NATURAL SURVIVAL
QUANDO MANCA L’ACQUA
28/06/2021


FOTO M. PRIORICi sono molte tecniche di sopravvivenza che insegnano come reperire l’acqua nell’ambiente naturale in caso di emergenza. Due fra queste sono la raccolta della rugiada e l’estrazione dell’acqua dal terreno attraverso quello che viene definito il “distillatore solare”.

La rugiada è quel velo di goccioline che si deposita sui vegetali grazie a condizioni atmosferiche particolari. Questo fenomeno si manifesta diffusamente durante le notti serene e con poco vento, quando la temperatura è bassa e l’aria è ricca di umidità. È un fenomeno molto importante che permette alla gran parte delle piante e degli animali di sopravvivere nelle zone desertiche. Senza dover arrivare in pieno deserto, vi sarà certamente capitato di camminare su un prato la mattina presto e trovarvi le scarpe zuppe d’acqua. Ma come raccogliere queste minuscole goccioline? Il processo è molto semplice e si basa sul fatto che se pur apparentemente si tratti di pochissima acqua, in realtà è un’abbondante quantità diffusa su un’ampia superficie.

Si prende un panno, possibilmente pulito, e si procede a passarlo sulla superficie vegetale bagnata. Una volta che il fazzoletto è ben intriso sarà sufficiente strizzarlo all’interno di un recipiente. Ci sono mattine in cui i miei allievi riescono ad estrarre e recuperare più di un litro d’acqua in meno di 15 minuti.

Seppure l’acqua di rugiada che si deposita per condensazione sulle piante è “distillata”, strofinando il panno si potrebbero raccogliere impurità, batteri o anche sostanze tossiche. Per questo il procedimento deve essere eseguito esclusivamente su vegetali commestibili o non tossici e ricordarsi che l’acqua così raccolta andrà bollita o potabilizzata come abbiamo trattato nel numero 106 della Rivista.

Un terreno apparentemente asciutto può contenere acqua nascosta sotto forma di umidità tra i granuli che lo compongono. Quest’acqua è apparentemente impossibile da estrarre. Ma già alla fine del Cinquecento il naturalista italiano Giovan Battista della Rocca sviluppò una tecnica tanto semplice quanto ingegnosa per poterla estrarre: il distillatore solare. Realizzando una buca profonda 60-70 centimetri si porta alla luce del terreno “fresco”, ed è proprio da qui che si cercherà di estrarre l’acqua. Dopo aver sagomato la buca in modo tale da avere un profilo quadrato con lati di circa 80-90 centimentri, vi porremo nel fondo ben centrata una ciotola. Poi andremo a stendere sopra alla buca un telo di plastica trasparente, anch’esso quadrato, di almeno 150 centimetri di lato. Lo sistemeremo in modo tale da creare una sorta di imbuto verso il centro della buca con inclinazione di almeno 45°. Per mantenere la pendenza porremo al centro del telo un sassolino che capiterà sulla verticale della ciotola. Tutti i bordi del telo appoggiati sul terreno verranno sostenuti da sassi affinché lo stesso non cada nella buca. Bisognerà accertarsi che il volume d’aria intrappolato tra la buca e il telo non comunichi con l’esterno, in modo tale che si riscaldi per “effetto serra”. In questo modo l’acqua presente tra i granuli del terreno, detta “interstiziale”, evaporerà saturando l’aria sotto al telo. A contatto con la superficie di plastica inizierà a condensare e colare verso il basso sotto forma di goccioline che cadranno nella ciotola di raccolta. Se il distillatore è stato ben esposto al sole è possibile estrarre dal terreno 2 litri o più di acqua in un giorno. Anche in questo caso sarà necessaria la bollitura o potabilizzazione con altri metodi. Inoltre, siccome l’acqua attrae gli insetti, sconsiglio, salvo condizioni particolari, di succhiare l’acqua direttamente dalla ciotola attraverso un tubicino come mostrano invece alcuni manuali in commercio.

 

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