EDITOR a cura di Tommaso Ricci
LEONARDO SCIENZIATO ED ECOLOGISTA
13/06/2019


FOTO APERTURA Leonardo Da Vinci - studio di cavallo (1490)La fama del suo nome tanto s’allargò, che non solo nel suo tempo fu tenuto in pregio, ma pervenne ancora molto più ne’ posteri dopo la morte sua”. Se Giorgio Vasari 50 anni dopo la morte di Leonardo già ne registrava la vasta fortuna postuma, oggi che quella distanza temporale dal decesso del genio di Vinci si è decuplicata, la sua fama appare moltiplicata esponenzialmente, perché nel frattempo Leo, da star delle corti del suo tempo, è diventato fenomeno pop della cultura contemporanea, omaggiato in porzioni di mondo che nel 1519 erano ancora ignote. Questo gigantesco e inarrestabile moto d’ammirazione e interesse per Leonardo è trainato da una quadriga. Tentiamo di delineare la fisionomia dei suoi quattro cavalli.

Il primo è la proteiforme, incessante, quasi zelighiana attualità di Leonardo. Proviamo a immaginarlo oggi, eccitato davanti a Internet, solleticato dalla possibilità di accesso immediato a un cumulo immenso di sapere di cui lui era insaziabilmente goloso, e sottoposto, alla stessa nostra stregua, a quella dinamica conoscitiva divagatoria, dispersiva, talora inconcludente, che la globalizzazione digitale delle conoscenze innesca. “Avrebbe fatto profitto grande” racconta Vasari “se egli non fusse stato tantoFOTO B Leonardo_Da_Vinci_-_Vergine_delle_Rocce_(Louvre) 2 vario et instabile. Perciò che egli si mise a imparare molte cose e, cominciate, poi l’abbandonava”. Anche questo vitale, inquieto e centrifugo velleitarismo lo accosta a noi, sebbene vada riconosciuto che i suoi saperi Leonardo li acquisì mediante osservazione diretta, concentrata e reiterata della natura e non de relato, tramite l’auctoritas della rete; la sua sintonia con la contemporaneità sta però precisamente nella tentacolare, disordinata curiositas, attitudine moderna non per caso fortemente deprecata dal medievale San Bernardo di Chiaravalle, per il suo essere fonte di superbia e vanagloria. Non possiamo però sapere se il Leonardo “confesso e contrito” in punto di morte (fissata su tela da Ingres) si sia pentito di ciò, di non aver “operato nell’arte come si conveniva”, come scrive sbrigativamente Vasari.

Il secondo corsiero che trascina l’odierna corrente favorevole a Leonardo sembra a prima vista polarmente opposto allo spirito vigente: tanto noi siamo oggi schiavi dei saperi specialistici e in difficoltà nel rinvenire connessioni tra loro, tanto lui al contrario aderiva a una concezione “olistica” della realtà, in cui microcosmo e macrocosmo, interno ed esterno, uomo e natura, si riflettono l’uno nell’altro. E così il rinascimentale Leonardo – lui analogico/qualitativo, noi digitali/quantitativi – fornisce allo spaesato uomo contemporaneo quella visione-tensione unitaria del Creato di cui è sprovvisto e di cui avverte al contempo l’esigenza. Leonardo è un organicista, non un meccanicista, e perciò se è strabiliante non è strana la facilità con cui mette in relazione ad esempio la fluidodinamica delle acque con la morfologia delle ramificazioni in botanica e financo con la circolazione corporea del sangue.

Il terzo destriero scalpitante pro Leonardo è costituito dall’impenetrabile mistero di un intelletto umano che ha saputo anticipare una quantità eccezionale di scoperte scientifiche. Balza all’occhio di qualsiasi storico della scienza la copiosità delle intuizioni leonardesche presenti nei Codici, tramutatesi in scoperte scientifiche anche centinaia di anni dopo. Qualche esempio. In anatomia, alcuni aspetti del funzionamento della valvola aortica presenti nei fogli della Windsor Collection. Sempre a Leonardo si devono illuminanti osservazioni sulla arteriosclerosi sviluppate tre secoli dopo da Lobstein, ma i campi sono sterminati: dalla dissipazione dell’energia al tropismo delle piante, dalla natura ondulatoria della luce alla nozione di viscosità, e molti altri. Insomma, altro che “ingegnere rinascimentale” come lo definì il suo ammiratore Steve Jobs, Leonardo fu scienziato totale.

FOTO C - Leonardo Da Vinci autoritratto 3Circostanza che peraltro getta una luce davvero peculiare su vasti lembi della sua produzione artistica, giacché la sua straordinaria capacità d’osservazione e d’indagine naturale si è riversata nelle opere, che dunque possono essere lette più compiutamente con occhiali multifocali, estetici e scientifici insieme. Prendiamo ad esempio La Vergine delle rocce (quella conservata al Louvre): beh, al di là della grazia della sacra rappresentazione, quello è un autentico… trattato di geologia su tela, che (di)mostra la profonda conoscenza/consapevolezza di Leonardo della differenza tra rocce ignee (dure) e rocce sedimentarie (di superficie). Come pure la botanica trova in molte opere pittoriche puntuale e dettagliata esposizione.

La quarta cavalcatura leonardesca è la sua acuta sensibilità ecologica, così in sintonia con la percezione odierna: “Facciamo nostra vita coll’altrui morte. Nella cosa morta rimane vita dissensata, la quale, ricongiunta alli stomachi de’ vivi ripiglia vita sensitiva e intellettiva (…) L’omo e li animali sono proprio transito e condotto di cibo”. Cos’è se non l’illustrazione del concetto di catena alimentare, tema centrale della scienza ecologica? Ma più in generale la visione di Leonardo si avvicina in modo sorprendente alle odierne idee su Gaia, cioè la Terra come sistema vivente che si auto-organizza e si autoregola. E non mancano neanche tratti apocalittici, così diffusi oggi: “Vedrassi le piante rimanere senza foglie e i fiumi fermare i propri corsi” scrive, e in molti sublimi disegni del Codice Atlantico illustra scene di terrificanti catastrofi provocate come da una rivolta della natura.