PALERMO: MINACCIATO E PESTATO DA BRANCO DOPO VINCITA DI 100MILA EURO, 5 ARRESTI
ADNKRONOS, 24/04/2026 14:34
Palermo, 24 apr. (Adnkronos) - Quella che doveva essere la svolta della vita, si è trasformata in un incubo. I carabinieri della Compagnia di Carini (Palermo) hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, con braccialetto elettronico, nei confronti di cinque giovani, tra i 20 e i 30 anni, accusati, a vario titolo e in concorso, di rapina aggravata, tentato omicidio, porto di armi da fuoco, lesioni personali, tentata estorsione, furto, indebito utilizzo di carta di credito, minaccia e appropriazione indebita. La vicenda inizia a gennaio 2025, quando un giovane residente in provincia centra la fortuna: una vincita da 100mila euro con un gratta e vinci. La notizia, però, attira l'attenzione di un gruppo criminale locale. Il 21 febbraio scatta la trappola: con l'inganno la vittima viene attirata in una zona isolata e qui tre uomini con il volto coperto con passamontagna, armati di bastoni e un fucile a canne mozze, lo accerchiano: prima i colpi in aria poi il pestaggio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori dell'Arma, il commando avrebbe rubato al giovane contanti, cellulare e la carta del libretto postale usata subito dopo per eseguire prelievi di denaro. Nonostante le minacce di morte, però, la vittima ha trovato il coraggio di denunciare, segnando l'inizio di una persecuzione spietata. Il gruppo, a cui si sarebbe unita una donna di 29 anni denunciata a piede libero, avrebbe avviato una serie di rappresaglie per costringere la vittima a ritirare la querela, arrivando persino a investirlo con un'auto. Il giovane avrebbe ricevuto pesanti minacce di morte estese anche ai familiari, sino all'escalation del 5 novembre scorso quando uno degli indagati lo avrebbe accoltellato all'addome tra le vie del paese. Le indagini, avviate inizialmente dalla locale stazione dei carabinieri e successivamente dalla sezione Operativa del Nucleo operativo e radiomobile, hanno chiarito anche i tentativi di inquinamento delle prove, con cui i componenti del gruppo avrebbero cercato di sviare le indagini. Ad incastrare i responsabili sono stati i filmati degli impianti di videosorveglianza, i tracciamenti dei prelievi bancari e le complesse attività tecniche che hanno consentito di far emergere gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati contestati. Il gip di Palermo, valutando "la spregiudicatezza degli indagati" e ritenendo sussistente "un grave quadro indiziario e il pericolo di reiterazione dei reati", ha disposto per tutti gli indagati, a esclusione della donna, gli arresti domiciliari con l'applicazione del braccialetto elettronico.