AMBIENTE
NUOVI VALORI DELLA REPUBBLICA
14/02/2022

di Sergio Costa


L’8 febbraio 2022 è una data epocale per la Repubblica Italiana: il Parlamento approva la modifica sostanziale della Carta Costituzionale inserendo la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. Si rinnova l’impegno dell’Arma


Articolo 9 della Carta Costituzionale: “1. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. 2. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. 3. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Articolo 41 della Carta Costituzionale: “1. L’iniziativa economica privata è libera. 2. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. 3. La legge determina i programmi e i controlli perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

L’8 febbraio 2022 è una data epocale nel calendario della Repubblica Italiana, poiché il Parlamento approva, in via definitiva, la modifica sostanziale della Carta Costituzionale. L’articolo 9 e l’articolo 41. Le chiavi di lettura delle modifiche costituzionali sono molteplici e tutte gravide di concrete e nuove possibilità per l’Italia.

Preliminarmente è interessante osservare come la modifica dell’articolo 9 incida sui princìpi fondamentali costituzionali (articoli da 1 a 12), mai modificati da quando la Carta Costituzionale fu approvata. La Corte Costituzionale, con sentenza n. 1146 del 1998, afferma che i princìpi fondamentali non possono essere né sovvertiti né modificati nel senso soppressivo, ma possono essere integrati ampliandone la portata valoriale. Aggiungere, nel portato costituzionale, il tema ambientale significa erigere una nuova colonna portante del diritto costituzionale sul quale costruire l’Italia del futuro in modo concreto.

la storia del cambiamento

Finora la parola “ambiente” era stata inserita solo nell’ultima modifica costituzionale (anno 2001), allorché fu cambiato il Titolo V, in ordine al riparto delle competenze riservate allo Stato e alle Regioni. In quella occasione fu rilevata l’esigenza di individuare una linea di azione concreta che chiarisse fin dove potesse spingersi il legislatore regionale, senza intaccare il concetto di unità di visione che spetta allo Stato. Tale modifica, però, non chiarì gli intimi concetti di ambiente che, in parte, furono poi acquisiti solo dalla giurisprudenza. La Corte Costituzionale, con sentenza 88 del 2020, ha affermato che “in materia ambientale, il potere di fissare livelli di tutela uniforme sull’intero territorio nazionale è riservato allo Stato, ferma restando la competenza delle Regioni alla cura di interessi funzionalmente collegati con quelli propriamente ambientali”. Il che non significa che la disciplina statale vincoli l’autonomia delle Regioni, in quanto il carattere trasversale dell’ambiente è talmente orizzontale e attraversa tantissimi aspetti che lo rendono ampio e completo, ma sempre in un quadro nazionale definito in sede statale.

La Corte Costituzionale in molte sentenze ha sancito il concetto di “valore primario” dell’ambiente da tutelare all’interno di “un processo evolutivo diretto a riconoscere una nuova relazione tra la comunità territoriale e l’ambiente che la circonda, essenziale ai fini dell’equilibrio ambientale, capace di esprimere una funzione sociale e di incorporare una pluralità di interessi e utilità collettive, anche di natura intergenerazionale” (sentenza 179/2019).

Così come la Corte Costituzionale afferma il diritto all’ambiente salubre quale necessità della tutela della salute in tutte le condizioni in cui si svolge la vita di ogni persona (sentenze 210 e 640 del 2017).

le future generazioni

Mai, prima d’ora, il concetto di “future generazioni” era stato inserito nella Carta Costituzionale. Era deducibile ovviamente, ma mai espresso con tale forza e cogenza quale elemento fondamentale della Nazione. Porlo oggi nel cuore dei princìpi fondamentali della Repubblica vuole indicare il percorso al Legislatore nazionale e regionale a non costruire e definire norme che guardino solo al momento attuale, ma che abbiano quel seme di futuro che germoglierà nel tempo a favore di chi ancora non è nato. La dicitura “nell’interesse delle future generazioni” non solo è assolutamente innovativa nel panorama costituzionale, ma è anche base dei valori fondamentali della Carta. Rappresenta, a mio parere, il sigillo morale per il quale tutto il Popolo italiano è chiamato ad agire: non guardare solo al momento attuale, ma proiettare il proprio agire individuale e collettivo al bene delle generazioni che verranno. È cogliere quella domanda di futuro armoniosamente vissuto con la Natura che oggi i giovani ci chiedono con insistenza e desiderio. È il soddisfacimento di quell’intimo bisogno di proiettarsi in un domani migliore verso il quale noi tutti siamo impegnati a contribuire. 

