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  • N.3 - Luglio-Settembre
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Libri

MANUALI E OPERE MONOGRAFICHE



R. Garofani - G.M. Racca - M. De Palma
Responsabilità della pubblica amministrazione e risarcimento del danno innanzi al giudice amministrativo
Edizioni Giuffrè, 2003, pagg. 696, euro 46.00

Nel 1999 la Suprema Corte di Cassazione, com’è noto, si è pronunciata con la Sentenza n.500, sulla responsabilità dell’amministrazione per i danni ingiustamente arrecati a seguito di ricorso per la tutela di interesse legittimo. Si è trattato, come autorevolmente osservato, di una vera e propria rivoluzione copernicana del sistema preesistente. A questa pronuncia giurisprudenziale ne sono seguite altre, anche della Corte Costituzionale. Dietro la spinta della dottrina il legislatore, con la legge 205/2000, ha riconosciuto al giudice amministrativo la competenza in materia di risarcimento del danno derivante dalla lesione del diritto soggettivo e dell’interesse legittimo.
Il dibattito dottrinale e giurisprudenziale sull’argomento si palesa tuttavia ancora in profonda evoluzione.
Gli autori trattano delle numerose problematiche in discussione, prima tra tutte quella del riparto della giurisdizione tra il giudice ordinario e il giudice amministrativo sul risarcimento del danno cagionato dal comportamento illegittimo della pubblica amministrazione. Tale argomento richiama, poi, la natura giuridica della fattispecie della responsabilità, gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi della stessa. E ancora più dettagliatamente, il rapporto tra azione demolitoria e rimedio risarcitorio, la relazione tra tecnica risarcitoria specifica o per equivalente e riserva della funzione amministrativa, i criteri di quantificazione del danno risarcibile.
Non mancano i riferimenti alle diverse posizioni assunte sulle tematiche in argomento dalla dottrina e dalla giurisprudenza anche per ciò che riguarda gli aspetti squisitamente processuali.
L’opera fornisce un quadro esauriente per lo studio delle discipline sia nel campo del diritto sostanziale sia in quello del diritto processuale.

Ten. CC Giovanni Fàngani Nicastro


Mengoli Valerio
Gli accordi amministrativi fra privati e pubbliche amministrazioni
Edizioni Giuffrè 2003, pagg.470, euro 32.00

Il rapporto tra privati e pubbliche amministrazioni, di cui tratta l’articolo 11 della Legge 7 agosto 1990, n.241, è un tema che ha innovato in maniera profonda il sistema amministrativo sostanziale preesistente all’entrata in vigore delle norme sulla trasparenza del procedimento amministrativo. Le dispute nate nel primo periodo di applicazione sono state molte e la questione che ha prevalentemente interessato i giuristi e gli addetti ai lavori è stata quella relativa alla natura giuridica degli accordi tra privati e pubblica amministrazione, stante la diversità dei soggetti. L’esperienza ultradecennale di applicazione della “nuova” disciplina ha apportato una notevole evoluzione dell’istituto.
Il volume è diviso in due parti: una generale, articolata in quattro capitoli, dove vengono approfonditi gli aspetti che riguardano la natura giuridica, la validità, l’efficacia, i vincoli e la tutela giurisdizionale degli accordi; una speciale dove vengono elencati i tipi di accordi individuati sia dal diritto sostanziale sia dalla giurisprudenza. In quest’ultima parte rientrano, tra gli altri, gli accordi amministrativi in materia di pianificazione urbanistica e di riqualificazione urbana, la “programmazione negoziata” e la “convenzione di lottizzazione” la “convenzione edilizia” e gli accordi di “cessione bonaria nel procedimento espropriativo”.
è un ottimo strumento di studio e comunque di conoscenza per l’approfondimento delle tematiche relative alla portata degli accordi tra privati e pubblica amministrazione così come disciplinati nell’articolo 11 della “legge sulla trasparenza”.

Ten. CC Giovanni Fàngani Nicastro

Francesco Caringella
Giustizia Amministrativa. Corso completo
(III edizione totalmente rifatta)

