AMBIENTE
VISITA DEL COMANDANTE GENERALE TEO LUZI ALL'ACCADEMIA ITALIANA DI SCIENZE FORESTALI
04/07/2022

In occasione dell’inaugurazione del 71° Anno accademico dell’importante istituzione, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Teo Luzi, ha tenuto un’interessante prolusione sulle tematiche ambientali


AMBIENTE, FORESTE E SICUREZZA

Teo Luzi, Generale di Corpo d’Armata, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

FOTO APERTURA 2Il contesto storico attuale è caratterizzato da una crescente attenzione alle problematiche ambientali, percepite come vere e proprie emergenze da affrontare su scala globale con elevata priorità. In premessa, la situazione congiunturale della guerra in corso sul territorio ucraino viene analizzata esclusivamente sul versante ambientale e, in particolare, per i risvolti legati all’alterazione degli habitat e all’aumento delle emissioni climalteranti in atmosfera. Le convenzioni ambientali dell’ONU in materia di cambiamenti climatici, di diversità biologica e di lotta alla desertificazione rappresentano un punto di riferimento imprescindibile per la transizione verso uno sviluppo realmente sostenibile. In tale contesto si incardina e declina l’attività del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri (CUFAA), sia come forza di polizia ambientale strutturata ed efficiente nel garantire la prevenzione dei reati in danno all’ambiente, alle foreste e al settore agroalimentare nel nostro Paese, sia in proiezione internazionale. Questa impostazione viene perseguita nell’ambito di una nuova “diplomazia ambientale” in grado di esportare le buone pratiche all’interno di un perimetro di cooperazione definito in accordo con le Agenzie dell’ONU e in raccordo con i riferimenti istituzionali nazionali.

 

premessa e contestualizzazione

Un sentito ringraziamento all’Accademia Italiana di Scienze Forestali e al suo Presidente, Prof. Orazio CIANCIO, per avermi riservato l’onore di tenere la prolusione per l’inaugurazione dell’Anno Accademico 2022-2023.

Se questo evento fosse avvenuto tre mesi fa, prima della guerra in Ucraina, avrei iniziato con la citazione del già Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack OBAMA, che al Summit ONU sui Cambiamenti Climatici del 2014 disse: «l’attuale generazione umana è la prima a risentire fortemente dell’impatto dei cambiamenti climatici ed è anche l’ultima che può fare qualcosa al riguardo». Affermazione che costituisce la perfetta sintesi dello stato di salute del Pianeta e delle sue prospettive.

Oggi, con gli scenari di devastazione materiale e morale prodotti dalla guerra con il riferimento drammatico alle parole del Santo Padre: “Di fronte al pericolo di autodistruggersi l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo, prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla Storia”[1].

La guerra è una sconfitta per l’umanità intera a causa dei danni incalcolabili in termini di vite umane e ferite socio-economiche ai popoli, ma anche per la devastazione dell’ambiente.

I media che in questi mesi hanno raccontato nei minimi dettagli le vicende politico-militari e le sofferenze umane, più raramente hanno evidenziato la catastrofe ambientale. Anche in Ucraina “l’ambiente è vittima silenziosa della guerra”, come ebbe a dire nel 2014, in analoga circostanza, il Segretario Generale dell’ONU Ban-Ki-Moon.

Darò pochi dati per comprendere il disastro ambientale in Ucraina.

Lo stato, pur rappresentando il 6% del territorio del continente Europeo, possiede oltre il 35% della biodiversità: circa 70.000 specie tra animali e vegetali e, tra queste, se ne contano quasi 1.400 protette. Un terzo del territorio ucraino, formato da foreste, paludi, steppe e habitat salini, è profondamente vulnerabile.

Tra Bielorussia, Ucraina e Russia c'è la Polesia, area umida pari a due terzi del territorio italiano, che per l'altissimo valore naturalistico è denominata “Amazzonia d'Europa”.

Nel 2015 la Banca Mondiale aveva già rilevato la vulnerabilità e i gravi rischi ambientali contando sul territorio oltre 170 impianti chimici, 4.500 imprese minerarie e metallurgiche, tutte di eredità sovietica e quindi obsolete.

Peraltro, come noto, l’attività bellica è di per sé energivora in quanto la produzione di armi e materiali da combattimento, lo spostamento di truppe e armamenti, consumano tantissima energia rilasciando enormi quantità di inquinanti.[2]

Inoltre le esplosioni provocate da proiettili, missili e bombe, diffondono nell’aria un’ampia gamma di micro materiali, metalli pesanti e cemento, fino all’amianto degli edifici. L’inquinamento atmosferico e idrico ovviamente non sarà confinato a livello locale: la complessa miscela, a seconda dei venti o del ciclo idrologico, si diffonderà per migliaia di chilometri.

Occorre considerare inoltre che, per la prima volta, un conflitto armato accade su un territorio disseminato da 15 centrali nucleari e 450 siti di stoccaggio di scorie radioattive. Se venisse distrutto uno solo di questi siti si avrebbe il rilascio in atmosfera di quantità di materiale radioattivo di gran lunga superiore a quello della catastrofe di Cernobyl del 1986, con conseguenti danni incalcolabili.

Tra i danni ambientali causati, uno dei meno considerati è quello legato al ciclo del cemento. In effetti, l’industria cementizia è, dopo quella chimica e prima di quella siderurgica, l’attività maggiormente responsabile delle emissioni climalteranti, arrivando quasi al 9% del totale. Si comprende come un conflitto dalle proporzioni di quello cui assistiamo possa generare una quantità enorme di rifiuti speciali da smaltire e una richiesta straordinaria di cemento per la ricostruzione del paese.

Inoltre la crisi energetica provocata dal conflitto, almeno nell’immediato, potrebbe imporre la necessità di ritornare al carbone e al petrolio, come sostituti degli approvvigionamenti di gas dalla Russia, così incrementando ulteriormente immissioni di CO2 pericolose per la salute.

Altra conseguenza è connessa con la necessità di sostituire i prodotti agricoli fino ad oggi provenienti dall’Ucraina e dalla Russia. In molti Paesi sono in fase di predisposizione colture di terreni destinati al riposo, si intensificano le produzioni con l’utilizzo di OGM, si utilizzano fitofarmaci e fertilizzanti chimici, con rischio di contaminazione dei suoli e delle falde acquifere.[3] 

Tale incertezza comprende anche la cooperazione nel mondo scientifico, che con l’esclusione della Russia rischierebbe, ad esempio, di far mancare dalla ricerca e dal monitoraggio ambientale enormi porzioni di territorio artico.

In questo ampio scenario, la guerra rischia di mettere a repentaglio gli equilibri faticosamente raggiunti tra gli Stati per delineare strategie e accordi globali finalizzati alla tutela dell’ambiente.