L’inserimento della parola ambiente, nei princìpi fondamentali, è la magnificazione dell’orientamento consolidato della Corte Costituzionale che, in plurime sentenze, aveva perimetrato il concetto. In questo modo il Parlamento non solo ha riconosciuto la bontà interpretativa della Corte, ma gli ha dato anche diritto di dimora principale. Aggiungere, poi, i sostantivi biodiversità ed ecosistemi, ovverossia una declinazione così specifica e puntuale di un concetto ben più ampio del solo astratto riferimento all’ambiente, è la declinazione concreta del bios (vita) come vita animale, vegetale e dei microrganismi, ma al contempo aggiungere il concetto di eco (posto ove vivere) che è l’habitat nel quale siamo immersi. In una accezione atecnica potrei dire di “senso della Natura”.

FOTO Bla biodiversità

Il termine biodiversità, coniato nel 1988 dall’entomologo inglese Edward O. Wilson, è definibile come la ricchezza di vita sulla Terra, in termini di piante, animali e microrganismi, ma anche del loro patrimonio genetico. La tutela della biodiversità è anche estesa alla sua diversificazione, intesa come ampia distribuzione e interazione tra le diverse sue componenti. Qui si inserisce il concetto di ecosistemi ove convivono, in equilibrio dinamico, sia esseri viventi sia componenti fisiche e inorganiche, influenzandosi reciprocamente.  La diversità di ecosistemi si connota come il numero e l’abbondanza degli habitat nei quali una comunità di esseri viventi vive in equilibrio e si evolve.

Ambiente, biodiversità ed ecosistemi, essendo stati inseriti nei princìpi fondamentali della Repubblica, da oggi in poi, non sono più considerabili come dei beni, e per tale ragione quasi mercificabili, bensì come dei valori primari cui guardare con un rispetto sconosciuto in precedenza.

Credo di poter affermare che si è fatto un salto siderale nel presente di antichi e saggi concetti di vita.

la libera iniziativa privata

L’articolo 41, relativo alla libera iniziativa privata, vede integrare due nuovi termini: salute e ambiente.  Essi sono posti in relazione al concetto che la libera iniziativa non deve arrecare danno ad entrambi. Il primo elemento che si coglie è la stretta interdipendenza che caratterizza la salute e l’ambiente. Mai si avrà una piena tutela della salute se mai si avrà una completa e piena tutela ambientale. La Carta Costituzionale riconosce questo stretto legame e lo fa suo. I concetti, già espressi nell’articolo 41, di sicurezza, libertà e dignità umana oggi trovano due compagni di viaggio che compongono il mosaico, integrandolo. Infatti, non è concepibile alcuna sicurezza senza legarla al concetto di salute e di un ambiente salubre. Anche la libertà può essere vissuta pienamente solo in un ambiente sano e armonioso che accompagni un benessere adeguato. Avere introdotto questi due concetti proprio nell’articolo 41 sulla libera iniziativa economica spinge, d’ora in poi, il Legislatore nazionale e regionale a bilanciare, in modo ragionevole ed equilibrato, i beni e i diritti costituzionali in modo armonico, senza che l’uno sia tiranno dell’altro. Affiancando, al contempo, elementi di tutela del bene salute e dell’ambiente rispetto al concetto, per esempio, di esclusiva salvaguardia dell’attività produttiva (sentenza Corte Costituzionale 182/2017).

Da oggi in poi sarà sempre necessario assicurare una tutela unitaria, sistemica e non frammentata di tutti gli interessi costituzionali sanciti dal nuovo articolo 41, senza che nessuno di questi prevalga sugli altri. Ne consegue che nessuno di questi valori è posto in ordine gerarchico preminente rispetto agli altri. È il caso, per esempio, dei procedimenti di VIA e AIA (Valutazione di Impatto Ambientale e Autorizzazione Integrata Ambientale – Sentenza 267/2016).

