Maltrattamenti

Tabella


#11 - Cosa sono i maltrattamenti

I MALTRATTAMENTI CONTRO FAMILIARI E CONVIVENTI consistono in atti prevaricatori, vessatori e oppressivi messi in atto dall’autore e che implicano, nella vittima, sofferenze fisiche e/o psicologiche. Tali condotte possono configurare altri tipi di reato (per es. percosse, lesioni, violenza sessuale, violenza privata, ecc.) ma, se diventano abituali, si tramutano nel reato di maltrattamenti.
Il reato in questione è punito ai sensi dell’art. 572 c.p.. 
Si tratta di un reato abituale quindi, per potersi configurare occorre che le condotte poste in essere dall’autore siano protratte nel tempo.
 
I maltrattamenti si identificano nelle seguenti condotte messe in atto dal soggetto maltrattante:
• frequenti insulti;
• litigi violenti;
• non dare la possibilità di esprimere un pensiero;
• controllare frequentemente i contenuti del cellulare;
• controllare/ togliere le risorse economiche;
• sminuire il partner e/o un altro componente della famiglia;
• umiliare in pubblico;
• vietare di sentire parenti e amici;
• vietare di uscire di casa;
• costringere il partner ad avere rapporti sessuali;

TESTO DELL’ARTICOLO 572 C.P.
“Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, maltratta una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l'esercizio di una professione o di un'arte, è punito con la reclusione da tre a sette anni.
La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso in presenza o in danno di persona minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità come definita ai sensi dell'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero se il fatto è commesso con armi.
Se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da quattro a nove anni; se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sette a quindici anni; se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a ventiquattro anni.
Il minore di anni diciotto che assiste ai maltrattamenti di cui al presente articolo si considera persona offesa dal reato.”

Si considera “persona della famiglia” non solo il coniuge, i consanguinei, gli affini, gli adottati e gli adottanti, ma anche il convivente (c.d coppie di fatto) e tutti coloro che sono in qualche modo legati da un rapporto di parentela con il maltrattante e ai domestici (badante o babysitter) con questo conviventi.

Secondo la Cassazione, il reato di maltrattamenti si configura anche quando “viene commesso in danno  di persona non convivente o non più convivente con l'autore, quando quest'ultimo e la vittima siano legati da vincoli coniugali o di filiazione, considerato che la convivenza non è un presupposto del reato e che i vincoli di reciproco rispetto permangono integri anche dopo la separazione personale, tanto più quando sussista la necessità di adempiere gli obblighi di cooperazione nel mantenimento, nell'educazione, nell'istruzione e nell'assistenza morale dei figli minori”.

N.B.: Con la Legge 69/2019 (cosiddetto Codice Rosso), la violenza assistita, intesa come violenza sui minori costretti ad assistere a episodi di violenza in danno di figure familiari di riferimento (genitori, fratelli o sorelle, ecc.), e soprattutto a quelli di cui è vittima la madre, è un reato e si qualifica come maltrattamenti in famiglia, quindi punibile ai sensi dell’art. 572 c.p.

LE FORME DI MALTRATTAMENTI/VIOLENZA DESCRITTE DA ARTICOLI DEL CODICE PENALE
• art. 570 - Violazione degli obblighi di assistenza familiare;
• art. 571 - Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
• art. 575  omicidio/tentato omicidio;
• art. 580 - Istigazione o aiuto al suicidio;
• art. 578   Infanticidio in condizione di abbandono materiale e morale;
• art. 581 - Percosse;
• art. 582 - Lesione personale;
• art. 583 bis - Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
• art. 591- Abbandono di persone minori o incapaci;
• art. 600 ter - Pornografia minorile;
• art. 605 - Sequestro di persona;
• art. 609 bis - Violenza sessuale;
• art. 600 quater - Atti sessuali con minorenne;
• art. 609 quinquies   Corruzione di minorenne;
• art. 609 octies - Violenza sessuale di gruppo;
• art. 610 - Violenza privata;
• art. 612 - Minaccia;
• art. 612 bis - Atti persecutori;
• art. 612 ter - Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti;
• 615 bis - Interferenze illecite nella vita privata;
• art. 616 - Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza;
• art. 617 - Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
• art. 617 bis - Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
• art. 660 - Molestia o disturbo alle persone.

#22 - Forme di maltrattamenti

Le diverse forme di maltrattamenti subite dalla vittima riguardano “tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partener, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima” (art. 3 Convenzione di Istanbul).

