EDITOR a cura di Tommaso Ricci
ROCCE CREATIVE
07/05/2021


FOTO A - Cappella Sistina della preistoria scoperta in Amazzonia

Serranía de la Lindosa, dodici chilometri di alte pareti rocciose di pitture rupestri scoperti nel cuore della Foresta amazzonica. Soprannominata la “Cappella Sistina della preistoria”, raffigura decine di migliaia di animali estinti.



Le pietre non solo ci sopravvivono, e non di poco, ma a dispetto del loro essere inanimate, ci parlano di geologia, orografia, tettonica, oceanografia e molte altre aree della scienza e del sapere. Alcune di esse poi sono incaricate di trasportare fino a noi tracce e messaggi, talora cifrati, dei nostri antenati. All’epoca in cui Homo sapiens sapiens, nostro simile, non aveva ancora appreso a costruire pareti in muratura da poter affrescare, né tantomeno sapeva produrre tele su cui dipingere, era la conformazione naturale del luogo in cui abitava o che frequentava a mettere a disposizione superfici rocciose atte alle esigenze creative. E così grotte e anfratti sparsi sul globo sono diventati musei della cosiddetta arte rupestre, gallerie di immagini ai loro primordi. L’ultima collezione in ordine di rinvenimento, gigantesca, si trova nell’Amazzonia colombiana, in un’area chiamata Serranía de la Lindosa, resa inaccessibile finora non solo dal carattere impervio della giungla (habitat di caimani e di letali vipere), ma anche dalla sanguinosa guerriglia tra governo colombiano e FARC. La recente pace ha consentito l’esplorazione e i ricercatori dell’università inglese di Exeter hanno trovato ben 12/13 chilometri di alte pareti rocciose costellate di immagini di animali estinti, decine di migliaia, bradipi giganti, cavalli dell’era glaciale, mastodonti vari, con piccole figure umane a braccia alzate in segno d’apparente adorazione. E poi figure geometriche. Ci vorranno anni e anni per decifrare i contenuti di questa affascinante “Cappella Sistina della preistoria”, com’è stata definita (onore a Michelangelo & co.) e la cui età è stata valutata in circa 12.500 anni.

FOTO B  -Cueva de las Manos - Patagonia Argentina

Cueva de las Manos, Patagonia argentina. Il sito scoperto nel 1941 dal salesiano padre Alberto De Agostini contiene centinaia di mani impresse sulla roccia. I palmi impregnati di pigmenti venivano schiacciati con forza contro la roccia, contemporaneamente venivano soffiate sostanze che aderivano alla parete, per realizzare così un negativo.



Questa arte delle origini, diffusa su aree dell’intero globo, si connota, oltre che per il supporto lapideo, per dei contenuti comuni: scene dal mondo animale (caccia o altro), geroglifici geometrici (presumibilmente riferimenti cosmici) e… mani. Sì, numerose impronte di mani sono presenti in Colombia ma anche altrove, come ad esempio nella celebre Cueva de las Manos, nella Patagonia argentina, sito scoperto nel 1941 dal salesiano italiano padre Alberto De Agostini (fratello del fondatore dell’omonimo Istituto Geografico). Centinaia di mani, in parte impresse direttamente dai palmi impregnati di pigmenti e poi premuti, in parte a mo’ di stencil appoggiando le mani e soffiando sostanze che aderivano alla parete, per realizzare così un negativo. Lo stesso soggetto si trova nella Grotte Chauvet (420 impronte) in Francia, nel Borneo indonesiano a Gua Garua, nelle Church Creek Cavesin in California. Anche in Italia, ad esempio in Salento a Porto Badisco e a Santa Cesarea, e non solo lì, si trovano dei “cinque preistorici” su pietra. In quasi ogni sito d’arte rupestre al mondo si sono rinvenute impronte di mani. E recenti studi avrebbero appurato che per il 75% appartengono a persone di sesso femminile (in che modo? Pare che nelle donne indice e anulare si equivalgano mentre negli uomini l’anulare è più lungo), dunque la donna sarebbe all’origine della storia dell’arte. Ma qual è il significato di ciò? Si tratta di disegni frutto di atti magico-rituali di tipo sciamanico? O di volontà di raffigurare sé stessi eternandosi nella roccia? Certo in un’età in cui non esisteva ancora la scrittura l’immagine di sé più fedele, più sintetica e più facile da ottenere era quella della mano. FOTO C - La Grotta fosfenica dei cervi



La Grotta Fosfenica dei Cervi a Porto Badisco in provincia di Lecce.






Un gesto, quello identitario dell’affermare la propria individualità, che pone automaticamente in rilievo dialettico anche l’altro, così come il mondo. E il prosieguo della storia dell’arte, quando la mano si è riuscita a sdoppiare in soggetto ritraente e oggetto ritratto, in un Sé e in un Altro da sé, ci ha mostrato – attraverso Leonardo e Michelangelo, Bernini e Rodin, Pollock e Warhol – che nella mano si concentra, si sublima e si disvela un universo vitale, fatto di armonia e tensione, di equilibrio e dinamismo, di evidenze palmari e di misteriosi interrogativi. Sperando di non offendere storici e critici, la storia dell’arte è imparentata alla lontana con una sorta di chiromanzia retrospettiva.