Viene, sostanzialmente, sancito il principio di riconoscere una nuova relazione tra la comunità territoriale fatta di persone e l’ambiente che la circonda, all’interno della quale il concetto di consapevolezza diviene essenziale ai fini di un sano equilibrio naturale.

La modifica dell’articolo 41 pone forte la questione, e se ne sentiva francamente il bisogno, di non concepire più la libera iniziativa economica finalizzata alla massimizzazione del profitto, quasi senza regole. Si pone la questione che l’iniziativa economica deve mirare al giusto guadagno, piuttosto che alla massimizzazione del profitto. Dove il concetto di giusto guadagno è prodromo di una attività produttiva che bilanci il soddisfacimento economico del proprio agire e del proprio ingegno, ma che salvaguardi la collettività senza arrecare danno alla salute e all’ambiente. Pertanto, una attività produttiva inquinante che prosegua imperterrita in ragione, per esempio, della conservazione dei posti di lavoro, ma che poi mini alle fondamenta la salute dei lavoratori e della popolazione circostante oppure la salvaguardia del territorio nel quale è inserita, non è più possibile né concepibile. Il Legislatore dovrà, di volta in volta, individuare equilibri armonici tra le necessità produttive e le tutele. Questo compone una marcata responsabilità sociale dell’imprenditore, ma anche, come naturale conseguenza, una rivisitazione della teoria economica della massimizzazione del profitto per giungere, infine, al concetto di giusto profitto. 

Nel concreto, spinge ad una profonda riflessione il Legislatore nazionale e regionale e ad abbandonare il vecchio e superato modello economico basato sull’economia lineare ove si prende dal Pianeta, si produce e si getta. Economia, questa, di rapina e depauperatrice delle limitate risorse della Terra. Piuttosto, spinge il Legislatore a sviluppare politiche di sostegno per nuove forme di economia che oggi conosciamo come “economia circolare” ove il bene viene prodotto seguendo la logica delle quattro R: riciclo, riuso, recupero e riduzione. Il tutto in una circolarità che non spreca, ma salvaguarda.

Posso certamente affermare che la novella dell’articolo 41 è il punto di avvio di quel cambio di paradigma della crescita economica ad ogni costo. È una sorta di argine positivo alle teorie economiche secondo le quali un popolo è figlio dell’economia che produce. Il nuovo articolo 41 pone fermo il principio che la civiltà di una nazione e di un popolo non la si misura solo in relazione al “prodotto interno lordo”, ma ad un insieme di elementi che, per la prima volta finalmente, pongono la tutela della salute e dell’ambiente sullo stesso piano degli altri valori già costituzionalmente tutelati.

la dimensione sovranazionale

La nuova Carta Costituzionale si pone, inoltre, all’avanguardia nel panorama europeo. Infatti, nel Trattato sull’Unione Europea (TUE) ritroviamo significativi elementi di tutela e sviluppo ambientale nell’articolo 3 ove si afferma che l’Unione deve perseguire lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Oppure, nell’articolo 11 ove si dichiara che l’ambiente deve essere la matrice delle politiche europee e le esigenze connesse alla sua tutela devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche dell’Unione.

La storia dell’Unione Europea ha sempre accordato particolare attenzione ai temi ambientali. Infatti, rammentiamo l’Atto unico europeo del 1986 che ha introdotto nel Trattato di Roma (1957) il Titolo VII concernente la tutela dell’ambiente. Così come rammentiamo il Trattato di Maastricht del 1992 che attribuisce all’Unione Europea il compito di “promuovere una crescita economica sostenibile e rispettosa dell’ambiente”. Nel Trattato di Amsterdam del 1996 è stato precisato che “i Paesi membri s’impegnano a garantire un elevato livello di protezione ambientale”. Con la Dichiarazione n. 9 del Trattato di Nizza del 2001 si afferma che l’Unione europea ha assunto l’impegno di proteggere l’ambiente su tutto il suo territorio. Infine, rammentiamo il Trattato per la Costituzione Europea del 2004 nel quale è previsto che “un livello elevato di tutela dell’ambiente e il miglioramento della sua qualità devono essere integrati nelle politiche dell’Unione e garantiti conformemente ai princìpi dello sviluppo sostenibile”.