Edizioni giuridiche Simone 2003, pagg. 864, euro 50,00

Per i tipi Studi Superiori, la casa editrice napoletana ha licenziato un testo di notevole spessore, il cui Autore può a giusto titolo essere definito un veterano autorevole della pubblicistica in materia. L’opera percorre tutte le tappe della specifica disciplina, fino a giungere alla trattazione della legge 21 luglio 2000, n. 205 “Disposizioni in materia di giustizia amministrativa”, che rappresenta la innovazione più significativa del sistema e la cui necessità scaturisce dall’esigenza di riordino del sistema, dopo gli incisivi interventi della Corte di Cassazione, che hanno abbattuto il dogma della irrisarcibilità degli interessi legittimi. Oggi ci si ritrova dinanzi ad un diritto amministrativo profondamente innovato e modificato rispetto a quello che sorgeva, circa trenta anni orsono, con la costituzione dei TAR: il modello che si è raggiunto non sempre però è improntato ad intelligibile coerenza. Si è giunti all’ampliamento dei poteri di cognizione del giudice in sede di giurisdizione generale di legittimità, attraverso l’estensione di essi alle questioni risarcitorie e a quelle patrimoniali consequenziali, alla rivisitazione integrale del processo cautelare con l’adozione di misure cautelari atipiche, alla significativa integrazione dei mezzi istruttori, alla previsione di nuove competenze. Molto articolata risulta la trattazione dottrinale dei diritti soggettivi, interessi legittimi e delle altre situazioni soggettive, rilevanti per poter procedere, nella pratica, alla determinazione del giudice competente per la effettiva tutela, delle forme e del grado della tutela stessa. Il luogo della tutela amministrativa e la tipologia dei ricorsi esperibili (ricorso gerarchico proprio, ricorso in opposizione, ricorso gerarchico improprio, ricorso straordinario al presidente della Repubblica) costituiscono una parte significativa ed approfondita della intera trattazione che analizza anche i rapporti intercorrenti con altre forme di esercizio della giurisdizione.
Inoltre vengono affrontate incisivamente le linee generali del nuovo riparto di giurisdizione, con riferimento alla giurisdizione sul pubblico impiego: difatti, l’aver sottoposto il lavoro alle dipendenze della P.A. ad una normativa di carattere privatistico, con la conseguente qualifica degli atti di gestione del rapporto come atti di diritto privato e non più come atti organizzativi di carattere pubblicistico, ha imposto la traslazione delle competenze dal Giudice Amministrativo al Giudice Ordinario. L’A. tratta questo delicato passaggio con esauriente penetrazione delle singole problematiche, curando, tuttavia, di rendere assai armonico l’intero quadro espositivo. La giurisdizione esclusiva dei Tar, l’ottemperanza al giudicato, il processo amministrativo e i riti speciali, nella completezza delle loro fasi, e i giudici amministrativi speciali costituiscono, infine, oggetto di autonoma e specifica trattazione.

Il testo è poi utilmente corredato da appendici giurisprudenziali, con aggiornamenti recentissimi, fino al febbraio 2003.
In definitiva, si tratta di un’opera che, necessariamente voluminosa per la mole legislativa e giurisprudenziale da dover esaminare, ha il pregio dell’agevole consultazione e della immediata accessibilità, tanto da costituire un pratico strumento di lavoro per chi opera nel settore ed un sicuro riferimento per i cultori della dottrina.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa


Testo Unico sull’immigrazione e Norme sulla condizione dello straniero
(II edizione)

Edizioni giuridiche Simone, 2003, pagg. 187, Euro 13,00

Il nostro Paese, protagonista di rilievo nel Mediterraneo, è altamente interessato al controllo dei flussi migratori, sia come area di stanziamento sia come zona di passaggio verso gli altri Paesi della Comunità Europea.
è risultato di tutta evidenza, come peraltro confermato dalle cronache recentissime, che l’immigrazione, generalmente clandestina ed alimentata dalle aree del Sud del pianeta, sia intimamente connessa con delicate problematiche di ordine pubblico. Queste ultime scaturiscono dalla necessità di controllare i singoli individui che permangono all’interno dei confini nazionali prevenendo il riaffermarsi di sacche di criminalità e dal doveroso onere di allestire condizioni di vivibilità per quanti, con situazioni di pregressa sofferenza, intendono legittimamente guadagnare dignitosi spazi di vita e di lavoro. L’attuale legislazione tenta di contemperare le diverse esigenze, con il denominatore del rispetto della dignità della persona, irrinunciabile in una civiltà giuridica avanzata.

Il legislatore ha più volte messo mano alla controversa materia, per giungere alle ultime disposizioni, spesso precedute da confronti parlamentari a tratti aspri e segnati da insormontabili contrapposizioni di principio. Il compendio normativo edito dalla Simone offre un quadro di situazione aggiornato e completo.
Particolare attenzione viene fondata sulla legge base, e cioè il T.U. sull’immigrazione, emanato con D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, sintesi di istanze solidaristiche ed esigenze di regolarizzazione: molto utile appare la citazione dei testi precedenti a tale normazione. In successione, viene affrontata l’analisi della legge 30 luglio 2002, n. 189 (Bossi - Fini), che innova le condizioni di permanenza dello straniero, vincolandole alla vigenza di un contratto di lavoro.
Il testo prende in considerazione anche la normativa di tipo più prettamente assistenziale, quella cioè giustamente apprestata a tutela dell’unità famigliare, dei minori, dell’assistenza sanitaria. Per la possibilità di immediata ed agevole consultazione, si ritiene che il testo possa essere destinato ai vari operatori della P.A., che lavorano nel settore, nonché alle organizzazioni di volontariato che in gran numero offrono i loro servigi ai meno fortunati.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa


Vincenzo Musacchio
Manuale pratico di diritto dell’immigrazione
Cedam, 2003, pag.788, euro 56,00

