UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
IL FRUTTO DEL MIRACOLO
12/08/2020
di Antimo Palumbo


foto sceltaIl Synsepalum dulcificum (Schumach. & Thonn.) Daniell è una pianta sempreverde che appartiene alla famiglia delle Sapotaceae originaria dell’Africa tropicale centroccidentale, Ghana, Togo, Benin e Nigeria, dove vive nelle foreste umide a basse altitudini, prevalentemente lungo le rive dei corsi d’acqua. Per l’azione sulle papille gustative delle sue bacche rosse di rendere dolce qualsiasi alimento, viene chiamata la pianta del frutto miracolo, in inglese miracle fruit o miracle berry. La prima citazione che la riguarda è del 1725 e si deve all’esploratore francese Chevalier des Marchais il quale, nelle sue relazioni di viaggio, parla di diverse tribù africane che consumavano i suoi frutti prima dei pasti per migliorare il gusto di cibi e bevande acide come il pane di mais acido o il vino di palma. Nel 1827 il danese Peter Thonning, che scopre la pianta in Ghana, la chiama insieme al tedesco Heinrich Christian Friedrich Schumacher Bumelia dulcifica Schumach. & Thonn.. Il nome del genere attuale si deve invece al chirurgo e botanico dell'esercito britannico William Freeman Daniell, di stanza in Gambia e nella Gold Coast (l’attuale Ghana) che nel 1852 la chiama Synsepalum dulcificum (Schumach. & Thonn.) Daniell per le caratteristiche del fiore di avere i sepali uniti, syn (unito), sepalum (sepalo). Si tratta di un arbusto alto da due a cinque metri, dalla crescita lenta, che porta foglie obovate di colore verde scuro affusolate alla base con il margine intero e la pagina inferiore pubescente. I fiori rimangono sulla pianta da agosto a dicembre e sono portati in grappoli ascellari rivolti verso il basso di colore bianco crema all’apertura, che poi gradualmente divengono bruno-rossastri. I suoi frutti sono delle bacche ellissoidi di colore rosso brillante a maturità, grandi come un acino d’uva e simili ai frutti del corniolo, che contengono un solo seme bruno nerastro lucido, circondato da un sottile strato di polpa bianca e acidula. La componente principale della polpa è una glicoproteina chiamata miracolina, isolata per la prima volta dallo scienziato giapponese Kenzo Kuhihara nel 1968, che ha la proprietà di rendere dolci i cibi aspri o acidi. Quando la polpa del frutto miracoloso viene mangiata, la miracolina, che non ha un sapore dolce, in presenza di un ph acido, derivato dall'ingestione di cibi acidi, si lega alle papille gustative della lingua, facendo sì che tali cibi abbiano un sapore dolce, un effetto che dura circa un'ora, fino a quando la proteina non viene eliminata dalla produzione di saliva o da un eccessivo riscaldamento.

Quindi, se si mangia prima un frutto miracoloso e subito dopo un limone, quest’ultimo verrà percepito come dolce. Numerose sono le ricerche compiute in questi anni sulla miracolina. Il suo gene è stato inserito da ricercatori giapponesi in lattughe e pomodori transgenici per renderli più dolci. Per un periodo è stata commercializzata come zucchero alternativo, antiossidante e per migliorare la disgeusia (alterazione del gusto) nei pazienti chemioterapici. Attualmente il suo uso come dolcificante non è autorizzato in Europa e negli Stati Uniti dove è considerato “dolcificante illegale non dichiarato".