EDITOR a cura di Tommaso Ricci
LA NATURA DIVENTA SCULTURA
01/09/2017
 


FOTO AGiuseppe Penone è uno dei più grandi scultori viventi la cui opera si può interamente leggere  attraverso il complesso e strutturato rapporto della natura con il tempo.

La natura, nell’ultima produzione artistica dello scultore, è diventata centrale; una importante mostra, che prende il titolo da una sua opera, Matrice, è visitabile a Roma a Palazzo della Civiltà fino al 16 luglio 2017.

Giuseppe Penone è nato a Garessio in Piemonte nel 1947, inizialmente si lega al movimento dell’arte povera, esordisce a Torino esibendo il proprio corpo e materiali artificiali per intervenire sulla natura, sugli alberi e i ruscelli.

Intorno agli anni Settanta il suo lavoro si intensifica dando inizio alla creazione di opere che negli anni diventeranno iconiche, come i blocchi di legno da cui fa emergere il profilo degli alberi. Agli elementi naturali e poveri si aggiungono interventi più complessi con l’uso di materiali come bronzo e marmo .

Nelle sue opere vi è una costante ricerca dell’essenza della materia e delle formeFOTO B geometriche che rivela il desiderio di appartenere alla sacralità della natura: cortecce e tronchi fusi in bronzo e alberi ricoperti in foglia d’oro appartengono alla recente produzione di Penone.

A proposito della mostra Matrice Giuseppe Penone dice che: “Gli alberi ci appaiono solidi, ma se li osserviamo attraverso il tempo, nella loro crescita, diventano una materia fluida e plasmabile. Un albero è un essere che memorizza la sua forma, e la sua forma è necessaria alla sua vita, quindi è la struttura scultorea perfetta, perché ha la necessità dell’esistenza.”

Tra le opere esposte a Palazzo della Civiltà all’Eur, Matrice è di certo la più spettacolare, lunga trenta metri, presenta un tronco di abete tagliato e scavato seguendo un anello di crescita, così da portare in superficie il passato dell’albero, la sua storia e le sue trasformazioni attraverso il tempo.

Ultimamente l’interesse di Giuseppe Penone si è spostato sull’urbanistica e a tale proposito ha creato l’opera Abete che troneggia all’entrata del Palazzo della Civiltà, conferendo alla metafisica struttura monumentale un’atmosfera ancora più onirica e irreale.  

L’opera Abete anticipa la realizzazione di un’importante scultura di Penone che verrà installata a Largo Goldoni di Roma, commissionata da Fendi, sarà un lascito importante alla città di Roma e al suo assetto urbanistico.

FOTO CGiuseppe Penone costruisce un discorso sulla scultura a partire dal rapporto con l’universo vegetale, ovunque esponga le sue opere cerca sempre un dialogo tra architettura e scultura esaltando le caratteristiche dell’una e dell’altra.

Come nella mostra a Palazzo della Civiltà, l’espressività dello spazio e quella della materia, luce e volume , dialogano tra loro.

Si potrebbe dire che questa ossessione di Penone per la natura non sia per il naturale in quanto tale, ma abbia in qualche modo a che fare con un’implicita passione per la scultura che nella natura si ritrova per così dire allo stato puro: la natura, la forma di un albero, gli alberi tanto amati da Penone sono di per sé sculture.

La natura produce da sé forme meravigliose che Giuseppe Penone rivisita e riguarda, facendole esplodere negli spazi da sempre adibiti all’arte. Un’operazione che più che nella tradizione dell’Arte Povera si pone nella tradizione dell’arte concettuale.

La materia naturale si mostra nel suo essere: creazione pura tra la luce e lo spazio di luoghi carichi di afflato simbolico e culturale.

Ricordando l’antico adagio natura e cultura, Giuseppe Penone fa molto semplicemente della natura una cultura, dal momento che la trasforma in scultura, dice infatti: “Le idee mi vengono pensando alla scultura. Questo lavoro non è realizzato considerando i materiali come qualcosa di distinto da ciò che dobbiamo creare. È una riflessione sulla realtà delle cose. I miei pensieri oggi, continuano ad essermi ispirati dalla preoccupazione della scultura… è questo che dà coerenza alla mia opera”. Si tratta di un’operazione di ready –made dove però l’oggetto non è prefabbricato, ma già esistente in natura.

Nel lavoro di questo straordinario interprete della natura e del naturale c’è un intimo afflato verso il mistero che abita la forma di una foglia o di un albero.

A suo modo Giuseppe Penone pone anche una questione etica interna al nostroFOTO D rapporto con la natura evocando un rispetto assoluto verso di essa,  facendone una sorta  di religione laica.

Ricordando il Dio di Spinoza che è appunto la Natura, l’opera di Giuseppe Penone è, ancor prima che visione, ancor prima che estetica, educazione verso ciò che ci circonda e ci appartiene. La modalità in cui l’opera di Giuseppe Penone  ci trasmette questo sentimento di sacralità ha a che fare certamente con un linguaggio artistico concettuale ma di facile decifrazione, soprattutto quando le sue opere dialogano virtualmente con i luoghi preposti all’esposizione dell’arte, dove appunto la cultura, l’istituzione arte incontra la natura di Penone, in un’operazione di esaltazione reciproca.