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Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE
VERSO UN CONSUMO PIÙ ECOLOGICO E RESPONSABILE: LA SPERIMENTAZIONE DEI GASP.
26/05/2014
Dott. Marco Fratoni Commissario Capo del Corpo forestale dello Stato

Indurre una riduzione complessiva dei consumi, motivando alla base i comportamenti degli individui,...

RIASSUNTO: 

Indurre una riduzione complessiva dei consumi, motivando alla base i comportamenti degli individui, è l’ambizioso traguardo culturale che i gruppi di acquisto solidali e popolari pongono come mission della propria azione istituzionale. Come promuovere un cambiamento così rivoluzionario? Caldeggiando diffusamente, con mezzi e strategie efficaci, le ragioni e le emergenze della ecocrisi. I GASP nascono dalla necessità emergente di un cambiamento profondo, individuale e collettivo, e, comunque, critico dei codici culturali dominanti.
L’esperienza dei gruppi di acquisto solidali e popolari testimonia la possibilità concreta di un cambiamento culturale in grado di provocare un ripensamento complessivo dei convenzionali paradigmi su cui si fonda il moderno consumismo.

ABSTRACT:
Induce a reduction in overall consumption, explaining the basis of the behavior of individuals, is an ambitious goal that cultural solidarity purchasing groups pose as the mission of his own institutional action. How to promote tris revolutionary change? It called extensively, with means and strategies, the reasons and emergencies of the ecological crisis. The GASP start from the emerging need for a deep change (individual, collettive and, however, critical) of the dominant cultural and social codes. The experience of buying groups into solidarity demonstrates the possibility of a cultural change which could develop an overall rethinking conventional paradigms underpinning the modern consumerism.

 
 
 
 

In ogni gruppo di acquisto solidale e popolare (o partecipativo)[2]  - che può costituirsi a partire da motivazioni proprie e con dinamiche indipendenti[3]  - coesistono sempre due istanze minime: la dura critica al modello di consumo capitalista e di economia globale imperante (pars destruens) e la ricerca attiva di una alternativa solidale immediatamente praticabile (pars costruens). Come si legge nel Documento Base[4], che sintetizza l’orizzonte epistemologico gaspista, il GASP “è un gruppo di persone che decide di incontrarsi per riflettere sui propri consumi e per acquistare prodotti di uso comune, utilizzando come criterio guida il concetto di giustizia e solidarietà”.
Come altre esperienze di consumo critico, anche questa punta a rivendicare una maggiore eticità nel mercato (difendendo la centralità della persona e delle relazioni umane), ma presenta l’indubbio vantaggio di non fermarsi alla mera iniziativa di chi produce domanda (i consumatori, appunto): i gruppi di acquisto intercettano produttori di beni agroalimentari di qualità (agenti dell’offerta sensibili ai temi del rispetto e della tutela ambientale).
Uno studio condotto dal Dipartimento di scienze degli alimenti dell’Università degli studi di di Teramo[5]  riferisce che l’avvento dei gruppi di acquisto solidale riattiva “forme di commercializzazione diretta dei prodotti agricoli e di ricostituzione dell’antico rapporto produttore/consumatore che in Italia non sono mai venute meno, e che hanno trovato negli ultimi anni una decisa spinta sia sotto l’azione delle associazioni di consumatori e di promozione del settore agroalimentare sia delle istituzioni”. Per altri versi, la menzionata ricerca evidenzia che “sulla scia della vendita diretta nascono i gruppi di acquisto collettivo, con lo scopo di rendere l’atto della spesa alimentare meno gravoso economicamente e, successivamente, i gruppi di acquisto solidale, che aggiungono una connotazione etica ai precedenti, allargando il campo di interesse da quello prettamente economico a quello politico e sociale (rispetto delle condizioni lavorative, sostentamento del piccolo produttore, ecc.). Sono, in pratica, famiglie che si organizzano per effettuare acquisti collettivi direttamente da piccoli produttori locali”.