Si possono distinguere in:
• VIOLENZA FISICA, individuabile più facilmente, che consiste nel generare intenzionalmente un danno fisico con mezzi differenti. Esempi: essere picchiato, ricevere schiaffi/spintoni, essere minacciato/a con un coltello, ecc..;
• VIOLENZA PSICOLOGICA, più difficilmente constatabile rispetto a quella fisica, ma in pari misura fonte di sofferenza e conseguente danno. Può manifestarsi attraverso vari comportamenti: gli insulti, le ingiurie, il rifiuto di comunicazione, le rivalse sui figli, atti provocatori o ritorsivi, nonché tramite tutte quelle condotte finalizzate a controllare, svalorizzare, umiliare e sottomettere la vittima. È una forma di violenza molto insidiosa, perché indiretta, costante e ripetuta. Esempi: buttare, strappare, rompere oggetti che hanno un valore affettivo, minacciare di fare del male ad animali domestici, non riconoscere le capacità altrui, umiliare ed essere derisi in pubblico, non sentirsi liberi di esprimere le proprie opinioni, ecc…
Un particolare forma di violenza psicologica è il cosiddetto GASLIGHTING. Si tratta di una tecnica di manipolazione mentale fatta di silenzi e frasi pungenti, senza scoppi d’ira. Tale tecnica punta a far sentire la vittima sbagliata, eliminando ogni sua certezza e sicurezza.
• VIOLENZA ECONOMICA, che consiste nell’impedire l’accesso alle risorse economiche con lo scopo di limitarne l’autonomia e la possibilità di reazione. Possono essere ricompresi in questa fattispecie i comportamenti volti a impedire alla vittima la ricerca di un lavoro, la privazione o il controllo dello stipendio, la gestione della vita quotidiana. 
Esempi: accesso al conto bancario, disponibilità di strumenti di pagamento. 
Nel caso in cui la vittima sia straniera, il maltrattante può impedirle la messa in regola dei documenti di soggiorno, ostacolando così la ricerca del lavoro e rendendo la donna vulnerabile legalmente, soprattutto in vista di un eventuale affidamento dei figli;
• VIOLENZA SESSUALE, che in termini generali indica l’imposizione di rapporti sessuali non voluti, pratiche sessuali non desiderate, rapporti sessuali con terzi, visione di materiale pornografico o l’imposizione alla prostituzione. Nella coppia, la violenza sessuale è utilizzata come mezzo per dominare l’altro; non ha nulla a che vedere con il mero desiderio fisico, ma è connessa con la manifestazione del possesso. È un modo di dimostrare all’altra il predominio, quasi a trasformare la donna da persona a oggetto, a bene fungibile;
N.B.: il reato di maltrattamenti rientra nella nozione di “violenza domestica” ovverosia uno o più atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o tra persone legate (attualmente o in passato) da un vincolo matrimoniale o da una relazione affettiva.
All’interno della relazione di coppia, la violenza assume caratteristiche cicliche che si sviluppano gradualmente nel tempo. 
Il ciclo della violenza si articola nelle tre fasi di seguito indicate.

ciclo della violenza

DIFFERENZA TRA RELAZIONI CONFLITTUALI  E VIOLENZA

CONFLITTO
- Scontro paritario tra le parti
- Relazione simmetrica
- Nel conflitto alcune volte prevale l’uno, altre volte prevale l’altro
- Non c’è sottomissione, umiliazione o annientamento della parte perdente
- Si può giungere ad una mediazione

VIOLENZA
- Nello scontro, una parte è costretta in modo coercitivo ad affrontare la situazione
- Relazione asimmetrica
- Prevale sempre una parte
- Chi perde subisce un danno fisico/psicologico/sessuale/economico
- Non permette la mediazione: una delle due parti è controllata costantemente dall’altra

#33 - Chi può essere la vittima

Può essere vittima di maltrattamenti “una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia o per l'esercizio di una professione o di un'arte”. 
La norma non richiede necessariamente un rapporto di parentela tra vittima e autore ma il solo requisito della condivisione dei luoghi dove si svolge la quotidianità. 
La Corte di Cassazione (Sentenza del 19 luglio 2017 n. 35673, Sez. VI Penale), ha precisato che per famiglia si intende “ogni gruppo di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà, senza la necessità della convivenza e della coabitazione”.
Rientrano, dunque, in tali categorie:
• coniugi
• consanguinei
• affini
• adottati/adottanti
• domestici (purché vi sia convivenza)
• anziani nelle RSA/case di cura
• studenti
• lavoratori in aziende a conduzione familiare (tale da determinare una comunanza di vita assimilabile a quella del consorzio familiare).