Il testo di Vincenzo Musacchio, avvocato e docente di diritto penale commerciale presso la Facoltà di Economia dell’Università degli studi del Molise, costituisce un interessante e valido manuale di riferimento per comprendere e soprattutto applicare la recente normativa in materia di immigrazione. L’Autore, con la seconda edizione del manuale in esame, interamente riveduto ed aggiornato alla legge Bossi-Fini, si prefigge lo scopo di dare a tutti “coloro che entrano in contatto con il mondo dell’immigrazione” uno strumento interpretativo chiaro, organico e semplice da consultare.
La legislazione sugli stranieri e sull’immigrazione, soprattutto nell’ultimo decennio, con l’affermarsi del fenomeno migratorio, è stata spesso frutto di situazioni emergenziali, per cui non si è mai raggiunta una disciplina della materia che fosse omogenea e funzionale alle esigenze di contenimento e controllo del fenomeno stesso, in linea con le normative europee ed internazionali.
Il manuale, dopo un parte introduttiva relativa alla evoluzione della normativa in materia di immigrazione in Italia, passa in rassegna i nuovi istituti giuridici, così come delineati dalla Bossi-Fini: identificazione del cittadino straniero e disciplina dei visti, ingresso e soggiorno dello straniero in territorio italiano, disciplina dei permessi di soggiorno, respingimento ed espulsione dello straniero.
Dopo questa prima parte rivolta, per lo più, alle autorità di P.S. agli organi di polizia, seguono dei capitoli relativi allo status dello straniero in Italia ed ai conseguenti diritti e doveri che ne discendono, analizzando gli aspetti familiari (unità familiare, ricongiungimento familiare, tutela speciale per i minori) e quelli lavorativi (sportello unico per l’immigrazione, il contratto di soggiorno per lavoro subordinato, stagionale, autonomo, regolarizzazione del lavoro sommerso).
L’aspetto innovativo, che fa del testo un manuale operativo, è costituito dal vademecum dei diritti dell’immigrato in materia di cittadinanza, alloggio, sanità, maternità, lavoro, istruzione scolastica, circolazione stradale, diritto di difesa, con annessa una modulistica di riferimento.
Il manuale contiene per ultimo, oltre alla legislazione nazionale ed alla giurisprudenza amministrativa, della Corte Costituzionale, della Cassazione, della Corte di Giustizia Europea, anche le maggiori circolari ministeriali in materia.

Magg. t.ISSMI Rosario Castello


Luigi Cortellessa - Natale Fusaro
Pedofilia e criminalità
Koinè, 2003, pagg. 119, euro 12,00

La pedofilia è un tema particolarmente scottante e delicato per i suoi risvolti psicologici, sociali e giuridici. Affrontare questo tema in una peculiare ottica di indagine (che vuole approfondire questo fenomeno nei suoi aspetti criminali) rappresenta innanzitutto una coraggiosa scelta di impegno professionale e culturale per chi ha dimostrato non solo l’attitudine alla divulgazione scientifica, ma anche il desiderio di intervenire concretamente ed utilmente. Dalla lettura dell’agile volume traspare in ogni pagina questo orientamento di fondo dei due autori (ancor più forse, la loro predisposizione etica al difficile problema), la cui felice collaborazione ha determinato un’armoniosa fusione di competenze criminologiche, giuridiche e professionali. Dal concetto di pedofilia, ai profili psichiatrici e normativi, sino alle interconnessioni con internet e con le organizzazioni criminali di tipo mafioso. Ma non manca l’aspetto più operativo che dalla moderna analisi criminale e dalla illustrazione degli strumenti legislativi, a livello internazionale e nazionale, giunge a prefigurare un quadro esauriente dell’attività di contrasto, sviluppata nelle sue forme preventive e di repressione. La complessità dei vari ambiti trattati non toglie al testo quella facilità di lettura che costituisce uno dei suoi maggiori pregi e rende lo stesso fenomeno della pedofilia più comprensibile nelle sue linee fondamentali anche per chi per la prima volta si avvicina a questo tema e con molta difficoltà è portato a comprenderlo. La pedofilia è talmente lontana dal comune modo di pensare e di intendere i rapporti sociali che, oltre - talvolta - a suscitare una morbosa curiosità, difficilmente riesce ad essere un interessante motivo di lettura. L’aver attirato la giusta attenzione sul fenomeno, soprattutto nelle sue deformazioni criminali, l’averlo sviscerato secondo prospettive inedite (l’approccio ai siti pedopornografici tra effetti criminogenetici e possibilità di catarsi) e l’aver voluto chiaramente indicare gli strumenti di contrasto rappresentano i motivi principali per raccomandare la lettura dell’interessante volume, preziosa ed indispensabile soprattutto per gli operatori pratici.
Il testo è arricchito, inoltre, da una prefazione del Prof. Francesco Bruno, ordinario di psicopatologia forense e criminologia nell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.