 
 

2 L’insieme dei lessemi viene acronimizzato in GASP.
3 Per una maggiore e dettagliata analisi delle modalità organizzative dei gruppi di acquisto si veda Valera L., GAS, Milano, Terre di mezzo, 2005.
4 Il Documento Base è consultabile all’indirizzo www.retegas.org .
5 Pennisi L. et al., Indagine sui gruppi di acquisto solidale: aspetti critici, in Italian Journal of Food Safety, vol. 1, n. 2, 2011. In merito si rappresenta che i GASP effettivamente coinvolti  nello studio sono stati 62.


 

II gruppi di acquisto solidale, infatti, cercano prodotti provenienti da piccoli imprenditori locali con l’intento di conoscerne direttamente le tecniche di produzione, ma anche, semplicemente, per avvicinarne l’umanità del pensiero. Prende forma un circuito virtuoso capace di valorizzare la salubrità, la biodiversità e la sostenibilità dell’intera filiera produttiva. I gruppi di acquisto cercano prodotti, per lo più di genere alimentare, provenienti da piccole imprese del territorio per avere la possibilità di un controllo senza filtri (c.d. filiera corta), per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto (c.d. km zero), cercano prodotti biologici o ecologici (sostenibilità) che siano stati realizzati rispettando condizioni di lavoro minime (giustizia sociale).
Anche una recente indagine condotta dal Censis e dalla Coldiretti dedica particolare attenzione al fenomeno dei gruppi di acquisto solidali e popolari[6]. Il rapporto sottolinea quanto, negli ultimi anni, il ruolo dei GASP sia andato economicamente consolidandosi. Stando alle stime dichiarate circa 7 milioni di italiani (pari al 18.6% della popolazione) nel 2012 ne hanno preso parte, tra questi quasi 3 milioni in modo sistematico. Una esperienza che a dire degli estensori della ricerca raccoglie esperienze di vita piuttosto diverse: dal c.d. carpooling[7], alla spesa di gruppo (condominiale, amicale o parentale) esercitata nei punti di vendita più convenienti, alla condivisione di obiettivi sociali, economici ed ecologici radicali e alternativi.
Il primo GASP viene creato a Fidenza nel 1994. Nello stesso periodo si diffonde in Italia l’operazione Bilanci di Giustizia che chiede alle famiglie di evidenziare le eventuali ricadute finanziarie (positive) imputabili ad una gestione più responsabile delle spese familiari. Nel 1996 viene pubblicata dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo la prima Guida al Consumo Critico. Il volume fornisce informazioni sul comportamento delle grandi imprese commerciali allo scopo di indirizzare e condizionare (responsabilmente) la scelta del consumatore. È il 1997 quando nasce la rete nazionale dei gruppi d’acquisto, allo scopo di mettere in contatto i diversi gruppi, facilitare lo scambio di informazioni sui prodotti e sui produttori, e diffondere la weltanshauunggaspista. Questa esperienza è, a tutt’oggi, in fase di crescita. I GASP registrati sul portale nazionale www.retegas.org sono circa 900, ma si ha ragione di ritenere che tra censiti e sommersi siano diverse centinaia di più.
Secondo una prospettiva macro, i gruppi di acquisto rappresentano un nuovo modo di concepire e vivere le relazioni tra produttore e consumatore. Più che un nuovo modo di fare la spesa, l’esperienza gaspista caldeggia un nuovo modo di pensare la spesa. Obietta Paolo Cacciari che l’esistenza del lavoratore postfordista si riduce vieppiù a quella di “un biodigestore che metabolizza il salario con le merci e le merci con il salario, transitando dalla fabbrica all’ipermercato e  dall’ipermercato alla fabbrica”[8] .

 
 

6 Censis e Coldiretti, Vivere insieme, vivere meglio, Roma, Fondazione Censis, 2012.
7 Si tratta di una buona pratica consistente nell’utilizzo di un solo vettore per ottimizzare i costi di trasporto all’atto di fare acquisti.