Ti capita di essere maltrattato dalla persona a cui sei stato affidato?
Ti capita di essere insultato o sminuito dalle persone che si dovrebbero prendere cura di te?
Ti capita di vedere o sentire di frequente litigare i tuoi genitori in maniera animata?
Ti capita di non sentirti al sicuro quando sei nella tua casa?
Ti capita di non sentirti libero di esprimere le tue opinioni?
Ti capita di temere per a tua incolumità o quella dei tuoi figli quando litigate?
Ti capita di dover mostrare il tuo telefono affinché il tuo partner possa controllare le chiamate/messaggi che hai fatto?
Ti capita di essere costantemente sminuito dal tuo partner in diversi ambiti della tua vita?
Ti capita che il tuo partner non riconosca le tue capacità?
Ti capita di essere giudicata dal tuo partner per il tuo modo di vestire? e non essere libera di vestire come preferisci?
Ti capita di essere umiliata e derisa anche in pubblico?
Ti capita che il tuo partner ti proibisca di vedere o sentire i tuoi parenti e amici?
Ti capita di non avere indipendenza economica e di dover sempre chiedere i soldi al partner anche per gli acquisti per esigenze familiari quotidiane?
Ti capita di ricevere lagnanze da parte dei tuoi figli i quali non vogliono restare da soli con il tuo partner?
Ti è capitato di ricevere uno o più schiaffi o spintoni dal tuo partner?
Ti è capitato di essere costretta da tuo partner ad avere un rapporto sessuale?
Le emozioni del partner hanno più importanza rispetto alle tue?
La stima di te dipende dall’approvazione del tuo partner?
La paura di essere abbandonato è talmente intensa che la maggior parte dei tuoi comportamenti è volta ad evitare il rifiuto del tuo partner?
Temi a prendere qualsiasi tipo di decisione? 
La maggior parte del tempo è impiegata per controllare il partner o per dare conto a lui delle tue attività?
Le conseguenze negative che la relazione produce in tutti gli ambiti (isolamento dai famigliari, problemi con il lavoro o con le amicizie) vengono tenuti in scarsa considerazione?
Tendi ad assumerti la colpa per le discussioni anche quando non è colpa tua? 
Nella tua relazione con il partner lui alterna episodi di abuso e momenti di cura e gratificazione?

Se hai risposto SI ad alcune di queste domande tu o i tuoi figli potreste essere vittime di maltrattamenti, CHIEDI AIUTO.


#44 - A chi puoi rivolgerti

SE SEI VITTIMA DI MALTRATTAMENTI CONTRO FAMILIARI E CONVIVENTI O SE VIENI A CONOSCENZA DI PERSONE VITTIME DI QUESTO REATO PUOI RIVOLGERTI A:
• 112 NUMERO DI PRONTO INTERVENTO per richiedere telefonicamente un intervento in EMERGENZA;
• 1522 NUMERO DI PUBBLICA UTILITÀ ATTIVO 24 ORE SU 24, tutti i giorni dell’anno, accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da utenze fisse che mobili, multilingue (italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo) e garantisce l’anonimato. Le operatrici forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza e di stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento ai servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti nel territorio più attinenti alle proprie esigenze.
Nel caso in cui vi siano SITUAZIONE DI EMERGENZA, le operatrici, secondo procedure interne condivise con le forze dell’ordine, PROVVEDONO A CONTATTARE DIRETTAMENTE IL NUE 112 ove attivo o le centrali operative/sale operative. 
• CARABINIERI recandoti presso la Caserma più vicina o ufficio di POLIZIA per presentare denuncia/querela o ammonimento; 
• PROCURA DELLA REPUBBLICA presentando denuncia/querela tramite il proprio avvocato di fiducia;
• ASSOCIAZIONI PRESENTI SUL TERRITORIO;
• PRESIDI OSPEDALIERI: garantisce accoglienza e trattamento anche alle persone vittima di violenza: se si è vittima di un’aggressione da parte del partner, anche se non grave, è consigliabile recarsi presso il Pronto Soccorso non solo per ricevere le cure necessarie ma ance per documentare ciò che è successo, anche se non si ha al momento la voglia di denunciare.
Accedendo al pronto soccorso, alle vittime di violenza viene attribuito il c.d. codice “ROSA ” avendo priorità nella presa in carico. La vittima giunta al P.S., invece di aspettare, viene fatta accomodare in una stanza del pronto soccorso fornita di servizi e strumentazione medico-sanitaria adeguata in modo da evitare ulteriori spostamenti della vittima all’interno dell’ospedale. In tal modo il medico può controllare/visitare/ascoltare la vittima direttamente nella stanza del pronto soccorso. Questo garantisce anche che alla vittima non vengano fatte più volte le stesse domande. 
• SERVIZI SOCIALI DEL COMUNE COMPETENTE: garantiscono l’assistenza alle persone in difficoltà, bisognose di cure e di aiuto: famiglie, bambini, anziani, immigrati, soggetti con problemi di tossicodipendenze ecc.. Nei casi di violenza, gli operatori garantiscono un primo colloquio con la persona per conoscere la situazione nel dettaglio e fornire informazioni sui servizi del territorio che si occupano di tale problematica. Qualora si riscontri una situazione di pericolo, gli operatori accompagnano la vittima presso i centri antiviolenza, i servizi sanitari, i consultori familiari o le forze di polizia.
La persona vittima di violenza può accedere a tale servizio recandosi direttamente presso la sede oppure telefonando negli orari di apertura per richiedere un appuntamento.

