UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
L’ALBERO DEGLI STARNUTI
07/09/2021


FOTO A - PtaeroxylonottoGli alberi, dotati come noi di cellule specializzate, hanno scelto di vivere, crescere e riprodursi senza spostarsi mai, radicati alla terra. Per questo motivo, nel corso di milioni di anni, hanno dovuto creare dei sistemi di difesa nei confronti di quegli animali che si nutrono del loro “corpo” fatto di legno, radici e foglie. Un albero dai fiori gialli e profumati ha messo in atto un sistema di difesa nei confronti delle antilopi e delle giraffe producendo dei composti chimici e degli oli volatili repellenti nelle foglie e nel tronco. Per questo è stato chiamato Sneezewood tree ovvero albero del legno degli starnuti. Originario di Sudafrica, Zimbabwe, Mozambico, Angola e Namibia, dove vive nella foresta sempreverde secca, nella boscaglia, e nelle foreste montane sempreverdi, l’albero del legno degli starnuti è una specie monotipica che appartiene alla famiglia delle Rutaceae. Il botanico svedese Carl Peter Thunberg, dopo averlo incontrato nelle sue escursioni in Sudafrica nel 1860, lo chiama Rhus obliqua Thunb., indicando nel nome della specie la forma obliqua delle sue piccole foglie composte. Trent'anni dopo, il botanico tedesco Ludwig Radlkofer sposta il genere chiamandolo con il nome che conosciamo oggi: Ptaeroxylon obliquum Radlk.. Il nome del genere era stato creato nel 1835 dai due botanici danesi Christian Friedrich Ecklon e Carl Ludwig Philipp Zeyher che lo avevano derivato dalle parole greche ptaeros (starnuto) e xylon (legno) perché il suo legno, una volta tagliato, provoca attacchi di starnuti violenti a coloro che ne respirano gli oli volatili dall’odore forte e pepato. La sostanza responsabile di questo effetto è il nieshoutol, un’idrossicumarina isolata alla fine degli anni Sessanta dai chimici McCabe, McCrindl e Murray, così chiamata da Nieshout, uno dei nomi comuni dell’albero in Africa. L’altro è Umtati, usato dal gruppo etnico Xhosa.

FOTO B - Ptaeroxyloncinque (1)È un albero di piccole e medie dimensioni, semideciduo, dalla crescita veloce che tollera il gelo moderato e molto resistente alla siccità. Le sue foglie, da giovani bronzate, sono imparipennate, opposte, e composte da tre a otto paia di foglioline verde scuro dalla forma asimmetrica e dal bordo leggermente ondulato. L'albero è dioico e porta i fiori unisessuali su due alberi differenti. I fiori profumati, sono piccoli, giallo crema con quatto petali, sfumati al centro di arancione e sbocciano da agosto a dicembre. Il frutto è una capsula piatta bruno-rossastra oblunga, dentellata all'estremità che a maturazione si apre per produrre dei semi alati. Il suo legno duro, pesante, denso e a grana fine, molto resistente alla frizione meccanica e all’attacco degli insetti e delle termiti, veniva usato in passato per realizzare pali di recinzione e traversine ferroviarie e tuttora in Mozambico per realizzare le barrette di legno degli xilofoni tradizionali. Oltre al nieshoutol nel durame del legno, numerosi sono i composti chimici presenti nelle sue foglie, ancora non tutti analizzati. Nel 2018, grazie a uno studio coordinato dalla ricercatrice sudafricana Candice Van Wyk, è stato isolato l’obliquumol, un potente antifungino indicato per il trattamento delle infezioni da Candida albicans.