Arnaldo Fiori - Marco Fiori
La perizia calligrafica
(Manuale teorico-pratico per Giudici, Avvocati e Periti)

Edizioni giuridiche Simone, 2003, pagg. 223, euro 15,00

L’indagine, oggi più che nel passato, impone orizzonti conoscitivi assai diversificati, peraltro sollecitati ed implementati da nuovi contributi tecnologici e da frequenti rivisitazioni dottrinali.
La grafia, trasposizione della personalità nello scritto, con il suo cumulo di tratti caratteriologici, stati emotivi, bagaglio culturale, rappresenta senza dubbio uno degli aspetti che desta maggiore curiosità, specie nella risoluzione di casi giudiziari controversi e difficili. La perizia calligrafica, quindi, costituisce un momento di alto significato probatorio, talvolta decisivo, e per ciò stesso abbisognevole di una spiccata profusione di esperienze, competenze e deontologia professionale adamantina da parte del consulente o perito. è quanto fortemente sostengono gli autori, padre e figlio, che hanno creato un positivo sodalizio professionale nel settore specifico, operante da circa venticinque anni in Terra di Lavoro. Lo scopo per cui si procede a perizia grafica è quello di stabilire l’autenticità o meno di uno scritto, di un documento o di una firma: in tal senso è sempre sconsigliabile operare secondo procedimenti speditivi, ma è sempre necessario avvalersi di una consulenza qualificata; a tal proposito gli AA. sottolineano la necessità di fare ricorso a persone con comprovata specializzazione, dimostrata da titoli accademici, essendo presenti, di contro, numerosi improvvisatori. Non a caso la prima parte del testo è dedicata appunto alla fase del conferimento dell’incarico ed alle operazioni preliminari, con riferimento puntuale alla scelta ed alla applicazione delle metodologie.
Postulato generale della fase preliminare è che l’oggetto della perizia calligrafica non sono la sola firma e la sola scrittura ma il documento originale nella sua interezza, sul quale peraltro interagiscono situazioni soggettive ed oggettive che contribuirono a determinarne la redazione.
Il perito deve quindi affrontare il documento nella sua interezza, tenendo, fra l’altro, presente il rapporto intercorrente tra penna, inchiostro e carta, lo spazio disponibile per la scrittura, le condizioni ambientali.
Particolare raccomandazione viene rivolta per la raccolta dei materiali di comparazione e per la descrizione fisica del documento contestato. L’opera entra nello specifico con il capitolo dedicato alla “Analisi dettagliata”.
Assai significativa è la enunciazione di taluni postulati che reggono la complessa attività peritale: tra questi giova ricordare quello secondo cui ogni essere umano ha una sua scrittura che è diversa da quella di tutti gli altri. In questo quadro, si deve tener conto della totalità dello scritto e del singolo segno grafico, che viene definito come “una caratteristica della scrittura, generale o particolare, prodotta da un movimento dell’arto scrivente e derivante da tendenze psicologiche, dalla struttura neuromuscolare o semplici abitudini grafiche”. L’aspetto psicologico della scrittura viene affrontato con riferimento alla spontaneità ed all’artificiosità della scrittura.
La valutazione finale costituisce oggetto di particolare approfondimento, costituendo, in ultima analisi, l’esternazione degli accertamenti eseguiti e dei risultati ottenuti.
Il testo è assai ricco di esempi, tratti dall’esperienza pratica degli autori, i quali peraltro vivacizzano l’opera con delle considerazioni a piè di capitolo, definite “censure”, utilizzate per fornire raccomandazioni preziose all’operatore, ma soprattutto le indicazioni per non sbagliare. In dottrina si avvertiva la mancanza di un compendioso lavoro sulla affascinante quanto difficile materia: questo testo interviene in maniera assai proficua, costituendo efficace strumento di lavoro per gli addetti e agevole viatico per i neofiti.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa

Carlo Jean
An Integrated Civil Police Force for the European Union
Bruxelles, Centre for European Policy Studies, 2002, pagg. 75, euro 25,00 (in formato cartaceo, o euro 10 in formato elettronico)

