EDITOR a cura di Tommaso Ricci
IL MIRACOLO DELLA NEVE
18/02/2020


FOTO A Rusuti FilippoQuando è caduta la prima neve in un dipinto? Quando la tela bianca dei pittori è stata imbiancata dai primi fiocchi? Bisogna partire da un sogno. Quello che, come narra la leggenda, ebbero simultaneamente la notte tra il 4 e il 5 agosto del 358 d.C. papa Liberio, il patrizio Giovanni e sua moglie: la richiesta di Maria di costruire una chiesa a lei dedicata sul luogo di un prodigio. Quel giorno di agosto nevicò a Roma e sul punto della nevicata fu perciò edificata Santa Maria Maggiore, la prima chiesa mariana della cristianità. E nei mosaici di fine Duecento di Filippo Rusuti che adornano il loggiato settecentesco della basilica quella miracolosa costituisce la prima neve d’arte, rappresentata poi innumerevoli altre volte. La più celebre è quella del dipinto di Masolino da Panicale (XV sec.) conservata a Capodimonte, dove le nubi da cui è fioccata paiono degli ufo.

Eppure non è solo ad un miracolo che si pensa quando si parla di prima neve “d’arte”, bensì anche ad un contesto ludico. Al Castello del Buonconsiglio a Trento, nel Ciclo dei Dodici Mesi – opera del boemo Venceslao (1390 circa) – il mese di gennaio presenta in primo piano una battaglia di palle di neve tra due terzetti di aristocratici, uomini e donne, mentre più in là due cacciatori coi cani affondano faticosamente i piedi nel manto candido. I ricchi e i poveri. È il primo paesaggio innevato nella storia della pittura, mentre nel Palazzo Pubblico di Siena all’interno dell’Allegoria ed effetti del buono e del cattivo governo – celeberrimo affresco di Ambrogio Lorenzetti antecedente di mezzo secolo (1338) – l’inverno ha le sembianze d’un uomo con cappello a punta che, nel pieno d’una tormenta, tiene in mano una palla di neve.

Ma alla neve sono associate, fin dalla sua comparsa, anche immagini curiose.FOTO A Rusuti Filippo Prendiamo la rappresentazione del mese di febbraio nella miniatura gotica del prezioso libro d’ore Très riches heures du Duc de Berry (XV sec.): in un paesaggio sommerso dalla neve due giovani villici intirizziti si scaldano in casa al fuoco con le pudende scoperte, rivelando così la loro rusticitas sociale, mentre la dama al loro fianco distoglie scandalizzata lo sguardo. Alle soglie del Cinquecento dobbiamo pure ricordare l’episodio che vede Michelangelo - morto Lorenzo il Magnifico - realizzare il 20 gennaio 1494, per ingraziarsi il di lui fatuo figlio Piero de’ Medici, un magnifico pupazzo di neve, un Ercole forse poi imitato dal Pollaiolo, nel cortile di Palazzo Medici in via Larga a Firenze, performance ante litteram a metà tra street art e arte effimera.

Della neve del Cinquecento, se non il monopolio, di sicuro il maggior carico è appannaggio del fiammingo Pieter Brueghel il Vecchio, che ha costellato i suoi candidi paesaggi invernali delle figurine più varie, dai magi che adorano Gesù Bambino ai soldati di Erode che fanno strage di innocenti, dai gioiosi pattinatori sul ghiaccio ai turbolenti e malconci clienti d’una locanda. Slittando in avanti nei secoli il fascino estremo della neve lo hanno eternato su tela una valanga di artisti dell’Ottocento, dal realista Courbet al romantico Caspar David Friedrich (splendido il suo monastero diroccato nella neve), dagli impressionisti Claude Monet e Giuseppe De Nittis, al divisionista Giovanni Segantini, per non parlare dei giapponesi. In tutti costoro quel fenomeno atmosferico che imbianca, decolora, attutisce e silenzia gli ambienti più vari – paesaggistici, metropolitani, dell’anima – assume caratteristiche magiche (cfr. Venezia sotto la neve di Ippolito Caffi), in tutti l’imponenza del candore assoluto della natura riflette e rischiara, in guisa diversa dalla gialla luce solare, ma con effetti altrettanto straordinari e suggestivi.

FOTO C Sonja HinrichsenE poiché la soffice materia continua ad abbagliare e abbigliare le stagioni dell’uomo, non si possono non menzionare due artisti contemporanei, la tedesca Sonja Hinrichsen, che traccia disegni e composizioni sulla neve coi suoi passi (esempio di land art transeunte) e lo svizzero Peter Fischli che ha rinchiuso un pupazzo di neve in un congelatore per procrastinargli artificialmente la vita, un caso di ibernazione artistica che fa insieme sorridere e meditare.

L’incanto fiabesco della neve si spande da secoli nelle stanze dell’arte. E continuerà a farlo.