Non a caso, tra i tanti tasselli che compongono il mosaico dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile,[4]sottoscritta nel 2105 da 195 paesi ONU, è compresa anche la pace.[5]

Sempre nell’Agenda tra i fattori determinanti vi è l’attuazione delle tre convenzioni ambientali dell’ONU e degli accordi da esse discendenti: la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici; la Convenzione sulla diversità biologica; la Convenzione sulla lotta alla desertificazione.

le convenzioni onu in materia ambientale

Riguardo ai cambiamenti climatici in atto - riconducibili all’aumento della temperatura media sul pianeta, derivante dall’eccesso di gas climalteranti - va evidenziato come gli stessi interferiscano sempre più sugli equilibri della biosfera e compromettono attività, benessere e sicurezza delle popolazioni.

Oramai, le evidenze scientifiche sono chiare: è imperativo agire per ridurre considerevolmente i gas a effetto serra. L’ultimo rapporto dell’IPCC (Inter-governamental Panel on Climate Change)[6], approvato nel 2022 dai 195 Paesi membri, nel registrare che il decennio 2010-2019 è stato quello che ha prodotto le più elevate emissioni medie annue, ammonisce che “senza un’immediata e profonda riduzione delle emissioni in tutti i settori, l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C è fuori portata”.

Per raggiungere tale obiettivo gli sforzi devono essere concentrati per dimezzare le emissioni entro il 2030 e raggiungere la carbon neutrality entro il 2050. Tuttavia nell’ambito dell’ultima Conferenza delle Parti (COP26 di Glasgow del 2021), Russia, Cina e India hanno fissato scadenze differite di uno, due decenni per il raggiungimento della neutralità carbonica[7].

Si tratta di un impegno gravoso, ma nel rapporto IPCC vengono lanciati segnali di ottimismo, in quanto in molti Paesi, specialmente dell’Unione Europea, sono già state attuate efficaci politiche che, se emulate da un numero sempre maggiore di Stati, potrebbero consentire di raggiungere gli obiettivi auspicati. Purtroppo l’affermazione dovrà essere rivista in relazione agli effetti del conflitto bellico.

Il fenomeno climatico rappresenta la più grande emergenza del pianeta.

La nota positiva è che come risulta dai consessi scientifici internazionali e, soprattutto, come testimonia la crescente presa di coscienza di milioni di cittadini con il movimento Freeday for future, il tema dei cambiamenti climatici ha conquistato il centro dell’agenda politica mondiale.

Circa la seconda Convenzione ONU l’attenzione internazionale non è altrettanto elevata. La perdita di biodiversità è un dato drammatico[8] tanto da costituire altra emergenza. Infatti il depauperamento, da un lato, determina il peggioramento dell’efficienza degli ecosistemi e, dall’altro, provoca la scomparsa di specie animali e vegetali necessarie per gli equilibri planetari, quindi per la stessa sopravvivenza della specie umana.

Non sempre si comprende l’importanza della biodiversità in tutte le sue accezioni.

Oltre al valore etico della conservazione di tutti gli esseri viventi, in quanto ogni specie ha una dignità e un ruolo ben preciso nella complessa piramide evolutiva dei sistemi viventi, la biodiversità rappresenta un valore, spesso ignorato, anche dal punto di vista economico.

Il valore dei servizi ecosistemici[9] forniti dalla natura a livello globale nel 2014è stato stimato a 41.600 miliardi di dollari, ovvero circa il doppio del prodotto interno lordo mondiale di quegli stessi anni.

Un Report del 2021, commissionato dal Ministero del Tesoro del Regno Unito all’Università di Cambridge sostiene che “il PIL è basato su un’applicazione errata dell’economia in quanto non include il deprezzamento del capitale che è alla base della produzione di beni, in particolare gli elementi della biosfera”.

Ancora meno presente nel dibattito internazionale è la terza Convenzione ONU sull’ambiente, relativa alla lotta alla desertificazione. In essa, la stessa è identificata come la degradazione - causata dalle attività umane e dal cambiamento climatico - delle terre aride, semi aride e subumide. Attualmente i deserti rappresentano l’8% delle terre emerse ma, sommando i terreni a rischio desertificazione, si arriva a stimare che oltre il 40% della superficie terrestre sia interessata al fenomeno[10].

La degradazione dei suoli - il cui stadio finale è la desertificazione - è un fenomeno molto diffuso anche nell’area mediterranea: essa interessa in misura maggiore la Spagna, ma anche Bulgaria, Grecia, Romania, Portogallo e Italia[11].

Il relativo poco interesse per questa problematica è preoccupante, visto che il suolo rappresenta la componente essenziale per produrre cibo, per una popolazione mondiale che, nel 2050, sarà di 9,7 miliardi di persone.

È bene ricordare che il suolo è una risorsa scarsamente rinnovabile, dal momento che occorrono circa 2.000 anni per la formazione di 10 cm di suolo con buone caratteristiche di fertilità e che esso rappresenta anche una preziosa risorsa in quanto, dopo gli oceani e prima delle foreste, costituisce il principale carbon sink del pianeta[12].

I cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e la degradazione dei suoli sono manifestazioni dello stato di sofferenza del pianeta e sono tra loro strettamente correlati.

A tal riguardo le foreste rappresentano l’ecosistema che più di ogni altro ne testimonia l’interdipendenza. Esse sono una componente naturale che può contribuire tanto ad amplificare il problema (quando bruciate, degradate, sfruttate o distrutte) quanto a ridurre le negatività (se adeguatamente estese).

Risorsa multifunzionale per eccellenza, le foreste svolgono un ruolo essenziale nel garantire gli equilibri ambientali globali e sono gli ecosistemi in assoluto più ricchi di biodiversità animale e vegetale. Inoltre svolgono un ruolo importante nel mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici, attraverso la sottrazione di CO2 presente nell’atmosfera, influenzano il ciclo dell’acqua in termini di evaporazione, favoriscono il consolidamento dei suoli e dei versanti, contribuiscono al contrasto della desertificazione.

L’ultimo rapporto FAO sulla valutazione dello stato delle foreste mondiali, pubblicato nel 2020[13], evidenzia un rallentamento della deforestazione, passato da oltre 10 milioni di ettari persi ogni anno, nel primo decennio degli anni 2000, ai circa 4,7 milioni di ettari dell’ultimo decennio. Tuttavia esso conferma la significativa, continua e sistematica distruzione del patrimonio forestale mondiale.

In Europa, come in Italia, la superficie forestale invece è aumentata del 9% negli ultimi 30 anni, arrivando ad occupare 227 milioni di ettari, ovvero il 35% circa della superficie terrestre europea.

l’Arma dei Carabinieri: ruolo nella sicurezza ambientale

L’Arma, attraverso il CUFA (Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri) svolge una missione di grande valenza strategica, atta a tutelare la qualità dell’ambiente e delle sue componenti, a salvaguardia della biodiversità, degli ecosistemi, del capitale naturale e della vita stessa. Una organizzazione con oltre 6.700 donne e uomini altamente specializzati, con una storia e cultura ultracentenaria, che costituisce un unicum a livello mondiale.