Le 75 pagine prodotte dal Generale e Professore Carlo Jean sull’analisi della Forza di polizia “civile” integrata per l’Unione Europea si inseriscono nell’interessante produzione del Center for European Policy Studies di Bruxelles (http://www.ceps.be).
Il lavoro - reperibile solamente in lingua inglese - si struttura su sette capitoli: (Introduzione. Le Forze di polizia nelle Missioni di Petersberg. Le decisioni dell’Unione Europea su EUCIVPOL. Le esperienze del Kosovo e della Bosnia-Erzegovina. La costituzione ed i concetti della Forza di Polizia, i problemi politico-istituzionali per le Operazioni di supporto alla pace dell’UE. Il comando e controllo negli interventi condotti dall’UE e da altri organismi. La dottrina, i principi e l’organizzazione dell’EUCIVPOL - I problemi di coordinazione; Conclusioni) ed analizza, attraverso le decisioni politiche, lo sviluppo della struttura composta dalle Forze di Polizia che farà parte delle missioni condotte dall’UE. Il testo, estremamente lineare nella sua lettura, parte dall’analisi delle precedenti esperienze delle forze di polizia in Bosnia-Erzegovina e in Kosovo, sottolineandone i punti di forza e quelli critici.
Gli elementi caratterizzanti del testo sono alcune considerazioni di carattere generale delle quali le più significative possono essere sintetizzate in:
- unicità di comando lungo la stessa linea negli scenari destabilizzati per passare poi ad una propria catena gerarchica con la progressiva stabilizzazione, per le componenti militari e di polizia;
- attribuzione delle competenze agli Stati che posseggono forze di polizia di particolare specificità (ad es. per la polizia finanziaria e di frontiera, la Guardia di Finanza, o, per la interoperabilità delle strutture le forze di polizia a statuto militare, principalmente Carabinieri e Gendarmerie Nationale);
- distribuzione corretta delle competenze tra forze di polizia e militari per evitare un uso improprio dei differenti mezzi;
- coordinazione tra gli aspetti militari e non militari di una missione.
Tutto ciò, naturalmente, va supportato da un processo decisionale che dia effettiva capacità all’Alto Rappresentante dell’UE di poter condurre a compimento la missione con un’elevata autonomia decisionale sulla falsariga dell’operato del Capo della missione UNTAES nella Slavonia Orientale, Jacques Klein.
Il lavoro di Jean si incunea nell’evoluzione delle missioni all’estero con particolare riferimento a quelle di pace.
“An Integrated Civil Police Force for the European Union” offre un contributo dottrinale qualitativamente valido ai prossimi sviluppi essenzialmente a livello strategico e operativo delle missioni di polizia dell’UE per evitare gli errori già commessi da altre organizzazioni internazionali in recenti interventi “fuori area”.

Maggiore CC Flavio Carbone


Benedetto Croce (a cura di Giuseppe Galasso)
Dal libro dei pensieri
Adelphi, 2002, pagg. 225 euro 9,00

In questa piccola raccolta compaiono scritti del grande filosofo ed uomo politico napoletano, prodotti tra il 1885 ed il 1951, e raccolti dal noto meridionalista Prof. Giuseppe Galasso, interprete attento della cultura meridionale del secolo rischiaratore ed affezionato cultore della filosofia di Croce, le cui opera ha curato post mortem e fatto meritoriamente divulgare per conto della stessa Adelphi.
Queste pagine ci offrono una immagine insolita di Croce, stavolta meno distaccato dalla quotidianità ed assai attento, invece, alle esperienze dell’uomo comune. Egli si sofferma sulle questioni più antiche ed assillanti: l’amore, la passione ed il sentimento, l’angoscia e lo smarrimento, l’egoismo e l’altruismo, la felicità e la fede. Ecco perché anche la stessa prosa appare più avvicinabile e non costruita per i soli cultori della nobile disciplina. Dopo alcune riflessioni sull’arte, dalla quale egli trasse le più originali considerazioni sull’estetica e sulla lirica, quali alte espressioni dell’ingegno e del gusto, Croce riflette tra il serio e il giocoso.
In alcune sue pagine del 1939, epoca discussa delle leggi razziali, egli si sofferma sagacemente sul significato di razza, interrogandosi sul significato della parola: ne viene fuori una singolare distinzione razziale: tra gli uomini materiali e uomini spirituali, tra gli irreligiosi e i religiosi, tra il volgo e l’aristocrazia umana, in definitiva tra gli uomini volti unicamente al loro particolare e gli uomini che hanno viva la coscienza e il travaglio dell’universale.
è alle anime elette che secondo Croce bisogna rivolgersi per cercare conforto e alleanza, cercandole nella storia e nella loro opera ancora vivente.
Ed alla fine una pagina quasi commovente, il Soliloquio di un anziano filosofo, che, nella tranquillità della sua casa sorrentina, si interroga sulla vita che tramonta: “Malinconica e triste che possa sembrare la morte, sono troppo filosofo per non vedere chiaramente che il terribile sarebbe se l’uomo non potesse morire mai, chiuso nella carcere che è la vita”.
Alla fine, possiamo affermare che il pensiero del grande filosofo, testimone e protagonista dei fatti più salienti del primo ’900, conserva ancora la freschezza mai sopita dell’attualità. Rileggerlo non guasterebbe.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa


Piero Di Pasquale
Hezbollah. Partito di Dio o partito del Diavolo
(Prefazione di Giandomenico Picco)

