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Rivista tecnico-scientifica ambientale dell'Arma dei Carabinieri                                                            ISSN 2532-7828

AGRICOLTURA E ALIMENTAZIONE
L’AGRICOLTURA ITALIANA TRA ECONOMIA E QUALITÀ
24/06/2014
di Lando Desiati Commissario Capo del Corpo forestale dello Stato


RIASSUNTO:

La sicurezza agroalimentare e agro ambientale è sia un tema che riveste priorità per il nostro Paese in quanto riguarda il valore della qualità del cibo e della salute umana, tutelata espressamente dalla Costituzione, ma anche la difesa dell’ambiente e del territorio contro l’abbandono e il degrado: per queste ragioni, l'argomento interessa non solo gli addetti ai lavori, i produttori e i distributori di beni alimentari, ma la pluralità dei cittadini, in difesa di un elevato tenore di qualità ambientale e alimentare.

ABSTRACT:
Italian agricolture between economy and quality

Agricultural, food and environment security is a main issue in our country, since it involves quality of food and human health,specially protected by the Italian Constitution, as well as environment and territory, against neglect. For these reasons, the topic involves, alongside producers and suppliers, all the citizens interested in high levels of environment and food quality.

 
 

Introduzione


Il cibo, primo collegamento tra l’uomo e la terra, è un tema di fortissima attualità, con ricadute economiche, sociali, ambientali e demografiche; è lo specchio dei tempi, dei cambiamenti culturali ed etici, dei valori di qualità e di sicurezza a livello territoriale e nazionale, dell’identità di ciascuno di noi.
Per comprendere appieno il valore del sistema agricolo nazionale e il suo ruolo sulla conservazione e valorizzazione del paesaggio italiano è indispensabile inquadrare analiticamente il tema, analizzando in merito alcuni dati significativi sia sul piano economico, sia su quello territoriale.


 
 

#Il sistema agricolo italiano nel contesto UEIl sistema agricolo italiano nel contesto UE

Il fatturato totale annuo dell’intero sistema agroalimentare italiano superava nel 2011 i 267 miliardi di euro e rappresentava circa il 17% del PIL nazionale (“L’agricoltura italiana conta 2012”, Inea).
Il valore economico della sola produzione primaria agricola italiana si attesta invece mediamente (periodo 2009-2013) intorno ai 45 miliardi di euro annui. Risulta interessante comparare quest’ultimo dato con il corrispondente valore europeo, pari, sempre nel periodo 2009-2013, a 373 miliardi di euro annui: il valore economico della produzione primaria italiana, pertanto, rappresenta il 12% di quello comunitario (elaborazione Inea di dati Eurostat), pur avendo l’Italia un’estensione territoriale pari a meno del 7% del totale della superficie dell’Unione Europea.
La ragione di tale incidenza dell’Italia sull’economia agricola europea è da imputarsi alla riconosciuta capacità di trasformazione degli alimenti in prodotti di eccellenza ricercati in tutto il mondo, che hanno contribuito a fare del made in Italy un vero e proprio marchio di qualità.
In Italia nel 2011 gli occupati nel settore agricolo e selvicolturale erano circa 850.000, per un’incidenza sul totale degli occupati pari a circa il 4% (fonte Eurostat). Dal 2005 al 2012 l’occupazione agricola in Europa evidenzia, tuttavia, un trend negativo, ma in Italia tale tendenza risulta meno accentuata: fatto pari a 100 l’indice degli input di lavori agricoli nel 2005, infatti, nel 2012 questo è diventato pari a 80 per l’EU-27, mentre è risultato pari a 93,7 per Italia (elaborazioni Inea su dati Eurostat).
Nello stesso periodo, al contrario, i livelli di produzione agricola italiana risultano diminuiti in misura maggiore di quanto non lo siano a livello europeo: fatto pari a 100 l’indice della produzione agricola nel 2005, nel 2012 questo è sceso a 99,6 per l’EU-27 e a 94,6 per Italia (elaborazioni Inea su dati Eurostat). Nello stesso periodo la Spagna ha registrato, al contrario, un incremento dei livelli produttivi, passando nel 2012 a 112,3.

