AMBIENTE
BELLEZZA ETICA
21/04/2018

di Diana Malcangi

Chimico cosmetologa


Uno scorretto smaltimento dei cosmetici può contribuire all’inquinamento ambientale

FOTO BBagnoschiuma, shampoo, dentifrici, deodoranti, creme, scrub. E ancora rossetti, fondotinta, polveri per il viso, smalti, tinture per capelli…

In un’unica parola, cosmetici, prodotti che utilizziamo tutti, in grande quantità e frequentemente.

Secondo recenti stime dell’Associazione Cosmetica Italia, noi italiani spendiamo complessivamente 10 miliardi di euro all’anno in prodotti per la bellezza e l’igiene personale. Numeri impressionanti, senza dubbio, che da un lato rappresentano un vero e proprio vanto (siamo al quarto posto in Europa come consumatori di cosmetici e primi al mondo come produttori di make-up), dall’altro ci lasciano intravedere le conseguenze che le migliaia di flaconi e le tonnellate di prodotti hanno sull’ambiente.

 

FOTO BOXFLACONI

Plastica, plastica e ancora plastica. Nelle sue tante varianti (PE, PET, PVC, PP, PTFE), si tratta di un materiale leggero, resistente, quasi inerte e a basso costo che offre alle aziende cosmetiche infinite possibilità nella forma, dimensione, colori e caratterizzazione estetica dei flaconi. Proprio perché è inerte e resistente, ha lo svantaggio di avere tempi lunghissimi di degradazione naturale: si stima che ci vogliano dai 100 ai 1.000 anni per degradare un flacone nel terreno. Purtroppo quasi tutti i contenitori di cosmetici vengono usati una volta, cioè fino allo svuotamento del contenuto e poi gettati. A differenza delle bottiglie d’acqua, i flaconi e i vasetti per cosmetici sono realizzati con una plastica più spessa che si appiattisce poco in fase di smaltimento, e perciò può creare maggiore ingombro e peso nei rifiuti.

Questi materiali, specialmente gli alogenati, a contatto col terreno possono rilasciare sostanze chimiche nocive che, se penetrano in profondità, sono in grado di raggiungere le falde acquifere o altre fonti d'acqua e nuocere così a tutte le specie viventi che entrano in contatto con quell’acqua.

Il fenomeno più grave è però quello delle microplastiche: col tempo, infatti, flaconi e tubetti possono disgregarsi in piccoli pezzi e diventare dannosissimi se si riversano in ambiente marino. I frammenti vengono scambiati per cibo e ingeriti da pesci, tartarughe, gamberetti, molluschi, bloccandone in alcuni casi l’apparato digerente. In altri casi i microframmenti restano nell’intestino delle specie marine, accumulandosi, e oltre a danneggiare questi e gli animali che di essi si nutrono, come ad esempio gli uccelli marini, potrebbero tranquillamente finire nel nostro piatto.

Di recente le microplastiche sono state trovate anche nel sale marino da cucina, nella birra e nel miele, il che ci dà solo una vaga idea dell’esposizione che abbiamo a queste sostanze. Le plastiche, inoltre, possono portare con sé tracce di altri contaminanti tossici per gli organismi viventi, come ftalati, bifenili policlorurati e bisfenolo A.

Purtroppo, attraverso i cosmetici, tali contaminanti possono arrivare al nostro organismo anche in maniera più diretta: il flacone di plastica può rilasciare queste sostanze nel liquido cosmetico contenuto e, nel momento in cui lo utilizziamo, entrare in contatto col nostro organismo.

 

FOTO CLE ALTERNATIVE ALLA PLASTICA SONO LA SOLUZIONE?

Evitare la plastica nei cosmetici non è facile: in alcuni casi si può utilizzare il vetro come contenitore, ma chiaramente questo aumenta il peso del prodotto finito e ne pregiudica la sicurezza, ad esempio sotto la doccia non è una soluzione sicura, perché può scivolare e rompersi.

Una soluzione logica dovrebbe essere quella di riutilizzare i flaconi, acquistando prodotti ricaricabili. Se alcune aziende di detersivi prevedono comodi sistemi di ricarica, come le buste di prodotto con minore ingombro oppure detersivi “alla spina”, nel caso dei cosmetici questo non sempre si può fare, a causa delle possibili contaminazioni microbiche del prodotto che possono mettere a rischio la sicurezza del consumatore. Anche dal punto di vista normativo, la fase di riempimento in negozio è a tutti gli effetti una fase produttiva, che deve perciò sottostare agli stessi regolamenti e controlli di un’industria. Ecco perché i cosmetici alla spina sono così poco diffusi.

Un’altra soluzione sono le cosiddette “plastiche biodegradabili” o addirittura “compostabili”, che si possono ottenere anche a partire da materiali naturali come gli amidi oppure dalla fermentazione degli scarti del settore agricolo, come l’acido polilattico (PLA). Purtroppo queste bioplastiche non sono ancora riuscite a soppiantare le plastiche tradizionali, per motivi di resistenza del materiale e di costo, ma per fortuna molto si sta facendo in questo settore.

 

Foto Box (2)MICROBEADS

C’è un’altra fonte di plastica, più insidiosa, che non proviene dai flaconi ma diretta mente dai prodotti cosmetici: sono le microbeads, piccole sfere di plastica, in genere polietilene, di dimensioni che vanno da 10 micrometri a 1 millimetro. Sono utilizzate come esfolianti nei prodotti a risciacquo (scrub viso e corpo, bagnoschiuma, saponi, maschere e dentifrici) e come texturizzanti nei prodotti da trucco, e sono molto diffuse. A differenza dei flaconi, non è possibile riciclare questo tipo di plastiche, perché esse vengono sciacquate via dopo aver utilizzato il prodotto, riversandosi negli scarichi e quindi nei fiumi e nei mari: un danno ecologico incredibile.