“Agire localmente e pensare globalmente” potrebbe essere lo slogan dell’azione quotidiana dei Carabinieri forestali.

Recentemente, con la legge 113/2021, il CUFA è stato posto alle dipendenze funzionali del Ministero della transizione ecologica, ferma restando la possibilità del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di avvalersi dello stesso per le materie di competenza. Un atto di grande rilevanza nello scenario italiano e internazionale.

L’attività viene espletata principalmente attraverso quattro articolazioni: il “Comando CC per la Tutela Forestale”, il “Comando CC per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi”, il “Comando CC per la Tutela Ambientale e per la Transizione Ecologica” e il “Comando CC per la Tutela Agroalimentare[14].

Dispone di una rete capillare costituita da Stazioni CC Forestale e Stazioni CC Parco nonché dai Nuclei CITES[15] che esprimono la “prossimità ambientale”, in grado di assicurare ottimi livelli di sicurezza per le comunità.

Partendo da queste diffuse cellule elementari - laddove i comportamenti illegali in danno all’ambiente richiedono interventi più consistenti - l’Arma è in grado di rispondere con il concorso del livello organizzativo via via sovraordinato (NIPAF[16]; Gruppi; Reparti Parco; Reparti Biodiversità; Nuclei Operativi Ecologici; Comandi Regione, Raggruppamenti Centrali e altri), secondo un collaudato e efficace principio di sussidiarietà interna. Ovviamente il tutto mediante l’integrazione con l’organizzazione territoriale e le altre componenti specializzate (Sanità, Lavoro, ecc…)

Per quanto riguarda la Convenzione sulla diversità biologica, l’azione dei Carabinieri forestali si estrinseca in due direzioni. La prima, diretta, mirata alla tutela di habitat e alla gestione delle aree protette, contribuisce alla conservazione della stessa biodiversità. In questo ambito si annovera:

  • la gestione di 150 Riserve naturali statali e foreste demaniali, scrigni di biodiversità animale e vegetale e di tre Centri per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale che raccolgono il patrimonio genetico dei nostri boschi;
  • la sorveglianza sui territori dei Parchi Nazionali;
  • il controllo in attuazione della Convenzione di Washington (CITES);
  • l’attività antibracconaggio per la tutela di aree a rischio (black spot) o di specie di fauna selvatica particolarmente protette.

La seconda, indiretta, riguarda l’attività di controllo e di contrasto finalizzata alla prevenzione e repressione dei reati ambientali.

Per ciò che concerne il settore forestale - che, come anticipato, è trasversale rispetto alle convenzioni ambientali dell’ONU - in Italia, negli ultimi anni, il legislatore ha portato profondi mutamenti, sotto il profilo amministrativo e istituzionale.

La prima funzione - fermo restando il ruolo centrale delle Regioni nella pianificazione e nella gestione delle risorse forestali - vede un raccordo tra le Amministrazioni statali competenti[17] cui è demandato il compito di coordinamento nazionale e di raccordo rispetto agli impegni assunti a livello internazionale.

Riguardo alla seconda funzione, che attiene alle attività di controllo, il CUFA rappresenta il braccio operativo per il rispetto delle norme vigenti in materia forestale e ambientale, costituendo, quindi, anche un importante sensore per verificare l’impatto delle politiche attuate.

L’attività di controllo svolta nel settore forestale è molto complessa e necessita di una approfondita conoscenza del territorio, di una specifica preparazione e di una elevata professionalità degli operatori. Oltre alle verifiche di carattere amministrativo e giuridico, i Carabinieri forestali hanno il compito di controllare il rispetto delle prescrizioni associate ad ogni intervento forestale e oggi estendono la loro azione anche alla sicurezza, alla regolarità del lavoro e al controllo della filiera.

Nell’ambito dei controlli forestali stanno acquisendo un’importanza crescente quelli effettuati in attuazione delle misure adottate dall’Unione Europea per limitare il disboscamento illegale: il Regolamento European Union Timber Regulation (EUTR) - che prevede controlli sul legname sia di importazione sia proveniente dal territorio nazionale - e il Regolamento Forest Law Enforcement, Governance and Trade (FLEGT), i cui controlli riguardano le importazioni da Paesi terzi produttori di legname, sulla base di accordi volontari di partenariato. In definitiva con questa tipologia di controlli il CUFA da un proprio contributo al contrasto alla deforestazione mondiale.

Inoltre nel settore forestale i Carabinieri svolgono una fondamentale attività di monitoraggio finalizzata a fornire importanti aspetti conoscitivi delle risorse forestali.

Nel 2021, il CUFA ha ufficializzato i dati del terzo inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio[18], i quali attestano che il patrimonio forestale nazionale è di oltre 11 milioni di ettari e copre il 36,7% (quindi sopra la media europea) dell’Italia con un incremento del 5,5% circa rispetto alla precedente rilevazione del 2005. Uno degli obiettivi dell’inventario è anche quello di fornire alle Autorità di governo la stima circa la fissazione di carbonio da parte delle foreste italiane e il ruolo che esse svolgono nell’ambito delle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, in aderenza agli impegni che l’Italia ha assunto con il Protocollo di Kyoto e Accordi di Parigi.

Vorrei ora evidenziare brevemente un altro settore di cui il CUFA si interessa: quello della tutela del mondo agricolo e zootecnico. Lo fa in particolare con un comando altamente specializzato ovvero il “Comando CC per la Tutela Agroalimentare”, che a breve dovrebbe essere rafforzato anche negli organici.

L’agricoltura e la zootecnica sono oggetto da anni di attenzioni ambientaliste internazionali e, a volte, vengono indicate come corresponsabili del danno alla Terra. Basti pensare come nel Sud America le coltivazioni o gli allevamenti intensivi hanno comportato la distruzione di foreste o l’emissione di grandi quantità di CO2 (gli allevamenti di bovini emettono più CO2 delle autovetture) [19].

Tuttavia, per restare in Italia, l’ultimo rapporto ISPRA dimostra che le emissioni nel settore agricolo diminuiscono anno dopo anno. Il futuro ambientale del nostro Paese passa anche attraverso la capacità di gestire questo settore e di tutelare le straordinarie eccellenze alimentari, specie da contraffazioni. Normative moderne e efficacia dei controlli, di cui i Carabinieri hanno particolare capacità, consentono di tutelare questa indispensabile fonte economica, favorendo la biodiversità delle produzioni e la coltivazione con metodologie rispettose dell’ambiente. Peraltro tutelando il “made in Italy”.