#55 - Chi può-deve denunciare

La denuncia/querela può essere presentata dai seguenti soggetti:
- Persona offesa;
- Chi è a conoscenza di persone che subiscono maltrattamenti in famiglia.

Per i reati procedibili d’ufficio, i pubblici ufficiali  e gli incaricati di pubblico servizio , nell’esercizio e/o a causa delle proprie funzioni o del proprio servizio, sono sottoposti all’obbligo di denuncia/referto, così come previsto dall’art. 331 c.p.p..
La denuncia deve essere presentata “senza ritardo”, mentre il referto entro 48 ore oppure immediatamente se vi è pericolo nel ritardo.

TESTO DELL’ARTICOLO 331 C.P.P.
1. Salvo quanto stabilito dall'articolo 347, i pubblici ufficiali [357 c.p.] e gli incaricati di un pubblico servizio [358 c.p.] che, nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito.
2. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.
3. Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.
4. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l'autorità che procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero.

N.B.: a differenza della denuncia (obbligatoria per i reati procedibili d’ufficio), l’obbligatorietà del referto viene meno quando si esporrebbe la persona assistita (autore del fatto) a un procedimento penale. Se, invece, LA PERSONA ASSISTITA È LA VITTIMA, IL PROFESSIONISTA HA L’OBBLIGO DI REFERTO. 

PUBBLICI UFFICIALI
1. ufficiale giudiziario, testimone, consulente tecnico, perito di ufficio e curatore fallimentare, che sono ausiliari del giudice;
2. militari sia in servizio presso le caserme, sia nei periodi di sospensione dal servizio per ferie, congedo, ecc.;
3. primario ed aiuto primario ospedaliero;
4. medico di base;
5. insegnanti delle scuole pubbliche;
6. comandante di nave o aeromobile;
7. capo stazioni delle ferrovie, avendo poteri autoritativi e certificativi.

 INCARICATI DI PUBBLICO SERVIZIO
1. impiegati degli enti pubblici (collaboratori scolastici)
2. guardie particolari giurate;
3. farmacisti;
4. portalettere e impiegati postali;
5. ecc…

I reati perseguibili d’ufficio sono: 
• maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.);
• abbandono di persona minore o incapace (art. 591 c.p.);
• omissione di soccorso (art. 593 c.p.);
• aborto di donna non consenziente (art. 18 Legge n. 194/1978);
• sequestro di persona (art. 605 c.p.);
• violenza privata (art. 610 c.p.);
• molestia o disturbo alle persone (art. 660 c.p.);
• atti persecutori (art. 612 bis c.p.) SOLO quando vengono perpetrati nei confronti di un minore o persona con disabilità e quando il fatto è commesso da soggetto già ammonito;
• violazione di domicilio (art. 614 c.p.) SOLO quando il fatto è commesso con violenza sulle cose e/o persone o se l’autore del reato è armato;
• minaccia (art. 612 c.p.) SOLO quando si tratta di minaccia grave o con armi;
• violazione degli obblighi di assistenza familiare SOLO quando è commessa nei confronti di minori;
• danneggiamento (art- 635 c.p.) SOLO se avviene con violenza alla persona o con minaccia.

#66 - Cosa fare

1. PRESENTARE LA DENUNCIA   
Se sei vittima di maltrattamenti oppure sei a conoscenza di una persona vittima di questo reato puoi recarti presto una Caserma dei Carabinieri o presso gli uffici della Polizia di Stato.

N.B.: Se hai subìto lesioni o percosse, è consigliabile recarti presso un Pronto Soccorso Ospedaliero o altra struttura sanitaria per ricevere le cure necessarie. 
Il referto ospedaliero permette agli operatori di p.g. e all’Autorità Giudiziaria di avere un quadro informativo più completo al fine di una più corretta valutazione del rischio e dell’adozione di provvedimenti a tutela della persona offesa.

Arrivati in caserma sarebbe opportuno, fin da subito, mettere a conoscenza l’operatore di P.G. del motivo per il quale si è intenzionati a formalizzare una denuncia/querela. Questo per poter consentire all’operatore di valutare la gravità e l’urgenza dell’intervento. 
Durante la formalizzazione della denuncia, l’Ufficiale di Polizia Giudiziaria ti fornirà le informazioni utili per la tua tutela (numero di pubblica utilità “1522” e dei Centri antiviolenza presenti sul territorio).

N.B.: IN CASO DI NECESSITÀ ED URGENZA, la polizia giudiziaria ha la facoltà di adottare delle misure provvisoriamente limitative della libertà personale dell’individuo. 
Tali misure, c.d. precautelari, sono:
1. l’arresto obbligatorio in flagranza o quasi flagranza  (art. 380 e art. 381 c.p.p..);
2. Fermo di indiziato di delitto;
3. l’allontanamento d’urgenza dalla casa familiare (art. 384 bis c.p.p..), con il divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa.
Inoltre, qualora l’autore del reato possedesse delle armi, si procede al ritiro cautelare delle stesse.