Quest’estate sono state messe al bando in Inghilterra, e a settembre il Ministro dell’Ambiente Galletti ha richiesto al Senato di accelerare l’approvazione del disegno di legge per vietare le microplastiche nei prodotti cosmetici.

In questo caso, le alternative naturali e atossiche ci sono: i microgranuli di plastica possono essere tranquillamente sostituiti da noccioli frantumati di albicocca, di olivo, da gusci di mandorle e altri materiali duri frantumati. Queste materie prime svolgono una funzione esfoliante eccellente e sono, come si può dedurre, assolutamente ecocompatibili e in più consentono di riutilizzare gli scarti delle lavorazioni dell’industria alimentare. Se poi si desiderano particelle più regolari, di forma sferica, da usare ad esempio nei prodotti da trucco, si potrebbe sempre ricorrere alle plastiche biodegradabili già citate.

 

 

BELLI DI NATURA

Ecco la ricetta di uno scrub corpo esfoliante fai-date, che si può realizzare utilizzando un eccellente sostituto alle microbeads: la polvere di caffè esausta, quella che resta nella moka dopo averla usata e che normalmente getteremmo via.

 

PROCEDIMENTO

In una ciotolina, mescolare la polvere di caffè esausta con olio d’oliva e acqua calda, quanto basta per formare una pastella fluida.

 

USO

Utilizzare il composto sulla pelle bagnata, massaggiando tutto il corpo e insistendo nei punti dove la pelle è più spessa (gomiti, ginocchia e talloni) e dove sono presenti inestetismi come smagliature, punti neri, peli incarniti o pelle a buccia d’arancia. Sciacquare bene e procedere alla doccia con il detergente abituale (o, se si preferisce, sciacquare e tamponare soltanto, se si vuole tenere sulla pelle un po’ dell’olio utilizzato, a mo’ di idratante).

AVVERTENZE

Il composto non si conserva, va preparato al momento di utilizzarlo.

 

IL SISTEMA DEI CONTROLLI

Il Ministero della Salute ha il compito di garantire la sicurezza dei prodotti cosmetici presenti sul mercato.

Per questo organizza le attività di vigilanza su due fronti:

  • attività di cosmetovigilanza: raccolta, monitoraggio e verifica di eventuali segnalazioni di reazioni avverse dovute all’impiego di prodotti cosmetici regolari, cioè conformi al Regolamento CE n. 1223/2009;
  • attività di sorveglianza sul territorio dei prodotti e degli operatori economici del settore volta a verificare e contrastare la vendita e la distribuzione di prodotti cosmetici irregolari, cioè non conformi al Regolamento CE n. 1223/2009.

L'Unione Europea (UE) ha attivo un sistema di allerta rapido per la sicurezza dei prodotti (RAPEX), che riguarda anche i cosmetici ed è previsto nella Direttiva 2001/95/CE recepita nel nostro Paese dal Decreto legislativo 6 settembre 2005 n. 206 Codice del consumo e nel Regolamento (CE) 765/2008. Il sistema si basa sulla segnalazione del rischio relativo ad un determinato prodotto che viene fatta circolare in tempo reale in tutti i Paesi dell’Unione europea, affinché gli Stati membri, verificata l’eventuale presenza sul proprio territorio del prodotto, possano adottare gli opportuni provvedimenti (richiamo volontario, ritiro, sequestro) in relazione alla gravità del rischio segnalato. Parimenti ogni Stato informa, poi, tutti gli altri Stati dei provvedimenti adottati. Le segnalazioni RAPEX riguardano nella maggior parte dei casi prodotti irregolari.

 

COSMETICI CONTRAFFATTI

La contraffazione dei prodotti cosmetici è un fenomeno molto rilevante ed è in continuo aumento. Il problema riguarda soprattutto profumi e dentifrici, ma si sta estendendo anche a saponi e detergenti. La falsificazione può riguardare prodotti per loro stessa natura fabbricati illegalmente e di provenienza sconosciuta. Pertanto i requisiti di sicurezza e qualità imposti dalla normativa comunitaria non sono garantiti, con conseguenti pericoli per la salute del consumatore. La provenienza sconosciuta ed il mancato rispetto della normativa comunitaria determinano, inoltre, la compromissione dell’efficacia del prodotto, ma non solo. La contraffazione rappresenta un grave danno per l’attività industriale svolta legalmente. Per questo è auspicabile da parte di tutti astenersi dall’acquisto di cosmetici che non rispettano i requisiti.

Il Ministero della Salute opera nell’ambito della contraffazione dei cosmetici, mediante iniziative autonome, nonché congiuntamente al CNAC (Consiglio Nazionale Anticontraffazione) e alla taskforce IMPACT Italia, istituita nel 2007 al fine di contrastare il fenomeno nel campo farmaceutico. Essa rappresenta il punto di riferimento unico per le attività in questo settore ed è composta da tutte le principali istituzioni interessate al problema, ovvero AIFA, Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, Istituto Superiore di Sanità e Carabinieri NAS che, insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Agenzia delle Dogane e al Ministero dell’Interno (Direzione Centrale Polizia Criminale), sviluppano attività e indagini congiunte che permettono di coinvolgere anche le altre amministrazioni interessate a singoli progetti mirati.

I Nas nel periodo 2016 - settembre 2017 nel settore dei cosmetici hanno effettuato 271 controlli e sequestrato 36.233 confezioni per un valore complessivo di 6.636.300,00 euro.

Le violazioni penali maggiormente riscontrate riguardano l’etichettatura irregolare, la falsità in genere e le violazioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. In particolare sono stati posti sotto sequestro una struttura di produzione cosmetici e un centro estetico, per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro.