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BARI: OMICIDIO IN ZONA STADIO DI 24 ANNI FA, ARRESTATO PRESUNTO AUTORE/RPT
ADNKRONOS, 29/01/2026 12:08
Bari, 29 gen. - (Adnkronos) - Uno dei presunti autori di un omicidio avvenuto vicino allo stadio 'San Nicola' di Bari nel maggio 2002 è stato arrestato dai carabinieri del Comando Provinciale, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. A essere ucciso a colpi di pistola fu un 40enne originario di Brindisi. L'uomo arrestato, insieme ai suoi presunti complici, uno nel frattempo deceduto e l'altro diventato collaboratore di giustizia, avrebbero programmato una rapina ai danni di persone che frequentavano la zona dello stadio per usufruire di prestazioni sessuali con prostitute. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei carabinieri, mediante intercettazioni, servizi di osservazione e accertamenti scientifici, e supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza a carico dell'arrestato, peraltro pregiudicato per delitti contro la persona. Il terzetto avrebbe agito di notte utilizzando una pistola legalmente detenuta da uno componenti della banda. Gli inquirenti hanno ricostruito la dinamica dell'omicidio. Uno degli indagati avrebbe indotto la vittima ad appartarsi in una zona isolata e priva di illuminazione pubblica, favorendo così l'intervento dei due complici, i quali si sarebbero avvicinati al veicolo per commettere la rapina. Ma sarebbero stati visti dalla vittima che, nel tentativo di scendere dal mezzo per fuggire, venne colpita da almeno quattro colpi di arma da fuoco, esplosi dall'uomo arrestato con una pistola calibro 9x21 regolarmente detenuta dall'altro complice. Dopo l'azione di fuoco, gli indagati avrebbero prelevato i capi di abbigliamento conservati nella vettura e poi spostato il mezzo di alcune centinaia di metri per renderlo meno visibile ed abbandonarlo, lasciando però delle impronte digitali poi risultate decisive. Dopo circa venti giorni dal delitto, per cancellare eventuali tracce, gli indagati avrebbero incendiato l'auto utilizzata per la tentata rapina. Decisivi, per la ricostruzione e per l'accusa, sono stati i contributi forniti proprio da uno dei partecipanti all'azione delittuosa, divenuto successivamente collaboratore di giustizia, e le risultanze emerse dagli accertamenti scientifici dattiloscopici svolti sulle impronte digitali e palmari di uno degli indagati, rilevate sul veicolo della vittima. L'uomo arrestato è accusato di omicidio in concorso, aggravato dai motivi abietti, dalle condizioni di minorata difesa e dal fine di eseguire una rapina a mano armata.