Cosa succede dopo che presenti la querela? 
Viene immediatamente comunicata la notizia di reato all’Autorità giudiziaria, e vengono svolte le indagini per verificare la veridicità di quanto dichiarato. La vittima, entro tre giorni, deve essere ascoltata direttamente dal Pubblico Ministero.
N.B.: Il termine di tre giorni può essere prorogato solamente in caso di tutela di minori o della riservatezza delle indagini, pure nell’interesse della persona offesa.
Se si rilevano situazioni di pericolo per la vittima, il Pubblico Ministero chiede al Giudice l’emissione di una misura cautelare (l’allontanamento dalla casa familiare o il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima). Nel caso in cui venga disposta la misura dell’allontanamento dalla casa familiare (art. 282 bis c.p.p.), al fine di controllare il rispetto delle prescrizioni da parte dell’indagato, il Giudice può disporre l’applicazione del c.d. “braccialetto elettronico ”. 
Dopo aver terminato le indagini, il Pubblico Ministero decide se fare richiesta per l’archiviazione al Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) o fare richiesta per il Rinvio a Giudizio. Se il G.I.P accetta la richiesta di Archiviazione la denuncia viene archiviata altrimenti si va al Processo ove si decide se assolvere o condannare l’autore del reato. 

2. PRESENTARE RICHIESTA DI AMMONIMENTO AL QUESTORE 
Nel caso in cui si venga a conoscenza di episodi di violenza domestica durante i quali siano stati commessi reati come percosse o lesioni lievi, e non si voglia sporgere una formale denuncia, CHIUNQUE, ad esclusione della vittima, può presentare richiesta di ammonimento in forma non anonima, in qualsiasi Comando Arma o ufficio di Polizia. Sarà comunque garantita la segretezza delle generalità del segnalante, omettendole in fase di indagine. La richiesta di ammonimento deve contenere una dettagliata descrizione dei fatti, delle persone a qualunque titolo coinvolte ed eventuali allegati comprovanti quanto esposto.

Cosa succede dopo la richiesta di Ammonimento?
Una volta presentata l’istanza, il Questore procederà con il raccogliere informazioni attraverso gli organi investigativi. Dopo aver raccolto le informazioni, il Questore deciderà se rigettare o accogliere l’istanza presentata. In caso di accoglimento l’autore viene richiamato e ammonito, inoltre viene informato dei centri di recupero e i servizi sociali disponibili sul territorio per favorire il recupero.    

PERMESSO DI SOGGIORNO PER LA VITTIMA 
Se l’abuso o le violenze sono perpetrati nei confronti di una persona straniera ed emerge una situazione di pericolo per la sua incolumità, la vittima può richiedere la concessione del permesso di soggiorno.

Come fare?
Il questore, su proposta dell’Autorità giudiziaria che procede o con parere favorevole della stessa, rilascia il permesso di soggiorno per permettere alla vittima di sottrarsi alla violenza. Può essere rilasciato anche quando, nel corso di interventi da parte dei centri antiviolenza e/o dei servizi sociali, emergano situazioni di violenza e abuso. Il permesso di soggiorno ha la durata di un anno e permette di accedere ai servizi assistenziali presenti sul territorio.

#77 - Informazioni a tutela della vittima

CENTRI ANTIVIOLENZA
I Centri Antiviolenza sono strutture dove vengono accolte le vittime e all’interno dei quali viene costruito, con il supporto di diverse figure professionali (esclusivamente di sesso femminile) specificatamente formate, un progetto di uscita dalla violenza. Vi si rivolgono donne che vivono situazioni di violenza fisica, sessuale, psicologica, economica subita sia in contesto familiare che extra-familiare. 
A tal riguardo, i centri antiviolenza offrono:
Accoglienza telefonica di emergenza attiva 24 ore su 24, 
Accoglienza personale: consiste in una serie di colloqui, con il supporto psicologico, a cadenza periodica e di durata variabile, finalizzati al raggiungimento di obiettivi stabiliti con la vittima, secondo tappe concordate. 
Consulenza legale: offerta gratuitamente da avvocati donna che operano sia in ambito civile che penale.  
Supporto ai figli/e testimoni di violenza.
I centri antiviolenza posso essere contatti direttamente dalla vittima o anche attraverso i servizi sul territorio quali il pronto soccorso, consultorio, servizi sociali, ecc. Questi centri garantiscono l’anonimato e la riservatezza.
Alcuni centri antiviolenza offrono ospitalità, a titolo gratuito, in Case Rifugio (spesso ad indirizzo protetto), a donne con figli in situazioni di emergenza e per un periodo di tempo limitato (sei mesi, prorogabili in caso di necessità e previa autorizzazione dell’Ente). 

