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Prof. Michael J. Dziedzic

Grazie moltissimo e, riconoscendo i tempi stretti, vado subito ai punti importanti e cercherò di finire in qualche minuto; ma non vorrei lasciare da parte nessun punto. Voglio congratularmi con i Carabinieri per aver affrontato uno degli aspetti più importanti delle sfide che affrontiamo, cioè la stabilizzazione della società. Uno degli strumenti più adatti ad affrontare questa sfida consiste nel cercare di lavorare a come questo concetto può essere efficacemente attuato. Questo è qualcosa di molto importante, di fondamentale. È per me un privilegio partecipare a questo seminario. Vorrei parlare del perché il ruolo e le capacità dell’MSU sono così importanti per una pace duratura e, quindi, vorrei pensare a come poter trarre vantaggio dai progressi già ottenuti. Se noi non andiamo a conoscere i luoghi dove la vita è più difficile nel mondo, parlando da una prospettiva americana, non sono proprio sicuro che sappiamo cosa fare una volta arrivati sul posto. Arriviamo troppo tardi, facciamo troppo poco e cerchiamo di andarcene troppo presto. E questo crea delle lacune che la MSU cerca di riempire. Quindi siamo arrivati troppo tardi, facciamo troppo poco e non trasformiamo le fonti di conflitto interno, che distruggerebbero la pace, in qualcos’altro.

Cerchiamo di partire troppo presto, prima che le istituzioni possano sopravvivere. Ecco che la MSU e, in particolare i Carabinieri, hanno saputo colmare queste lacune. Noi sappiamo che Forze come la MSU possono stabilizzare una situazione caotica ed evitare vendette, ecc.: lo abbiamo visto a Sarajevo, in Kosovo e lo vedremo anche in altre situazioni. Noi adesso parliamo di ricostruzione postconflitto, ma il conflitto ancora non è finito perché la fonte originale del conflitto non è stata ancora risolta, come è successo anche in Kosovo; ma anche quando affrontiamo altre problematiche di carattere umanitario, ci troviamo di fronte allo stesso problema. Dobbiamo cambiare un regime: c’è un vuoto di potere in tal caso. Quindi, questa è proprio l’essenza del problema: dobbiamo cercare di portare una capacità che sia di completamento alla presenza militare, che possa affrontare quegli elementi turbativi di carattere civile con uno strumento che può essere rapidamente schierabile, proprio come la MSU dei Carabinieri.

E questo è stato dimostrato perfettamente, una settimana fa, quando l’MSU si è schierata da Sarajevo nel Kosovo e questo ha dimostrato appunto la validità di questa sua capacità. La seconda lacuna è che noi facciamo troppo poco. Dobbiamo trasformare il conflitto, la ricostruzione postconflittuale in qualcosa che permetta di affrontare le cause del perdurare del conflitto. E dobbiamo cercare di capire anche di che guerra si tratta. Dobbiamo fare la stessa cosa che fanno i peacemakers nel loro processo di pace. Ci dobbiamo anche chiedere di che tipo di pace si tratti. In Kosovo e altrove la pace altro non è che la continuazione della guerra con altri mezzi, è stato detto; e il vuoto di potere non deve essere colmato con la violenza. Quindi ci siamo trovati a fronte di un conflitto di attori, di estremisti politici, di organizzazioni paramilitari che potevano essere ex Forze militari, la jiad, i signori della guerra, Forze militari che potevano essere coinvolte in questa guerra, che potevano essere una minaccia, una violenza e il crimine organizzato che era la fonte degli introiti. Se pensate all’economia, in questi posti è grigia, è nera. Eccola l’incidenza dove trova terreno il traffico d’armi, di droga, ecc. 138 Questo è il tipo di introito.

Tutto questo deve cambiare e, quindi, dobbiamo innanzitutto comprendere e poi essere in grado di spazzare via questi criminali anche politici. Quando siamo andati in Bosnia, all’inizio avevamo avuto la possibilità di far fronte ai diversi problemi; non avevamo una grande capacità; noi siamo stati in grado di guardare i sintomi e vedere chi stava causando questi sintomi: il potere politico o chi. Quello che abbiamo fatto in Bosnia è stato smantellare queste strutture, cercare le basi di supporto, piuttosto che incoraggiarle a restare, come per esempio fermando Karadzic che ha fatto un sacco di soldi con il contrabbando di vari oggetti, di vari articoli. E abbiamo dovuto innanzitutto capire, mettere insieme una figura, una situazione e cercare di smantellarla e quindi trasformare le fonti di conflitto interno. Vorrei soltanto dire che cosa ha dato la MSU a questa coesione: è in grado di gestire questi elementi; noi saremmo paralizzati se non lo facessimo, ma abbiamo altre capacità di distogliere le fonti della minaccia, così da focalizzare le nostre operazioni di intelligence per smantellare questi elementi.

