AMBIENTE
L’AMBIENTE NELLE MISSIONI INTERNAZIONALI DI “PACEKEEPING”
14/07/2017
di Lorenza Colletti

In Italia spicca il Centro di Eccellenza per le unità di polizia per la stabilità (CoESPU)

FOTO BCon la definizione di peacekeeping vengono comunemente indicate operazioni internazionali volte al mantenimento della pace in Paesi vittime di crisi, con la collaborazione tra personale militare, di polizia e civile. Oggi vi sono in atto 15 missioni ONU affiancate anche da missioni dell’Unione Europea, dell’Unione Africana e dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE).

Importanti azioni di tale tipo sono state promosse dopo la Seconda Guerra Mondiale e di norma vengono svolte sotto il controllo dell'ONU. In tale campo spicca il contributo dell’Arma dei Carabinieri che riveste un ruolo strategico nell’addestramento dei peacekeepers: presso il CoESPU a Vicenza, negli anni, ne sono stati formati circa 10.000.

L’ADDESTRAMENTO

La natura complessa e variegata di tali missioni, svolte in Paesi in situazioni critiche post belliche, o dopo eventi catastrofici e calamità naturali, rende necessario inviare personale addestrato secondo procedure standard di “formed police” che sia in grado di operare secondo un modello condiviso.

Riconoscendo tale necessità, il 1 marzo 2005 l’Arma dei Carabinieri ha istituito a Vicenza il centro di formazione internazionale denominato “Centre of Excellence for the Stability Police Units – Centro di Eccellenza per le unità di polizia per la stabilità” (CoESPU) nella caserma “Gen. C. A. Edoardo Chinotto” che in precedenza ospitava una scuola di formazione per sottufficiali dell’Arma. La creazione di tale Centro deriva da una proposta italiana, condivisa e sostenuta dagli altri Paesi dell’allora “G8”, in occasione del vertice di Sea Island del 2004. Tale proposta era parte integrante delle misure di assistenza tecnica e finanziaria a favore dell’ampliamento dell’area delle operazioni di supporto alla pace, dedicando una particolare attenzione ai Paesi africani. Il Centro si avvale del sostegno finanziario del Dipartimento di Stato USA, nell’ambito della Global Peace Operation Initiative (GPOI).

Nel corso degli ultimi dodici anni il CoESPU ha attivato una vasta gamma di corsi a favore di personale italiano e di altre nazioni, nel quadro della dottrina e dell’impiego previsti dalle Nazioni Unite per la preparazione allo schieramento nelle missioni ONU, per la gestione delle crisi nel quadro delle missioni ONU e ancora secondo la dottrina OSCE nel caso delle missioni svolte sotto l’egida di questa organizzazione.

Vengono proposti anche corsi specifici sulle minacce asimmetriche, sulla polizia militare internazionale e sulla polizia di stabilità; il Centro aderisce a progetti ed esercitazioni di ampio respiro, come il progetto EUPST II (European Union Police Services Training) e partecipa, con altri 17 Paesi, ad un consorzio che ha organizzato, nel 2016, un’esercitazione LIVEX, un corso MMA&T e una conferenza accademica presso la propria sede.

Vista la necessità di ampliare il bagaglio culturale del personale sulle tematiche ambientali, sia come sistemi di riduzione dell’impatto sugli ecosistemi nei territori di missione, sia per il recupero dei territori colpiti da guerre o disastri, il CoESPU ha istituito un’apposita cattedra di “Polizia per la tutela forestale, ambientale ed agroalimentare” in modo da poter offrire adeguate risposte formative.

Il bagaglio di esperienza della divisione Affari Forestali Internazionali, anch’essa assorbita dall’Arma dei Carabinieri con il decreto 177/2016 nel Comando Unità per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare, arricchisce le capacità formative dell’Arma, utili per costituire o ricostituire le Amministrazioni Pubbliche di carattere ambientale di molti Paesi che emergono da crisi belliche o di altro tipo.

FOTO C (2)PROGETTI INTERNAZIONALI

Un esempio particolarmente interessante è rappresentato dal progetto denominato KS 09 IBEN02 “Ulteriore sostegno alla gestione forestale sostenibile in Kosovo”, un’attività di gemellaggio della durata di due anni (novembre 2010/ novembre 2012), del costo di 3 milioni di euro dei quali, il 90% a carico dell’UE ed il 10% a carico del governo kosovaro. Il progetto ha avuto come obiettivo la condivisione di conoscenze e buone pratiche in settori forestali particolarmente critici per i Balcani, effettuando la formazione sul posto a cura di funzionari forestali provenienti da vari Paesi e rivolta soprattutto all’Agenzia forestale kosovara. Il contributo diretto dei Forestali ha riguardato, principalmente, la prevenzione e la pianificazione “antincendio boschivo” e la gestione delle Aree Protette: due settori delicati in un Paese che registra forme di gestione insostenibile del territorio, urbanistiche e non solo, e di aggressione alle risorse forestali.

Un altro progetto internazionale finanziato dall’Unione Europea è stato il PAWSmed (Pädagogische Arbeit in den Wäldern - Pedagogical Work in Mediterranean Forests), un sistema unico per l’intero Mediterraneo volto ad “Insegnare ai forestali ad insegnare”: si tratta di un progetto diretto soprattutto alle giovani generazioni per accrescerne la conoscenza del bosco, tramite attività pratiche, prevenendo così le illegalità ambientali, che rappresentano tuttora un’efficace metodologia per l’educazione ambientale.

A questi progetti e iniziative se ne sono aggiunti numerosi altri, come viaggi d’istruzione in Italia per l’approfondimento di argomenti specifici per delegazioni straniere – che solitamente trattavano tematiche riguardanti la conservazione della biodiversità, la gestione forestale sostenibile e la prevenzione degli incendi boschivi – nonché lezioni e consulenze organizzate all’estero, ad esempio su aree Natura 2000, FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade) o CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora) nel quadro dell’assistenza TAIEX (Technical Assistance and Information Exchange Instrument of the European Commission).

FOTO DLa futura ripresa e riproposizione di questi ed altri progetti simili potrebbe, quindi, rappresentare un’occasione vincente per integrare la preparazione delle unità di polizia impegnate nelle missioni di peacekeeping, compito nel quale l’Arma già eccelle, con un’alta formazione in materia forestale ed ambientale, che contribuisca a completare validamente la ricostruzione delle istituzioni nei Paesi usciti da gravi crisi. Inoltre il CoESPU, quale polo dottrinale e di ricerca, ha manifestato l’intento di proporre best practices e lesson learned in materia di gestione dell’energia, dell’acqua e dei reflui, dei rifiuti solidi e più in generale dell’impatto ambientale nelle operazioni di supporto alla pace, esattamente in linea con quanto previsto dalla strategia sulla protezione dell’ambiente nelle missioni di pace recentemente approvata dall’ONU.