ART. 90-BIS C.P.P. (INFORMAZIONI ALLA PERSONA OFFESA)
1. Alla persona offesa, sia dal primo contatto con l'autorità procedente, vengono fornite, in una lingua a lei comprensibile, informazioni in merito:
a) alle modalità di presentazione degli atti di denuncia o querela, al ruolo che assume nel corso delle indagini e del processo, al diritto ad avere conoscenza della data, del luogo del processo e della imputazione e, ove costituita, parte civile, al diritto a ricevere notifica della sentenza, anche per estratto;
b) alla facoltà di ricevere comunicazione dello stato del procedimento e delle iscrizioni di cui all'articolo 335, commi 1 e 2;
c) alla facoltà di essere avvisata della richiesta di archiviazione;
d) alla facoltà di avvalersi della consulenza legale e del patrocinio a spese dello Stato ;
e) alle modalità di esercizio del diritto all'interpretazione e alla traduzione di atti del procedimento; 
f) alle eventuali misure di protezione che possono esse disposte in suo favore;
g) ai diritti riconosciuti dalla legge nel caso in cui risieda in uno Stato membro dell'Unione europea diverso da quello in cui è stato commesso il reato;
h) alle modalità di contestazione di eventuali violazioni dei propri diritti;
i) alle autorità cui rivolgersi per ottenere informazioni sul procedimento;
j) alle modalità di rimborso delle spese sostenute in relazione alla partecipazione al procedimento penale;
k) alla possibilità di chiedere il risarcimento dei danni derivanti da reato;
l) alla possibilità che il procedimento sia definito con remissione di querela di cui all'articolo 152 del codice penale, ove possibile, o attraverso la mediazione;
m) alle facoltà ad essa spettanti nei procedimenti in cui l'imputato formula richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova o in quelli in cui è applicabile la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto;
n) alle strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case famiglia, ai centri antiviolenza e alle case rifugio.

ART. 90-TER C.P.P. COMUNICAZIONI DELL'EVASIONE E DELLA SCARCERAZIONE
Fermo quanto previsto dall'articolo 299 c.p.p., nei procedimenti per delitti commessi con violenza alla persona sono immediatamente comunicati alla persona offesa che ne faccia richiesta, con l'ausilio della polizia giudiziaria, i provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza detentiva, ed è altresì data tempestiva notizia, con le stesse modalità, dell'evasione dell'imputato in stato di custodia cautelare o del condannato, nonché della volontaria sottrazione dell'internato all'esecuzione della misura di sicurezza detentiva, salvo che risulti anche nella ipotesi di cui all'articolo 299 c.p.p., il pericolo concreto di un danno per l'autore del reato.

CONGEDO INDENNIZZATO PER LE VITTIME DI VIOLENZA DI GENERE - ART. 24 - D. LGS 15 GIUGNO 2015 N. 80
Il presente decreto prevede che le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato e le lavoratrici con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere (debitamente certificati dai servizi sociali, dai centri antiviolenza o dalle case rifugio), possano avvalersi di un’astensione dal lavoro per un periodo massimo di tre mesi (equivalenti a 90 giorni di astensione effettiva dall’attività lavorativa) nell’arco temporale di tre anni dalla data di inizio del percorso di protezione certificato.
Per le giornate di congedo utilizzate per svolgere i percorsi di protezione è corrisposta un’indennità giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione. Le lavoratrici possono presentare la domanda di congedo indennizzato online all'INPS attraverso il servizio dedicato, oppure tramite call center 803164 (da rete fissa) o 06164164 (da rete mobile).

#88 - Domande frequenti e consigli

DOMANDE FREQUENTI

1) Se non ho testimoni che confermano le violenze subite rischio di non essere creduta?
No. Non occorre avere dei testimoni, ma è consigliabile avere riscontri come referti medici, messaggi di minaccia, richieste di aiuto al 112. 

2) Presentando una querela contro mio marito o convivente devo lasciare la casa coniugale?
Se non esistono comprovati motivi di pericolo non deve lasciare la casa dove convive, far comunque presente in sede di denuncia lo stato di convivenza, in modo tale che l’indagato non venga informato della querela. 
“Se sussistono fondati motivi per ritenere che le condotte criminose possano essere reiterate ponendo in grave ed attuale pericolo la vita o l'integrità fisica o psichica della persona offesa” (art. 384 bis c.p.p.) nell’immediatezza la polizia giudiziaria può chiedere all’Autorità Giudiziaria (nella persona del pubblico ministero) l’allontanamento urgente del maltrattante dalla casa familiare (misura precautelare ). 
A seguito della trasmissione della querela alla Procura della Repubblica, il giudice – valutata la situazione - può disporre la misura coercitiva dell’allontanamento dalla casa famigliare all’autore del reato (Art.282 bis c.p.p.).

