UOMINI E PIANTE a cura di Antimo Palumbo
FRUTTI COME ZUCCHERO FILATO
20/10/2021


Geum reptansTutti conoscono lo zucchero filato: un bastoncino di legno inserito in una centrifuga rotante, raccoglie, quasi per magia, sulla sua superficie i filamenti di zucchero fuso per diventare un gustoso e dolce batuffolo. In Italia c'è una pianta dai nomi comuni ambretta strisciante e cariofillata delle pietraie, che ci meraviglia per i suoi insoliti frutti color malva composti da tanti peli setosi che ricordano proprio la forma di uno zucchero filato: il suo nome botanico è Geum reptans L.. Si tratta di una pianta perenne, rara e protetta, che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, presente nelle Alpi, tranne che in Liguria, e in un vasto arco che comprende a occidente la Spagna e a oriente i Balcani fino ai Carpazi e ai più alti monti Tatra. Cresce dai 2.100 ai 2.800 metri, ma può raggiungere anche i 3.800, nelle morene, nei cumuli di frammenti di roccia ai piedi di pendii o nei canaloni, in particolare nei detriti silicatici umidi e nei macereti delle montagne a suolo siliceo. Il genere Geum comprende trentanove specie delle regioni temperate e fredde. In Italia oltre al reptans si trovano facilmente altre tre specie: il rivale L. che cresce, come dice il nome, nei pressi dei rivi; il montanum L. che vive sui pascoli alpini e nei prati incolti; l’urbanum L. diffuso in tutta Italia nei boschi, nelle macchie e nei luoghi freschi e ombrosi. Il nome del genere e quelli comuni derivano proprio da quest’ultima specie. Il nome Geum, già utilizzato da Plinio, è stato infatti usato da Linneo nel 1753 in Species Plantarum, il quale lo derivò dalla parola greca geuô (assaggiare, che genera un buon profumo) perché le radici del Geum urbanum schiacciate hanno un odore e sapore aromatico simile ai chiodi di garofano. Anche i nomi comuni ambretta, derivato di ambra (profumo) e cariofillata da caryophyllum (garofano, buon profumo) si riferiscono all’odore aromatico, non solo delle radici, ma anche del rizoma. Il nome comune francese del genere, benoîte, ovvero benedetta, deriva dal latino herba benedicta con il quale la pianta era conosciuta nel Medioevo e utilizzata per le sue proprietà terapeutiche. Il Geum reptans è una pianta facile da riconoscere per la forma a rosetta composta da foglie pennatosette alla base con segmenti incisodentati e profondamente lobati e lunghi stoloni striscianti, reptanti (da questo particolare deriva il nome della specie) che possono arrivare anche a un metro di distanza, grazie ai quali crea delle colonie estese di singoli individui. Fiorisce nel periodo luglio-agosto. I fiori sono solitari, color giallo intenso, composti da cinque e fino a sette petali tondeggianti, portati su un peduncolo rosso alto anche venti centimetri. Il suo frutto è un acheneto, ovvero un poliachenio, formato da numerosi acheni, color malva, dotati di un lungo stilo piumoso composto da tanti piccoli peli setosi che a maturazione formano un ciuffo ellissoide, che ricorda appunto lo zucchero filato. Un ingegno della natura per permettere la riproduzione della pianta: i frutti una volta maturi si staccano e sono portati lontano dal vento in varie direzioni e a lunghe distanze. Le estremità piumose aiutano poi a fissare il seme sulle superfici su cui il frutto si posa per poi germogliare nel tempo.

Tutti conoscono lo zucchero filato: un bastoncino di legno inserito in una centrifuga rotante, raccoglie, quasi per magia, sulla sua superficie i filamenti di zucchero fuso per diventare un gustoso e dolce batuffolo. In Italia c'è una pianta dai nomi comuni ambretta strisciante e cariofillata delle pietraie, che ci meraviglia per i suoi insoliti frutti color malva composti da tanti peli setosi che ricordano proprio la forma di uno zucchero filato: il suo nome botanico è Geum reptans L.. Si tratta di una pianta perenne, rara e protetta, che appartiene alla famiglia delle Rosaceae, presente nelle Alpi, tranne che in Liguria, e in un vasto arco che comprende a occidente la Spagna e a oriente i Balcani fino ai Carpazi e ai più alti monti Tatra. Cresce dai 2.100 ai 2.800 metri, ma può raggiungere anche i 3.800, nelle morene, nei cumuli di frammenti di roccia ai piedi di pendii o nei canaloni, in particolare nei detriti silicatici umidi e nei macereti delle montagne a suolo siliceo. Il genere Geum comprende trentanove specie delle regioni temperate e fredde. In Italia oltre al reptans si trovano facilmente altre tre specie: il rivale L. che cresce, come dice il nome, nei pressi dei rivi; il montanum L. che vive sui pascoli alpini e nei prati incolti; l’urbanum L. diffuso in tutta Italia nei boschi, nelle macchie e nei luoghi freschi e ombrosi. Il nome del genere e quelli comuni derivano proprio da quest’ultima specie. Il nome Geum, già utilizzato da Plinio, è stato infatti usato da Linneo nel 1753 in Species Plantarum, il quale lo derivò dalla parola greca geuô (assaggiare, che genera un buon profumo) perché le radici del Geum urbanum schiacciate hanno un odore e sapore aromatico simile ai chiodi di garofano. Anche i nomi comuni ambretta, derivato di ambra (profumo) e cariofillata da caryophyllum (garofano, buon profumo) si riferiscono all’odore aromatico, non solo delle radici, ma anche del rizoma. Il nome comune francese del genere, benoîte, ovvero benedetta, deriva dal latino herba benedicta con il quale la pianta era conosciuta nel Medioevo e utilizzata per le sue proprietà terapeutiche. Il Geum reptans è una pianta facile da riconoscere per la forma a rosetta composta da foglie pennatosette alla base con segmenti incisodentati e profondamente lobati e lunghi stoloni striscianti, reptanti (da questo particolare deriva il nome della specie) che possono arrivare anche a un metro di distanza, grazie ai quali crea delle colonie estese di singoli individui. Fiorisce nel periodo luglio-agosto. I fiori sono solitari, color giallo intenso, composti da cinque e fino a sette petali tondeggianti, portati su un peduncolo rosso alto anche venti centimetri. Il suo frutto è un acheneto, ovvero un poliachenio, formato da numerosi acheni, color malva, dotati di un lungo stilo piumoso composto da tanti piccoli peli setosi che a maturazione formano un ciuffo ellissoide, che ricorda appunto lo zucchero filato. Un ingegno della natura per permettere la riproduzione della pianta: i frutti una volta maturi si staccano e sono portati lontano dal vento in varie direzioni e a lunghe distanze. Le estremità piumose aiutano poi a fissare il seme sulle superfici su cui il frutto si posa per poi germogliare nel tempo.