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Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

BIODIVERSITA' 
STRATEGIE CONTRO L’USO DEL VELENO IN ITALIA
01/10/2013
Di Marco MARANELLA Parco Nazionale del Gran Sasso

La pratica dell’uso dei bocconi avvelenati, triste retaggio di epoche passate, è ancora molto diffusa in Europa . L’uso illegale dei veleni viene il più delle volte praticato con lo scopo di evitare animali predatori come volpi e lupi catturino capi di bestiame al pascolo o specie d’interesse venatorio.

 
 

Riassunto

La pratica dell’uso dei bocconi avvelenati, triste retaggio di epoche passate, è ancora molto diffusa in Europa . L’uso illegale dei veleni viene il più delle volte praticato con lo scopo di evitare animali predatori come volpi e lupi catturino capi di bestiame al pascolo o specie d’interesse venatorio. E’ ritenuto necessario perciò realizzare un progetto del tutto innovativo denominato, appunto “Antidoto””una nuova strategia contro l’avvelenamento dei grandi carnivori e rapaci necrofagi.

Abstract

Using poisoned bait , sad legacy of past eras , is still widespread in Europe. The illegal use of poisons is most often practiced in order to avoid predators such as foxes and wolves to capture cattle grazing or hunting species. Therefore it’s necessary to carry out a completely new project called precisely " Antidote ", a brand new strategy against the poisoning of large carnivores and necrophagous birds of prey .

 
 

Progetto LIFE antidoto PNGSL

 
 
 
 
 
 
  •  
  • Aree di progetto: Il progetto LIFE ANTIDOTO viene attuato nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (Italia centro-orientale), in Andalusia (Spagna sud-occidentale) ed in Aragona (Spagna nord-orientale).
  • Durata: 01/01/2009 – 31/12/2013
  • Budget: 1.411.144 €
  • Beneficiario coordinatore: Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (PNGSML)
  • Beneficiari associati: Junta de Andalucía, Gobierno de Aragón, Amaya e Sarga
  • ANTIDOTO viene realizzato con la collaborazione del Corpo forestale dello Stato
 

Azioni e disposizioni normative contro l’avvelenamento della fauna in Italia

 

Alcune delle più importanti esperienze maturate nell’ambito della gestione amministrativa dell’Ente sono evidenziate come “Buone Pratiche”, Gli scopi stessi della legge 394/91, istitutiva delle aree protette, indirizzano Parchi e Riserve a metterle in atto con specifica definizione degli obiettivi principali quali: “conservazione di specie animali o vegetali, di associazioni vegetali o forestali, di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici;  applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un'integrazione tra uomo e ambiente naturale, anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali; promozione di attività di educazione, di formazione e di ricerca scientifica.....".   Dentro questa cornice normativa si colloca la nostra decennale esperienza di programmazione tecnico scientifica indirizzata alla realizzazione di progetti cofinanziati dal Programma Comunitario Life, fra cui l’ormai noto Progetto LIFE Antidoto, approvato all’inizio del 2009 e ora in fase conclusiva, di cui il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga risulta “ente beneficiario coordinatore” secondo gli standard stabiliti dall’Unione Europea così come si può rilevare dalla grafica allegata.

 