3) Se presento una querela contro mio marito o compagno, questo potrebbe perdere il lavoro?
La polizia giudiziaria o l’Autorità Giudiziaria non avvisano mai terze persone della presentazione della querela in quanto assoggettati dal segreto d’ufficio, a meno che non ci sia pregiudizio per la pubblica sicurezza.

4) Se sporgo querela mi verranno tolti i figli?
La Procura Ordinaria non ha la facoltà di disporre provvedimenti nei confronti dei minori. Per tale motivo, quando ci sono dei reati intrafamiliari che coinvolgono i minori,  interessa la Procura della Repubblica per i Minorenni. Quest’ultima valuta se vi sono dei pregiudizi per lo stato di benessere dei minori e adotta dei provvedimenti per tutelarli.  

5) Se ho subito percosse o lesioni, prima di presentare querela, devo ricorrere necessariamente alle cure mediche?
Se hai subìto lesioni o percosse, è consigliabile recarti presso un Pronto Soccorso Ospedaliero o altra struttura sanitaria per ricevere le cure necessarie. 
Il referto ospedaliero permette agli operatori di p.g. e all’Autorità Giudiziaria di avere un quadro informativo più completo al fine di una più corretta per valutazione la situazione e adottare, se necessario, dei provvedimenti a tutela della persona offesa.
Anche nel caso in cui tu sei indecisa sul fatto di presentare o meno la denuncia, conserva ugualmente il referto medico, potrà tornare utile in un secondo momento, se ti deciderai a denunciare.

6) Se non parlo bene l’italiano e voglio denunciare?  
Se avete difficoltà nel comprendere e parlare la lingua italiana, la polizia giudiziaria può nominare un interprete il quale deve mantenere riservatezza su quanto tradotto. 

7) Se sono vittima di violenza e presento una denuncia, mi verrà revocato il permesso di soggiorno per motivi familiari?
In caso di denuncia per maltrattamenti e reati di violenza domestica, l’articolo 18 bis Testo unico sull’immigrazione prevede il rilascio di un permesso di soggiorno in “casi speciali” durante il procedimento penale. Alla scadenza di questo permesso, lo stesso può essere convertito in permesso di soggiorno per motivi di studio o permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato o autonomo. 

8) Se una mia amica o conoscente è vittima di violenza come posso aiutarla?
Affrontare questo argomento non è facile, si possono porre delle domande in mondo delicato senza farla sentire giudicata e senza mettere in discussione quello che ti viene confidato, se non vuole raccontare delle violenze dille che se vuole può contare sul tuo aiuto.  
Forniscile il numero di Pubblica Utilità 1522 dove poter chiamare per richiedere informazioni legali e sostegno psicologico. 
Rassicurala sul fatto che chiunque può trovarsi in una situazione simile e non deve avere vergogna a parlarne con qualcuno, ma evita di imporre consigli su come deve comportarsi.
Informala sul fatto che ha diritto al gratuito patrocinio. 

9) Se il maltrattante lavora presso le Forze dell’Ordine sarò ugualmente tutelata?
Si, inoltre al maltrattante verrà applicata non solo la legge penale ma anche i regolamenti disciplinari interni.

CONSIGLI
• Non confidare sui cambiamenti di carattere e di comportamento promessi da un partner violento;
• Non lasciarti influenzare negativamente dalle sue offese e dalle sue minacce;
• Non provare sensi di colpa per i figli, ricordati che è meglio vivere con un genitore equilibrato, piuttosto che con una coppia di genitori in conflitto;
• Se sei ferita e hai dei lividi vai al Pronto Soccorso di un ospedale ove sono stati predisposti percorsi preferenziali dedicati alle vittime di violenza (c.d. Percorsi per le donne che subiscono violenza) che garantiscono una tempestiva e adeguata presa in carico delle donne a partire dal triage e fino al loro accompagnamento/orientamento, se consenzienti, ai servizi pubblici  e privati dedicati presenti sul territorio di riferimento al fine di elaborare, con le stesse, un progetto personalizzato di sostegno e di ascolto per la fuoriuscita dalla esperienza di violenza subita. Sono coinvolti nel percorso anche le/gli eventuali figlie/i minori della donna, testimoni o vittime di violenza, tenuto conto della normativa riguardante i minori e delle vigenti procedure di presa in carico socio-sanitaria delle persone minorenni.
• In caso di emergenza: Chiama il numero di pronto intervento 112 appena possibile;
• In caso di supporto e richiesta informazioni: Chiama il 1522 e rivolgiti ad un centro antiviolenza ove potrai ricevere assistenza legale e psicologica.

#99 - Centri per uomini maltrattanti

I centri per uomini maltrattanti assistono uomini autori di violenza durante percorsi di sostegno e riabilitazione con lo scopo di far cessare le violenze nei confronti della partner e a volte anche verso i figli. In questi gruppi l’uomo apprende le strategie di interruzione del comportamento violento, di gestione della rabbia e diversi modi di relazionarsi con la partner. Gli obiettivi principali del lavoro con uomini autori di violenza sono molteplici ed elencati nella tabella sotto riportata.

