ALTA QUOTA
VIVERE LA MONTAGNA
23/08/2022

di Nazario Palmieri
Foto di Luigi Di Battista


Nuove politiche per la valorizzazione delle aree interne e montane

FOTO ALe aree collinari-montane costituiscono la più rilevante infrastruttura territoriale del nostro Paese (76,8% del territorio nazionale) in cui sono presenti 5.709 dei 7.904 comuni italiani e oltre 30 milioni abitanti. I territori montani, inoltre, in ragione della loro ubicazione e caratterizzazione geopedologica, forestale e ambientale costituiscono un peculiare patrimonio ecosistemico, nonché presidio idrogeologico e di biodiversità da tutelare e valorizzare con interventi di manutenzione e salvaguardia.

Le profonde trasformazioni del contesto socio-economico del nostro Paese, negli ultimi sessant’anni, hanno generato rilevanti riconfigurazioni dei sistemi territoriali di riferimento, soprattutto in ordine al progressivo spopolamento e abbandono delle aree montane con una forte contrazione della popolazione residente nelle aree interne e la marginalizzazione, sempre più accentuata, dei contesti territoriali di riferimento.

Dal 1960 ad oggi, a fronte di una crescita della popolazione di circa 12 milioni di abitanti nelle aree di pianura e collina, la montagna ha perso circa 1 milione di residenti per le difficili condizioni economiche, occupazionali e la mancanza di infrastrutture civili a vari livelli (istruzione, sanità, trasporti ecc.). Nel rapporto “La montagna perduta”, realizzato dal Centro Europa Ricerche (CER) e Trentino School of Management (TSM), presentato il 9 febbraio 2016 al Senato della Repubblica, si evidenziava lo stretto legame tra il grado di infrastrutturazione del territorio e il relativo esodo della popolazione nel senso che, quanto minore è la presenza di servizi pubblici, tanto maggiore sarà avvertito il disagio della vita quotidiana e la relativa spinta ad abbandonare le aree montane in direzione di quelle di piano e di collina. Il predetto rapporto, inoltre, correlava, inversamente, lo spopolamento delle aree montane alle politiche di investimento e di spesa pubblica in favore dei territori montani acclarando che l’esodo, più che dagli oggettivi caratteri orografici e morfologici del territorio, è influenzato dall’entità delle dotazioni finanziarie in favore di tali aree marginali. Tale progressiva diminuzione della popolazione ha determinato, nel corso degli anni, la mancanza di presidio per la manutenzione territoriale, forestale e ambientale, con conseguenti accresciuti rischi idrogeologici e la perdita di consolidati valori e tradizioni proprie della cultura di montagna.

FOTO BIn sintesi è venuta a mancare quella capillare azione di manutenzione del territorio che è legata alla presenza dell’uomo, poiché le comunità residenti sono indispensabili per la gestione dei boschi, l’agricoltura, l’allevamento estensivo, la conservazione delle sorgenti, dei sentieri, delle scarpate, dei muretti a secco, dei tratturi e l’efficienza della viabilità interpoderale.

 

POLITICHE DI SVILUPPO

Le politiche più incisive e determinanti per lo sviluppo della montagna si rinvengono nella legge n. 991/1952 “Provvedimenti in favore dei territori montani” (c.d. Legge Fanfani) che varò, nell’immediato dopoguerra, un ambizioso progetto di ricostruzione fisica e socio-economica del territorio collinaremontano con una consistente dotazione finanziaria pluriennale e la realizzazione di numerose opere di miglioramento fondiario, sistemazione idraulico-forestale, ampliamento e gestione del patrimonio boschivo. Sono seguite la legge n. 1.102/1971 “Nuove norme per lo sviluppo della montagna”, che istituisce le Comunità montane, prevede i piani di sviluppo economico-sociale e la redazione della Carta della montagna, e la legge n. 97/1994 “Nuove disposizioni per le zone montane”, che introduce il Fondo nazionale per la montagna e gli incentivi per l'insediamento in zone montane e le cui finalità contenevano apprezzabili princìpi in ordine a:

  • eliminazione degli squilibri di natura sociale ed economica tra le zone montane e il resto del territorio nazionale;
  • funzione di servizio a presidio del territorio svolta dalle popolazioni montane;
  • ·necessità di strumenti idonei a compensare le condizioni di disagio derivanti dall'ambiente montano quali la dotazione, con la esecuzione di opere pubbliche e di bonifica montana, di infrastrutture e servizi civili idonei a consentire migliori condizioni di abitabilità e un adeguato sviluppo economico;

ma che, di contro, sono state caratterizzate da una insufficiente dotazione finanziaria di largo respiro.

Nell’ultimo trentennio vi è stata una progressiva disattenzione per il contesto territoriale montano che ha acuito le distanze tra la pianura e la montagna, da recuperare in favore di una riconfigurazione globale e sistemica del territorio.

