spazi che nell’antichità romana erano una componente fondamentale di ogni dimora patrizia, sono stati ricostruiti in maniera filologica seguendo indicazioni documentali o provenienti dalla paleobotanica. Le aiuole delle domus sono analoghe a quelle di 2000 anni fa. Grazie alla lava del Vesuvio è stato possibile scavare nei giardini e trovare residui organici vegetali. Le piante sono state risistemate come nel I secolo d.C. in seguito ad un’indagine pollinica sulla loro esatta ubicazione.
Il progetto espositivo è promosso dalla Soprintendenza di Pompei e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli con la casa editrice Electa, curato da Gemma Sena Chiesa, Angela Pontrandolfo e Valeria Sampaolo per la sede napoletana e da Massimo Osanna, Greta Stefani e Michele Borgongino per Pompei.
La natura raccontata e ritrovata è protagonista di un incontro tra antico e moderno. L’elemento giardino, una natura in piccolo regolata dalla stessa mano dell’uomo e archivio vivente del tempo, fa da cornice alla mostra.
Sono molti i reperti archeologici esposti nella Sala della Meridiana presso il Museo di Napoli, suddivisi per temi: Il paesaggio, Il giardino incantato, La natura coltivata dono degli dèi, Lo spazio della natura, La natura come segno. Affreschi, mosaici, oggetti preziosi come argenterie e gioielli, statue, terrecotte e vasi raccontano la percezione della natura nel modo greco e romano tra l’VIII secolo a.C. e il II d.C.
La natura viene mostrata come documento storico: da alma mater a matrigna, da habitat ad architettura del vivere. Emerge la testimonianza di una forte ricerca di unità fra architettura, pittura e la sistemazione degli spazi verdi. Per restituire il valore emblematico della natura nel mondo antico, sono presentati in questa mostra anche frutti e pani provenienti da Pompei, conservati dalle ceneri vulcaniche dell’eruzione del 79 d.C.
Ad aprire l’allestimento partenopeo, direttamente da Paestum, l’affascinante lastra della famosa tomba del tuffatore della prima metà del V secolo a.C. che introduce alla rappresentazione della natura nel mondo antico tra arte e realtà, estetica e mito, ruolo simbolico e carattere ornamentale.

 

L’evento espositivo traccia con coerenza questo percorso tematico, offrendo una lettura inedita dellecomplesse trasformazioni che nei secoli, hanno mutato, non solo l’immagine della natura nell’arte, ma anche il rapporto degli uomini con la terra.
Pur non potendo mai parlare di paesaggio vero e proprio, termine che emerge nel mondo tardomedievale, la natura nel mondo antico rappresenta il teatro dove si svolgono le azioni degli uomini, in un rapporto speculare con quelle degli dèi, ma allo stesso tempo è la potenza da cui si genera tutto. La natura è il dono degli dèi e rappresenta il segno tangibile delle loro indicazioni, ma anche della loro rabbia e dei limiti che essi impongono alla tracotanza degli uomini.
Il ruolo simbolico della rappresentazione della natura si trasforma successivamente nel mondo romano, divenendo un raffinato motivo ornamentale per ampie scene dipinte ad affresco nelle dimore più lussuose dell’impero. La rappresentazione della natura appare profondamente connessa con il racconto mitico e con un contenuto simbolico in cui è costantemente centrale il rapporto uomo-natura.
Lo sguardo con cui siLo sguardo con cui si osservano gli elementi naturali cambia completamente nel corso della storia che dalla Grecia arcaica porterà alla Roma imperiale. Proprio il continuo variare di prospettiva, all’interno di una comune cornice culturale, è uno degli aspetti più affascinanti di questo viaggio nel mondo classico. In età arcaica nel mondo delle immagini dominano le realtà più essenziali: il mare, le rocce, gli antri, gli alberi. Parallelamente gli dèi e le storie del mito si identificano con le forze della natura.
È un insieme di valori che domina tutta l’età classica ma che si sgretola all’arrivo della forza innovatrice della cultura ellenistica scopritrice da una parte di una natura “decorativa” e dall’altra della dimensione del paesaggio.
Saranno proprio questi due aspetti che si svilupperanno straordinariamente in età romana, elaborando nuovi modelli artistici. Nella prima parte della mostra grande importanza hanno i vasi dipinti greci e magnogreci (testimonianza dell’arte antica salvatasi perché deposta nelle tombe). Nella seconda si può rivivere la cultura figurativa ellenistico-romana specialmente attraverso gli affreschi, in particolare quelli che ornavano le case di Pompei. Accanto alla documentazione ceramica e pittorica, sculture, preziosi oggetti in oro, argento e vetro, permettono di cogliere la varietà delle suggestioni ispirate alla natura nel mondo classico.