Attualmente il panorama europeo delle costituzioni vede alcuni Paesi assenti, altri con vaghi richiami ed altri ancora ben ancorati ad una nuova visione di tutela ambientale in linea con i dettati dell’Unione Europea. In particolare, segnalo la Finlandia - Sezione 20, Capo II, Diritti fondamentali e libertà-; la Francia con l’integrazione del Preambolo della Costituzione del 2004 che costituzionalizza, nel 2005, la Carta dell’Ambiente; la Germania con l’articolo 20A; la Grecia con l’articolo 24; la Lettonia all’articolo 115 e Lussemburgo all’articolo 11 bis.

la programmazione economica

La nuova Carta Costituzionale pone anche altre questioni di applicazione concreta sul territorio nazionale in termini di programmazione dell’iniziativa governativa, di coordinamento interministeriale e di coordinamento territoriale.

La programmazione pluriennale economica dell’azione governativa è interpretata dal Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) che, su istanza dell’allora Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare nel 2019 fu trasformato in Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica per lo Sviluppo Sostenibile (CIPESS). Tale modifica, che anticipava quella della Carta Costituzionale, nacque proprio con l’intento di avviare riforme strutturali in quel luogo ove vengono prese le decisioni di sviluppo del territorio per gli anni a seguire e che non aveva, fino a quel momento, alcun parametro ambientale di riferimento se non quelli classici e spesso astratti. Con l’introduzione del concetto obbligatorio di “sviluppo sostenibile” la programmazione economica deve necessariamente assumere su di sé l’onere di bilanciare lo sviluppo economico di un territorio con la tutela ambientale in modo armonioso e organico. I frutti di questa importante modifica a carattere nazionale saranno il nuovo orizzonte dell’investimento strutturale nazionale e, nei prossimi anni, saranno godibili da tutti i cittadini.

Il Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CITE), nato nel 2021, è il luogo della cooperazione interministeriale delle politiche ambientali, energetiche ed infrastrutturali del Governo nazionale. È lì che si compongono le questioni relative alla Transizione Ecologica per evitare che le stesse vengano perseguite isolatamente da ogni singolo Ministero, senza comporre un quadro organico di riferimento e all’interno di una unica visione. Il CITE è un organismo necessario di dialogo e costruzione che esalta il ruolo di ciascun componente in un lavoro di squadra.

Il Coordinamento territoriale, infine, deve ancora trovare riscontro normativo. Attualmente in Italia esiste l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), cui fanno riferimento le agenzie per la protezione dell’ambiente presenti in ogni regione (ARPA), costituendo la rete della protezione ambientale. Il legame tra ISPRA e le varie ARPA è regolato dalla legge 132/2016 ed è di tipo coordinamentale in quadro di singole autonomie. In sostanza, ogni ARPA è autonoma nella formulazione del bilancio che è di competenza delle regioni di riferimento, nel quadro assunzionale e nelle linee di ricerca e tutela. Il coordinamento, quindi, non è pregnante, mentre oggi si sente l’esigenza di una visione unica e di indirizzi unici di azione con rigorosa definizione degli obiettivi e dei controlli. Ritengo che il prossimo necessario passaggio normativo, per dare risposta alla nuova Costituzione, sia proprio quello di trasformare l’ISPRA da Istituto ad Agenzia autonoma per l’Ambiente sottoposta al controllo del Parlamento che coordini compiutamente le attività territoriali delle agenzie regionali, a loro volta rese autonome dal legame regionale amministrativo.

C - Foto F. Lemmail ruolo dell’arma

Se, dunque, il sistema nazionale pian piano si sta adeguando alla nuova visione e ai nuovi orizzonti che la Carta Costituzionale mirabilmente custodisce e valorizza, è necessario individuare un soggetto super partes che affianchi i cittadini nel loro agire quotidiano. È necessario che tale soggetto sia presente su tutto il territorio nazionale, preparato, vocato a quest’azione, autorevole e trasparente. Ritengo, senza ombra di smentita, che tale soggetto sia l’Arma dei Carabinieri, specialmente dopo avere assorbito nel 2017 le competenze, il personale e i presidi territoriali del Corpo forestale dello Stato.

Oggi l’Arma dei Carabinieri non è configurabile esclusivamente come presidio di polizia repressiva e investigativa, ma è considerabile come lo Stato che si fa prossimità al cittadino in ogni luogo della Nazione.