Koinè Nuove Edizioni 2003, pagg. 224, Euro 13,00

La drammatica attualità ha vivificato l’interesse dei lettori verso un mondo assai nominato, ma altrettanto poco conosciuto: quello dell’Islam. Si tratta di una storia lunga, complessa, ancora tutta da interpretare, nella quale si profondono vicende politiche, istanze nazionali, tensioni religiose.
L’A., che ha già maturato una consolidata esperienza come inviato Rai permanente negli USA, ha già scritto interessanti pagine su Iran, Libano, Israele, Territori Palestinesi, nei quali è considerato ormai di casa. Il grande pubblico collega il suo nome alla interessante serie televisiva de “La notte della Repubblica”.
Di Pasquale, dopo l’esperienza dell’11 settembre, si interroga sulle ragioni remote del terrorismo internazionale, e lo fa da vecchio cronista, partendo tuttavia da lontano, con la ricerca, lungo la storia, delle cause lontane e delle motivazioni attuali.
Il libro si afferma per una evidente vocazione antropologica, poiché spiega gli elementi tipici della civiltà islamica, con riferimento soprattutto alla profusione di politica e religione: la porta dell’interpretazione, la dissimulazione, il martirio, le radici ideologiche dei movimenti che attualmente fanno da protagonisti in quell’area insanguinata.
Nel testo è presente una chiara e compendiosa esegesi delle condizioni storiche che hanno dato vita alle fazioni degli Sciiti e dei Sunniti, tuttora principali protagonisti delle contrapposizioni ideologiche in Medio Oriente.
L’opera prosegue con un’attenta disamina dei conflitti mediorientali: la Guerra dei Cedri, l’Operazione Litani, la Guerra per l’acqua, la Guerra dei sei giorni, la Guerra del Kippur, Sabra e Chatila. è il contesto geopolitico nel quale hanno visto la luce Settembre Nero e l’OLP, con la espressione, a volte tragica, delle loro rivendicazioni per una patria palestinese. Sono queste le premesse storiche che hanno portato alla costituzione del Partito di Dio, Hezbollah, che la politica internazionale vede come il Partito del Diavolo, per la sua vocazione a portare il conflitto contro ogni forma di presenza occidentale nella vita dei Paesi Islamici.
Il pezzo forte di Di Pasquale è comunque l’intervista a Nasrallah, segretario generale dell’organizzazione, che chiarifica all’intervistatore ragioni ed aspirazioni del movimento.
Il testo si colora anche di tratti drammatici, quando l’A. ripercorre le vicende che lo hanno portato nei luoghi più impensati ed a contatto con i personaggi più singolari per realizzare le sue interviste: ne deriva anche una immagine affascinante del moderno cronista delle aree di crisi, assai spesso costretto ad affrontare seri rischi personali per ottenere e divulgare un’informazione aderente ed attuale.
Di Pasquale offre anche l’emozione di una avvincente cronaca in diretta, davvero difficile da riportare in forma scritta. è in questo tratto distintivo che emerge la originalità dell’opera, che rapisce il lettore anche per la ben dosata suspense.

Ten. Col. CC Luigi Cortellessa


Sergio Romano
Il rischio americano. L’America imperiale, l’Europa irrilevante
Longanesi & C., 2003, pagg. 132, euro 10,00

L’Autore, attento ed acuto osservatore dell’evolversi delle relazioni internazionali, fornisce uno spaccato sull’attuale scenario geopolitico internazionale, sintetizzato eloquentemente nel titolo stesso: “L’America imperiale, l’Europa irrilevante”.
È risaputo che gli Stati Uniti d’America, dopo la caduta del muro di Berlino e soprattutto dopo il collasso dell’impero sovietico, sono divenuti la sola grande potenza mondiale.
Tuttavia, afferma l’autore, per dieci anni, dal 1991 al 2001, ci siamo chiesti quale uso gli Americani avrebbero fatto del loro potere: sarebbero stati leader, ma alla testa di un sistema in cui alcune potenze (Russia, Cina, Giappone, più tardi l’Europa) avrebbero garantito l’ordine nelle loro rispettive zone d’influenza? Avrebbero riconosciuto il ruolo dell’ONU, vale a dire il ruolo di quel consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto governare il sistema mondiale? I messaggi ricevuti, nell’era Bush padre e nell’era Clinton, sono stati poco chiari e piuttosto ambigui.
Oggi, dopo l’11 settembre il quadro è più chiaro: gli attacchi terroristici hanno permesso a una parte della classe politica americana di proporre con forza le formule e le soluzioni che erano state teorizzate negli anni precedenti, volte alla costituzione e all’affermazione di un impero mondiale, impegnato, anche unilateralmente, a contrastare, attraverso il ricorso alle “guerre preventive”, gli “Stati canaglia” sostenitori dei terroristi, sulla base di una grande linea del fronte ben delineata: da una parte il mondo civile, dall’altra il terrorismo globale.
La guerra afghana e quella irachena sono le prime manifestazioni di questo nuovo stile imperiale.
Dopo l’11 settembre, l’Europa, sprovvista com’è, di una politica estera comune, è stata insignificante e non ha agito con l’autorità di cui potrebbe disporre. Del resto, sostiene l’Autore, “come potrebbe Washington fidarsi degli Europei del vecchio continente? Sono riottosi come la Francia, spavalda e moschettiera, culturalmente neutralisti come la Germania, mal armati e mal governati come l’Italia, e tutti, in misura diversa, attraversati da periodiche ondate di accidioso antimericanismo”.
Unica eccezione è costituita dalla Gran Bretagna, legata agli USA da un solido rapporto di fiducia reciproca, scaturente dal sentimento di appartenenza alla stessa famiglia, dalla comunanza della lingua, dalla familiarità della seconda guerra mondiale, ma soprattutto dall’interesse del governo Britannico a vedersi garantito il “diritto di strapontino” e cioè il diritto a sedere (su una sedia più piccola) vicino al trono del governante americano, in qualità di primo consigliere ed alleato.
Nelle conclusioni, l’Autore auspica per l’Unione Europea un ruolo da protagonista nello scenario internazionale, così da costituire un ordine mondiale sottratto all’ “arroganza imperiale americana”, e perchè ciò accada è necessario che l’Europa abbia un Ministro degli Esteri che parli a nome dell’Unione e sia adeguatamente armata (“la diplomazia della pace non è credibile se dietro di essa l’avversario non vede in trasparenza l’ombra delle armi”).
Significative appaiono le considerazioni finali dell’Autore: “Nei prossimi mesi, l’Unione Europea dovrà chiedersi che cosa vuole fare da grande. Vuole essere una grossa Svizzera, costituita da una trentina di prosperi cantoni, gelosi della propria autonomia, ma incapace di deviare l’America dalla sua ambiziosa strategia globale? o vuole essere una potenza mondiale?”.
In ultima analisi, il rischio del consolidarsi di un’ egemonia americana mondiale, tema centrale del testo, è frutto, secondo l’Autore, dell’impotenza e dell’irrilevanza europea nell’ambito della politica internazionale.

