UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
L’ALGA CHE DANZA
12/03/2021


FOTO SCELTA - Marimo5Il suo nome comune è giapponese: Marimo “pallina che vive nell’acqua”, ed è stato creato nel 1898 dal botanico giapponese Takiya Kawakami dalle parole mari (biglia o palla da gioco rimbalzante) e mo (termine generico che riguarda le piante acquatiche). Digitando il suo nome sui motori di ricerca scopriamo che per le sue caratteristiche visive e botaniche è tra le piante insolite delle quali oggi più si parla e che molti acquistano anche per coltivarle in casa, in un acquario o in una brocca di vetro. Non è una pianta vascolare e non ha quindi radici, cormi, fiori e frutti, ma è un’alga verde pluricellulare appartenente alla famiglia delle Pithophoraceae che vive nei laghi di acqua dolce. La sua particolarità, che ne ha decretato il successo, è quella di avere dei filamenti algali uniseriati densamente e irregolarmente ramificati con un colore che va dal verde brillante al verde scuro, i quali, grazie al rotolamento dovuto all’azione delle onde in fondali bassi, si aggrovigliano tra loro creando, in una delle sue forme, masse globulari, sfere solide o cave, ovvero delle piccole palle verdi. Le alghe verdi che nell’evoluzione delle piante rappresentano il passaggio dalla vita in acqua a quella terrestre contengono la clorofilla a e b e fanno quindi fotosintesi liberando di giorno ossigeno. Per questo motivo in alcuni video presenti in rete possiamo vedere le palline verdi del Marimo salire sulla superficie dell’acqua e poi ridiscendere in una “pseudo-danza” dovuta alle bollicine di ossigeno che le alghe verdi emettono durante la fotosintesi. Una respirazione “verde” che aumenta con l’intensità luminosa e si arresta del tutto di notte o in situazioni di scarsa illuminazione. Scoperta nel 1824 nel lago di Zell dal botanico austriaco Anton E. Sauter, è poi stata trovata nei laghi Mývatn in Islanda e Akan in Giappone. Il suo nome botanico Aegagropila linnaei Kützing è stato creato nel 1843 dal botanico tedesco Friedrich Kützing autore di Species Algarum in cui descrive circa 6.000 specie di alghe. Il nome è legato alla sua forma sferica, seppur possa anche crescere attaccata alle rocce o con filamenti fluttuanti che si depositano sui fondi fangosi con gli egagropili (dal greco egragoscapra selvatica e pylos peli ammassati), piccole palle di colore marrone chiaro e di consistenza feltrosa, costituite da residui fibrosi di piante dei generi Posidonia e Zostera, che portate dalle onde si accumulano anche sulle spiagge italiane. L’alga Marimo per la sua lenta crescita, in determinate situazioni di soli cinque millimetri l’anno, e per l’azione nefasta delle attività antropiche, in molti siti dove era stata trovata in natura sta scomparendo. Per questo nei luoghi di origine la sua raccolta è vietata. In Giappone è protetta come Special Japanese National Treasure e dal 1950 nei pressi del lago Akan viene organizzato, dalla comunità etnica degli Ainu, un festival ad essa dedicato.