I Carabinieri vivono ogni giorno la responsabilità del ruolo, la consapevolezza dell’autorità rivestita e la coerenza dell’esempio. Tre elementi che compongono quella che possiamo definire la “grammatica etica” di ogni singolo Carabiniere. Formazione, preparazione, capacità di ascolto del cittadino, disponibilità, azione operativa e generosità compongono un quadro essenziale di coloro che fanno del servizio alla Nazione e a ogni singolo cittadino il proprio pane quotidiano. Le nuove sensibilità che emergono dal Popolo quindi non possono lasciare indifferenti coloro che servono il Popolo. La tutela ambientale, magnificata nella Carta Costituzionale, vede nell’Arma dei Carabinieri l’espressione del servizio professionale, esperto e gratuito volto ad affiancare il cittadino nel suo quotidiano.

Oggi più che mai è necessario mantenere i presidi di legalità e tutela sociale, personale e patrimoniale di ogni singolo cittadino contribuendo al benessere del Paese, ma è anche assolutamente necessario ed imprescindibile accompagnare ogni cittadino sui nuovi percorsi di tutela e partecipazione che il Pianeta richiede.

La tutela dell’ambiente, quindi, non è solo repressione dell’illecito perpetrato ai danni del territorio, ma è prossimità e accompagnamento verso nuove scelte che la salvaguardia ambientale ci chiede di fare come cittadini, con quotidianità. La prossimità ambientale che i Carabinieri applicano ogni giorno si trasforma, dunque, in prevenzione continua e costante e in gratuito aiuto per tutti i cittadini. Mai contro qualcuno, ma sempre a favore di ciascuno.

Se poniamo in solo quadro d’insieme la nuova Carta Costituzionale, l’opera dei Legislatori nazionali e regionali, la programmazione futura degli interventi e il loro coordinamento, la gestione capillare di un ambiente salubre e, infine ma non ultimo, la presenza dello Stato in presidi di prossimità ambientale vicini al cittadino, noi tutti possiamo dire che si sta compiendo il disegno pensato, desiderato e fortemente voluto dai Padri della Nazione quando la Carta Costituzionale e i suoi sublimi valori albergavano nei cuori di ogni italiano e si trasformarono in pensiero espresso ed impegno di una Nazione intera.  

 

la questione ambientale

Cambiare la Carta Costituzionale è un impegno che tocca profondamente l’animo di coloro che ritengono sia necessario. È guardare al Popolo italiano nella sua interezza nell’oggi, ma anche nel futuro lontano. Toccare i princìpi fondamentali della Carta, mai toccati da quando la Costituzione è stata approvata, è ancora di più. Perché significa calarsi nei sentimenti nazionali più intimi del Popolo, al fine di coglierne la spinta propulsiva per una Italia migliore che coniughi, al contempo, saggezza e modernità. Per tale motivo introdurre i concetti relativi ad ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali tra i princìpi fondamentali della Carta è stato come cercare di abbracciare ogni cittadino italiano e sentire in che direzione batte il suo cuore e con quali speranze ed aspettative affronta oggi il futuro che verrà.

Invero, la Corte Costituzionale in molte sue sentenze aveva esplorato il concetto di ambiente, pertanto l’idea di ambiente già albergava nella Costituzione in modo solido. Ma, è necessario rammentarlo, mai prima d’ora aveva assunto il pieno significato di entrare tra i princìpi fondamentali della Repubblica. Credo, con umiltà e consapevolezza, che ormai i tempi fossero maturi. Cosa questa che è stata confermata dalle quattro votazioni dei due rami parlamentari che, con maggioranze schiaccianti e ben superiori ai 2/3, hanno approvato la riforma costituzionale. Al punto tale che non è necessario indire il referendum confermativo. Il Popolo italiano aspettava questa riforma. Il dato politico è questo.

Esiste anche un dato storico sul cambiamento della sensibilità politica a favore della tutela ambientale, espressione della sensibilità del Popolo italiano, rappresentato dal fatto che nel 1984 fu costituito il Ministero dell’Ecologia senza portafoglio presso la Presidenza del Consiglio. È dal 1986 che abbiamo il primo Ministero dell’Ambiente autonomo e con capacità di spesa. Per lunghi anni l’ambiente e l’ecologia sono stati visti con una logica solo conservativa. Recentemente, direi nell’ultimo decennio, si è incominciato a comprendere che l’ecologia, per sua stessa natura, ha un suo dinamismo intimo e costante che ci fa propendere verso il concetto di “conversione ecologica”.

