AMBIENTE
CIBO IN TENDA? NO, GRAZIE
20/10/2021


FOTO A - Marco Priori - Cibo in tenda (3)Vivere la natura, per molti, significa anche pernottare in tenda. Quest’anno campeggi e aree attrezzate hanno registrato il tutto esaurito grazie ai molti che hanno riscoperto la meraviglia di aprire la tenda ed avere una finestra privilegiata sul mondo naturale. A volte però alcuni spiacevoli inconvenienti possono rovinare la magia del momento, ad esempio quando si lascia del cibo nella tenda. Gli animali selvatici, infatti, sono attratti dall’odore e possono causare piccoli o grandi danni. Un roditore attirato dal profumo di qualche leccornia può decidere di rosicchiare il telo della tenda e aprirsi un varco per raggiungere l’ambìto pasto. Anche cani e volpi arrivano a strappare irrimediabilmente la tenda per cercare di tirarne fuori il cibo. Questo scenario si fa ancora più complesso se ci troviamo in una zona dove sono presenti gli orsi. In quest’ultimo caso bisogna essere ancora più prudenti. I plantigradi, infatti, possono diventare molto ostinati fino al punto di fare a pezzi la tenda lasciandoci basiti a guardare il triste e gravoso spettacolo. Non solo, ma tentare di scacciare un orso dal proprio pasto potrebbe diventare molto pericoloso per la nostra incolumità. Naturalmente di orsi in Italia non ce ne sono molti, come invece può accadere negli Stati Uniti o in Canada, lì dove ho dovuto mettere in pratica le tecniche più raffinate per evitare questi inconvenienti. Ma anche nel Bel Paese ci sono luoghi dove è importante essere prudenti. La soluzione migliore è quella di utilizzare dei contenitori stagni che vengono proprio definiti “a prova di odore“ (in inglese odorproof). Naturalmente meno sono profumati i cibi che trasportiamo e meno avranno un effetto attrattivo sugli animali, ma ricordo che anche oggetti profumati come salviettine umidificate, gomme da masticare, creme o saponi possono richiamare l’attenzione degli animali, allo stesso modo di rifiuti e residui di pasto.

Se abbiamo a disposizione l’automobile, sarà certamente il posto migliore in cui lasciare le vettovaglie, ma nelle zone con presenza di orsi ci sono anche altre tecniche appropriate, come quella di appendere il cibo ad un albero facendo passare una corda su un ramo sporgente così da portarlo ad un’altezza di almeno 3 metri dal suolo. Una soluzione più specifica per i luoghi oltreoceano dove è presente l’orso nero americano, formidabile arrampicatore, è quella di legare una corda tra due alberi in modo tale che il cibo, sospeso a metà, sia irraggiungibile anche dai tronchi. In tutti i casi questo “luogo di stoccaggio” dovrà essere comunque ad almeno 50-100 metri dalla nostra tenda, soprattutto nel caso ci trovassimo in una situazione “backcountry” ovvero in esplorazione di terre remote nei luoghi dove la normativa lo consente.

Proprio questa tecnica ho dovuto applicare nell’ultimo corso di Natural Survival che ho tenuto in centro Italia poiché, a poche ore dal corso, ero stato chiamato dai Carabinieri Forestali di Leonessa per ricercare, riconoscere tracce e raccogliere campioni di pelo di un plantigrado che nottetempo aveva fatto la sua visita ad alcune api, distruggendo le arnie di un’azienda agricola poco distante dal nostro campo. A quel punto, pensandoci bene, il miele che avevamo con noi nel bosco durante il corso era opportuno tenerlo al sicuro, appunto, appeso ad un albero durante la notte.

 

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