OBIETTIVI DEI PROGRAMMI PER UOMINI AUTORI DI VIOLENZA
• Interruzione della violenza
• Ridurre la possibilità di recidiva
• Offrire maggiore sicurezza alle vittime o potenziali vittime
• Promuovere relazioni egualitarie e rispettose
• Favorire una risposta comunitaria alla violenza domestica
• Agire sugli uomini per produrre cambiamenti nella società

Qualora l’uomo abbia una partner, la stessa viene avvisata della partecipazione del compagno al percorso, informata nel caso in cui abbandoni il programma o se gli operatori percepissero un rischio per la donna e i bambini. 

COSA OFFRE IL SERVIZIO
L’intervento si concretizza in un intervento di gruppo di dimensioni ristrette (10-12 partecipanti) che solitamente si incontra una volta alla settimana per un periodo minimo di 6 mesi.  Il lavoro di gruppo è uno strumento chiave di cambiamento. Nel gruppo, gestito da due operatori,  gli uomini condividono la stessa problematica, possono sentirsi meno soli e più motivati a rimuovere quei meccanismi di difesa che di fronte alla comunità o al singolo operatore vengono normalmente utilizzati. 
I contenuti base dei programmi, cioè i temi sviluppati nelle singole sessioni e le tecniche utilizzate, differiscono in base all’approccio adottato
• la definizione di violenza;
• il riconoscimento dei meccanismi di difesa e l’assunzione di responsabilità rispetto alla
• condotta violenta;
• l’apprendimento di tecniche di controllo dell’ira e dell’aggressività; 
• le conseguenze della violenza sulla donna e i minori;
• i ruoli di genere maschili e femminili nella sfera privata e pubblica.

Particolare attenzione viene rivolta al recupero delle capacità genitoriali poiché la funzione genitoriale di padre, infatti, risulta compromessa dalla violenza che incide profondamente sul benessere dei bambini. Per tutti i partecipanti è previsto infine una verifica dei risultati nella quale i partecipanti a distanza di tempo dalla fine del trattamento, si ritrovano in gruppo e si scambiano considerazioni su ciò che hanno imparato e come lo applicano nella loro nuova quotidianità. 

MODALITÀ DI ACCESSO
Gli uomini possono accedere ai programmi in vario modo: spontaneamente, su suggerimento di persone vicine o su invito dei servizi sociali, del Prefetto o come disposizione del Tribunale. 
L’associazione più nota che raccoglie queste realtà è la “RELIVE” che nasce nel Novembre 2014 dall’unione di nove fra i primi centri che attuano programmi per autori di violenza di genere, che si sono riuniti nella prima associazione nazionale italiana per scambiarsi esperienze, per aumentare la formazione, per incrementare l’efficacia dei programmi, sempre nell’ottica del confronto costruttivo. I centri che aderiscono a Relive sono molteplici e si trovano su gran parte del territorio italiano (l’elenco delle associazioni con la rispettiva collocazione si trova sul sito www.associazionerelive.it).

#1010 - Cosa si intende per...

DIFFERENZA TRA DENUNCIA E QUERELA

QUERELA
- Reati non procedibili d’ufficio. La persona che ha subito il reato (o il suo avvocato) chiede espressamente che il colpevole venga punito.
- Entro quando presentarla? 3 mesi, dal giorno in cui si è venuti a conoscenza del fatto; 6 mesi, nei casi di violenza sessuale o atti sessuali con minorenni.
- E’ possibile ritirare la querela? Si, basta recarsi presso l’Ufficio di Polizia o Carabinieri dove è stata presentata la querela ed esprimere la volontà di rimetterla. La querela per violenza sessuale o atti sessuali con minorenni è irrevocabile!
N.B.: per poter archiviare i fatti occorre che la remissione della querela venga accettata dalla persona querelata

DENUNCIA
- Reati procedibili d’ufficio. Chiunque venga a conoscenza di un reato ne informa la Polizia Giudiziaria o il Pubblico Ministero
- Entro quando presentarla? Non vi sono scadenze, tranne nei casi di denuncia obbligatoria previsti dal Codice Penale.

PROCEDIBILITÀ D’UFFICIO
Quando le forze di polizia vengono a conoscenza di un reato che prevede la procedibilità d'ufficio, iniziano le indagini autonomamente e procedono nei confronti del colpevole anche in assenza di querela da parte della vittima.

AMMONIMENTO
Si tratta di un provvedimento amministrativo (e non penale), attraverso il quale il Questore, qualora ne ravvisi l’opportunità in base alle segnalazioni fatte dal perseguitato, ammonisce l’autore diffidandolo dal continuare a porre in essere condotte maltrattanti.
#1111 - Conseguenze

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#1212 - Fac-Simile di referto

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