 
 

Comparando i dati sopra esposti scaturisce molto chiaramente un’importante considerazione: se da un lato appare evidente che l’agricoltura italiana rappresenti una risorsa molto importante per il nostro Paese e per l’Unione Europea, dall’altro si desume anche come tale incidenza economica non si debba misurare tanto sul piano quantitativo (dove Stati come la Spagna, l’abbiamo visto, risultano di gran lunga più produttivi), quanto su quello qualitativo.
A questo proposito, un recente studio pubblicato il 4 marzo 2013 dalla Commissione di Bruxelles ha aggiornato la stima dei valori al consumo delle indicazioni geografiche europee, nate allo scopo di valorizzare le tipicità agroalimentari di qualità: per il 2010 il valore di vendita di tali indicazioni, Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.), Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) e Specialità Tradizionale Garantita (S.T.G.), si sarebbe attestato a 54,3 miliardi di euro, 12% in più rispetto al 2005.
In termini di numerosità di prodotti e di relativo fatturato, l’Italia è il Paese europeo leader del settore: da sola possiede il 18% del totale delle indicazioni geografiche europee ed è in testa alla classifica delle specialità agroalimentari più vendute ed economicamente più remunerative. Queste ultime sono i formaggi e i prodotti a base di carne D.O.P. e I.G.P., con un fatturato globale di vendita pari, rispettivamente, a 6,3 e a 3,2 miliardi di euro. In entrambi i casi, più della metà del valore complessivo è a vantaggio del nostro Paese.
Le indicazioni geografiche europee rappresentano il 15% delle esportazioni totali di alimenti e bevande della UE e sono fondamentali, a detta del Commissario europeo all’agricoltura e allo sviluppo rurale Dacian Cioloş, per generare valore aggiunto e occupazione, rendendo più redditizia l’attività agricola.
I prodotti D.O.P., I.G.P. e S.T.G., disciplinati attualmente dal Reg. (UE) n. 1151 del 21 novembre 2012 (“Sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari”), non rappresentano soltanto un nuovo approccio strategico per la valorizzazione della qualità agroalimentare europea e, a cascata, italiana: essi si caratterizzano, inoltre, per la capacità di garantire un concetto di sicurezza agroalimentare basata sia su aspetti igienico sanitari (food safety), sia su proprietà organolettiche e culturali (food security), ma anche per la possibilità di promuovere una revitalizzazione di colture tradizionali e, più in generale, di interi territori.
Quello della qualità, infatti, è un concetto polivalente, che può comprendere anche aspetti ambientali, etici, culturali, ecc.; l’agricoltura è tra le poche attività manifatturiere con cui si trasformano materie prime, realizzando importanti quote di reddito, e contemporaneamente si tutelano l’ambiente, il territorio e il paesaggio.

 
 

#Il valore paesaggistico dell’agricolturaIl valore paesaggistico dell’agricoltura

Un recente studio condotto dall’Eurispes ha evidenziato come circa l’82% dei Comuni italiani siano soggetti a rischio idrogeologico (Fonte: Ance/Cresme, 2012): il boom dell’urbanizzazione metropolitana, in continua crescita negli ultimi dieci anni, ha causato un progressivo e inarrestabile spopolamento dei centri rurali, con conseguente abbandono dei territori agricoli e accelerazione dei fenomeni di degrado connessi alla riduzione delle opere di manutenzione ordinaria, quali la tenuta dei terrazzamenti, la pulizia dei canali e del reticolo idrografico minore, il consolidamento e la piantumazione dei versanti (Primo rapporto sullo stato del “paesaggio alimentare italiano”. Eurispes, 2012).
Per rendersi conto del problema dell’abbandono del territorio e della gravità della perdita di terreno agricolo basti pensare che, dal 1970 al 2010, la superficie agricola utilizzata in Italia è diminuita da 18 milioni a 12 milioni di ettari; non solo, ma a livello europeo l’Italia risulta il quarto Paese (dopo l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo) per incidenza di aree artificiali a livello europeo, con una superficie artificiale pari a 2,2 milioni di ettari e corrispondente al 7,3% del territorio nazionale. Tra il 2000 e il 2010 la superficie agricola è diminuita di oltre 300.000 ettari, contro una crescita di aree urbanizzate pari a 160.000 ettari (dati ISTAT).
Il processo di impermeabilizzazione dei terreni rappresenta oggi una delle principali minacce al settore agricolo nazionale, ma anche all’intero sistema Paese italiano, sia a livello ambientale che culturale, in quanto la riduzione delle superfici coltivabili ha effetti negativi oltre che sull’autosufficienza alimentare, anche sulla biodiversità, sulla gestione del territorio e sul paesaggio.
Da quanto finora espresso, risulta chiaro che la sicurezza agroalimentare e agro ambientale sia un tema che riveste priorità per il nostro Paese in quanto riguarda il valore della qualità del cibo e della salute umana, tutelata espressamente dalla Costituzione, ma anche la difesa dell’ambiente e del territorio contro l’abbandono e il degrado: per queste ragioni, la sicurezza agro ambientale e agroalimentare è oggi un argomento che interessa non solo gli addetti ai lavori, i produttori e i distributori di beni alimentari, ma la pluralità dei cittadini, in difesa di un elevato tenore di qualità ambientale e alimentare.