8 Cacciari P., Pensare la decrescita, Napoli, Intra Moenia Editore, 2006 (p. 102).


 

Il valore delle relazioni umane e il perseguimento di vantaggi collettivi - aspetti caratteristici di forme di produzione e consumo presenti in contesti mercantili ancestrali - vanno recuperati e sostituiti ai principi della massimizzazione del profitto e dell’interesse individuale. Gli acquisti collettivi agiti dai GASP sono alimentati dalla solidarietà (sociale ed ecologica) e da una profonda attenzione verso la salubrità dei prodotti. Il risparmio finanziario è un fattore importante ma non decisivo per il consumatore responsabile.
I GASP fanno parte di una esperienza che è chiaramente economica. Le azioni che intraprendono non configurano sic et simpliciter delle mere condotte di solidarietà né, all’opposto, delle ordinarie attività imprenditoriali. Il ruolo dei GASP nei mercati della grande distribuzione è secondario e ancora trascurabile, ma la loro azione quotidiana è latrice di controvalori in grado di mobilitare vaste aree di movimento. Animati da spirito antagonista, i gaspisti approfittano del mercato secondo modalità alternative.

Per Paola Rebughini il fenomeno può essere studiato da almeno due diverse angolature: “rispetto alla loro collocazione all’interno della più vasta struttura del mercato, della produzione e della distribuzione, da dove risultano ancora una testimonianza difficilmente in grado di scalfire il consolidamento di questi stessi meccanismi”[9]; e in riferimento “ai discorsi e alle pratiche quotidiane dei singoli che hanno voluto inserirsi all’interno di questi tentativi di testimonianza”[10].
I GASP sono di assoluto interesse se si adotta una visione specificatamente sociologica11]. Anche il progetto di ricerca - ancora in itinere- messo in campo dall’osservatorio Cores (gruppo di ricerca su consumi, reti e pratiche di economie sostenibili) dell’Università degli studi di Bergamo, in collaborazione con il tavolo nazionale Res (rete dieconomia solidale italiana), col contributo della fondazione Cariplo (cassa di risparmio delle provincie lombarde), caldeggia questa prospettiva ermeneuti caso stenendo che all’interno dei GASP prendono vita relazioni sociali e circuiti virtuosi di fiducia interpersonale, di cooperazione, di solidarietà e di impegno civico, osservando che l’orizzontalità delle relazioni favorisce la costruzione di fiducia e la diffusione di un ampio senso di responsabilità verso la collettività, auspicando che la pratica del consumo critico agisca come lente pedagogica per il ripensamento delle connessioni e per il superamento delle gerarchie sociali[12].
I gruppi di acquisto hanno in genere un basso grado di formalizzazione e il percorso di ogni formazione varia a seconda delle dimensioni e della discussione che si sviluppa al suo interno: quando un gruppo raggiunge dimensioni ragguardevoli, ovvero 40 o 50 famiglie, tende a dar vita (per gemmazione o scissione) ad un gruppo di dimensioni più ridotte. La preoccupazione di non poter più essere un fenomeno circoscritto, basato su rapporti diretti ed amicali, induce i partecipanti a mantenere entro limiti piuttosto contenuti le adesioni.

 

  • 9    Rebughini P., Reti relazionali e significati delle scelte di acquisto, in Leonini L. e Sassatelli R.(a cura di),Il consumo critico, Roma-Bari, Laterza, 2008 (p. 23).
  • 10 Ibidem(p. 23);
  • 11 Cfr. Forno F., Nuove pratiche economiche e movimenti sociali, in De Vita A., Bertell L. E Gosetti G., Economie diverse. Il circolo virtuoso tra ricerca e pratiche, Milano, Jaca Book, 2013;
  • 12 La ricerca in conferenza si intitola Dentro il capitale delle relazioni. Alla data del 25 marzo 2013 sono stati presentati i primi e parziali dati relativi ai 450 GASP censiti in Lombardia; In particolare, sono risultati 193 i questionari compilati dai referenti e 1612 quelli compilati dalle famiglie gaspiste.