Ora solo alcune brevi considerazioni sul “Comando CC Tutela Ambiente e Transizione ecologica”, e sui dipendenti Gruppi e Nuclei sul territorio, eccellenza investigativa italiana. L’Italia è stata la prima nazione in Europa ad istituire una forza scelta ed orientata, in via prioritaria, all’applicazione della normativa ambientale.

Il Comando opera nel contrasto dei fenomeni di inquinamento, abusivismo edilizio nelle aree protette, materiale radioattivo, smaltimento illecito delle sostanze tossiche e ha compiti di vigilanza sul ciclo dei rifiuti. Un Comando di eccellenza per indagini complesse e per la lotta alla criminalità organizzata, le c.d. ecomafie, sempre più interessata a dinamiche economiche legate all’ambiente e alla gestione dei rifiuti.

In virtù delle competenze specifiche, il Reparto costituisce interlocutore specialistico per le Forze di Polizia a livello INTERPOL e EUROPOL.

In tutti i settori di intervento, il modus operandi dell’Arma dei Carabinieri riserva alla prevenzione un ruolo di prioritario. Ciò vale ancor di più nel settore ambientale, considerando che le conseguenze del danno sono spesso irreversibili, come nel caso della perdita di biodiversità.

L’azione quotidiana di prossimità al territorio avviene anche attraverso l’ accompagnamento del cittadino verso comportamenti più rispettosi della legalità ambientale. La prevenzione per essere efficace richiede la collaborazione di tutti e il coinvolgimento della società civile. A tal riguardo l’Arma ha stipulato decine di convenzioni e protocolli con Enti e Associazioni.

In questo contesto, l’Arma opera anche in campo educativo e divulgativo nel mondo della scuola, con metodi partecipativi ed esperienziali elaborati al fine di accrescere la sensibilità e la coscienza ecologica dei giovani, fornendo loro conoscenze mirate alla tutela della biodiversità, allo sviluppo sostenibile e alla protezione della natura.

A breve sarà sottoscritto un importante protocollo con il Ministero dell’istruzione, non solo per organizzare gli interventi di educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado, ma anche per contribuire all’aggiornamento dei docenti, visto che la stessa educazione ambientale è diventata materia di insegnamento.

l’arma dei carabinieri: sviluppo tecnologico e proiezione internazionale

Nel settore degli incendi boschivi - la cui lotta attiva è ora demandata ad altre Istituzioni centrali e territoriali - il CUFA ha rafforzato il dispositivo di prevenzione e di controllo. Inoltre, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie - quali le tecniche di remote sensing satellitare, di modelli predittivi supportati dal Forest Fire Area Simulator di Castelvolturno e di sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (droni) - i Carabinieri forestali hanno migliorato la loro capacità di intervento e affinato le tecniche investigative per individuare gli autori del reato.

Tra le attività di monitoraggio merita una menzione particolare quella relativa al rilievo dell’area boschiva percorsa dal fuoco, propedeutica per l’applicazione dei divieti previsti dalla Legge quadro in materia di incendi boschivi[20] e che l’Arma mette a disposizione dei Comuni, per il catasto delle aree boschive incendiate.

La valenza di tali rilievi è stata ulteriormente rafforzata dagli interventi legislativi urgenti in materia di incendi boschivi adottati nel corso dell’estate 2021[21], diventando cogenti per l’attuazione dei vincoli previsti dalla stessa Legge quadro, contestualmente alla pubblicazione sul sito istituzionale dell’Arma.

Le moderne tecniche (come il remote sensing da piattaforma satellitare) consentono di migliorare significativamente anche la capacità di monitorare le foreste e il territorio in generale. Per questo è stato sviluppato il programma Smart Forest Monitoring: un progetto altamente tecnologico che si sta realizzando in collaborazione con i principali centri di ricerca nazionali (quali il CREA e il CNR) [22] e internazionali come col MIT (Massachusetts Institute of Technology  di Boston), “think tank” di primaria rilevanza mondiale.

Lo Smart Forest Monitoring è un programma di monitoraggio delle anomalie spettrali delle foreste italiane, che opera tramite un “remote sensing” da piattaforma satellitare, validato a terra da squadre equipaggiate anche con droni. L’obiettivo di questo sistema è quello di sviluppare una metodologia che renda possibile mappare tempestivamente i disturbi del bosco (come utilizzazioni forestali illegali, eventi meteorici estremi, attacchi parassitari, incendi e dissesti idrogeologici) sull’intero territorio nazionale. Una volta a regime, il progetto consentirà di rivoluzionare il sistema di controllo oggi in atto.

Questo programma è stato presentato da una delegazione del CUFA al recente Congresso Mondiale delle Foreste svoltosi a Seoul dal 2 al 6 maggio 2022, suscitando l’interesse dell’ONU e della FAO, che hanno riconosciuto l’impegno a difesa delle foreste e l’elevato livello tecnologico raggiunto dall’Arma.

Nel corso degli ultimi anni, la diplomazia internazionale si è arricchita della dimensione ambientale, arrivando a mettere a punto una vera e propria “diplomazia verde”.

Fin dal 2017 fu sottoscritto un protocollo di intesa con la FAO, che ha consentito di realizzare importanti esperienze formative in favore della polizia locale e del personale preposto alla sicurezza dei Parchi nazionali in Rwanda, Uganda e Zambia. Tale protocollo è attualmente pronto per il rinnovo, implementato con ulteriori collaborazioni specie in materia di desertificazione e tutela forestale.

Successivamente, sulla base di quanto previsto dal cosiddetto “Decreto clima”[23] è stata avviata la costituzione di una specifica task force comprendente anche esperti del CUFA. Posta sotto l’egida del programma “Environmental expert” dell’UNESCO, che già coordina i cosiddetti “Caschi blu della cultura”, è stata costituita una task force di “Caschi verdi per l’ambiente”. La struttura potrà essere attivata per intervenire in scenari nazionali e internazionali al fine di attuare interventi di tutela della biodiversità e delle risorse ambientali e forestali.

In futuro, la proiezione internazionale dei Carabinieri forestali avrà ancor maggiore evidenza grazie al Centro di Eccellenza in via di costituzione presso il Centro di Addestramento di Sabaudia. Questa sede sarà dedicata alla formazione di funzionari e di personale civile di organizzazioni internazionali, in particolare delle Agenzie dell’ONU, della FAO, dell’UNESCO nonché di Paesi terzi aderenti. Questo centro costituirà nel settore ambientale il corrispettivo del Centro di Eccellenza per le unità di polizia per la stabilità (CoESPU- Centre of Excellence for the Stability Police Units), che l’Arma ha da oltre 10 anni istituito a Vicenza.