Magg.t.ISSMI Rosario Castello


Fabio Cusin (a cura di Giovanni Aliberti)
L’Italiano realtà e illusioni
RAM multimedia, 2002, pagg. 195, euro 15,25

La prima edizione de “L’Italiano - realtà e illusioni” è del 1945, ma la sua nascita avvenne all’indomani della bufera dell’8 settembre 1943 che aveva pienamente sconvolto l’Italia. L’autore, ben più famoso per la sua “Antistoria d’Italia” (Einaudi, 1948) , si scaglia contro il modello dell’Italiano con lo scopo precipuo di proporre una rifondazione etico-civile del paese.
In effetti, Aliberti (La resa di Cavour, Firenze, Le Monnier, 2000) aveva già messo in evidenza il carattere dell’intera produzione di Cusin quando ne aveva tracciato ampiamente il profilo, unitamente a quello di Fenoaltea e di Colamarino proprio confrontando i tre autori che cercavano di ricostruire il percorso politico-sociale degli italiani a seguito della spaccatura d’Italia con il dramma dell’8 settembre (macerie 8 settembre e l’identità negata) e comprenderne gli sviluppi, lungo il cammino che vedeva nel ruolo del “ceto intellettuale una specifica fisionomia nel più generale processo di formazione delle élite […] nonostante il fatto che […] In Italia tuttavia, è noto, la sua influenza si esercita soltanto sugli orientamenti di individui e di gruppi minoritari”.

L’articolazione del testo (sebbene riprodotto in formato ridotto) consente di apprezzare la cruda osservazione condotta analizzando il contesto ambientale (titolo della prima parte composta dai capitoli: “La città e le sue origini“, “Sviluppo e crisi delle strutture urbane” e “Il tramonto dello spirito cittadino”) e le varie figure che rappresentano l’italiano in “tra passato e presente” (titolo della seconda parte composta dai capitoli: “Un’antropologia allo specchio”, “Dalla famiglia al familismo”, “La fede di un popolo”, “Luci e ombre di un’identità civile”, “Un vissuto plurale”).
Cusin attacca radicalmente il modo di pensare e di agire del popolo italiano, il quale è sempre pronto a confondere morale e costume manifestando uno pseudoindividualismo, appagato solamente con le manifestazioni esteriori.
L’orientamento storiografico di Cusin e la sua ricerca del significato di “Italia” e di “Trieste” (sua città natale) come valutò anche Spini a proposito dell’aspetto esteriore dell’autore (Rivista Storica Italiana, 1955, I) lo hanno portato ad un costante scontro con alcuni ambienti della ricerca sino a trovare soddisfazione, dopo alcuni tentativi, con il superamento del concorso di storia bandito dalla Facoltà di magistero di Messina.
Completa il saggio di Cusin curato da Aliberti un’interessante bibliografia redatta da Luca Giansanti.
Il recupero di quest’opera, oramai quasi dimenticata, consente di prendere coscienza della presenza di una componente storiografica antitetica, minoritaria e molto critica, che proponeva un modello antinazionalista di italiano rispetto a quello che, sino a poco prima, il ventennio aveva propugnato.

