Menu
Mostra menu
STORIA E CULTURA
UN SOGNO BAROCCO
21/04/2018

Il Giardino dei Tarocchi, parco artistico tra realtà e fantasia nel cuore della Maremma, piccolo angolo di paradiso in cui uomo e natura si incontrano

FOTO BTra gli odori salmastri del mare e i profumi della macchia mediterranea, in terra di Maremma, dove il vento non si ferma mai, la luce del sole si riflette sui vetri e sugli specchi di coloratissime sculture. Il blu, il rosso e il giallo di queste opere accendono la campagna circostante in un tripudio di colori e luci che danno vita a figure maestose dalle forme morbide. Sono le ciclopiche opere della scultrice franco-statunitense di fama mondiale, Niki de Saint Phalle, ideatrice del Parco dei Tarocchi, alle porte del borgo medievale di Capalbio. Un giardino popolato di statue alte circa quindici metri e ispirate alle carte dei tarocchi, più precisamente agli arcani maggiori: il Mago, l’Imperatore, la Papessa, l’Eremita e gli Innamorati, per citarne alcune.
Ventidue opere in cemento e acciaio completamente rivestite di vetri di Murano, specchi e ceramiche preziose incastonati tra loro come tasselli di un grande mosaico, che creano un percorso ludico-surreale. Forme tondeggianti e curve che accompagnano il visitatore alla scoperta di misteriose e affascinanti opere.
Life is a game of cards, è inciso nel selciato del sentiero che collega le varie sculture, esso stesso un’opera nell’opera, che esorta il viandante a giocare, nella vita, le proprie carte nel migliore dei modi. L’artista associa i tarocchi alla filosofia. Le carte rappresentano le fasi più importanti dell’esistenza di ognuno di noi, esse svelano il bene e il male.

FOTO DAd ispirare la scultrice per la creazione del Giardino dei Tarocchi, il meraviglioso Parco Güell a Barcellona dell’architetto Gaudí e il parco dei Mostri di Bomarzo, in Italia. Niki de Saint Phalle iniziò a lavorare al proprio Giardino nel 1979 e lo completò solo nel 1996. Il Parco si erge in un’area di macchia mediterranea, su una proprietà del principe Caracciolo, amico dell’artista.

FOTO GI LAVORI
Per più di diciassette anni il giardino è stato un laboratorio di idee in cui Niki de Saint Phalle, affiancata dal marito Jean Tinguely e da un’equipe di nomi dell'arte contemporanea come Rico Weber, Sepp Imhof, Paul Wiedmer, Dok van Winsen, Pierre Marie ed Isabelle Lejeune, Alan Davie, Ma rino Karella e altri, ha creato le statue ispirate ai tarocchi. Un lavoro lungo e minuzioso completamente finanziato dall'artista e costato circa 10 miliardi delle vecchie lire, dove la natura presente è stata sempre rispettata e, ove possibile, rinfoltita entrando a far parte integrante della trama artistica. I colori vivaci e intensi, la predominanza dei contrasti cromatici non sono ispirati solo al maestro Gaudí. A colpo d'occhio è facile rivedere anche le forme di Matisse, Picasso, Kandinskij e Klee. Aperto al pubblico nel 1998, il parco prevede diversi percorsi che si estendono per due ettari. Lungo il cammino si trovano incisi messaggi e pensieri dai significati simbolici e a tratti esoterici. Il portale d'ingresso, creato dall'architetto ticinese Mario Botta, in collaborazione con Roberto Aureli, è costituito da una lunga muraglia in tufo con un'apertura circolare al centro, quasi a sottolineare il passaggio dal mondo reale a quello onirico del giardino. Camminando si ha l'impressione di immergersi in una favola in cui gli Amanti, la Temperanza, le Stelle, la Luna, il Mondo, si trasformano in ciclopiche sculture cariche di significato. Un percorso adatto a bambini e adulti. Un'opera unica che lega alla perfezione arte, natura e spiritualità. La volontà dell’artista era, infatti, quella di creare un "piccolo angolo di paradiso in cui uomo e natura si incontrano". Oggi il giardino è diventato una fondazione privata, i suoi introiti servono soprattutto alla notevole manutenzione richiesta.
A.M.


Capalbio - boxCAPALBIO: CAMPAGNA, MARE E CULTURA
L’ultimo paese della Maremma toscana, prima del confine con il Lazio è un borgo a sé stante. Meta amata soprattutto dai turisti stranieri e da sofisticati vacanzieri, che la scelgono per la cultura, l’arte e le meravigliose spiagge, che sono solo a pochi chilometri. Il borgo fortificato di Capalbio con la sua intatta cinta di mura merlate, le piccole piazze-salotto, le chiese e gli oratori medievali tappezzati di mirabili affreschi rinascimentali è denominato la piccola Atene della Maremma. La cittadina si distingue, inoltre, per la particolare raffinatezza di due importantissimi festival dedicati ai film internazionali e all’arte, che ricordano molto l’atmosfera di Cannes, anche se solo per un breve periodo.
Con il Giardino dei Tarocchi, Capalbio si inserisce di diritto in quel circuito internazionale di parchi di sculture (dalla Norvegia ai Paesi Bassi, da Israele alla Corea del Sud, dal Giappone alla Nuova Zelanda) che, in virtù dell’integrazione artificio-natura, trasformano il paesaggio in un’opera d’arte totale.
Un tempo terra di butteri e di briganti, è ancor oggi la patria del cinghiale, che qui viene celebrato annualmente con una sagra la seconda settimana di settembre.

acquacotta-con-le-uova - boxLA ZUPPA DEI BUTTERI
L'acquacotta è un piatto tipico della cucina della bassa Maremma, sia grossetana che viterbese. Deriva dal pranzo tipico dei butteri quando si trovavano in aperta campagna al seguito delle mandrie. È una minestra povera, che varia di zona in zona a seconda della reperibilità degli ingredienti, da qui il nome di acquacotta.
Essendo principalmente una zuppa di verdure, gli ingredienti venivano raccolti direttamente in campagna, oltre al pane sciocco, generalmente di grano duro, l'olio d'oliva e il sale che i butteri portavano sempre al seguito nella catana, tipico tascapane di cuoio.
Le verdure utilizzate variano molto a seconda del periodo in cui si prepara tale pietanza.
Ci si possono trovare i cardini (polloni di carciofi), broccoletti, cicoria selvatica, cappucci, fagiolini, borragine, tarassaco e qualsiasi verdura possa dar sapore. Per aumentarne il potere nutrizionale talvolta vengono aggiunti grassi animali, la cotenna del maiale e il battuto di lardo sminuzzato con il coltello, sulla crosta del pane in mancanza di un battilardo. Quest'ultimo veniva spesso usato per fare il soffritto d'aglio e cipolla in un pignatto come inizio della ricetta.
Il piatto si presenta in più varianti in base alla zona; la versione viterbese prevede cipolla, aglio, cicoria, cicorione, acqua, olio d'oliva, patate, erbe di stagione anche selvatiche, raramente funghi, uovo (il cosiddetto uovo sperso), oppure, in alternativa più rara, il baccalà e poi il pane, che tradizionalmente è senza sale, raffermo e/o abbrustolito. La versione più diffusa in Toscana prevede invece l'utilizzo di cipolla, pomodoro, acqua, olio d'oliva, sedano, carota, basilico, pane casalingo raffermo abbrustolito, pecorino grattugiato, uovo.