Inoltre, per conto dell’Unione europea e nell’ambito della Politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC), l’Arma ha elaborato un Rapporto, con un “codice di condotta verde” annesso, finalizzato a rendere le missioni civili all’estero più verdi e sostenibili, che in applicazione di uno dei principi guida dell’UE (“non nuocere”) dovranno essere a impatto zero per le emissioni di CO2.

Infine come riconoscimento dell’attività ambientale sviluppata a livello internazionale, l’Arma ha assunto la guida (drivership) della “priorità ambientale”, nell’ambito del “Policy Cycle” 2022-2025, nel contesto della piattaforma di cooperazione EMPACT di EUROPOL. È la prima volta che l’incarico di driver della priorità ambientale è stato assegnato all’Italia.

considerazioni conclusive

Recentemente l’Italia ha inserito tra i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni, rinviando al legislatore ordinario l’individuazione di modi e forme di tutela degli animali.

Si tratta, senza dubbio, di un importantissimo traguardo.

L’Arma è consapevole dell’accresciuta responsabilità cui è chiamata a tutela del capitale naturale del Paese.

A seguito dell’unione con il Corpo forestale dello Stato, l’Arma ha ereditato, sì, le funzioni, le risorse strumentali e il personale - cui ancora una volta voglio rivolgere il mio plauso per la professionalità e la dedizione con cui interpreta il proprio impegno - ma ha ereditato anche la responsabilità di una missione di altissimo rilievo che deve riguardare l’Istituzione nella sua interezza.

Oggi i programmi dei propri Istituti di Formazione prevedono lezioni di cultura ambientale e tutti i carabinieri (inclusi quelli delle Stazioni) hanno nel proprio bagaglio professionale e culturale conoscenze in materia.

In tale quadro, siamo pronti a dare il nostro contributo sia per l’attuazione delle convenzioni internazionali ambientali sia per supportare le Istituzioni italiane nell’affrontare le sfide del futuro.

In primis, nell’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - di vitale importanza per la ripresa economica del nostro Paese - ma, anche, nel raggiungimento degli obiettivi del Green deal europeo verso la transizione ecologica, l’Arma può dare un contributo alle strategie per le foreste e per la conservazione e tutela della biodiversità.

Signor Presidente, le rinnovo i sensi della mia gratitudine per questa importante occasione, così come ringrazio l’Accademia per avermi insignito, lo scorso anno, del titolo di “Accademico Emerito”. Da Accademico, consenta anche a me di concludere con il motto dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali: SERVA ME SERVABO TE (Salvami che io ti salverò) il quale è rivolto alle foreste, ma che mai come oggi, risulta attuale a livello globale per l’intera umanità.


[1]     Affermazione di Papa Francesco al termine dell’Angelus di domenica 27 marzo 2022.

[2]     Anche i mezzi militari inquinano pesantemente l’ambiente: ad esempio un veicolo da ricognizione consuma 40 litri di gasolio per 100 km e un aereo F-35 consuma 400 litri di carburante per 100 km, con emissioni imponenti di CO2. Un grosso esercito emette CO2 come una media nazione. A tal riguardo nei prossimi anni l’esercito degli USA intraprenderà un percorso di de-carbonizzazione, in un piano climatico annunciato ad inizio febbraio 2022.

[3]     Lo stesso olio di palma, spesso prodotto in modo non sostenibile essendo causa del 5% della deforestazione mondiale (Fonte Unione italiana olio di palma sostenibile), sta tornando in auge sui mercati che lo avevano bandito, a causa dell’impossibilità di produrre il girasole in Ucraina che garantiva il 60% della produzione mondiale.

[4]     Il concetto di “sviluppo sostenibile” ha preso forma nel 1987 grazie al “Rapporto Bruntland” (conosciuto anche come “Our Common Future”) e prende il nome da Gro Harlem Brundtland, all'epoca primo ministro della Norvegia. Lo stesso è definito come “sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

[5]     L’Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 da 193 Paesi dell’ONU, tra cui l'Italia, si basa su cinque concetti chiave, rappresentati da cinque “P”: 1) Persone 2) Prosperità 3) Pace 4) Partnership 5) Pianeta. Inoltre l’Agenda definisce 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals) da raggiungere entro il 2030, articolati in 169 target: l’obiettivo n. 16 riguarda “pace, giustizia e istituzioni solide”.

[6]     Organo di supporto tecnico scientifico per l’attuazione della Convenzione quadro sui Cambiamenti Climatici, costituito da oltre 900 scienziati provenienti da Paesi che hanno aderito alla Convenzione.

[7]     Rispetto al limite temporale del 2050, Russia e Cina hanno dichiarato di non riuscirvi prima del 2060, pena una forte riduzione delle proprie attività produttive; per gli stessi motivi, l’India pospone l’obiettivo al 2070.

[8]    Rapporto IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), presentato a Parigi presso la sede dell’UNESCO il 29 aprile e il 4 maggio 2019. Il rapporto rileva che un milione di specie sono a rischio di estinzione in pochi decenni: sono minacciati il 40% degli anfibi, il 33% dei mammiferi marini, il 25% dei vertebrati sia marini che terrestri, il 10% degli insetti e circa 1.000 razze di animali domestici utilizzati. Circa 290 milioni di ettari di foreste primarie sono state distrutte negli ultimi 25 anni, insieme a tutta la biodiversità animale e vegetale in esse presente.

[9]    Sono servizi ecosistemici l’approvvigionamento di cibo e di materie prime, nonché la disponibilità di acqua e aria pulite e di suoli fertili e produttivi; la regolazione dei gas, dell’aria e del ciclo dell’acqua; la mitigazione del clima; l’impollinazione; la decomposizione e la detossificazione dei rifiuti; la mitigazione di alluvioni e siccità; il controllo dell’erosione; il mantenimento della biodiversità, che a sua volta è alla base dell’equilibrio e della resilienza degli ecosistemi e dell’integrità degli habitat, senza considerare il valore ricreativo, estetico, culturale e spirituale che un ambiente integro e salubre assicura, nonché la disponibilità di specie per la ricerca sia in campo medico che industriale.

[10]   I territori interessati alla desertificazione rappresentano il 33% (rischio altissimo 4%, alto 14) e moderato 15%). Cinque sono le grandi zone desertiche: l’Africa (non solo il Sahel, ma anche il Corno d’Africa e l’Africa sudoccidentale), l’Asia centro occidentale, l’Australia, l’America centro settentrionale e l’America meridionale.

[11]  In Italia in modo particolare la Sicilia, ma anche la Basilicata, il Molise, la Puglia e la Sardegna.

[12] Ovvero “pozzi di assorbimento di carbonio” per sottrarre CO2 dall'atmosfera. I primi 30 centimetri di suolo della crosta terrestre contengono circa 680 miliardi di tonnellate di carbonio, quasi il doppio della quantità presente nell’atmosfera e più di quello immagazzinato in tutta la vegetazione mondiale (560 miliardi di tonnellate).