 

Assicurare rapporti di conoscenza diretta significa poter mantenere quello spirito di democrazia partecipativa e di trasparenza che spinge gli aderenti a dare un contributo fattivo alla gestione dei compiti organizzativi[13]. Come scrive Rosanna Memoli “il rapporto tra soggetto e soggetto prevale su quello fra soggetto ed oggetto”[14] .
Per l’informalità delle interazioni sviluppate, per la presenza di una rete sociale, per i legami fiduciari e solidaristici che si cementano tra i partecipanti, per la sostanziale e conflittuale mobilitazione sui temi condivisi, le pratiche gaspiste possono essere ricondotte nell’alveo delle azioni tipiche dei movimenti sociali[15] . Per altri versi, i GASP adottano modalità operative vicine a quelle dei gruppi di pressione[16].  Come massa critica l’arcipelago gaspista perpetra un’azione in progress che si estrinseca attraverso condotte autonome ma sinergiche su nodi territoriali diversi e su punti tematici affini[17].
Ma i gruppi di acquisto sono altresì rilevanti in una prospettiva politologica. Nelle forme più organizzate i GASP possono presentarsi come inediti negoziatori politici capaci di agire interventi influenti sul sistema politico locale, soprattutto in tema di ambiente e sviluppo qualificato. Francesca Forno sostiene che i GASP  rispondono ad esigenze crescenti di consumo consapevole e responsabile e di socializzazione che altri attori istituzionali (politici, economici e sociali) non sono più capaci di soddisfare[18]; “per molti versi queste organizzazioni  possono essere considerate delle palestre di democrazia in cui si produce e riproduce capitale sociale”[19].
Secondo Michele Bernelli e Giancarlo Marini sono il segno di un desiderio di rinnovamento che non ha trovato rappresentanza all’interno delle tradizionali agenzie sociali, dalla chiesa ai partiti[20]. Una nuova politica li anima, “una politica che parte dai bisogni e arriva ai diritti”[21].

 

13 Cfr. Melucci A., Sistema politico, partiti e movimenti sociali, Milano, Feltrinelli, 1990.
14  Memoli R., Nuove prospettive dell’indagine sociologica, Milano, Franco Angeli, 2003 (p. 14).
15   Si vedano in merito Della Porta D. e Diani M., I movimenti sociali, Roma, Carocci, 1997, e Farro A. L., I movimenti sociali. Diversità, azione collettiva e globalizzazione della società, Milano, Franco Angeli, 1998.
16 Si vedano in merito Cotta M., Della Porta D. e Morlino L., Scienza politica, Bologna, Il Mulino, 2001 e Fisichella D. (a cura di), Partiti e gruppi di pressione, Bologna, Il Mulino, 1972.
17  Si vedano in merito Gladwell M., Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, Milano, Rizzoli, 2006 e Ball P., Massa critica. La nuova scienza dei comportamenti collettivi, Milano, Rizzoli, 2006.
18  Cfr. Forno F., Consumatori in movimento: il consumo critico come forma di partecipazione politica, in Graziano P. et al., GASP, Milano, Edizioni Punto Rosso, 2009.
19 Ibidem (p. 40).
 20 Cfr. Bernelli M. e  Marini G., L’altra spesa, Milano, Edizioni Ambiente, 2010.
 21 Ibidem (p. 13).