FOTO CLa montagna debole o svuotata, e con essa i boschi, il patrimonio geomorfologico e naturalistico-ambientale che ne sono una componente fondamentale, hanno dunque bisogno soprattutto di un riconoscimento sociale e pubblicistico in grado di compensare gli svantaggi della marginalità e di perequare i sovraccosti strutturali permanenti per le aree montane attenuando gli squilibri socio-economici e infrastrutturali tra la montagna marginale e la pianura. Soltanto politiche fiscali o di incentivazione mirate possono impedire il fenomeno della montagna svuotata e garantire l’erogazione di servizi minimali di base.

Analogamente la manutenzione del patrimonio forestale e la messa in sicurezza dei bacini imbriferi costituiscono obiettivi fondamentali di interesse pubblico da perseguirsi nei comprensori montani al fine di accrescere la sicurezza del territorio, la valorizzazione e qualificazione ambientale, oltre a rafforzare la crescita occupazionale e professionale garantendo ricadute economiche alle popolazioni residenti.

 

FOTO DIL NUOVO DISEGNO DI LEGGE QUADRO SULLA MONTAGNA

In tale auspicata direzione si sta muovendo l’azione del Governo italiano che, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, in sede del Consiglio dei Ministri del 10 marzo 2022, ha approvato in esame preliminare il disegno di legge “Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane”.

Il provvedimento introduce misure organiche per favorire lo sviluppo economico e la ripresa delle zone montane, contrastandone lo spopolamento grazie a interventi normativi per la riduzione delle condizioni di svantaggio.

Un Dpcm apposito, da adottare nei 45 giorni successivi all’entrata in vigore della nuova legge quadro sulla montagna, fornirà la definizione della montagna, del suo territorio e dei comuni montani. Utilizzando la Strategia Nazionale per la Montagna Italiana (SNAMI), saranno individuate le linee strategiche per la crescita e lo sviluppo economico e sociale, l’accessibilità dei servizi essenziali e delle infrastrutture digitali come pure il godimento effettivo dei diritti fondamentali della persona nei territori montani. Stanziati 100 milioni per l’anno 2022 e 200 milioni a decorrere dal 2023.

La nuova Legge quadro mira a ricostituire il tessuto connettivo di servizi essenziali per la montagna quali l’istruzione, la sanità e l’occupazione favorendo specifiche azioni incentivanti contro l’abbandono.

In particolare sono previste le seguenti azioni:

  • detrazioni sul mutuo per chi, con meno di 41 anni, acquista una prima casa in un comune montano (misura “Io resto in montagna”);
  • agevolazioni per chi sceglie di fare il medico o il professore in comuni montani;
  • credito di imposta per gli imprenditori agricoli e forestali che esercitano la propria attività nei comuni montani;
  • misure fiscali di favore di under 36 che avviano una propria impresa in montagna;
  • incentivi per lo sviluppo dei servizi di telefonia mobile e per l’accesso a Internet.

 

LA STRATEGIA NAZIONALE PER LE AREE INTERNE (SNAI)

Analogamente, la Strategia Nazionale per lo sviluppo delle aree interne del Paese di cui alla legge n. 147/2013 è diretta al miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e delle opportunità economiche nei territori interni e a rischio marginalizzazione con il duplice obiettivo di adeguare la quantità e la qualità dei servizi di cittadinanza, e di promuovere progetti di sviluppo che valorizzino il patrimonio naturale e culturale di queste aree, puntando anche su filiere produttive locali.

Le 72 aree interne, selezionate per il ciclo di programmazione 2014-2020 e destinatarie di apposite risorse finanziarie, comprendono 1.060 comuni con circa 2 milioni di abitanti e interessano un territorio di 51.000 km2.

La nuova Legge quadro sulla montagna e la strategia per le aree interne costituiscono, dunque, importanti iniziative per “ritrovare la montagna” e valorizzare territori colpiti dallo spopolamento che necessitano di un riconoscimento politico-culturale e di aiuti concreti per rilanciare lo sviluppo sostenibile e duraturo.

 

LA STRATEGIA NAZIONALE DELLE GREEN COMMUNITIES

Introdotte con la legge n. 221/2015 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, le green communities rappresentano la nuova filosofia per lo sviluppo sostenibile della montagna mediante l’utilizzazione equilibrata e la manutenzione delle risorse naturalistiche nei territori montani dove sperimentare e rendere strutturale la valorizzazione e il pagamento dei servizi ecosistemici-ambientali (funzione dei boschi nella fissazione del carbonio e regimazione idrogeologica, conservazione dei valori di biodiversità naturalistica e paesaggistica) e corrispondendo premialità incentivanti a Comuni, Unioni di Comuni, Enti gestori di Aree Protette, Consorzi di bonifica montani che utilizzano, in modo sistematico, sistemi di contabilità ambientale e urbanistica e forme innovative di rendicontazione dell’azione amministrativa. In tale contesto, i fondi resi disponibili dal PNRR potenzieranno la Strategia delle aree interne e la Strategia delle Green Communities attivando, di fatto, percorsi virtuosi nella gestione sostenibile del patrimonio naturalistico e ambientale delle aree montane e protette con importanti ricadute economiche e occupazionali contrastando, in tal modo, anche l’abbandono e lo spopolamento dei territori interessati.