Menu
Mostra menu

Notizie dall'estero

Magg. CC Ugo Cantoni

(Notizie tratte da vari organi d'informazione e diffusione e, in particolare, Revue de la Gendarmerie Nationale e Truppendienst e Schriftenreihe der Polizei-Fuehrungsaka-demie).

FRANCIA

Il dialogo sociale - relazioni interne situazioni del personale

L’evoluzione del contesto sociale è stata oggetto di estrema attenzione da parte della Gendarmeria Nazionale, ma in passato il profilo cui si è dedicata la maggiore importanza è stato quello relativo ai riflessi di tale evoluzione sulle procedure operative e sugli interventi organizzativi. Il versante concernente la cosiddetta “clientela interna”, il personale, è stato spesso affidato all’evoluzione della normativa e della contrattualistica in materia di pubblici dipendenti.

Il numero 198 del marzo 2001 della “Revue de la Gendarmerie Nationale” dedica un ampio dossier, dal titolo “il dialogo sociale”, a questa tematica, mettendo a fuoco con studi di estremo interesse argomenti come: l’ascolto del personale, il dialogo sociale all’interno delle forze armate, la concertazione, la monitorizzazione del clima interno, il bisogno di considerazione, l’assistenza psicologica. Il portare alla ribalta problematiche come queste costituisce sicuramente un compito di particolare difficoltà, ma è anche il presupposto per creare le condizioni di soluzione. Un primo aspetto che emerge come costante, sia pure non sempre del tutto esplicitata, è quello relativo alla motivazione, allo spirito di corpo e alla condivisione dei valori connessi alla funzione della Gendarmeria.

I giovani che si arruolano sono portatori degli stessi problemi, delle stesse incertezze e della stessa mancanza di riferimenti chiaramente introiettati che, all’esterno, sta alla base dell’allentamento dei vincoli sociali cui consegue il deteriorarsi delle condizioni di vita e di sicurezza.

L’esigenza di una connotazione nettamente gerarchizzata e verticizzata dei rapporti interni è sempre più bisognosa di una formazione mirata e di una specifica giustificazione verso il personale che normalmente non ha alcuna similare esperienza precedente, né in ambito familiare, né in quello scolastico. Questo dato di fatto comporta che, ai normali compiti di formazione professionale, debbano essere aggiunte nuove capacità di comunicazione di “valori” e di prospettive e di verifica del livello di condivisione e di tenuta psicologica del personale, spesso esposto a pressioni ed esperienze che ne mettono in crisi l’integrazione nella struttura.

È significativo che in uno degli studi venga messo in evidenza come uno dei fattori più efficaci di compensazione dello stress da situazioni operative estreme sia proprio lo spirito di corpo ed il senso di condivisione dei valori all’interno del gruppo.

Un altro elemento di interesse è costituito dall’esame della domanda di “considerazione” da parte del personale, che manifesta vieppiù l’esigenza di essere reso partecipe della vita dell’istituzione, anche nel senso che mostra spesso la tendenza ad estraniarsi dal contesto e a sciogliere quei legami di corresponsabilità senza i quali viene meno qualsiasi possibilità di svolgere un lavoro veramente efficace.

Da una lettura integrata dei vari studi emerge in ogni caso a fattor comune un urgentissimo bisogno di formazione, soprattutto per quanto riguarda i quadri, chiamati a gestire uno scenario di relazioni interne assolutamente diverso da quello anche solo di pochi anni fa, e a far fronte ad una richiesta di comunicazione che sappia veicolare non solo indicazioni esecutive in un contesto di “valori” chiaro e sostanzialmente condiviso, ma anche elementi di giustificazione e di inquadramento generale della “politica istituzionale”.

La soluzione che viene delineata è quindi uno sforzo consistente in questa direzione che si traduca in un miglioramento qualitativo e quantitativo della formazione, che deve essere una componente costantemente presente nella vita militare e che deve dare ai quadri la capacità di dare risposte sempre meglio adeguate alle esigenze del personale, di favorirne una reale integrazione ed il superamento di situazioni di estraneità che minacciano costantemente la coesione e, quindi, la capacità di assicurare un servizio realmente adeguato a ciò che la comunità chiede..


AUSTRIA

La formazione degli ufficiali superiori - rapporti fra discipline accademiche ed addestramento militare

Le problematiche connesse con l’evoluzione delle modalità di formazione dei quadri sono sicuramente comuni a tutti i paesi occidentali.

Di particolare interesse è lo sviluppo di questa tematica nell’esercito austriaco, che si sta avviando negli ultimi anni ad una sempre più stretta integrazione fra mondo della formazione militare e università e della quale si occupa il n. 253 della rivista “Truppendienst” dell’esercito austriaco. Questa tendenza è stata il frutto di un approfondito confronto fra posizioni ed esigenze diverse che stanno trovando una composizione sempre più integrata e onnicomprensiva.

