AMBIENTE
C’E’ UN TESORO SOTTO I NOSTRI PIEDI
01/04/2017
di Gabriele Salari

Il suolo è una risorsa finita e non rinnovabile per questo va preservata

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Il suolo, un illustre sconosciuto. Conosciamo meglio gli astri celesti che quanto abbiamo sotto i piedi, diceva Leonardo. Eppure, senza suolo non mangiamo (il 95% del nostro cibo arriva dal suolo), non respiriamo (il suolo sequestra quattro volte la quantità di carbonio che c'è in atmosfera e di conseguenza evita che si formi CO2 e quindi che il clima peggiori più di così) e affoghiamo (un ettaro è in grado di trattenere quasi 4 milioni di litri d'acqua, l'equivalente di 150 tir). Ma non solo, con il suolo ci curiamo perché là sotto vivono milioni e milioni di esseri viventi tra cui funghi, batteri e protozoi che sono alla base di alcuni potenti antibiotici.

A fare luce su questo universo ci ha pensato - con il libro “Che cosa c’è sotto” (Altreconomia) - Paolo Pileri, professore di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano. Da sempre si occupa della “questione ambientale”, in particolare di analisi critica dei consumi di suolo, politiche di contenimento urbano e alternative all’attuale modello di sviluppo.

 

La nostra Costituzione proteggendo il paesaggio non tutela implicitamente anche il suolo?

Il nostro Paese, il Bel Paese, ha - primo al mondo - inserito nella sua Costituzione ilFoto A paesaggio, come elemento fondativo di cittadinanza (art. 9). Quel paesaggio che ha nel suolo una matrice insostituibile in cui si specchia e nutre. I Costituenti intuirono che il paesaggio era la più alta e fedele registrazione vivente di una storia originale fatta di incroci, ibridazioni e stratificazioni. Una storia che e stata ̀ la culla di quella che orgogliosamente chiamiamo “creatività italiana”. Eppure il nostro Paese e il più ignavo “consumatore” ̀ di suolo e paesaggio e, inevitabilmente, di se stesso e di quella sua creatività. Una contraddizione che continua a far danni, con la complicità di una (troppo) silenziosa urbanistica, dei suoi strumenti e di chi la governa, sotto la spinta di forze che nulla hanno a che fare con l’interesse del Paese e dei cittadini, ma - se mai - con piccoli o grandi interessi privati, pur legittimi ma anche, non raramente, illeciti. Il suolo è, infatti, il terreno dove prendono forma alcune decisioni politiche, quelle che ne fissano la destinazione d’uso, salvandolo o compromettendolo. Ma anche il terreno su cui giocare la carta di un possibile riscatto, per passare dal bieco interesse di pochi al nobile interesse collettivo, dalla rendita al bene comune.

 

Perché è così importante combattere il consumo di suolo?

Foto DIl suolo è una risorsa finita e non rinnovabile: ne consumiamo più di quanto non se ne riesca a rigenerare. Occorrono circa 500 anni per sostituire 25 millimetri di suolo. Nonostante la crisi siamo sempre assediati da volumi e volumi di edifici non usati e si continuano a costruire case e capannoni che nessuno userà.

In Italia la popolazione non cresce più e le attività produttive che hanno bisogno di stabilimenti avrebbero a disposizione così tanti volumi e superfici dismesse che non vi sarebbe più bisogno di cementificare per i prossimi 10 anni almeno. Ancora oggi si consumano 4 metri quadrati ogni secondo in Italia (vedi dati ISPRA). Un'enormità! vuol dire che ogni 7 minuti, il tempo per un caffè, si butta via il suolo che servirebbe a sfamare una persona.

Quando asfaltiamo o cementifichiamo il suolo, questo non produce più nulla e subito diventiamo più poveri e a rischio. Il suolo è vivo, il suolo è risorsa, il suolo è cibo, il suolo è paesaggio, il suolo è cultura, il suolo è bene comune. Dall'uso che facciamo e faremo del suolo ci riconosceremo e ci riconosceranno.

 

 

Anche il Papa sembra aver capito l'importanza del suolo?

Sì, nell'enciclica «Laudato si’» la prima risorsa nominata è il Suolo (pt. 2). La prima, non la seconda, non la terza.

