AMBIENTE
ALTRUISMO ED EGOISMO
09/02/2022
di Chiara Grasso

Anche nel mondo animale è possibile riscontrare comportamenti che portano vantaggi o svantaggi al singolo o al branco


FOTO AIl filosofo armeno Georges Ivanovič Gurdjieff scrisse: “Se aiuti gli altri, verrai aiutato. Forse domani, forse tra un centinaio d'anni, ma verrai aiutato. La natura deve pagare il debito. È una legge matematica e tutta la vita è matematica.”

Ed è proprio questa la legge della Natura che regola i rapporti altruistici tra gli animali. Potremmo dire che Madre Natura è più potente dell’egoismo del singolo individuo e quindi, come sempre, ha regolato il tutto in modo che a vincere non sia il singolo, ma sia la specie, inserita in un delicato e dinamico equilibrio ecosistemico. Ci sono molte specie animali, infatti, che basano i loro rapporti su gesti apparentemente altruistici. E la domanda, quindi, sorge spontanea: esiste davvero l’altruismo negli animali?

E la risposta è: sì e no!

La maggior parte dei comportamenti altruistici è spiegabile con due teorie: la selezione parentale e l’altruismo reciproco. Si parla di selezione parentale per tutti quei comportamenti altruistici rivolti verso i membri della famiglia sanguigna. Lo scopo dell’altruismo parentale è solo uno: favorire la trasmissione dei propri geni. Nella biologia evoluzionistica, infatti, si dice che un organismo si comporta in modo altruistico quando il suo comportamento avvantaggia altri organismi, con un certo costo a suo carico. Che in questo caso si tratti di un puro gesto di altruismo incondizionato, quindi, forse desta qualche dubbio, in quanto il beneficio che trae l’individuo è comunque legato alla trasmissione del suo corredo genetico.

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Un esemplare di pipistrello vampiro. Gli individui di questa specie devono nutrirsi ogni tre giorni con il sangue di una preda. Tale frequenza nei pasti li porta a doversi aiutare, instaurando veri e propri rapporti di amicizia.


L’ALTRUISMO RECIPROCO

Nel 1971 Robert Trivers introdusse, invece, la sua teoria dell'altruismo reciproco per spiegare l'evoluzione dell'aiuto al nido di una coppia di uccelli riproduttori non imparentati. Si definisce quindi altruismo reciproco una buona azione che viene rivolta ad un estraneo dal nucleo familiare. Ma anche in questo caso non si fa niente per niente: chi è altruista, oggi, ha l’aspettativa che il suo gesto venga ricambiato domani. Secondo Trivers, se i destinatari del gesto non lo ricambiano, l'interazione altruistica termina in modo permanente e potrebbe più facilmente scatenarsi un conflitto in futuro. “You scratch my back and I’ll scratch yours”: questo detto inglese descrive al meglio una relazione cooperativa che porta vantaggi ad entrambi gli individui. Un po’ come succede nelle cosiddette simbiosi mutualistiche (verso individui di un’altra specie), dove organismi diversi ottengono un vantaggio evolutivo dalla convivenza reciproca. Il trucco evolutivo sta tutto nel giusto bilancio tra costi e benefici: ci devono essere piccoli costi da sostenere e grandi benefici da ricevere. Che forse nemmeno questo sia un esempio di altruismo benevolo?

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I suricati affidano a una sentinella il compito di avvisare il gruppo dell'arrivo di un pericolo. Essere una sentinella è considerato un comportamento altruistico.










