AMBIENTE
ARMI CLIMATICHE
20/12/2018
di Salvatore Santangelo

Sin dall’antichità gli uomini cercano di manipolare la forza degli elementi naturali anche per usi bellici


FOTO APERTURA -

Il  cloud seeding è un processo che comporta l'inserimento di particelle di ioduro di argento nelle nubi per aumentare le precipitazioni. E' una procedura utilizzata fin dagli anni cinquanta negli USA e successivamente in Russia, Cina e  Indonesia

Mentre sul web proliferano siti che rilanciano tesi complottiste e l’esistenza di fantomatiche armi in grado di cambiare le condizioni climatiche di un Paese o di provocare eventi sismici, le barriere tra queste posizioni “marginali” e il mainstream sono state recentemente infrante dalle dichiarazioni del generale iraniano Gholam Reza Jalali, comandante della Difesa civile, che ha accusato un Paese nemico di “rubare nuvole e precipitazioni”; notizia che è stata poi ripresa e rilanciata da molti mezzi di informazione. Come sappiamo, per l’Iran, il 2018 è stato un anno segnato da una grave siccità che ha provocato forti proteste da parte degli agricoltori. Per cercare di fermare le manifestazioni, il generale ha quindi deciso di trovare un colpevole: “qualcuno” starebbe agendo in modo che le nuvole che arrivano nel cielo iraniano non siano in grado di scaricare la pioggia.

FOTO CCi troveremmo di fronte a una variante “al contrario” del cloud seeding, un processo che comporta l'inserimento di piccole particelle di ioduro di argento nelle nubi al fine di influenzare il loro sviluppo, con l'obbiettivo di far aumentare le precipitazioni. Una procedura utilizzata, fin dagli anni cinquanta negli USA e successivamente in Russia, Cina e Indonesia. Il cloud seeding funzionerebbe però solo nei punti che presentano già vapore acqueo (i critici sostengono che generalmente i successi rivendicati si verificarono in condizioni in cui stava per piovere in ogni caso).

Dopo le esternazioni dell’alto ufficiale, è arrivata però la smentita da parte dell’Agenzia meteorologica iraniana: “Il generale Jalali probabilmente ha documenti su questo argomento di cui non siamo a conoscenza. - ha spiegato Ahad Vazife, direttore del servizio di meteorologia nazionale - Ma sulla base dei dati, non è possibile per un Paese rubare neve o nuvole. L’Iran soffre di una prolungata siccità e questa è una tendenza globale che non si applica solo al nostro Paese. Proporre spiegazioni simili non solo non risolve nessuno dei nostri problemi, ma ci impedirà di trovare le giuste soluzioni”.

 

VERITÀ E FANTASCIENZA

Ma per chi volesse avventurarsi per questi impervi sentieri, sul web è recuperabile un video, mai smentito, del generale ed esperto di geopolitica Fabio Mini, il quale haFOTO D affermato che: “La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa a cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetaria. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario che purtroppo non è più fantascienza”.

Nel suo intervento, il Generale italiano (ormai in pensione) racconta che, nel lontano 1946, lo scienziato neozelandese Thomas Leech, lavorò in Australia per conto dell’Università di Auckland, con fondi statunitensi e britannici, per provocare piccoli tsunami. Il Progetto “Seal” ebbe successo e spaventò a tal punto lo scienziato che decise di interrompere gli esperimenti, “che poi sicuramente sono stati ripresi e perfezionati”.

Mini si era già occupato di questo controverso tema anche in un articolo su Limes, parlando senza remore di tsunami e terremoti artificiali, soffermandosi in particolare su un progetto dell’Aeronautica Militare Statunitense del 1995, “Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025”, in cui venivano delineati i piani non tanto per “possedere il clima”, quanto per controllare il meteo, lo spazio atmosferico e condurre operazioni belliche in sicurezza; afferma sempre il Generale: “irrorando le nubi con ioduro di argento, altre sostanze chimiche o polimeri, per dissolverle o spostarle. Oggi siamo piuttosto vicini al traguardo del 2025”.

FOTO EIn una successiva intervista sul tema ha “rincarato” la dose: “si può immaginare che se uno agisce in un punto, per esempio in mezzo al Pacifico con una esplosione controllata nucleare o anche soltanto non nucleare o anche soltanto convenzionale, bene il riverbero delle onde sismiche che produce questa esplosione può arrivare, alimentare e provocare addirittura lo tsunami”.

Va detto peraltro che, già dal secolo scorso, sono state sviluppate armi tattiche con effetti ambientali e metodologie operative per modificare gli equilibri economici e ambientali.

Alla prima categoria appartengono le mine sotterranee, ampiamente usate durante la Prima guerra mondiale allo scopo di far detonare grosse quantità di esplosivi vicino alle postazioni nemiche per far crollare il sistema delle trincee.

Alla seconda, azioni come quella del 17 marzo 1943, quando aerei del 617º Squadrone della Raf attaccarono con successo, mediante speciali bombe rotolanti, le dighe di Mohne, Eder e Soerpe, che facevano parte del sistema delle centrali idroelettriche che alimentavano le industrie del bacino della Ruhr.

Tra l’altro, questo tema è stato affrontato anche nella Conferenza del Comitato sul disarmo, tenutasi a Ginevra il 18 maggio 1977, che ha dato origine alla Convenzione sulla proibizione dell’uso militare o di qualsiasi altro uso ostile delle tecniche di modificazione dell’ambiente.

Questa convenzione, nota anche con il sinonimo ENMOD (Environment Modification), è stata ratificata anche dagli Stati Uniti nel 1980. All’art. 1 recita: “Ciascun Paese dell’Onu si impegna a non impiegare, per uso militare o qualsiasi altro uso ostile, quelle tecniche di modifica dell’ambiente naturale che abbiano ampi, duraturi e rovinosi effetti quali mezzi di distruzione e che danneggino ogni altro Stato membro”.