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STORIA E CULTURA
UNICORNI, GRIFONI & CO.
27/02/2021
di Montserrat Hidalgo

Uomini e animali nel Medioevo. Creature fantastiche e paure reali

FOTO APERTURA

Il Medioevo, seppur considerato da molti un’epoca oscura, è stato in realtà il periodo di gestazione del progresso umano e di grande produzione artistica. L’indagine sul rapporto uomo – animali nel Medioevo parte dalle Sacre scritture e prende in esame questioni teologiche, esegetiche, linguistiche e artistiche.

La Creazione descritta nella Genesi pone Adamo come signore della Terra e gli animali come suoi servitori, quasi naturalmente a lui sottomessi. Secondo le Scritture il primo uomo avrebbe dato il nome agli animali con un linguaggio che potremmo definire primigenio, quando in realtà si è posta anche la questione se questa lingua fosse l’ebraico. I pesci e le bestie selvatiche non sono i soli protagonisti del mondo animale che, allora come non mai, era popolato da creature più o meno fantastiche, animalesche, come pure ibride di umani e fiere, spaventose e minacciose che mettevano l’uomo medievale di fronte a qualcosa di incontrollabile con cui fare i conti. Le bestie mitiche di racconti di terre lontane potevano incutere un timore non poi tanto realistico, mentre la possibilità di imbattersi in un lupo o in un orso condizionava la vita quotidiana, dando vita anche ad una serie di credenze, superstizioni, quando non vere e proprie convinzioni, grazie alle quali l’uomo esorcizzava la paura. Le incredibili storie narrate nei libri e soprattutto illustrate, hanno sempre come epilogo la vittoria del cacciatore sulla bestia: salvo da ogni pericolo, perpetua la sua funzione rassicurante per l’uomo medievale.

L’UNICORNO

L’unicorno è stato descritto dal medico greco Ctesia nel V sec. a.C. come un asino selvaggio bianco con la testa rossa ed un corno di mezzo metro, combattivo, imprendibile e difficile da uccidere. Il suo corno era ritenuto efficace nel segnalare i veleni e neutralizzarne gli effetti. In realtà si trattava del dente canino sinistro del narvalo che giunse in Inghilterra dalla Scandinavia e dall’Islanda alla fine del XII secolo. Rappresentato talvolta anche come un capretto con zoccoli biforcuti e barbetta sotto il mento, l’animale veniva considerato nobile, prode e potente. Il suo potere purificatore lo vede protagonista di tante raffigurazioni in cui la sciagura e il rimedio si susseguono in un ripetersi sempre uguale a sé stesso che rassicurava il lettore.

lupo-14IL LUPO

Il lupo era invece uno di quegli animali di cui avere paura nella vita quotidiana. E ancora, nella letteratura come nelle arti figurative, l’animale viene riportato ad un atteggiamento meno aggressivo da interventi divini, oppure è protagonista di metamorfosi che riguardano l’uomo. Il miracolo di Santa Chiara racconta appunto che una donna di nome Bona abitante ad Assisi aveva perso un figlio a causa di un lupo, e, ancora distrutta per quella perdita, se ne vide sottrarre un altro dallo stesso lupo. L’intervento celeste della Santa, ammansisce il predatore che riporta dal bosco il bambino alla mamma, assicurando il lieto fine.

Giraud de Barri, legato dell’arcivescovo di Canterbury, di ritorno da un viaggio in Irlanda racconta una storia in cui il lupo assume tre nature: divina, umana e animale. Il lupo si rivolge al sacerdote che si era fermato nel bosco parlandogli e dicendo di essere un buon cattolico, narra di un maleficio che trasforma uomini e donne in lupi per sette anni per poi ritornare alle sembianze umane.

Sant’Agostino s’interroga nell’opera “La città di Dio” sulla possibilità che le metamorfosi siano operate da Dio oppure dal demonio, concludendo che sia piuttosto la fantasia dell’uomo, in continuo cambiamento, e soprattutto condizionata dalle difficoltà o dall’oppressione, ad assumere sembianze diverse, percepite anche da altri uomini.

Anche la figura del lupo mannaro, simbolo delle ansie e della disperazione dell’uomo medievale, non è altro che la raffigurazione di un’allucinazione, l’incarnazione del demonio urlante, che ha percorso la letteratura e la filmografia fino ai giorni nostri.

Grifone OKIL GRIFONE

Il grifone è descritto come un animale dal corpo di leone e la testa d’aquila. Il domenicano Giordano da Pisa che predicava a Firenze nel 1300 pone i grifoni a guardia dei monti d’oro dell’Etiopia, assieme ad altre creature fantastiche come formiche enormi, serpenti con pietre preziose sul capo e giganti.

Alessandro Magno, avendo sottomesso l’impero persiano, ne aveva assunto anche le caratteristiche di dèi dei sovrani ai quali veniva tributato un culto divino. Proprio i grifoni, secondo il “Romanzo di Alessandro” scritto con molta probabilità attorno al 300 d.C., trainano il carro dell’imperatore nell’assunzione in cielo.

AI GIORNI NOSTRI

L’unicorno mantiene nella società contemporanea la sua connotazione positiva. Protagonista nei romanzi fantasy, come la serie di Harry Potter, è divenuto un mito e simbolo di buona fortuna e purezza, rappresentato tra nuvole e arcobaleni, è utilizzato anche nel marketing per ispirare un senso di felicità e pace.

Il lupo, animale simbolo del nostro territorio, da sempre temuto negli ambienti contadini, è una specie giunta sull’orlo dell’estinzione nel nostro Paese alcuni decenni fa. Grazie a numerosi progetti di tutela, è riuscito ad accrescere la sua popolazione, che si concentra soprattutto nella zona appenninica. Ricordiamo il progetto LIFE M.I.R.CO-Lupo che ha l’intento di difendere la specie dalla minaccia del randagismo canino. Il grifone, nella realtà, è un grande avvoltoio molto longevo con una vita media di 30 anni. Anch’esso protagonista di progetti di reintroduzione, vive principalmente in Spagna, Francia, nei Balcani e in alcune regioni del nostro Paese. Tipico delle zone impervie, nidifica sulle rocce e si spinge a valle in cerca di prede.

Forse proprio San Francesco, con il suo atteggiamento innovativo e originale, secondo le parole di Chiara Frugoni, autrice del volume “Uomini e animali nel Medioevo”, resta un riferimento per chi voglia comprendere esigenze ed emozioni di chi non può parlare