E con un piano di attuazione, per esempio: è un piano fatto anni fa con sei punti, per liberarci di questi parassiti. Io sono andato a vedere questa situazione e ho constatato che l’impunità stava terminando e che avevamo avuto modo di affrontare problemi economici e finanziari. Quale organizzazione può fare questo? Questa stanza è piena di persone che sanno fare, con l’aggiunta della Guardia di Finanza. Questo richiede l’abilità di mettere insieme l’intelligence militare e l’intelligence criminale e di convertire questa intelligence in prove che possono essere utilizzate in un tribunale. L’ultimo gap, l’ultimo divario è quello di mancanza di sostenibilità. Qualunque seria idea possiamo avere, qualunque strategia, questa deve essere una strategia di esportare la stabilità. Ho menzionato il fatto che abbiamo dovuto trasformare la nazione: ora se il nostro obiettivo principale è quello di andarcene, chi coopererà con noi. Chi ci sosterrà? Se noi ce ne andiamo, non trasformiamo niente con questo atteggiamento. Noi vogliamo esportare la stabilità e questo significa che dobbiamo creare una partnership permanente; questa, credo, è la sfida di oggi: la sfida di considerare l’MSU come un qua lcosa che comincia a pensare a che cosa deve succedere dopo.

Come sosteniamo queste istituzioni? Loro sono giovani, sono nella vulnerabilità e noi ce ne andiamo: allora la minaccia è il terrorismo globale, se lo facciamo; il crimine organizzato. Battaglia permanente che dobbiamo combattere. Noi dobbiamo creare partners in questi posti, specialmente in quelli deboli, con cui lavorare su base permanente. Come facciamo tutto questo? Io voglio un partner, un’organizzazione come i Carabinieri, così da poter continuare a lavorare con successo. Ora questi sono tre buchi e i seguenti sono i miei suggerimenti. Innanzitutto è stata menzionata l’interoperabilità, questa mattina. Noi abbiamo bisogno di interoperabilità a diversi livelli. Parlando dal punto di vista dei Carabinieri, dovete avere interoperabilità con molti dei vostri colleghi che sono rappresentati in questa stanza e voi dovete creare questa interoperabilità con le altre organizzazioni che contribuiscono all’MSU. Un livello di interoperabilità c’è già, ma c’è bisogno di interoperabilità con le unità militari di combattimento, con la polizia civile, la polizia locale e, quindi, ci sono degli sforzi da fare per lo sviluppo e la comprensione di questo. In secondo argomento che mi preoccupa è la capacity building, la costruzione di capacità. Abbiamo bisogno di più capacità, nella Comunità internazionale: come facciamo ad averla? La mia proposta è questa: non possiamo soltanto guardare quelli che stanno lavorando in quella direzione. Una dottrina internazionale, che noi chiamiamo una dottrina di stabilità perché è un nome neutro in un contesto NATO, potrebbe essere - a livello europeo - quella che voi chiamate la polizia integrata.

Ma questo Centro internazionale dovrebbe rendere possibile, per tutte le altre organizzazioni, di lavorare in maniera efficace, tutti insieme, utilizzando la stessa dottrina, le stesse tattiche, la stessa procedura: questa è l’interoperabilità nelle unità tip o MSU. Che cosa facciamo? Queste dovrebbero essere un deposito di dottrina per tutti quei Paesi, potrebbero fornire alcuni aspetti, alcuni requisiti che potrebbero essere entità da mettere tutte insieme. Io suggerirei che questo potrebbe essere fatto dai Carabinieri con l’integrazione di questi sforzi.

Essi potrebbero diventare coloro che svilupperanno dei corsi di addestratori che prepareranno gli altri Paesi, che potranno fare la specifica per gli strumenti che debbono essere in comune, per organizzare esercitazioni insieme a livello globale, attività regionali in altre parti del mondo, fuori dall’Europa. Tutti i Paesi rappresentati qui sono europei: dobbiamo avere una rete più globale, dobbiamo espandere le capacità e, quindi, costruire dei corsi, fornire addestratori, fornire linee guida per valutare il livello di prontezza e l’assistenza tecnica per quei Paesi che sono pronti a fornire le unità per il dispiegamento. Naturalmente, l’Italia e i Carabinieri hanno un vantaggio nel capire come si fa tutto questo e hanno provato la loro abilità nelle organizzazioni multilaterali. Io vorrei avere un team internazionale, con l’Italia in questo team per fornire la capacità internazionale che ha nell’addestramento di unità specializzate, perché tutto questo è qualcosa di cui abbiamo bisogno nelle nostre unità.

Questo vorrei vedere come obiettivo. Ma, chiaramente, i Carabinieri dovrebbero essere coloro che forniscono la leadership per altri Paesi che stanno contribuendo a che vogliono unirsi a questa Forza. Queste sono le proposte. Noi siamo soggetti a un ordine internazionale diverso oggi; non ci troviamo più di fronte a delle battaglie tradizionali, ma quelle che abbiamo da affrontare destabilizzeranno la nostra Comunità internazionale: è il collasso degli Stati-canaglia che dobbiamo assicurarci, determinando le nostre Forze. E la MSU fornirà le capacità vitali per uscire da queste situazioni che minacciano la pace globale. Grazie.


(*) - Trascrizione da registrazione audio. (**) - Professore al “Peace Istitute” di Washington.