EDITOR a cura di Tommaso Ricci
DIPINGERE L’ARIA
01/02/2019
di Tommaso Ricci


FOTO C - John Constable , Studio di Nuvole (1821) , Yale Center for British Art

John Constable, Studio di Nuvole (1821), Yale Center for British Art.



La pittura è utopia cui viene concessa la residenza su una superficie; la grande pittura è quella che dalla tela, dalla tavola, dalla parete, lascia traspirare il sentore di quella propria origine. E se l’iconoclastia è volontà di preservare, col velo della irrappresentabilità, quell’utopia, l’arte è volontà di disvelarla agli occhi.

Claude Monet è stato artista innovatore con la sua pittura en plein air ed è stato sublime utopista nel suo voler “dipingere l’aria”. E gli esiti di questo donchisciottesco proposito si apprezzano non solo nelle sue vedute di Londra – che già al tempo dei soggiorni del parigino era appellata The Smoke per la sua peculiare atmosfera inquinata, densa e caliginosa – ma anche in certi suoi dipinti brumosi in cui l’aria ondulata e tremolante sembra il vero focus visivo (sebbene focus per gli impressionisti appaia termine ossimorico).

FOTO NUOVA IN CHIUSURA




Hanging mobiles dell’americano Alexander Calder, opera concepita per essere cullata dall’aria.




Però la riflessione principale sul ruolo dell’aria nell’arte si deve a un italiano di tre secoli prima, Leonardo da Vinci, scopritore e teorizzatore della “prospettiva aerea” per la quale il composto di azoto, ossigeno e altre sostanze (ma lui ancora non le conosceva) che noi respiriamo modifica anche colore e nitidezza di ciò che vediamo: “l’aria grossa” (pregna d’umido) leonardesca porta con sé lo sfumato e l’azzurrino. Leonardo ha inoltre affrontato il tema dell’aria anche nei suoi studi sul volo – mirabili i suoi disegniprogetto a riguardo – osservando l’uso delle ali da parte degli uccelli e ipotizzando per l’uomo un futuro più fortunato di quello di Icaro (sul quale la tradizione figurativa è sterminata, da Dürer a Matisse, passando per Brueghel, Rubens e Picasso, per i “3d” Canova e Rodin, fino all’ineffabile Yves Klein, fotografato nell’irreale atto di volare senza ali).

Al tema dell’aria come elemento in cui l’uomo si libra può essere peraltro associato il filone dell’aeropittura, sebbene il tributo dei vari Prampolini, Depero, Dottori e via futuristeggiando sia più indirizzato alla modernità degli apparecchi aerei e all’intrepidezza degli aviatori che all’habitat naturale in cui il tutto si muove. Per buon peso menzioniamo anche il restauro in corso delle brillanti decorazioni a tema aereo di Marcello Dudovich nel Palazzo dell’Aeronautica Militare a Roma. Un posto tutto particolare alla voce “aria” del gran libro della pittura spetta a sir John Constable, l’inglese innamorato delle nuvole: incantevoli e ipnotici i suoi quadri “informali” ripieni di nembi e cirri di spumiglia, che nella realtà fisica sono idrometeore – e dunque acqua che vola in aria e non propriamente aria – ma all’occhio (non solo di Constable col suo “skyning”, ma anche di Mantegna, Turner, Caspar Friedrich e Courbet) appaiono aria condensata e modellata da bizzarre fantasie.

Ci sono poi opere concepite per essere cullate dall’aria, come i celebri Hanging Mobilesdell’americano Alexander Calder che tanto piacevano a Peggy Guggenheim – e che una volta, a conclusione di una mostra, gli inservienti stavano per buttar via – ma tanti altri artisti, come Jannis Kounellis, Chris Burden, Damian Ortega, Ken Unsworth, sono stati attratti dall’idea di oggetti sospesi in aria, simbolicamente dotati della stessa leggerezza dell’etere.

Infine c’è un’aria densa di ironia iperrealista e insieme metaforica e astratta, o meglio “estratta”: è quella che cento anni fa il dadaista-surrealista-protoconcettualista Marcel Duchamp rinchiuse in un’ampolla a Parigi e portò in dono a New York, un ready-made

FOTO B - Yves Klein

 chiamato Air de Paris. Preludio di un trasloco dall’Europa oltreoceano: il mondo dell’arte cambiava aria

L’artista francese Yves Klein, fotografato nell’irreale atto di volare senza ali.