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TERRITORIO
ANIMALI E PAURA
02/07/2021
di Chiara Grasso

Alcuni ricercatori credono che l’Homo sapiens sia visto come un predatore dominante a causa della postura eretta e della posizione ravvicinata degli occhi. Altre scuole di pensiero scientifico, invece, sostengono che non tutti gli animali hanno paura di noi e che questo dipende dalla loro vicinanza all’uomo

FOTO A

Siamo più noi ad avere paura degli animali o gli animali a temere noi? Questa domanda ha spinto ricercatori di tutto il mondo a fare studi psicologici ed etologici per trovare una risposta. Andiamo ad approfondire la questione, facendo un passo indietro.

Gli studiosi hanno dimostrato che una categoria di animali che spaventa più di tutte l’essere umano, è quella degli invertebrati. Ma perché abbiamo così tanta paura degli insetti?

Jeffrey Lockwood, entomologo e filosofo dell’Università del Wyoming, ha provato a rispondere nel libro “The Infested Mind: Why Humans Fear, Loathe, and Love Insects”. A livello evoluzionistico, secondo il biologo, l’Uomo non ha paura degli insetti: prova ribrezzo e disgusto che confonde con la paura. Si ipotizza che questo probabilmente sia collegato alla nostra storia evolutiva: nei cibi avariati e andati a male (quindi non più commestibili) si trovavano insetti volare o strisciare attorno, la prova più tangibile e visibile che un alimento non fosse più sano.

Queste scomode presenze rivelavano un ambiente sporco e pericoloso (proprio come i topi) e, quindi, da evitare. Inoltre, gli insetti sono stati, e sono tuttora, uno dei veicoli maggiori di malattie ed infezioni, per cui allontanarli ed evitarli è stato, per secoli, l’unico modo per proteggersi dalle epidemie.

FOTO BE gli animali? Hanno davvero tutti paura di noi?

Gli animali selvatici hanno fondamentalmente paura dell'Uomo, perché è stato da sempre il loro principale antagonista dal punto di vista alimentare se non, in molti casi, il loro più grande predatore. Alcuni ricercatori credono che Homo sapiens sia visto come predatore a causa della postura eretta e della posizione ravvicinata degli occhi. Altre scuole di pensiero scientifico, invece, sostengono che non tutti gli animali abbiano paura di noi allo stesso modo e che questo dipenda dalla loro maggior esposizione a noi: più un animale è entrato in contatto con l’essere umano, più lo teme. Meno lo ha conosciuto, meno ne è impaurito.

FOTO CIL PREDATORE DOMINANTE

Gli esseri umani sono diventati il predatore dominante in molti ecosistemi, uccidendo a velocità fino a 14 volte superiori rispetto ad altri predatori. Questa uccisione sproporzionata di animali da parte di Homo sapiens ha portato gli scienziati a definire gli esseri umani "superpredatori", così mortali che le loro pratiche potrebbero benissimo essere insostenibili. Il termine ha avuto origine da un rapporto del 2015 che descriveva l'impatto che gli esseri umani hanno sugli ecosistemi, essendosi discostati dagli altri predatori per comportamento e impatto. L'espansione geografica, lo sfruttamento di prede ingenue, la tecnologia e la rapida crescita della popolazione, tra gli altri fattori, hanno imposto a lungo profondi impatti, tra cui l'estinzione diffusa e la ristrutturazione delle reti alimentari e degli ecosistemi, in ambienti terrestri e marini. Uno studio della Western University "The unique ecology of human predators" pubblicato su Science nel 2015, suggerisce che gli animali potrebbero essere consapevoli dell'impatto che gli esseri umani hanno sul loro ambiente, poiché hanno più paura degli umani che di qualsiasi altro predatore. In un esperimento del 2016, si è scoperto che i tassi europei erano più impauriti dalle persone di quanto non lo fossero dai cani e dagli orsi.

Questi nuovi risultati indicano che la paura degli esseri umani, essendo maggiore, probabilmente ha un impatto ancora più forte sull'ambiente, il che significa che gli esseri umani potrebbero influire negativamente sugli equilibri dell'ecosistema anche più di quanto si fosse immaginato in precedenza. Tali risultati hanno importanti implicazioni per la conservazione, la gestione della fauna selvatica e le politiche pubbliche. Alcuni si chiedono se la paura degli umani possa sostituire la paura dei grandi carnivori, ma gli studi dimostrano che la paura degli umani influenza il comportamento degli animali in modo molto diverso rispetto alla paura degli altri predatori.

FOTO ELA MAPPA MENTALE

Gli animali che hanno paura dei predatori si affidano a una sorta di mappa mentale dei loro habitat. Usano questa mappa per restare vicino alle aree più sicure ed evitare quelle più rischiose. Ma noi Homo sapiens siamo ovunque. Tutti i predatori influenzano le loro prede, ma noi umani siamo unici nella nostra vasta capacità di modellare l’ambiente perché siamo assassini così prolifici e perché uccidiamo animali a tutti i livelli della rete alimentare con tecnologie letali estremamente efficienti. Possiamo collaborare con i cani per inseguire le prede e uccidiamo abitualmente gli animali senza nemmeno provare ad evitarlo, ad esempio investendoli con le nostre macchine.

Anche i carnivori grandi e intimidatori ci temono. Un'indagine del 2017 ha scoperto che le voci umane riprodotte dagli altoparlanti facevano spaventare i puma nel nord della California così tanto da scappare e lasciare le loro prede ancor prima di mangiare a sufficienza. "Mangiavano circa la metà solo perché pensavano che le persone fossero in giro" afferma una delle autrici dell’esperimento. Numerosi studi hanno dimostrato che anche quando gli animali sembrano tolleranti nei confronti delle persone, finiscono per alterare la loro vita quotidiana per far fronte allo stress che creiamo: un documento del 2018, ad esempio, ha rivelato che i leoni marini e le foche passano meno tempo a riposare sulla spiaggia quando i turisti si avvicinano troppo o troppo rumorosamente.

Un articolo recentissimo pubblicato su Current Biology ha, invece, rilevato che le bufaghe dal becco rosso aiuterebbero i rinoceronti a scappare dagli umani. Le bufaghe si nutrono delle zecche e dei pidocchi che si trovano sulla pelle di ungulati ed erbivori, che dal canto loro traggono il beneficio di esserne liberati e prevenire così il rischio di infezioni. Durante le osservazioni dei ricercatori è emerso che, grazie alle vocalizzazioni degli uccelli, il tasso con cui i rinoceronti rilevavano la presenza umana è aumentato di oltre quattro volte, questo perché gli uccelli rendono il rinoceronte maggiormente vigile e in allerta nei confronti solo dell’essere umano e non di altri predatori.

Insomma, noi ci facciamo venire le palpitazioni per uno scarafaggio innocuo solo perché a livello evolutivo l’antenato dentro di noi ci dice che laddove ci sono insetti c’è cibo avariato. Ma non viviamo più nelle caverne e non ci scaldiamo più con il fuoco, quindi dovremmo iniziare ad avere meno paura degli invertebrati e comprendere invece che la cosa più terrificante è il nostro impatto sulla Natura e sugli animali… che al solo sentir le nostre voci lasciano tane, cuccioli, pasti incompleti e aumentano il loro battito cardiaco fino a rischiare di morire di paura.

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