La pratica dell’uso dei bocconi avvelenati, triste retaggio di epoche passate, è ancora molto diffusa in Europa. L’uso illegale dei veleni viene il più delle volte praticato con lo scopo di evitare che animali predatori come volpi e lupi catturino capi di bestiame al pascolo o specie d’interesse venatorio  o per illecita competizione fra tartufai. In realtà tale uso possiede il solo effetto di provocare atroci e ingiustificabili sofferenze agli animali che ingeriscono veleni, causando spesso come conseguenza la morte di animali d’affezione o di specie rare e protette tra cui lupi, orsi, aquile reali, capovaccai, grifoni, gipeti e nibbi reali. Da qualche tempo la problematica ha assunto in Italia un ruolo di rilievo sia per il perdurare di gravi episodi di decesso di fauna selvatica anche all’interno di aree protette, sia per l’emanazione da parte del Ministero della Salute di un’ordinanza del 18 dicembre 2008 “Norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di esche e bocconi avvelenati” ancora in vigore. Il Parco del Gran Sasso, pur in assenza di fenomeni estesi di avvelenamento su fauna selvatica nel proprio territorio, ha ritenuto necessario realizzare un progetto del tutto innovativo denominato, appunto, Antidoto: “una nuova strategia contro l’avvelenamento dei grandi carnivori e rapaci necrofagi”.  Una delle misure più interessanti previste nel progetto consiste nella creazione di Nuclei Cinofili Antiveleno (NCA), formati da 3-5 cani addestrati, un conduttore specializzato e un agente del Corpo Forestale dello Stato, impegnati nella perlustrazione regolare del territorio e in interventi mirati d’investigazione in casi di sospetto avvelenamento. Ormai l’utilizzo dei cani si sta dimostrando efficace in diversi campi: dalla ricerca dei dispersi sotto le valanghe e sotto le macerie, al nucleo cinofilo antidroga e antisofisticazione, ai recentissimi nuclei cinofili che cercano gli inneschi degli incendi nei boschi e i bocconi avvelenati. Quest’ultima specialità, già in uso da alcuni anni in Andalusia, è stata introdotta in Italia proprio grazie al progetto Antidoto. Il progetto Life prevede inoltre: un’accurata “Attività Veterinaria Diagnostica”, finalizzata ad un primo accertamento della causa di morte della fauna; l’elaborazione di una “Strategia contro l’uso del veleno” in Italia che, attraverso il coinvolgimento di numerosi stakeholders, ha evidenziato il quadro sulla situazione attuale individuando  le aree maggiormente a rischio e le misure da adottare sul fronte della prevenzione, investigazione e repressione; la diffusione di un “Manuale rivolto ai Veterinari” sulle tecniche di indagine su carcasse ed esche avvelenate. Tutte queste iniziative vedono in campo l’azione congiunta dell’Ente Parco, del Governo di Aragona e della Junta di Andalusia -nostri partner- oltre al Corpo Forestale dello Stato e all’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, direttamente delegato dal Ministero della Salute quale Centro di Referenza per la Medicina Forense Veterinaria

 

Dunque, come si sottolineava in premessa, il Life Antidoto risponde ai requisiti di qualità come “Buona Pratica” poiché è già finanziato e avviato, è facilmente esportabile e ripetibile in altre realtà locali, migliora sistemi di gestione ambientale, conserva beni naturalistici esistenti, presenta una buona partenership, premia il lavoro sistematico dei dipendenti del servizio scientifico dell’Ente i quali  mostrano dimestichezza con la gestione dei “LIFE” e quindi sono  in grado di competere onorevolmente con professionisti, esperti, tecnici del Corpo Forestale dello Stato che partecipano numerosi ai vari  Workshop previsti nel progetto. A questo punto possiamo dirlo! Sono stati cinque anni di intenso lavoro ma anche di lusinghieri risultati a giudicare dall’interesse  riscontrato nel corso del Convegno di fine febbraio 2013 a Roma, organizzato dall’Ente Parco presso il Ministero della Salute per presentare “La strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia” a cui hanno presenziato il  Presidente dell’Ente Parco Arturo Diaconale, la Dottoressa Gaetana Ferri, Direttore presso il Ministero della Salute della direzione sanità animale e del farmaco veterinario,  Cosimo Piccinino, Comandante Carabinieri per la tutela della salute, Ciro Lungo, Primo Dirigente Corpo Forestale dello Stato. All’importante appuntamento presso l’Auditorium del Ministero della Salute sono inoltre convenuti numerosissimi funzionari di Istituti Profilattici, rappresentanti di ASL veterinarie, di amministratori di Regioni e Province, di associazioni di categoria di tutta Italia, della stampa specializzata.  Ciò dimostra quanto grande e complesso sia il problema del veleno e quanta condivisione richieda la sua gravità. Come del resto ha evidenziato l’elevato livello del dibattito culturale e scientifico attorno a temi quali l’Impegno del Ministero della Salute nella Lotta all’uso dei bocconi avvelenati (Rosalba Matassa MS),  le Responsabilità penali dei soggetti coinvolti nell’applicazione dell’Ordinanza Ministeriale 8 dicembre 2008 (Pietro Della Porta, Carabinieri Tutela Salute), il Ruolo attuale e quello auspicabile degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali nei casi di avvelenamento (Rosario Fico, Centro di Referenza Nazionale per la Medicina Forense Veterinaria, IZS Lazio e Toscana), la incessante Lotta contro l’uso del veleno ad opera del Corpo Forestale dello Stato (Luciano Sammarone CFS), la Strategia contro l’uso del veleno in Andalusia (Antonio Ruìz  Junta de Andalucìa), la Strategia contro l’avvelenamento della fauna in Italia (Monica Di Francesco e Anna Cenerini Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga). In buona sostanza nell’occasione sono state proposte misure pratiche e disposizioni normative di sicura utilità per amministratori, legislatori, corpi di polizia, veterinari, biologi, naturalisti, personale del Ministero della Salute e speriamo anche a beneficio dei lettori di questa prestigiosa rivista del Corpo Forestale dello Stato. Questi i dati più significativi emersi nel corso della realizzazione del progetto:

