UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
VITA IN ALTA QUOTA
07/07/2021


Arenaria bryophylla 3OKLa vita è cambiamento: le specie che si adeguano alle nuove condizioni sopravvivono, mentre quelle che non lo fanno scompaiono. Questo è successo, nel corso di milioni di anni, alle piante che riescono a vivere sul monte Everest, in Himalaya, in condizioni climatiche ai limiti del possibile. Qui, sulla montagna più alta del mondo, l’alpinista e botanico inglese Alexander Wollaston nel corso della spedizione del 1921 raccolse a quota 6.180 metri un esemplare di Arenaria bryophilla Fernald, una pianta sempreverde che appartiene alla famiglia delle Caryophyllaceae originaria dell'Himalaya, Cina, Tibet, Nepal e India, che da allora detiene il record di pianta vascolare che cresce più in alto nel mondo.

Successivamente, in altre due spedizioni sull’Everest, quella britannica del 1935 guidata da Eric E. Shipton e quella svizzera del 1952, guidata da Edouard Wyss-Dunant con l’assistenza del botanico Albert Zimmerman, furono trovati altri cinque esemplari di piante vascolari nelle fessure delle rocce sempre a quota 6.000 metri e tra queste un’Arenaria bryophylla. In alta quota, per resistere all'escursione termica tra le alte temperature durante il dì (con un’insolazione diretta che provocando un’eccessiva evapotraspirazione può portare alla morte le piante) e le basse temperature della notte, ai venti presenti per tutto l'anno, alla durezza dei terreni, alla carenza di acqua quando non c’è la neve, o al vivere per molti mesi dell’anno sotto di essa che, sì, protegge le piante dal congelamento, ma riduce anche l'attività fotosintetica e produce asfissia radicale, le piante mutano.

Si affidano in mancanza di impollinatori alla riproduzione cleistogamica o a quella vegetativa attraverso stoloni, e a radici “intelligenti” che vanno alla ricerca di acqua e di quei pochi nutrienti presenti nei terreni smossi. Diventano così casmofite (dal greco khasma fessura e phyton pianta) vivendo nelle fessure delle rocce o glareicole (dal latino glarea ghiaia e colo vivere) nei ghiaioni dove si trova un terreno leggero smosso creato dall'alternanza tra congelamento e scongelamento.

I campioni delle cinque piante trovate sono stati recentemente studiati dal botanico francese Cédric Dentant che ha pubblicato nel 2018 le sue ricerche nell’articolo The highest vascular plants on Earth sulla rivista Alpine Botany. Secondo questo studio l’esemplare di Arenaria bryophylla trovata dal botanico Albert Zimmerman nel 1952 in una morena del Ghiacciaio Khumbu, a 6.335 metri di altezza, mantiene la seconda posizione come pianta vascolare che cresce più in alto nel mondo.

Al primo posto c’è una nuova specie, della quale però esiste solo il campione di erbario, trovata solo quindici metri più in su: l’Androsace khumbuensis Dentant. L’Arenaria bryophylla è una pianta perenne, dai deliziosi fiori pentameri bianchi che sbocciano, solo in brevi periodi dell’anno, risaltando su un cuscinetto verde composto da minute foglie filiformi, e provocano in chi li scopre meraviglia.

Nel 1919 il botanico statunitense Merritt Lyndon Fernald l’aveva chiamata Arenaria bryophilla Fernald, indicando nel nome della specie la capacità che ha la pianta di produrre piantine ai margini delle foglie derivandolo dal greco bris e phyllos, generatrice di foglie. Nel 2015 i due botanici indiani Prashant Keshav Pusalkar e Devendra Kumar Singh, basandosi su studi filogenetici molecolari, hanno spostato le piante che appartengono al genere Arenaria nel genere Eremogone, dal greco eremos solitario e gonos semi. Oggi quindi si chiama Eremogone bryophylla (Fernald) Pusalkar & D. K. Singh.