 

L’esperienza gaspista rende edotti i soggetti che la partecipano sulla consapevolezza che l’esercizio responsabile del consumo costituisce uno strumento efficace di regolazione dei rapporti economici e sociali. In quanto consumatori, a partire dalle proprie scelte commerciali gli individui hanno il potere di sanzionare o remunerare le politiche di government,promuovendo l’affermazione di nuove strategie di governanceterritoriale.
Il primo riconoscimento normativo di queste formazioni si registra sul finire del 2007, nel palleggio di capoversi ed emendamenti che va a chiudere la legge finanziaria 2008. Il comma 266 li definisce come “soggetti associativi senza scopo di lucro costituiti al fine di svolgere l’attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, esclusivamente agli aderenti, con finalità etiche, di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale, in diretta attuazione degli scopi istituzionali e con esclusione di attività di somministrazione e di vendita” [22]. Nello specifico caso, viene fornita una definizione di tipo giuridico, in quanto i gruppi di acquisto solidale vengono ricompresi tra le associazioni senza scopo di lucro, ovvero tra quelle non riconosciute ai sensi dell’articolo 36 e seguenti del codice civile; per tale enti non è previsto alcun atto pubblico di costituzione (a differenza di quelle riconosciute per le quali tale atto è obbligatorio), ed infatti la citata norma non ne richiama tale forma ad substantiam. Un’indicazione puntuale viene invece operata dal legislatore in ordine alla definizione dello statuto: le associazioni in parola devono essere costituite al fine di svolgere attività di acquisto di beni e distribuzione dei medesimi, quindi con una finalità statutaria ben precisa e con degli scopi (in aggiunta a quelli non lucrativi) ben identificati.
Nel 2010 è il Veneto a varare una legge in materia: la legge n. 3 del 22 gennaio 2010 recante Norme per orientare e sostenere il consumo dei prodotti agricoli di origine regionali. Il testo introduce la definizione di prodotti agricoli a chilometri zero incoraggiando, peraltro, l’individuazione di tipici attributi agroalimentari come la stagionalità, la sostenibilità ambientale, le qualità organolettiche, il legame con la tradizione culinaria. Ma il primo intervento normativo che riconosce formalmente e finanzia materialmente i gruppi di acquisto porta la firma del consiglio regionale della regione Umbria[23] .  A distanza di alcuni mesi la giunta regionale umbra ha deliberato in ordine al regolamento di attuazione della menzionata norma concludendo un delicato iter politico con l’individuazione espressa della risorse destinate alle iniziative e al sostegno dei gruppi di acquisto[24].

 

22 È opportuno precisare che le attività dei GASP non risultano soggette alle norme in materia di IVA ed imposte dirette in quanto considerate prive di natura commerciale come del resto precisato dal comma 267 della menzionata legge finanziaria 2008 secondo cui “le attività svolte dai soggetti di cui al comma 266, limitatamente a quelle rivolte verso gli aderenti, non si considerano commerciali ai fini dell’applicazione del regime di imposta di cui DPR n.633/1972, ferme restando le disposizioni di cui all’articolo 4, settimo comma, del medesimo decreto, ai fini del regime di imposta del testo unico di cui al DPR 917/1986”.


 

Bibliografia minima

De Vita A., Bertell L. E Gosetti G., Economie diverse. Il circolo virtuoso tra ricerca e pratiche, Milano, Jaca Book, 2013.
Della Porta D. e Diani M., I movimenti sociali, Roma, Carocci, 1997.
Farro A. L., I movimenti sociali. Diversità, azione collettiva e globalizzazione della società, Milano, Franco Angeli, 1998.
Fisichella D. (a cura di), Partiti e gruppi di pressione, Bologna, Il Mulino, 1972.
Gladwell M., Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, Milano, Rizzoli, 2006
Graziano P. et al., GASP, Milano, Edizioni Punto Rosso, 2009.
Leonini L. e Sassatelli R. (a cura di), Il consumo critico, Roma-Bari, Laterza, 2008.
Melucci A., Sistema politico, partiti e movimenti sociali, Milano, Feltrinelli, 1990.
Memoli R., Nuove prospettive dell’indagine sociologica, Milano, Franco Angeli, 2003.
Pennisi L. et al., Indagine sui gruppi di acquisto solidale: aspetti critici, in Italian Journal of Food Safety, vol. 1, n. 2, 2011.
Valera L., GAS, Milano, Terre di mezzo, 2005.