Maggiore CC Flavio Carbone


Filippo Cappellano
L’Imperiale regio Esercito austro-ungarico sul fronte italiano 1915-1918 - dai documenti del servizio informazioni dell’Esercito italiano
Trento, Museo Storico Italiano della Guerra - Stato Maggiore dell’Esercito - Ufficio Storico, 2002, pagg. 512, euro 31,00

Il volume “L’Imperiale regio Esercito austro-ungarico sul fronte italiano 1915-1918 - dai documenti del servizio informazioni dell’Esercito italiano” affronta - come indica anche il sottotitolo - tutti gli aspetti inerenti l’Esercito austro-ungarico durante la prima guerra mondiale partendo dai documenti raccolti ed elaborati dal servizio informazioni dell’Esercito italiano. Si tratta di un lavoro interessante e prezioso poiché riesce ad orientare la visione di molti avvenimenti sotto la giusta luce.
Il libro si articola su tre parti: l’organizzazione, i compiti e l’attività di stato maggiore svolta dagli organi informativi del Comando Supremo e delle unità a livello d’armata prima e durante il conflitto; la descrizione, nel dettaglio, di ogni componente dell’Esercito austro-ungarico sulla base dei dati informativi acquisiti in Italia o provenienti dalle altre nazioni dell’Intesa; l’appendice iconografica con particolare riferimento alle tavole dipinte a mano del fotografo ceco, Richard Synek. Queste ultime assumono particolare interesse in quanto rappresentano una selezione di documenti iconografici ritrovati nella fototeca dello stesso USSME.

L’intento dell’autore, ufficiale in servizio presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito e autore di numerosi volumi sui mezzi e sul materiale dell’Esercito italiano, non è esclusivamente rivolto a dare una chiave di lettura diversa e più completa del grande sforzo che fu condotto principalmente sotto il profilo di “intelligence” dal nostro esercito durante la Grande guerra, ma permette di porre all’attenzione del lettore l’analisi della situazione bellica e dell’efficienza del sistema informativo. Si cita, uno per tutti, il bollettino n. 818 del Comando Supremo del 23 ottobre 1917, con l’indicazione esatta della composizione delle forze avversarie prossime ad operare lo sfondamento del fronte tra Plezzo e Tolmino, episodio dolorosissimo che condusse alla rotta di Caporetto. Ma in questo caso ciò che venne meno fu l’aspetto riconducibile alla branca delle operazioni e non a quello delle informazioni.

Un altro elemento su cui soffermare l’attenzione consiste nella cura svolta dal nostro servizio informazioni a tutti i livelli nelle attività di propaganda verso il nemico e contropropaganda rivolta alle nostre truppe per tamponare i tentativi avversari di acquisire informazioni, convincere a disertare, o semplicemente abbassare il morale delle nostre Unità.
In definitiva, il testo, oltre a dare un interessante e valido contributo alla comprensione delle operazioni militari che investirono il nostro Paese nei quattro anni del primo conflitto mondiale, assume un particolare interesse professionale principalmente quando (nella prima parte) analizza la struttura informativa dell’Esercito e permette di apprezzare la cura e la sensibilità verso la raccolta dei dati informativi e la loro trasformazione in informazioni vere e proprie.
In questo senso, si può ritenere che il lavoro di Cappellano, oltre ad una interessante e valida monografia, rappresenti un singolare strumento per coniugare la complementarietà di insegnamenti che potrebbero apparire non affini: Storia militare e servizio di Stato Maggiore.

Maggiore Flavio Carbone


Fortunato Minniti
Il Piave
Il Mulino, 2002, pagg. 157, euro 10.50

“Il Piave”, è il caso di metterlo subito in evidenza, non può e non deve essere ricompreso nell’ampia pubblicistica di storia militare. Ciò va chiarito immediatamente per non incorrere in errate interpretazioni.
L’autore, docente di storia contemporanea presso l’Università Roma Tre, ha condotto una ricerca bibliografica, ma non solo, sul fiume e sul significato che esso ha avuto, seguendo il filone di Galli della Loggia (1998), nella contrapposizione tra identità italiana e nazionale. Non si ritiene di condividere pienamente ciò, proponendo un’alternativa tra un’identità italiana e una nazionalista.
In ogni modo, Minniti ha seguito due diversi filoni nella trattazione del “fiume sacro” alla memoria degli Italiani durante il primo conflitto mondiale, ma soprattutto nell’ultimo anno di guerra: la ricostruzione dei fatti accaduti al fronte e nel Paese e le impressioni/interpretazioni che i contemporanei ne diedero.

Mentre la prima appare un semplice contenitore ineliminabile degli eventi che fanno da cornice alle seconde, queste ultime non si limitano a quanto scritto dai contemporanei più colti ma, seguendo il più recente filone interpretativo, analizzano anche molti aspetti riconducibili alla ricerca di una memoria minore ovvero quella del contadino-soldato, trasformato dalla brutalità del sistema in una macchina, che non sempre, obbediva fedelmente agli ordini ricevuti.
L’autore ricorda anche che “il libro non pretende di narrare la storia dell’ultimo anno di guerra: si limita a raccontarla entro i limiti posti dal suo scopo: fermare l’immagine di un fiume e di una serie di eventi tra loro collegati”. In sintesi, questa seconda edizione aggiornata e integrata da nuove presenze nel panorama bibliografico offre una lettura alternativa e trasversale al filone storiografico classico, da affrontare però dopo aver letto almeno le opere principali citate in “Letture e fonti”.

Maggiore CC Flavio Carbone