Alex Langer, forse il più lucido e convinto assertore della rivoluzione verde, nel lontano 1989, scriveva: “Per conversione ecologica intendo la svolta, oggi quanto mai necessaria e urgente, che occorre per prevenire il suicidio dell’Umanità e per assicurare l’ulteriore abitabilità del nostro pianeta e la convivenza tra i suoi esseri viventi”.  Abbiamo dovuto attendere ben 26 anni, fino al 2015 quando, nel silenzio di troppi, Papa Francesco redige l’Enciclica Laudato Si’ nella quale si domanda e domanda a ciascuno: “che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?”.

La questione ambientale esce finalmente dai salotti ed entra prepotentemente nella vita di tutti i giorni ammonendoci con gli allarmi lanciati costantemente dagli scienziati sul tema dei mutamenti climatici e dello stravolgimento del Pianeta se non poniamo, tutti assieme, rimedio.

Nel 1972 la Conferenza delle Nazioni Unite di Stoccolma sull’ambiente umano pone al centro della dichiarazione finale la necessità di una forte cooperazione delle nazioni per la tutela ambientale; così come nello stesso anno il “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, commissionato dal Club di Roma da Aurelio Peccei al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, aveva ben chiarito le conseguenze della forsennata crescita produttiva sugli ecosistemi e sulla vita del genere umano, se non si fosse messo rimedio con azioni poste a tutela dell’ambiente. Nel 1992 la Convenzione sulla Biodiversità di Rio de Janeiro aveva segnato un decisivo passo avanti nella consapevolezza mondiale del concetto di biodiversità; al pari del Protocollo di Kyoto del 1997 (COP 3 – Conferenza delle Parti) che regolò, per la prima volta, la riduzione delle emissioni di gas climalteranti del 7% rispetto al valore del 1990 . Con un deferente, quanto mai giusto passaggio al 1822 quando nacque quello che abbiamo conosciuto come Corpo forestale dello Stato che, da sempre, è riconosciuto come il lume tutelare dell’ambiente in Italia. Amato e invidiato in tutti i Paesi del mondo e dal 2017 confluito nell’Arma dei Carabinieri che così hanno ampliato e migliorato il loro già mirabile servizio alla Nazione.

L’idea di modificare la Carta Costituzionale nacque nel 2018 quando, appena divenuto Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, ritenni necessario avviare questa riflessione che reputavo ormai matura. Ero cosciente che avrei affrontato un’opera titanica e dagli esiti incerti e che, probabilmente, sarebbe stata definita quando io non sarei stato più Ministro. Ma era giusto andare avanti e provarci fino in fondo. Decretai una apposita commissione di studio “Ambiente in Costituzione” presieduta dal professore Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale, che generosamente e gratuitamente accettò l’invito assieme a eminenti studiosi del diritto costituzionale. Gli esiti del lavoro della Commissione mi furono consegnati di lì a pochi mesi ed io, a quel punto, sollecitai i membri del Parlamento, in particolare i capigruppo di Senato e Camera, al fine di verificare la disponibilità ad avviare la revisione costituzionale. Trovai terreno fertile, seppure con distinguo tra i vari partiti e composizioni. Mi resi conto che il sentiero era percorribile, seppure stretto ed irto. Furono approntati vari disegni di legge che presero, a larghe mani, gli esiti del lavoro della commissione che avevo costituito. Il dibattito parlamentare fu ricco e consapevole e, come non si vedeva da tempo, rigoroso ma positivamente orientato. I diversi punti di vista furono via via assemblati e fusi in un unico emendamento compositivo che trovò, poco prima dell’avvio della discussione parlamentare, la giusta armonia tra tutte le diverse sfumature e sensibilità politiche. Infatti, il testo è stato approvato a larghissima maggioranza da tutti gli schieramenti dell’arco costituzionale, come è giusto che sia quando si parla di Carta Costituzionale.

Non faccio fatica ad affermare che questo evento è stato epocale ed ha definito un pezzo di storia che verrà ricordato.

Oggi l’Italia vanta la più bella e completa Legge delle Leggi che il mondo intero possa immaginare.