[13] Secondo i dati ufficiali FAO, le foreste coprono una superficie di 4,06 miliardi di ettari, pari al 31% delle terre emerse e corrispondono ad una superficie pro capite di 0,52 ettari; le foreste primarie coprono circa 1,11 miliardi di ettari, mentre più della metà (54%) è concentrata in soli cinque Paesi: Federazione Russa (20%), Brasile (12%), Canada (9%), Stati Uniti d'America (8%) e Cina (5%).

[14] Il Comando CC per la Tutela Forestale opera capillarmente sul territorio nazionale mediante un NIAB (Nucleo Informativo Antincendio Boschivo), 14 Comandi Regione CC Forestale che hanno alle dipendenze 83 Gruppi CC Forestali, quasi 800 Stazioni CC Forestali e 5 Centri Anticrimine Natura.

Il Comando CC per la Tutela della Biodiversità e dei Parchi ha alle dipendenze il Raggruppamento CC Biodiversità che si articola in 28 Reparti CC Biodiversità da cui dipendono i 3 Centri Nazionali CC Biodiversità e i 40 Nuclei CC Tutela Biodiversità, il Raggruppamento CC Parchi che opera con 20 Reparti CC Parchi Nazionali da cui dipendono le quasi 150 Stazioni CC Parco e il Raggruppamento CC CITES che  dispone di un Reparto Operativo da cui dipende il Nucleo CITES di Roma in collegamento tecnico/funzionale con 34 Nuclei e 9 Distaccamenti CITES (inquadrati nei Gruppi CC Forestali/Centri Anticrimine Natura del Comando CC per la Tutela Forestale). A questi si aggiungono il Comando CC per la Tutela Ambientale e la Transizione Ecologica, la cui struttura è articolata su 3 Gruppi Tutela Ambientale (Milano, Roma e Napoli) e 29 Nuclei Operativi Ecologici e il Comando CC per la Tutela Agroalimentare opera con un Reparto Operativo a livello centrale e 5 Reparti Tutela Agroalimentare (Torino, Parma, Roma, Salerno e Messina).

[15] CITES: Convention on International Trade of Endangered Species of wild faune and flora” sottoscritta a Washington nel 1973.

[16] NIPAF (Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale e Forestale).

[17]  Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Ministero della transizione ecologica e Ministero della cultura, ma anche Dipartimento della Protezione Civile, per quanto riguarda gli aspetti legati al contrasto degli incendi boschivi.

[18] INFC2015, in collaborazione con il CREA – Dipartimento foreste e legno.

[19]   Ogni anno vengono prodotti 72 milioni di tonnellate di carne bovina (di cui il 20% in Brasile). Un animale emette 70-120 kg/anno di metano che costituisce componente importante dei gas serra.

[20] Legge 21 novembre 2000, n. 353.

[21] Decreto-legge 8 settembre 2021, n. 120 (Disposizioni per il contrasto degli incendi boschivi e altre misure urgenti di protezione civile), convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2021, n. 155.

[22] CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria) e CNR (Centro Nazionale delle Ricerche).

[23] Convertito con legge 12 dicembre 2019, n. 141

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ACCADEMIA iTALIANA DI SCIENZE FORESTALI

CERIMONIA DI INAUGURAZIONE - 71° Anno Accademico

Relazione del Presidente sull’attività dell’Accademia

Autorità, cari Accademici, gentili ospiti, cari studenti, Vi ringrazio per essere qui presenti all’Inaugurazione del 71° Anno di attività della nostra Accademia.

Ringrazio la Fondazione Franco Zeffirelli che ci ha concesso questa bellissima sala per la Cerimonia.

Ringrazio l’Assessore all’Ambiente e all’Agricoltura urbana del Comune di Firenze Cecilia Del Re, il Prorettore dell’Università di Firenze Enrico Marone, sua Eccellenza il Prefetto di Firenze Valerio Valenti, il Questore Maurizio Auriemma, il Presidente dell’Accademia dei Georgofili Massimo Vincenzini, il Presidente dell’Accademia nazionale di Agricoltura Giorgio Cantelli Forti e il Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, che terrà la prolusione sul tema: Ambiente, foreste e sicurezza.

Passo a illustrare l’attività dell’Accademia nell’anno passato. Sul prossimo numero de l’Italia Forestale e Montana troverete informazioni più dettagliate.

 Manifestazioni

Finalmente dopo 2 anni segnati dalla pandemia di Covid-19 inaugurare oggi l’anno accademico in presenza è, oltre a un grande piacere, il segnale di un graduale ritorno alla normalità. Le cerimonie degli Anni accademici 2020 e 2021, a causa delle norme per evitare la diffusione della pandemia non hanno avuto luogo ma, sulla rivista L’Italia Forestale e Montana, per memoria, rispettivamente nei fascicoli 2 e 5 del 2021, sono stati riportati comunque i resoconti di quanto accaduto nell’anno precedente. Vorrei ringraziare a tal proposito il Direttore generale dell’Economia Montana e delle Foreste, Alessandra Stefani, per la prolusione dell’anno 2020 e il Generale Davide De Laurentis, vice Comandante del Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri per quella del 2021.

Dal maggio al luglio del 2021, abbiamo organizzato online 9 incontri tematici per l’attuazione di politiche di innovazione ai fini dello sviluppo territoriale in Toscana. Gli incontri erano programmati all’interno del progetto ConosciAmo la Toscana rurale, finanziato dalla Regione Toscana e con capofila ANCI Toscana.

Sulla slide sono indicate anche le altre manifestazioni organizzate in collaborazione con varie istituzioni.

1) il 15 marzo, il workshop bilaterale Forest Ecology and Management under climate change - Developing Italy-Russia Cooperation for bio-based solutions;

2) il 25 marzo il webinar Lo scarto diventa un valore: dalla chimica alla bioraffineria forestale. Possibilità, limiti e prospettive per lo sviluppo dei territori in chiave bioeconomica.

3) il 22 settembre il workshop Il patrimonio forestale italiano come capitale naturale.

4) il 17 novembre, l’incontro tecnico Problemi e opportunità per la pianificazione forestale in Appennino alla luce del nuovo Testo unico forestale.

5) il 26 gennaio 2022 presentazione del volume Persona, ambiente, profitto: quale futuro?” di Giovanni Maria e Maurizio Flick, pubblicato da Baldini e Castoldi

6) il 31 gennaio 2022 giornata studio online dal titolo Incendi boschivi: nuovi paradigmi tra prevenzione, gestione e ricostituzione in collaborazione con l’Accademia Italiana dei Georgofili

 

ricerca

Nel 2021, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze si è concluso uno studio che aveva come obiettivo quello di definire il ruolo ambientale delle foreste nel contesto urbano della città di Firenze. Al termine del lavoro l’Accademia ha pubblicato il volume “Il ruolo ambientale degli alberi e della foresta urbana a Firenze”. Il libro sarà distribuito durante il workshop che si terrà a Firenze presso l’Auditorium della Fondazione il 18 maggio prossimo.

