EDITOR a cura di Giula Corrado
La seconda vita di un albero, uno strumento musicale
28/02/2017


junior (1)“Pensa che in un albero c’è un violino d’amare. Pensa che un albero canta e ride. Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi diventa vita” (Alda Merini)

 

L’albero nasce, vive e muore e sempre nello stesso posto, in silenzio, senza muoversi. Ma per esso è prevista una virtuosa seconda vita, quando la linfa non scorre più: è il tempo del legno. Questo ancestrale materiale offre fin dai tempi più antichi numerosi strumenti musicali.

La scelta del legno rappresenta il primo fondamentale passo per la realizzazione dello strumento musicale, che sia bambù, acero, abete, frassino, bosso, mogano o ebano: ad ogni legno il suo strumento.

E se il violino cerca l’abete rosso, il flauto dolce invece vuole il bosso. Ma perché questi legami?

Il legno, a seconda che esso sia più leggero e meno denso o più pesante e più duro, produrrà nel primo caso un suono dal volume più alto e nel secondo più basso.

 

L’ALBERO DI RISONANZA:junior (3)

Avete mai sentito parlare di albero di risonanza? Picea abies, un abete rosso “speciale”, che quando viene toccato emette vibrazioni sonore e poi, per mano di sapienti liutai, prendono vita le casse armoniche dei violini e gli strumenti a corda, chitarre e pianoforti, più prestigiosi al mondo.

 

UN PRIMATO TUTTO ITALIANO:

Il vanto italiano sta proprio nel detenere un patrimonio arboreo di abete rosso preziosissimo e raro, che nasce e cresce solo in alcune zone del nord Italia, in Val di Fiemme, nei boschi di Paneveggio e di Latemar e nella foresta di Tarvisio, tutti luoghi ovviamente da custodire, proteggere e sostenere ecologicamente con massima cura.

In queste foreste il peccio risonante (altro nome comune per l’abete rosso) ha trovato il luogo perfetto per dare alla luce alcuni esemplari con caratteristiche fisiche e acustiche uniche: il legno non presenta nodi, la fibra è dritta e regolare e il suono che produce si propaga ad una velocità molto più elevata rispetto al legno di un qualsiasi altro albero.

 

STRADIVARI E LA FORESTA DEI VIOLINI

Antonio Stradivari, questo il suo vero nome, nato a Cremona nel 1644, è il liutaio per eccellenza. Durante la sua lunga vita di quasi centenario ha costruito innumerevoli strumenti ad arco tra violini, viole, violoncelli ma non solo, tutti con una caratteristica indiscutibile: i suoi strumenti, secondo gli esperti, producono un suono straordinario e inconfondibile.  Lui stesso si concedeva lunghe e attente passeggiate nei boschi di Paneveggio, luogo oggi conosciuto anche come “la foresta dei violini”, e sceglieva gli abeti rossi migliori per dar vita alle sue creazioni. Oggi più di allora i suoi strumenti sono i più apprezzati e ambiti dalle orchestre più prestigiose al mondo. E sapete qual’è il violino più famoso? Ma che domande! Ovviamente è lo Stradivari!

 

MUSICA E LEGNO DAL MONDO: LE COPPIE CHE SUONANO

VIOLINO E ABETE ROSSO: Strumento del XVI sec., come già detto, il violino trova il suo compimento con l’abete rosso, che ha un legno molto elastico e allo stesso tempo resistente e capace di trasmettere le più sottili vibrazioni.

DJAMBE’ E TEAK: lo djambè suona l’Africa. È un tamburo di legno a calice con una estremità ricoperta in pelle. È uno strumento antichissimo di origini africane che veniva utilizzato per accompagnare con la sua musica riti e cerimonie. Viene realizzato soprattutto con il legno di teak, duro e resistente, dall’aspetto venoso e di colore marrone-arancio.

SIKU E BAMBU’: il siku è uno strumento caratteristico del Sud America ed è formato da una serie di canne di bambù di diversa lunghezza, da corte a più lunghe

in maniera progressiva. Soffiando dentro queste canne si produce un suono acuto e simile a quello del vento.

DIDGERIDOO E EUCALIPTO: la parola didgeridoo è onomatopeica, perché pronunciandola riproduciamo proprio il suono dello strumento. Di origini australiane, esso si ottiene da un ramo di eucalipto che viene sapientemente scortecciato e ripulito, per poi essere finemente decorato con i simboli tipici degli aborigeni.

 

UNA CANNA DI BAMBù E...

IL FLAUTO SUONA

Cosa serve: una canna di bambù, un pennarello, un centimetro, un utensile appuntito e il nostro flauto è pronto:

  • Prendiamo una canna di bambù e accertiamoci che sia completamente cava
  • Con il centimetro misuriamo circa 10 cm da una delle due estremità che prendiamo come riferimento e segniamo un punto
  • Poi misuriamo 2 cm dal punto poc’anzi marcato e segniamo anche questo secondo punto. Questo passaggio va ripetuto sempre con le stesse distanze fino ad ottenere 5 marcature
  • Il sesto punto invece verrà fatto a 3 cm dal quinto segno
  • In ultima battuta prendiamo l’utensile appuntito e ben caldo e foriamo accuratamente tutti i punti prima segnati

LA MUSICA DELL’ALBERO

NELL’ERA 2.0

Un vinile di legno: un prodotto che coniuga, dopo tanto studio, natura e tecnologia. Un 33 giri prodotto da una sezione circolare di tronco d’albero! Sentire proprio il legno suonare la sua lunga e ricca storia è un’esperienza davvero magica!