 
 
  1. fra il 2005 e il 2008 nel Parco d’Abruzzo Lazio e Molise sono stati trovati morti 22 lupi a causa del veleno. Quasi dappertutto in Italia vengono ritrovati ogni anno lupi morti, tre nel 2009 nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini;
  2. nell’agosto 2008 in Sardegna tre giovani gipeti sono stati uccisi con il veleno. Erano stati liberati tre mesi prima nell’ambito di un programma di reintroduzione, Sono stati uccisi con una carcassa di   pecora avvelenata con un rodenticida;
  3. periodicamente si verifica l’avvelenamento della piccola popolazione dei grifoni della Sardegna;
  4. una ristretta popolazione di grifoni reintrodotta nel Parco Nazionale del Pollino, in Calabria, è stata sterminata con il veleno insieme a vari nibbi reali e a un’aquila reale
 

In sintesi così si presentava la situazione secondo i rilevamenti ottenuti in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico Lazio e Toscana e illustrati in occasione del seminario A.N.M.V.I. svoltosi a Montesilano (PE) nel settembre 2011

 
REGIONI
N. CAMPIONI
Emilia-Romagna
1821
Toscana
1607
Lazio
826
Lombardia
504
Umbria
501
Veneto
228
Piemonte
213
Marche
177
Puglia
112
Trentino-Alto Adige
102
REGIONI
N. CAMPIONI
Liguria
80
Sicilia
63
Friuli-Venezia Giulia
56
Calabria
42
Campania
32
Basilicata
6
Valle d'Aosta
5
 
 

L’importanza dei Nuclei Cinofili Antiveleno

 

Nel mese di aprile 2010 i cinque cani addestrati in Andalusia sono giunti nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Da allora i suddetti cani appartenenti  alle razze (1) labrador,  (3) pastore belga malinois e (1) border collie hanno proseguito l’attività di addestramento con i conduttori italiani nell’ambito dei vari territori dell’area protetta. Attualmente sono in grado di individuare la maggior parte delle sostanze tossiche più utilizzate in Italia per confezionare bocconi avvelenati come si può facilmente desumere dalla tabella seguente:

 
GRUPPO
TOSSICO
N. CASI
Pesticidi Carbammati
Carbofuran, Aldicarb, Methomyl...
1.650
Rodenticidi non anticoagulanti
Fosfuro di zinco, Stricnina, Crimidina
1.469
Organoclorurati
Endosulfan
1.392
Molluschicida
Metaldeide
1.024
Rodenticidi Anticoagulanti
Coumatetralyl, Bromadiolone, Brodifacoum, Difenacoum
980
Pesticidi Organofosforici
Phorate, Parathion, Metamidofos, Diazinon
832
Piretroidi
Permetrina
13

 
Conseguentemente è stata ideata una campagna di sensibilizzazione e di comunicazione partecipata, curata dall’Università dell’Aquila che prevede fra l’altro la collocazione di un’ampia cartellonistica e, soprattutto, una mirata attività didattica nelle scuole. Va naturalmente incentivata la formazione dei Nuclei Antiveleno nelle aree più a rischio al fine di conseguire ulteriori successi nella lotta contro l’uso nefasto dei bocconi avvelenati. Pertanto si ritiene opportuno

  1. Incoraggiare ed agevolare la denuncia dei casi di sospetto avvelenamento per far emergere l’entità del fenomeno
  2. Specializzare il 1515 del CFS al ricevimento delle denunce ed all’attivazione dei soggetti normativamente competenti (personale CFS locale, Servizi Veterinari ASL o veterinario libero professionista, NCA).
 

Svolgere campagne di informazione e sensibilizzazione della popolazione, con la pubblicizzazione del numero telefonico 1515 al quale fare riferimento per effettuare la denuncia dei casi di sospetto avvelenamento. Si tratta in ogni caso di operazioni complesse.
Molto dipenderà dalla concordia operativa fra Ente Parco e CFS. Naturalmente noi saremmo lieti e onorati di predisporre, a breve, un incontro di lavoro presso la sede del Parco ad Assergi, ospitando i comandanti di tutte le stazioni CTA impegnate sul territorio nazionale al fine di consolidare il funzionale e positivo rapporto di collaborazione in essere.