Inoltre:

  1. È proseguito il progetto GO-SURF - Sistema di SUpporTto decisionale alla pianificazione Forestale sostenibile.

     

  2. È stata stipulata con il CREA una convenzione per uno studio sulla “Selvicoltura di precisione” (precision forestry).

     

  3. L’Accademia ha inoltre svolto dei servizi di supporto gestionale alla ricerca per conto dell’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del CNR, nell’ambito del progetto AIRFRESH LIFE - AIR pollution removal by FoRESts for a better human being.

     

  4. Il progetto Valorizzazione dei prodotti della filiera foresta legno in Calabria, nell’ambito del PSR Calabria 2014-2020, ha avuto inizio nel gennaio 2022.

    attività editoriale

    L’attività editoriale è proseguita con la pubblicazione della rivista “L’Italia Forestale e Montana”. Dal n. 1 del 2021 la Prof.ssa Susanna Nocentini, che ringrazio per aver accettato l’incarico, mi ha sostituito nella direzione.

    Per contribuire al miglioramento del funzionamento della rivista in ambiente digitale e all’accesso aperto al contenuto degli articoli, è stato stipulato un accordo con la Firenze University Press. Tale accordo rappresenta anche un ulteriore passo verso il miglioramento del posizionamento internazionale della rivista nella comunità scientifica di riferimento.

    Come prima accennato abbiamo pubblicato il volume Il ruolo ambientale degli alberi e della foresta urbana a Firenze, curato dalla Vice Presidente Susanna Nocentini e dagli Accademici Fabio Salbitano e Davide Travaglini.

    biblioteca

    La biblioteca, dopo la chiusura dovuta all’epidemia, è stata riaperta al pubblico e grazie a un contributo del Ministero della Cultura è proseguita la catalogazione delle miscellanee appartenenti alla biblioteca sul Servizio Bibliotecario Nazionale.

    attività di formazione

    L’Accademia ha continuato la collaborazione con la Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale con un supporto didattico alle attività formative di specializzazione in materia di “Tutela forestale, ambientale e agroalimentare”.

    premi

    Nel 2021 abbiamo indetto quattro premi per giovani ricercatrici e ricercatori per i migliori articoli pubblicati su riviste scientifiche attinenti alle tematiche forestali e ambientali e al termine di questa cerimonia avrò il piacere di consegnare i premi ai vincitori. Sempre nel 2021 l’UNIF in collaborazione con la nostra Accademia, ha indetto altri due premi per due tesi di dottorato nel settore forestale. Anche questi premi saranno consegnati al termine della cerimonia.

    protocolli d’intesa

    Sono stati rinnovati i protocolli d’intesa con il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’Economia agraria (CREA) e con l’Arma dei Carabinieri forestali.

    commemorazioni

    Un affettuoso ricordo va agli Accademici recentemente scomparsi: Riziero Tiberi, Nicola Intrieri, Ervedo Giordano, Giustino Tonon, Klaus Hellrigl, Salvatore Arca, Ennio Ferrari e Rolando Chiggio

    ***

    Infine desidero ringraziare tutti gli Accademici che hanno sottratto tempo al proprio lavoro e ai propri interessi per aiutare la nostra Istituzione, gli anonimi donatori del cinque per mille e il personale tutto.

    ***

    Come negli anni passati concludo la relazione sull’attività dell’Accademia con una breve riflessione su:

     

     

    Il bosco: un soggetto di diritto

     

    1. un problema culturale e legislativo

    Nel 1994, cioè 28 anni fa, affrontavo l’argomento dei «diritti del bosco» che in Italia sul piano legislativo non era stato preso in considerazione. E ciò mi meravigliava. Ma ancor di più mi provocava stupore il fatto che neppure gli uomini di cultura, quella con la C maiuscola, si erano posti problemi in merito a questo importante tema.

    E scrivevo: alcuni considerano questa una via da seguire anche perchè il processo in larga misura è noetico. Ovvero, di conoscenza intuitiva. I «diritti del bosco», dunque. Epperò se al bosco si attribuisce questo status, si pongono problemi di natura giuridica perché, con tale riconoscimento, è necessario definire la figura di chi e come possa e debba svolgere la funzione di referente.

    Forse si va verso un diverso atteggiamento nei confronti del bosco e della natura. Prendono corpo nuovi concetti, nuovi valori, anche se l’umanesimo moderno rappresenta un ostacolo difficile, ma non impossibile, da superare. Ed è bene esaminare la questione come base per una diversa concezione delle cose. Guai a dimenticarlo. La posta in gioco è troppo alta. Non possiamo permettercelo.

    Nel 1995 alla fine di una tavola rotonda tenutasi nella sede dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali sul tema “Il bosco e l’uomo” e dopo un dibattito a dir poco effervescente, su mia proposta fu approvata una mozione che testualmente affermava: “Il bosco è un sistema biologico complesso che svolge un ruolo determinante per il mantenimento della vita sul pianeta. Come tutti i sistemi viventi, il bosco è un’entità che ha ‘valore in sé’. Un soggetto di diritti che va tutelato, conservato e difeso”.

    Per la prima volta a livello mondiale in ambito forestale si poneva all’attenzione dei settori culturali e scientifici un problema di natura etica. E ciò perché il bosco, oltre alla memoria di segmenti di cultura, costituisce una ricchezza inestimabile da rispettare in quanto fonte di conoscenza e di vita.

    La modifica adottata dal mondo politico e legislativo degli articoli 9 e 41 della Costituzione in merito all’«ambiente, biodiversità ed ecosistemi» è molto recente. Si ricorda che il termine ecosistema era stato coniato ben 87 anni fa, cioè nel 1935, da Arthur Tansley, e da allora le pubblicazioni dei forestali di tutto il mondo non fanno altro che utilizzarlo. Quello però che più colpisce è una strana disattenzione. Nei vari testi di selvicoltura non si registrano cambiamenti che tengano conto della validità di tale conoscenza.

    La nostra Accademia sin dagli anni novanta del secolo scorso ha sistematicamente teorizzato, illustrato, dimostrato e proposto l’importanza di quanto ora si riscontra nella Costituzione. Ma ritengo utile sottolineare che nel corso della mia ultra sessantennale attività di studio e ricerca ho compreso che, ahimè, «Nel settore forestale le idee nuove si affermano con i tempi forestali, cioè lunghi a volte molto lunghi».