Un segno che mi piace interpretare come una precisa e voluta attenzione alla risorsa meno protetta al mondo, sebbene sia la più vulnerabile.

E nulla è un caso in un’enciclica papale. Tutto è pesato e soppesato, meditato e frutto di discernimento.

Siamo noi a poter e dover salvare suolo e ambiente, paesaggio e società. Non si salvano da soli.

E in questo il messaggio dell’enciclica è potente e chiaro al tempo stesso. E dice anche: «Non si addice ad abitanti di questo pianeta vivere sempre più sommersi da cemento, asfalto, vetro e metalli, privati del contatto fisico con la natura» (pt. 44).

 

Eppure sembra che in futuro abiteremo sempre di più nelle grandi città?

Accadrà, ma questo non ci autorizza a non prenderci cura delle aree interne, a Foto Brimanere ad abitarle. Anzi: occorre moltiplicare gli sforzi ora. È in atto un feroce processo di urbanesimo per deportazione, attraverso la fascinazione della tecnologia e l'accentramento di servizi. Occorrerebbe, invece, ripristinare i pilastri culturali che portano la gente a convincersi che continuare a vivere nei propri paesi - non in villetta, ma nei piccoli centri italiani, ovvero il 70 per cento delle realtà urbane - è bello e pieno di soddisfazioni.

 

Nei piccoli centri il suolo è tutelato meglio?

Non necessariamente, ci vuole sempre coraggio da parte degli amministratori nell'imporre scelte che possono non essere gradite a gruppi di potere. E ci vuole una legge nazionale decisa e coraggiosa che aiuti ma che non abbiamo e sembra non arrivare. A San Lazzaro di Savena, 32.000 abitanti, ad esempio, il sindaco ha subito minacce e intimidazioni per aver bloccato una speculazione che prevedeva la realizzazione di 582 alloggi.

Ancora più clamoroso il caso di un piccolissimo comune in provincia di Torino, Lauriano, 1.400 abitanti. Il sindaco è stato oggetto di un procedimento penale (e poi assolto perché il fatto non sussiste) per aver deciso di convertire delle aree dichiarate edificabili dal vecchio piano regolatore in aree agricole.

 

 

STRATEGIE PER USCIRE DALLA MORSA DEI CONSUMI DI SUOLO

  1. Cinture verdi o Green Belt

    L’idea è di circondare la città esistente con una fascia verde profonda alcuni chilometri.

  2. Vietato oltrepassare questa linea!

    Si disegna un limite fittizio, deciso a tavolino, oltre il quale la città non va.

  3. La cifra del limite

    Il suolo si può tutelare anche fissando un limite numerico non superabile.

  4. Incentivi e politiche fiscali

    La regolazione fiscale è una delle prime strategie da implementare.

  5. Un programma nazionale di acquisto di aree (e di non svendita!)

    Il soggetto pubblico acquista oppure offre incentivi alla cessione da parte del soggetto privato.

  6. Densificare, addensare, compattare…

    La città a bassa densità, con poche case ed abitanti per superficie, è la più inefficiente delle forme urbane e anche la più costosa per i cittadini.

  7. Stop alla frammentazione amministrativa e all’individualismo decisionale

    Porta alla moltiplicazione dei consumi di suolo e all'amplificazione delle discontinuità tra realtà con- finanti.

  8. Evita e riduci (impatti), mitiga e compensa (ecologicamente)

La tutela del suolo va incrociata con la contabilizzazione ecologica locale.

 

COS'È IL SUOLO

Lo strato superiore della crosta terrestre costituito da componenti minerali, materia organica, acqua, aria e organismi viventi. Rappresenta l’interfaccia tra terra, aria e acqua e ospita gran parte della biosfera. Visti i tempi estremamente lunghi di formazione del suolo, si può ritenere che esso sia una risorsa sostanzialmente non rinnovabile. Il suolo ci fornisce cibo, biomassa e materie prime; funge da piattaforma per lo svolgimento delle attività umane; è un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale e svolge un ruolo fondamentale come habitat e pool genico. Nel suolo vengono stoccate, filtrate e trasformate molte sostanze, tra le quali l’acqua, i nutrienti e il carbonio. Per l’importanza che rivestono sotto il profilo socioeconomico e ambientale, tutte queste funzioni devono pertanto essere tutelate.