GLI INSETTI EUSOCIALI

Tra le specie considerate più altruiste ci sono senza dubbio gli insetti eusociali (api, formiche e termiti) in cui il bene della colonia viene prima della sopravvivenza del singolo. In etologia, infatti, questi sono definiti come superorganismi, in cui il singolo individuo non ha valore ecologico senza il resto della colonia e non è in grado di sopravvivere da solo per lunghi periodi. Ecco quindi che, senza l’altruismo, una colonia di insetti eusociali non potrebbe sopravvivere. Il limite tra sacrificio individuale e benessere della colonia può essere facilmente stimato nei casi di difesa della colonia. Ad esempio, nella formica verde dell'Australia (Oecophylla smaragdina) le operaie anziane emigrano in speciali “nidi di caserma” situati al confine territoriale della colonia. Quando le operaie dei nidi vicini o altri invasori attraversano la linea, le guardie sono le prime ad attaccare e ad essere attaccate. Un comportamento simile si manifesta in animali come marmotte, cani della prateria e suricati che affidano ad una sentinella il compito di avvisare il gruppo dell'arrivo di un pericolo. Essere una sentinella è quindi considerato un comportamento altruistico poiché il segnalatore si espone a un rischio maggiore rivelando la propria posizione al predatore, pur di mettere in guardia il resto del gruppo sulla presenza di un pericolo. Questo compito, generalmente, è comunque dettato da tempistiche che sottostanno a un cambio turno in cui diversi individui si alternano nel ruolo. Karl von Frisch scoprì che anche alcune specie di pesci mostravano una reazione visibile di paura quando venivano esposte ad una determinata sostanza chimica in acqua e questo serviva da avvertimento per altri pesci nelle vicinanze (Schreckstoff). Anche in questi casi, è dubbia la componente altruistica se parliamo di un ruolo che viene in qualche modo imposto dal resto del gruppo o dalla propria fisiologia. Gli esempi di benevolenza tra gli animali non finiscono qui. Tra i più famosi emergono i primati, noti per il grooming (spulciarsi vicendevolmente), uno dei comportamenti altruistici più citati in letteratura, non solo evolutivo per l’igiene, ma utile anche per stabilire le gerarchie di dominanza e i rapporti sociali all’interno del gruppo. Secondo il CNR, la reciprocità nel grooming sembra essere molto più importante rispetto al grado di parentela. In poche parole: se tu pulisci oggi, sarai pulito domani.

Un altro comportamento simile avviene nei pipistrelli vampiro. In questa specie gli individui devono nutrirsi ogni tre giorni con il sangue di una preda. Questa frequenza nei pasti li porta a doversi aiutare vicendevolmente in veri e propri rapporti di amicizia. I ricercatori di uno studio pubblicato su Current Biology nel 2020, hanno osservato che i pipistrelli di Azara sviluppano la fiducia verso individui non imparentati, prima facendosi grooming e poi rigurgitando sangue da condividere. Anche in questo caso, però, i pipistrelli sono predisposti a condividere un pasto con un compagno che in passato abbia mostrato la stessa generosità.

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Le femmine dei cuculi, in alcuni casi, mostrano comportamenti di scarico depositando le uova dei loro nidi in quelli di altre coppie, parassitando così le cure genitoriali.





I COMPORTAMENTI EGOISTICI

E se quindi è difficile definire cosa sia l’altruismo negli animali, possiamo dire che siano tutti egoisti? Il comportamento egoistico si verifica quando un individuo ne beneficia a spese di un altro. In alcuni uccelli, i cuculi ad esempio, le femmine a volte mo

strano comportamenti di scarico delle uova (o parassitismo intraspecifico della covata), cioè la deposizione di uova in nidi di altre coppie, parassitando così le cure dei genitori. Ma mentre ci sono tanti esempi di animali più solidali di altri, per quanto riguarda l’egoismo è più difficile trovare dati scientifici che ne dimostrino l’esistenza, forse perché in fondo tutti gli animali sono un po’ egoisti se intendiamo tale caratteristica come predominanza negli ambiti dell’accesso alle risorse, difesa del territorio o lotta per la riproduzione… insomma, per la sopravvivenza. E forse sono tutti un po’ altruisti se per altruismo intendiamo la capacità di provare empatia verso un altro individuo. Il dottor James C. Harris della Johns Hopkins University ha descritto l’empatia come "un meccanismo evolutivo per mantenere la coesione sociale". In altre parole, gli animali che si affidano a un gruppo per la sopravvivenza devono essere più sensibili a ciò che provano coloro che li circondano. Per concludere, quindi, non c’è dubbio che esistano comportamenti altruistici ed egoistici nel mondo animale, ma quello che è certo è che, come sempre, dobbiamo astenerci da giudizi morali e paragoni con Homo sapiens.

 

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