La scoperta del paesaggio

Una carrellata di affreschi con sfondo paesaggistico dal mondo ellenistico ci portano a quello romano. Dobbiamo intendere per paesaggio un sistema figurativo concepito utilizzando elementi diversi presenti nel mondo reale ma non riproducendo la realtà. Gli affreschi paesaggistici, sia quelli con vedute idilliache, nati nel mondo alessandrino fra III e II secolo a.C., che quelli mitologici, facevano parte di intere pareti dipinte.
Siamo davanti a opere di buoni pittori o bravi artigiani che si ispiravano, per decorare le pareti di ville dell’aristocrazia e di domus della classe media romana, alle costosissime opere su tavola degli artisti più celebri. La maggior parte dei dipinti ci viene da quell’inesauribile deposito di antichità che è rappresentato da Pompei e dal territorio vesuviano. Malgrado si tratti sempre di paesaggio costruito, i grandi scorci naturali che fanno da sfondo a storie mitiche sono di straordinaria suggestione e documentano l’autonomia che il paesaggio si conquista a poco a poco.

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Il verde reale e il verde dipinto

Una tecnica pittorica particolare, quella della pittura di giardini, nata probabilmente alla corte di Alessandria dilatava gli spazi e riportava all’interno della casa o nei porticati aperti il verde dell’esterno. In un piacevole gioco illusionistico, piante, fiori, uccelli del giardino reale, per il quale conosciamo la passione dell’élite romana, si duplicavano nel giardino dipinto. Nasce il gusto dell’arredo “da giardino”. Nella mostra non mancano raffigurazioni di nature morte. Ma l’invenzione iconografica (oggetti, animali, fiori e frutta composti fra di loro) appartiene al mondo classico. Un gioco di specchi dunque fra realtà e arte, fra antico e moderno, che accende ancora una volta la nostra sensazione di un rapporto uomo-natura immutato nel tempo.

Mito e natura

Il mito è una storia che mira a spiegare i misteri del mondo e le sue origini, a rivelarne senso e valori. La nozione di mito ci è stata trasmessa dalla stessa tradizione greca. L’invenzione del lògos non significò la morte del mito, nel sostrato della cultura greca mythos e lògos convivono, anche se in forme diverse nel tempo, e insieme sostanziano il rapporto tra la rappresentazione del mondo, attraverso gli atti, gli dèi e gli eroi fondatori, e i sistemi di organizzazione del reale e della società, ma soprattutto tra Uomo e Natura, agenti complementari di una medesima totalità. I Greci avevano una concezione cosmogonica del mondo. La natura incideva concretamente sulla società ordinata e civilizzata. Le immagini consentono di percepire come i Greci, in parallelo all’astrazione concettuale espressa dai miti cosmogonici, si rapportavano allo spazio e all’ambiente naturale di cui erano parte integrante, e riflettono anche come essi guardavano e riproducevano lo spazio in cui operavano, da sempre risultato dell’interazione tra l’Uomo e la Natura. In un ambito di ricerca dove la natura è percepita nella sua dimensione estetica e il paesaggio interpretato come memoria fisica della storia, la mostra offre una lettura unica della natura nel mondo classico: visione cosmogonica e mitologica, e insieme spazio vivo, palpitante della vita degli uomini.

Le radici della sensibilità ambientale

Emerge infine il grande valore di un rapporto di corretto equilibrio tra uomo e ambiente, tanto importante nel mondo antico perché legato al potenziale dono della nutrizione fornito dalla Natura che, se non correttamente rispettata, può svanire rendendola matrigna. Orientare il pubblico a riflettere sugli errori che l’uomo, a distanza di tempo, continua a commettere, spesso depauperando in maniera irrazionale la terra, senza pensare alle generazioni future, significa presentare un museo che, pur conservando collezioni antiche, diventa “contemporaneo” e partecipe delle vicende di questo tempo, con una forte connotazione non solo culturale ma di impegno civico e sociale. Più di duecento oggetti nell’esposizione raccontano come e in quanti modi si sia sviluppata nella società antica la rappresentazione di ciò che ci circonda e rendono evidente quanto la percezione della natura nel mondo classico abbia influito su uno degli aspetti più innovativi della cultura di oggi, l’attenzione all’ambiente.

 

#Natura - anno XVII - N. 91   Gennaio-Aprile 2016