Uno degli elementi che hanno dato maggior spinta all’integrazione è stato certamente il moltiplicarsi degli impegni internazionali, che ha messo in evidenza la grande utilità di avvalersi del contributo del mondo accademico per completare la formazione di ufficiali, in particolare quelli superiori, che si trovano sempre più spesso ad operare in contesti notevolmente differenziati da quelli della difesa interna.

L’avvicinamento realtà militare - università è stato sviluppato nella prospettiva di avvalersi degli strumenti propri della ricerca universitaria per sviluppare un corpus dottrinale che sia però calibrato sulle esigenze formative di comandanti che si dovranno confrontare con delicate tematiche operative anche al di fuori del territorio nazionale.

Il lavoro di strutturazione di un corso di stato maggiore completamente integrato e strutturato come un corso universitario è ancora in fase di svolgimento, ma costituisce comunque uno degli obiettivi ritenuti di maggior interesse nell’ambito della formazione. Il problema di contemperare le esigenze di un “sapere” accademico e di un “saper fare”, legato all’assolvimento dei compiti operativi, rimane comunque uno dei punti più delicati della questione ed è proprio a questo proposito che si evidenzia l’esigenza di convincere pienamente tutte le componenti della bontà di una scelta non automaticamente condivisibile. In attesa di una definitiva e completa integrazione pianificata per il 2006 sono allo studio soluzioni transitorie che prevedono una diversa accentuazione sulla componente universitaria o su quella militare. L’immagine che ne emerge è comunque quella di un processo che si presenta dovunque fortemente avviato e che dovrebbe però essere adeguatamente gestito, cercando di individuare soluzioni che mutuando la scientificità delle metodologie universitarie non si traducano in un mero appalto della formazione militare all’università o in un solo formale riconoscimento di titoli accademici per la formazione militare.


GERMANIA

Cooperazione europea nell’ambito dello sviluppo di tecnologie per l’attività di polizia

Il continuo sviluppo tecnologico che caratterizza la nostra epoca comporta l’obbligo per le strutture con compiti di polizia (pena l’assoluta inefficacia della loro azione) di adeguare le proprie procedure operative e le dotazioni necessarie per metterle in atto.

La sempre più capillare diffusione di strumenti ad elevatissimo contenuto tecnologico le rende facilmente accessibili, senza particolari preclusioni, anche a chiunque ne voglia fare strumenti per violare le leggi e ne richiede una conoscenza ed una disponibilità tempestiva da parte delle forze di polizia, per le quali si presentano difficoltà molto consistenti, sia in termini economici che di formazione. Su queste tematiche si è svolta a Muenster, presso la Polizei-Fuehrungsakademie, dal 9 all’11 novembre scorso la Conferenza Europea sulle tecnologie per l’attività di polizia, alla quale hanno preso parte 120 rappresentanti di 21 paesi.

Il numero 4/2000 dei quaderni della Polizei-Fuehrungsakademie dedica uno spazio alla dichiarazione finale della suddetta conferenza, che mette in evidenza i termini della sfida tecnologica con la quale tutte le forze di polizia si stanno confrontando e sottolinea una serie di aspetti da tenere presenti per operare nel settore. In primo luogo viene affermato in modo esplicito che la sfida tecnologica può essere vinta solo congiuntamente e che di fronte alla crescente globalizzazione dei mercati e complessità delle tecnologie si deve mirare sistematicamente allo sviluppo di una collaborazione sempre più stretta in tutti i settori.

Non vi sono dubbi che l’unione delle risorse europee per la ricerca e lo sviluppo può creare un potenziale per l’ottimizzazione della tecnologia relativa alle attività di polizia che nessun paese da solo potrebbe mettere in atto. Per raggiungere questo obiettivo è necessario perseguire una crescente standardizzazione degli equipaggiamenti tecnici che, attraverso un comune lavoro di ricerca, pianificazione e sviluppo di prodotti consenta di migliorare l’efficienza tecnica delle polizie di tutti i paesi, anche grazie alla realizzazione di notevoli economie e di migliori relazioni con le industrie produttrici. È stata infine sottolineata l’esigenza imprescindibile di collaborare per il futuro in relazione a: scambi di informazioni sulla situazione del mercato delle tecnologie sofisticate e di interesse specifico e delle industrie in esso operanti, comunicazione di esperienze concernenti la strumentazione tecnica impiegata sia nel servizio di tutti i giorni che nel corso di attività operative complesse, condivisione di informazioni relative a commesse o pianificazioni di progetti o ricerche. In un mondo dominato dalla tecnologia la tutela della sicurezza non può prescindere da un costante primato in questo settore, primato che si misura anche in termini di standardizzazione ed interoperabilità a livello internazionale.