     

    1. le teorie del diritto naturale e del diritto positivo   

    “I diritti del bosco”, dunque. Molti si domandano a quali diritti si fa riferimento. Ebbene, i diritti del bosco sono di duplice natura. Il diritto naturale e il diritto positivo. Il diritto naturale è indissolubilmente legato alla constatazione da parte dell’uomo che la natura ha dei diritti inalienabili dai quali dipende il futuro dell’umanità. Il diritto positivo è legato a norme attinenti ai rapporti tra natura e uomo e quindi nella fattispecie tra bosco e uomo.

    Queste norme riguardano la difesa del bosco da inevitabili abusi. Cioè la difesa dall’hýbris, dall’arroganza dell’uomo, alla quale segue la νέμεσις, la “vendetta degli dei”, ovvero, nel caso particolare, la punizione inflitta non dagli dei, ma dalla natura a chi si macchia nei suoi confronti di inutile e dannosa aggressività. La natura non è statica, come molti pensano. Essa agisce, talvolta con violenza, in risposta ai guasti o alla noncuranza dell’uomo nei suoi confronti. Il diritto positivo è parte intangibile del diritto naturale a cui consegue l’etica. Il rispetto dell’uomo verso la natura e quindi verso il bosco.

    Il diritto positivo allorquando non tiene conto del diritto naturale comporta squilibri e talvolta reazioni incalcolabili le cui conseguenze ricadono inevitabilmente sulla società civile.

     

    1. i vincoli forestali e “Il bosco soggetto di diritto”

    Ne consegue che il riconoscimento dei diritti naturali delle entità viventi comporta l’emanazione di norme da parte degli Stati, - diritto positivo - che devono essere coerenti con il diritto naturale. Norme che puniscono chi eventualmente le viola. Dopo la suddetta Tavola Rotonda tenutasi il 23 Maggio 1995 - cioè ben ventisette anni fa -, in cui si dichiarava che il bosco ha “valore in sé” ed è un “soggetto di diritti”, tale principio, sancito peraltro dalla connessione consequenziale tra diritto naturale e diritto positivo, è ormai patrimonio di molti paesi.

    Desidero qui ricordare alcuni eventi a dir poco straordinari avvenuti negli ultimi anni. Il 19 settembre 2006 la cittadina di Tamaqua, nella contea di Schuykill in Pennsylvania, ha approvato una ordinanza rivoluzionaria che ha cambiato radicalmente il concetto di soggetto di diritti giuridici. In pratica, questa ordinanza riconosce alle comunità naturali e agli ecosistemi lo status di persona giuridica con propri diritti.

    Nel 2008 in Ecuador è stata approvata la nuova costituzione, secondo la quale “la natura, in cui la vita si riproduce ed esiste, ha il diritto di esistere, persistere, mantenere e rigenerare i suoi cicli, strutture, funzioni e processi evolutivi”.

    Nel 2010, per la prima volta è stata presentata a un Summit dell’ONU una Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra la quale riconosce che “i diritti di tutti gli esseri della Terra - sia viventi organici e inorganici sia non viventi - sono limitati dai diritti degli altri esseri nella misura necessaria a mantenere l’integrità, l’equilibrio e la salute delle comunità in cui vivono”.

    Una riflessione è d’obbligo: come spesso accade, in Italia si portano avanti idee nuove, originali e, appunto perciò, ritenute rivoluzionarie, nel mentre dopo alcuni lustri in altri paesi le applicano. Ritengo sia giunta l’ora di far presente alla società civile e all’autorità politica la necessità di operare nell’interesse generale con uno sguardo rivolto al futuro.

     

     

    1. diritti e doveri verso il bosco

Indubbiamente c’è la necessità di un pensiero nuovo, dunque. Un pensiero che implica il riesame del comportamento dell’uomo nei confronti della natura, e quindi del bosco. Un pensiero che dia origine a un nuovo rapporto tra bosco e uomo.  Si riconoscano i diritti del bosco e, di conseguenza, i doveri verso di esso.

In questo processo c’è un altro dato che non può essere sottovalutato o sottaciuto: ormai la partecipazione attiva degli scienziati alla riproposizione del problema etico è ineludibile.

Nello specifico le scienze forestali si caratterizzano per la transizione da un paradigma di controllo a un paradigma di autonomia. Infatti, secondo il metodo classico, tradizionale, i sistemi sono descritti come unità eteronome perché, appunto, soggette a un controllo esterno. Oggi, invece, vengono considerati unità complesse che godono della proprietà dell’autonomia. Cioè, sono sistemi che hanno la capacità di subordinare i cambiamenti strutturali alla conservazione della propria organizzazione. La differenza, come si vede, è determinante. Comporta un diverso approccio alla descrizione e all’analisi dei sistemi.

È probabile, per esempio, che si possa comprendere il comportamento di singoli alberi in un determinato ambiente e in relazione a un determinato fenomeno. Ma non è per niente chiaro perché un insieme di alberi, in anastomosi con l’ambiente fisico, la flora erbacea e arbustiva e la micro e la macrofauna, formi un bosco. Cioè un sistema il cui comportamento globale non è assimilabile a quello delle sue innumerevoli componenti. La transizione dalla conoscenza del comportamento dei componenti del sistema alla deduzione del comportamento globale del sistema è, a un tempo, una strategia di ricerca e una sfida da affrontare e risolvere.

Tutto ciò dimostra che il bosco non è, né si può considerare, un insieme di alberi giustapposti da analizzare e da interpretare secondo schemi lineari. Il bosco è un sistema caratterizzato da una organizzazione e una struttura ad alto contenuto di in-formazione. Un sistema complesso costituito da un gran numero di elementi che interagiscono fra loro. Le relazioni interne si connettono con una rete esterna di relazioni più ampia. Il gioco delle interazioni è un processo sempre in atto.

Occorre quindi pensare alle cose in termini di relazioni. La conoscenza e l’esperienza, l’astratto e l’immediato, sono aspetti di una stessa realtà. Ciò presuppone un’analisi scientifica basata su un nuovo paradigma: cioè il paradigma olistico e sistemico. Si passa da una logica lineare a una non lineare, dal pensiero fisicalista a quello sistemico. Un progetto di ricerca dagli sviluppi futuri imprevedibili.

Il mondo forestale deve dimenticare la violenza gratuita sul bosco. Il termine Raubwirtschaft, economia di sfruttamento o, meglio, di rapina, rende bene l’idea. Serve un momento di riflessione e di approfondimento di alcuni dei tanti problemi che la questione forestale comporta. Ma si ritiene utile porre all’attenzione degli amanti della natura, forestali e non, il “valore bosco”. Uno stimolo a operare in favore e nell’interesse del bosco: che poi, a ben vedere, significa operare in favore e nell’interesse dell’uomo!

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Dichiaro aperto il settantunesimo Anno accademico e passo la parola al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, che terrà la prolusione sul tema: Ambiente, foreste e sicurezza